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Tra croquembouche, ossessioni e imperfezioni. "La mia vita deliziosa" di Lottie Hazell: una storia che va oltre le apparenze, divorando ogni pregiudizio.

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La mia vita deliziosa 
di Lottie Hazell
Neri Pozza, marzo 2026

Traduzione di Marina Visentin

pp. 300
€ 20 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)

Questo romanzo mi ha davvero divorata, sia per la sua bellissima scrittura sia per la storia che racconta. Piglet (nomignolo poco lusinghiero affibbiatole dalla sua famiglia, ma ormai parte della sua stessa identità), è fidanzata con Kit, un ragazzo apparentemente perfetto, con cui ha appena comprato una splendida casa a Oxford e con cui sta per convolare a nozze. La storia è scandita dal tempo che precede l'imminente giorno del matrimonio: inizia infatti novantotto giorni prima, passando poi a venti, poi a sedici fino ad arrivare al tredicesimo giorno. Giorno in cui Kit, le rivela un segreto che stravolgerà per sempre la vita della protagonista e di tutti quelli che le stanno intorno. 

La caratterizzazione del personaggio di Piglet è estremamente ben riuscita, perché l'autrice riesce a trasmettere sulla pagina i sentimenti che invadono la mente insicura e sregolata della ragazza, suscitando nei lettori quella componente di fastidio intrigante che spinge a voler scavare più a fondo e ad approfondire il personaggio, la trama e a capire cosa ci sia dietro la maschera. Piglet è una donna imperfetta, anche se nella sua idea di vita tutto pare brillantemente incastrato. Ma scoprirà ben presto la fragilità dei suoi castelli di carta. 

Centrale per tutto il romanzo è il suo rapporto col ciboche diventa metafora della sua stessa esistenza. La protagonista infatti, oltre ad essere molto abile ai fornelli, ha una vera e propria ossessione maniacale per il cibo, sia nella sua realizzazione che nel divorarselo voracemente. Il suo disturbo alimentare ha però radici più profonde e se inizialmente il personaggio può sembrare privo di empatia e caratterizzato da isterie e fastidiosi capricci, con l'avare della lettura questo delicato rapporto con il cibo viene approfondito e ben sviluppato. 

Tutti gli altri personaggi che ruotano intorno a Piglet sono ben inseriti nella narrazione e sono funzionali alla storia perché non hanno la presunzione di rubarle la scena. Kit è premuroso e attento, ma nasconde un segreto ingombrante che la fidanzata sembra non voler affrontare. La scena in cui avviene la rivelazione, oltre che essere fortemente impattante ai fini della trama, ha una sua struttura talmente realistica e disturbante da indurre a terminare il libro il prima possibile per cercare quella scossa emotiva che ci si aspetta di riscontrare. 

Le famiglie dei due futuri sposi sembrano uscite dalle commedie romantiche con la compianta Diane Keaton, perché sono entrambe pittoresche: se quella dello sposo è snob, giudicante e abbiente, quella della sposa è invece più umile, invadente e disfunzionale. L'episodio della torta al cioccolato per il compleanno della sorella minore Franny, è l'esempio perfetto di quanto i genitori di Piglet fossero superficiali e ottusi dinanzi a una verità che riguardava entrambe le figlie, all'epoca poco più che due ragazzine. L'autrice riporta la tossicità di certi giudizi in un modo che fa davvero venire i brividi, perché i genitori non si rendono conto del peso delle loro parole e di quanto abbiano condizionato la vita delle loro figlie.

«E da lì che viene il suo nomignolo» intervenne sua madre.
Kit strinse le dita sul ginocchio di Piglet.
«Esatto». I suoi genitori annuirono l'uno all'altro prima di raccontare di nuovo la storia della loro figlia e di quanto mangiava. Darren prese un cucchiaio e la ciotola di baba ganush, mentre il padre di Piglet narrava la leggenda di famiglia e sua madre lo interrompeva per correggere e precisare.
«E poi c'è stata quella volta della torta di compleanno di Franny». La madre si portò una mano al petto, scuotendo la testa.
«Franny compiva tredici anni, quindi Piglet ne avrà avuti quattordici o quindici»
 disse il padre, lasciandosi trasportare dall'inizio di quel capitolo di storia familiare.
«E siccome era un compleanno speciale, quello di un'adolescente, comprammo per Franny la sua torta preferita» continuò la madre.
«Una torta al cioccolato» precisò il padre.
«Esatto» annuì la madre. «Poi, la sera della festa di compleanno di Franny - perché avevamo organizzato una bella festa in famiglia - andiamo a prendere la torta nel frigo». Sua madre guardò suo padre.
«E cosa scopriamo?» disse lui con perfetto tempismo.
«Che ne era rimasta solo una fetta!» esclamò lei.
«Perché era così, Piglet spesso finiva quello che Franny non aveva mangiato».
«Ti è sempre piaciuto mangiare» aggiunse suo padre.
«E Franny è sempre stata un po' magrolina» disse sua madre.  
[...] «Mi sa che all'epoca non eri così dispiaciuta se il cibo finiva nella spazzatura» rise sua madre.
«Eri più dispiaciuta se non finiva in bocca a tel» gridò suo padre.
[...] Il ricordo di Piglet era un po' diverso. (pp. 74-75)

La sincerità è un'altra tematica che viene ampiamente presentata nel testo: l'unico personaggio che sembra essere davvero onesto è Margot, la migliore amica (incinta) di Piglet, che però nel momento in cui la pone dinanzi alla verità dei fatti, viene allontanata e quasi ripudiata. Piglet infatti non vuole vedere la verità e quando inizia a perdere il controllo di sé, anche i suoi adorati croquembouche cominceranno a sgretolarsi come tutte le bugie costruite intorno alla sua vita non ideale, ma idealizzata. 

Sotto la patina di zucchero a velo di questa storia c'è molto, molto di più di quanto sembri. Hazell è stata davvero capace di portare trauma e disturbo non con banalità e leggerezza, ma con graduale e rispettosa delicatezza. L'intero intreccio è un crescendo di tensione che culmina con un finale sapientemente architettato, lasciando in chi lo legge quel piacevole gusto di amarezza che solo le storie ben scritte sanno regalare. La mia vita deliziosa è la lettura giusta per scoprire la fragilità dell'animo umano, perché anche la costruzione più solida, se troppo cotta, si sgretola.

Carlotta Lini