Camilla consiglia
Mare di papaveri di Amitav Ghosh (Neri Pozza)
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Perché: è il primo di un'appassionante trilogia che parte dalla guerra dell'oppio e ci conduce sull'Ibis, una nave popolata di personaggi di ogni tipo e risma sociale. La prosa è un saliscendi di linguaggi e condizioni sociali, economiche ed esistenziali a prova di noia.
A chi: a chi ama le grandi storie tentacolari, che scendono negli abissi dell'uomo e risalgono sull'orlo di passioni inarrestabili. A chi si affeziona così tanto che adora le storie che non finiscono con un solo libro.
Carlotta consiglia
Come pensano le foreste di Eduardo Kohn (Nottetempo)
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Perché: Eduardo Kohn firma un complesso manuale di antropologia volto a far abbracciare al lettore l'idea che la Natura che ci circonda abbia una sua anima e identità pensanti. A seguito di un lungo soggiorno nella foresta amazzonica, l'antropologo e scrittore apre nuovi orizzonti mentali analizzandoli dal punto di vista soprattutto filosofico e politico. Perché leggerlo? Perché è un romanzo capace di far crollare le certezze più fondate, sul solido rapporto tra uomo e ambiente.
A chi: ai lettori curiosi, riflessivi e aperti al pensiero interdisciplinare. Un romanzo che si rivolge agli amanti dell'antropologia ma anche a quelli che in un saggio cercano soprattutto una prospettiva nuova sul nostro posto nel mondo e sul destino del nostro pianeta.
Claudia consiglia
Un ardente desiderio di primavera di Rosa Luxemburg (edizioni Casagrande)
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Perché: è un libro estremamente singolare, a metà tra la raccolta di lettere e l'erbario di botanica. Rosa Luxemburg ci parla dal carcere e racconta di fiori, piante, animali e, soprattutto, del desiderio di un ardente primavera.
Erbe, fiori e piante consentono di accedere a una grammatica che illumina le piccole cose del quotidiano ma anche alla dimensione politica della lotta di Luxemburg, figura troppo spesso appiattita nella sua dimensione "sanguinaria" e invece molto più sfaccettata e umana.
A chi: a chi ha la passione per la botanica, le lettere e una fiducia ostinata nella primavera in arrivo.
Debora Lambruschini consiglia
Il giardino contro il tempo di Olivia Laing (Il Saggiatore)
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Perché: è un testo ibrido, una profonda e articolata riflessione sui giardini e sui molteplici significati che assumono. Viaggio tra letteratura, botanica, storia ma anche riflessione acuta sulle implicazioni politiche e sociali, sul cambiamento climatico, sulla contemporaneità. Un testo che parla anche della disparità economica, del rapporto tra spazio e colonialismo, della terra come privilegio e, non da ultimo, di cambiamento climatico.
A chi: ai lettori avventurosi, che prediligono le narrazioni ibride, a chi vuole ragionare sullo spazio che occupiamo nel mondo, all'intreccio con l'ambiente naturale.
Deborah D'Addetta consiglia
Dolce il frutto, aspra la terra di Rebecca Ley (Tlon)
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Perché: il frutto qui, come nel caso di Margaret Atwood e il suo Il racconto dell'ancella, è una metafora e un simbolo che rimanda alla maternità, al ventre, alla procreazione. Siamo in una Londra quasi apocalittica, in un tempo vago, forse un futuro possibile: la monarchia è caduta, sostituita da un regime regolato da una misteriosa Mrs. P - una sorta di Prime Minister - il cibo è insufficiente, le guerre imperversano in tutto il mondo, i confini sono infranti, i Paesi e le loro culture cancellate. Esiste solo la fame, e per chi è più fortunato un'unica via per sopravvivere: se si è uomini, ragazzi, o persone anziane, il lavoro e i razionamenti ottenuti tramite tessere; se si è donne, e giovani, la procreazione. Non volere figli è diventato illegale. Anche dirlo ad alta voce è illegale. La questione del cibo, nelle sue descrizioni, nella sua scarsità e abbondanza, è fondamentale sin dal titolo: sia Mathilde che Jaminder vi indugeranno parecchio, dirottando ciò che conoscevano e davano per scontato su due binari diversi, la prima cercando di dimenticare, la seconda cercando di ricordare. Entrambe però ricondurranno il cibo alla famiglia, alle madri, ai nonni, alle vite che hanno perso. E se il cibo è importante quale nutrimento tanto per lo spirito quanto per il corpo, saranno entrambe a sottolineare anche che quel corpo non serve solo a loro stesse, ma è strumento di sfruttamento politico, sessuale, che serve anche a desideri non propri. Di chi allora? Di George, di Mrs. P, dei medici che intimano alle donne sotto i 25 anni di sbrigarsi a fare figli, della fame. Perché - ti promettono - sei diventi madre sarai trattata meglio.
