Zvanì. Indagine sulla morte di Giovanni Pascoli
Il poeta e il contadino, l’orfano e il docente universitario, il socialista, il latinista, il professore di liceo e soprattutto il fratello di Ida e di Mariù: benché il sottotitolo parli di un’indagine sulla morte di Giovanni Pascoli, Osvaldo Guerrieri ne ripercorre a tutto tondo anche la vita, soffermandosi su eventi eclatanti e su dettagli di colore, sui grandi traumi della giovinezza come sulle abitudini quotidiane.
La mattina del 17 febbraio 1912 Giovanni Pascoli stava per lasciare la casa di Castelvecchio alla volta di Bologna. Aveva cinquantasei anni ed era molto malato.
Come si vede dalle prime righe, la biografia inizia dalla fine. Si procede quindi a ritroso, ma non in modo lineare, nella vita del poeta.
La prima parte del testo, incorniciata dai dettagli della malattia e dal resoconto dell’ultimo viaggio da Castelvecchio a Bologna, si concentra sulla carriera di Pascoli come insegnante liceale, prima a Matera (1882), poi a Massa (1884), dove il poeta vive «tre anni tranquilli» e si ricongiunge con le due sorelle, «emerse dalle nebbie di Sogliano» (cioè dal convento in cui esse avevano trascorso lunghi anni dopo la dispersione della famiglia a causa dei numerosi lutti che l’avevano colpita).
Da questo momento in poi, è inevitabile che le due fanciulle siano protagoniste del libro quasi quanto lo stesso Zvanì. Il rapporto tra i tre fratelli (due, dopo il ‘tradimento’ di Ida, andata sposa nel 1895, perché incapace di rassegnarsi a «una vita da zitella»), è definito a più riprese un «amore mistico», ispirato da quella ‘religione della famiglia’ di cui Pascoli è considerato un grande sacerdote.
Contrariamente a quanto accade, ad esempio, ne I segreti di casa Pascoli di Vittorino Andreoli, in cui il tema in oggetto è l’incestuosità della loro relazione, Guerrieri solo in paio di occasioni e con delicatezza allude al sospetto di «amore malato», ai rumores che circondano il ménage della famigliola negli anni di Massa e di Livorno.
Ah, quei due “angioli ambrosii!”. Li ama? Sicuramente li ama, sono i suoi angioli. Ma non capisce di che natura sia questo suo amore. Che sia un amore malato?
Questa vita a tre cominciò ad alimentare le chiacchiere.
Con ritmo rapido e incalzante, nella seconda parte si descrivono gli anni felici di S. Mauro, si racconta il famoso X agosto, con tutto il carico di lutti e disgrazie che ne sono seguiti; è quindi la volta degli anni universitari, dell'amicizia con Andrea Costa e dell'esperienza drammatica del carcere.
Costa coincide con la giovinezza ardente, incarna la forza delle idee e dei sogni, è l'alfiere della solidarietà umana.
La conclusione del periodo di docenza a Messina («i cinque anni migliori», 1897-1902) precede di poco l’acquisto della casa a Castelvecchio, «l’angolo virgiliano della felicità possibile», dove Zvanì avrebbe trascorso l’ultimo decennio della sua esistenza, pur in un'altalena di rapporti non sempre pacifici con l'amministrazione di Barga.
Servendosi di una scrittura semplice e immediata, Guerrieri ce ne restituisce un’immagine esaustiva, dalla quale emergono il non facile carattere, le passioni, gli interessi, le frequentazioni, le idee politiche, le amicizie, i fallimenti e le delusioni. L'autore dimostra di essersi documentato in maniera rigorosa, citando versi, richiamando eminenti interpretazioni critiche (quella di Cesare Garboli, più volte), riportando passi di lettere e prose.
Nonostante la ricchezza di informazioni e la scorrevolezza della prosa, resta tuttavia un’impressione di ‘già letto’: questa biografia non sembra aggiungere nulla a quanto già acquisito circa la vita e l’opera di Giovanni Pascoli. Non si rivela pertanto una lettura adatta a chi ha già avuto occasione di “frequentare” questo autore o a chi è in cerca di un’analisi critica di vasto respiro; può rappresentare, piuttosto, un buon primo contatto con la figura del poeta, per chi non ne abbia mai prima approfondito la conoscenza.

Social Network