Colpo di fulmine alle terme
di P.G. Wodehouse
Guanda, 2016
Traduzione di Sandro Melani
pp. 234
“Prima di allora, una volta sola aveva provato quel reverenziale senso di timore dettato dalla consapevolezza di essere il figlio prediletto di una provvidenza benevola” (p. 78).
Il piacere della parola condivisa
Prosegue con Colpo di fulmine alle terme la mia felice riscoperta dell’opera di P.G. Wodehouse, attualmente in fase di ristampa, con una nuova traduzione, da parte di Sellerio. Questa raccolta di racconti, in italiano ancora nell’edizione Guanda, riprende l’originale Eggs, Beans and Crumpets, pubblicata per la prima volta nel 1940. Le atmosfere, lo spirito, la brillantezza delle conversazioni sono le stesse già apprezzate nella serie di Jeeves e Wooster, così come del resto lo sono le ambientazioni, a partire dal Drones, circolo esclusivo in cui i gentiluomini si incontrano, trascorrono le loro mattinate, stringono affari, o il più delle volte, si scambiano pettegolezzi e aneddoti sugli altri membri momentaneamente assenti. Questo è spesso cornice e innesco della narrazione. I racconti riguardano sempre terze parti, personaggi visti dall’esterno da qualcuno che li conosce bene, ne raccoglie le confidenze, magari le condivide con altri, sempre poi le trasforma in parola letteraria, matrice umoristica. Esiste un filtro, dunque, a disinnescare il potenziale dramma, a far sorridere dei protagonisti delle vicende, anche quando i presupposti potrebbero parere tragici, pur senza esserlo, mai veramente.
“Figli prediletti di una provvidenza benevola”
I protagonisti dei racconti di Wodehouse si mettono quasi sempre nei guai da soli, per imprudenza, ingordigia, superficialità, e il più delle volte ne vengono tirati fuori da incredibili colpi di fortuna, che il lettore finisce per aspettare, in trepidazione per questi assurdi antieroi almeno quanto lo sono loro per se stessi. Tutti sono, più o meno giovani, economicamente spiantati e alla continua ricerca di denaro. Tutti ricorrono a incredibili, surreali, a tratti grotteschi espedienti, che vengono resi plausibili, o quantomeno accettabili, dal garbo, dal British humour, con cui vengono restituiti. C’è chi ruba (e poi prova a restituire) cani pechinesi, chi cappelli a cilindro, chi si compromette per eccesso di galanteria e poi prova a rimediare prima di essere scoperto da una consorte gelosa, chi scommette dieci sterline sulla bruttezza del proprio figlio, chi, ancora, si fida troppo e viene immancabilmente beffato… in molti casi, un singolo personaggio si trova a fare diverse di queste cose, in differenti racconti. Anche le iniziative più sorprendenti vengono condivise come fossero assolutamente naturali, e lo straniamento che ne deriva al lettore è ciò che più di tutto muove alla risata.
Riducendo la questione all'osso, vide che lo scenario era il seguente. Mrs Bingo era una donna con sei pechinesi. Quando fosse ritornata da Bognor Regis, sarebbe stata una donna con sette pechinesi. E la sua conoscenza della natura umana gli diceva che la prima cosa che fa una donna con sei pechinesi, scoprendo di essere diventata all'improvviso una donna con sette pechinesi, è fare delle domande. E a quelle domande quale sarebbe stata la sua risposta? (p. 51)
Allegri e scanzonati furfanti
I primi quattro testi della raccolta vedono protagonista Bingo Little, uomo decisamente amabile e di buon cuore, ma con un piccolo difetto: una passione per gioco d’azzardo e scommesse che si conclude quasi sempre con perdite clamorose. È sposato con una celebre scrittrice, spesso lontana per viaggi di lavoro, ma assai stretta di manica quando si tratta di elargire fondi per le attività ricreative del marito. Massima preoccupazione di Bingo è quindi tenerle accuratamente nascosto ciò che accade in sua assenza: come il denaro viene sperperato e poi miracolosamente recuperato, come i pechinesi, o addirittura il figlioletto amatissimo, possono diventare merce di scambio, come a volte si può anche stringere amicizia con un’attraente giovane donna, esclusivamente per scopi lavorativi, e del tutto senza doppi fini.
Gli si presentò improvvisamente alla mente un pensiero e dovette aggrapparsi al primo lampione che gli capitò per impedirsi di cadere di schianto. Si era ricordato di quella fotografia firmata. L'intera questione delle fotografie firmate è largamente preponderante nella vita coniugale. Quando i mariti le concedono ad altre donne, le mogli vogliono sapere perché. È il caso presente era complicato dal fatto che Bingo – con le migliori motivazioni – firmandola si era piuttosto dilungato. Una semplice cordialità sarebbe già stata abbastanza grave, ma era andato un tantino oltre la cordialità. E il prodotto finale stava probabilmente sulla mensola del caminetto della Jobson e sarebbe stato la prima cosa che Mrs Bingo avrebbe visto entrando nella suite della scrittrice. (p. 72)
Nella seconda parte del volume, cambiano gli scenari e anche il ventaglio dei personaggi si allarga: dal curato Anselm Mulliner, diviso tra la sua spiritualità e i necessari compromessi morali e materiali richiesti dalla vita amorosa, al giovane Freddie Fitch-Fitch, che vuole sposare l’assistente di un prestigiatore contro il parere del suo ricco zio, amministratore del suo fondo fiduciario, nello spassoso racconto che dà il titolo alla raccolta. Gli ultimi testi vedono invece protagonista Ukridge, uomo navigato e dai mille espedienti, non sempre però assistito dalla buona sorte. Le avventure che lui narra al suo vecchio amico Corky ruotano sempre intorno a grandi occasioni perdute, a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Va detto che, se i primi racconti sono quelli che valgono l’intera raccolta, gli ultimi perdono un po’ di mordente. O forse, semplicemente, Bingo risulta più convincente nella sua sfacciata capacità di cavarsela di tutti gli altri protagonisti. Nonostante i molteplici tentativi di far fortuna, Urkridge continuamente fallisce nei suoi intenti e questo lo rende un po’ uno di noi, mentre Bingo è ciò che in un universo parallelo ci piacerebbe essere: leggero, totalmente inconsapevole, continuamente graziato.
Un mondo senza traumi
Nel mondo creato da P.G. Wodehouse, peraltro, non esiste tragedia che non si possa
sciogliere nel sorriso, e anche chi sbaglia o non si realizza trova una qualche forma di compensazione,
nell’amicizia, in un contesto sociale che funge da ammortizzatore, o nella
propria autoironia, nel gusto stesso del racconto condiviso. Forse per questo risulta,
a distanza di quasi un secolo, ancora così straordinario questo autore, che
descrive un preciso strato della società
britannica nel momento in cui è all’apice del suo sistema di valori e forse
già si avvicina, inconsapevole, al suo declino, ma senza perdere mai il suo aplomb, la sua tradizionale eleganza.
Wodehouse ci immerge in questa realtà con una
prosa duttile, lieve, che risulta rasserenante
e accogliente per qualunque lettore che cerchi, come spesso fanno i suoi personaggi,
una piccola parentesi di evasione.
Carolina Pernigo
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