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Sottobosco di Sara Strömberg ci racconta una Svezia che mette radici nel silenzio e nella rimozione

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Sottobosco


Sottobosco
di Sara Strömberg
Fazi, ottobre 2025

Traduzione di Renato Zatti

pp. 396
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

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Una Svezia dai mille volti, stratificata, ma anche stantìa, come le foglie calpestate e rovinate, che troviamo nel sottobosco, è quella che ci racconta Sara Strömberg in questo thriller, che ci presenta tante protagoniste femminili, tutte con un carico di dolore alle spalle.

La vergogna e il senso di inadeguatezza pervadevano davvero la vita delle donne. Niente di nuovo, ma avvertii ugualmente un groppo in gola quando lo vidi scritti nero su bianco. (p. 216)

Vera Bergström è un'ex giornalista cinquantenne, che dopo una lunga convivenza con il compagno Levan, si ritrova di punto in bianco senza più certezze, licenziata dal giornale in seguito alla crisi della carta stampata e lasciata per una ragazza più giovane. 


Torna così nel Nord-ovest della Svezia, cercando faticosamente un nuovo equilibrio. Si reinventa assistente scolastica, fino a quando non viene trovato il cadavere di una donna, barbaramente uccisa, che riporta la protagonista in auge come giornalista, chiamata a indagare dal suo ex caporedattore. La vittima, Maria, all’apparenza è una donna come tante, ma Vera scoprirà molte ombre nella sua vita passata e un fatto tremendo, avvenuto quando era una ragazza, che la vede protagonista di un atto di violenza orribile, ai danni di una sua amica, insieme al suo fidanzato dell’epoca, Jörgen.


Maria è quindi una vittima ma anche un’aguzzina, è l’emblema di una società che emargina e non perdona, che alla fine punisce e dimentica. Ma Vera non ci sta e vuole fare chiarezza, per lei e per chi è rimasto indietro; forse un po’ anche per se stessa, che negli ingranaggi della società si è persa e non ha mai trovato un posto, nonostante la bravura e l’intuito, dentro quel mondo giornalistico che la allontana e per cui si sente portata.


Nel solco del noir scandinavo contemporaneo, il libro si inserisce in una tradizione che ha fatto delle investigatrici femminili un vero e proprio strumento di denuncia sociale: Vera è una protagonista ambigua, una giornalista licenziata, cinquantenne, che indaga dai margini, senza protezioni istituzionali né illusioni residue. In questo senso, la sua indagine diventa anche un’inchiesta sul fallimento del patto sociale e sulla crisi del giornalismo come presidio di verità. 


Come accade in altre figure del noir svedese il paesaggio nordico non è semplice sfondo, ma spazio della memoria e della rimozione; tuttavia, qui la foresta e i luoghi dell’infanzia assumono una valenza ancora più perturbante, perché ciò che viene portato alla luce non è solo un delitto, ma la scoperta che anche i luoghi “conosciuti da sempre” possono diventare opachi, ostili, irrimediabilmente estranei.


La natura è dunque una presenza attiva e ambigua: un archivio muto che conserva ciò che le comunità rimuovono, un controcampo che smaschera il mito dell’armonia nordica e uno spazio in cui la violenza appare non come eccezione, ma come possibilità latente. Così i boschi, i laghi e le radure non spiegano il male, ma lo assorbono. Il paesaggio naturale non consola né giudica, ma osserva, trattiene e, talvolta, restituisce ciò che pensavamo sepolto.


Il ritmo è lento, si adegua alla narrazione e procede per sottrazione, non amplifica le situazioni, non le esaspera, ma tende a mostrarci, con piccoli scarti e pause riflessive sulla vita e la società, ciò che resta nascosto, in fondo, alla base. 


Sottobosco è un noir che accetta il disordine morale come dato strutturale del reale. Scava sotto la superficie levigata della società nordica per mostrare la fragilità dei legami, la persistenza della colpa, la difficoltà di nominare il male senza esserne contaminati.


Alla fine resta uno sguardo lucido sul prezzo del silenzio. Come il bosco, il romanzo non offre sentieri sicuri: invita piuttosto a camminare con cautela, sapendo che ogni passo può riportare alla luce ciò che credevamo perduto o, peggio, dimenticato.


Samantha Viva