A chi: un romanzo sull'importanza della memoria, dell'umanità, dell'empatia: perché quando non rimane nient'altro al mondo, quando la fame che ti torce le viscere è tutto ciò che conosci e che puoi lasciare in eredità a un figlio, non resta che sforzarsi di rimanere umani, fermi sul dolore degli altri. Piacerà molto agli amanti dei libri distopici, a chi ha letto Margaret Atwood e a chi crede che, se non cambiamo velocemente rotta, il nostro pianeta prima o poi ci porterà il conto su un piatto d'argento.
Giulia consiglia
La storia degli alberi e di come hanno cambiato il nostro modo di vivere di Kevin Hobbs e David West (Ippocampo)
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Perché: i cento alberi raccontati in questo volume raccontano storie. Ogni albero è corredato da una scheda con il nome comune, l'origine, il clima congeniale, l'habitat e la longevità oltre che dalle illustrazioni di Thibaud Hérem: ogni tavola ricorda quasi l'impostazione degli erbari botanici del XIX secolo e rende ogni albero degno di stare in cornice. Ma, lungi dall'essere trattati in maniera strettamente scientifica, si racconta anche a cosa servono, cosa producono, presso quale civiltà sono stati utilizzati o adorati, come hanno influenzato l'arte e la cultura. Non siamo però noi esseri umani il fulcro, la specie che ha imparato a usare gli alberi al meglio: sono loro che ci sono venuti in aiuto.
A chi: a chi ha fame di leggende e storie legate alla botanica; a chi sa che la natura potrebbe benissimo fare a meno di noi.
Gloria consiglia
Erba verde è il nostro letto di Marina Milani (8tto edizioni)
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Perché: Marina Milani racconta una storia che intreccia radici botaniche e radici familiari, di generazione in generazione. Hasso, classe 1860, bisnonno di Jonas, aveva un grande sogno, e per seguirlo ha avuto il coraggio di andare contro il volere dei genitori: nella sua vita, fonderà un vivaio, sarà progettatore di parchi, studioso, esperto di piante e compirà una grande spedizione nel Borneo. Di lui restano i ricordi, ma anche un grande giardino attorno alla villa di famiglia, un vero e proprio patrimonio botanico, pieno di specie provenienti dal mondo, oggi minacciato dal cambiamento climatico. Jonas è affascinato dall'esempio del bisnonno, ma in parte ne è anche schiacciato: riuscirà a trovare la sua strada, preservando l'insegnamento del bisnonno?
A chi: un romanzo perfetto per chi si interroga sul nostro presente e sul futuro che ci aspetta: solo insieme, studiando, sognando e progettando, si possono affrontare e auspicabilmente superare gli ostacoli del cambiamento climatico.
Marianna consiglia
Alla scoperta del giardino segreto di Marta McDowell (Ippocampo)
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Perché: Alla scoperta del giardino segreto è un libro che profuma di primavera e di passione per il giardinaggio. La biografia di Frances Hodgson Burnett raccontata da Marta McDowell non è solo la biografia dell’autrice del Giardino segreto, ma un viaggio nella forza rigenerante della natura. Tra fotografie, illustrazioni e pagine curate come un erbario prezioso, scopriamo come il giardino sia diventato per Burnett un laboratorio creativo, un rifugio e anche una terapia. È una lettura che parla di rinascita, pazienza, di stupore di fronte a miracolo della bellezza di fiori e piante.
A chi: a chi ha amato Il giardino segreto e desidera tornare in quell’atmosfera incantata da una prospettiva nuova e più intima. A chi sente il bisogno di rallentare, di circondarsi di pagine belle da sfogliare e di storie vere che intrecciano libri e natura. E a chi, in questa stagione di luce che ritorna, cerca una lettura delicata ma piena di vita.
Marianna consiglia anche
Dizionario del linguaggio dei fiori di António Lobo Antunes (Feltrinelli)
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Perché: perché, come certi giardini che non si offrono subito allo sguardo ma chiedono tempo e attenzione, Dizionario del linguaggio dei fiori di António Lobo Antunes è una lettura che sboccia lentamente. È un romanzo corale, fitto e stratificato, in cui le voci si intrecciano come radici, componendo il ritratto di Júlio Fogaça attraverso memorie spezzate, traumi, nostalgia e silenzi. La prosa ardita e musicale di Lobo Antunes, quasi priva di punteggiatura, densa di immagini e ripetizioni, chiede al lettore di abbandonarsi al ritmo, di accettare lo smarrimento iniziale per poi trovare, pagina dopo pagina, le risposte alle sue domande. È una primavera meno luminosa e più inquieta, è vero, ma porta molte soddisfazioni letterarie.
A chi: a chi ama la letteratura in cui lo stile è protagonista e non teme testi complessi, che richiedono ascolto e pazienza. A chi apprezza i romanzi corali e le strutture narrative non lineari, e a chi cerca storie dove la dimensione politica e quella intima si fondono. È il libro giusto per lettori curiosi, esigenti, disposti a lasciarsi attraversare da una scrittura potente e ipnotica e per chi, in questa stagione di rinascita, vuole confrontarsi non solo con i fiori che sbocciano, ma anche con le ferite del passato.
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