Ogni nostro castigo
di Fabrizio Roncone
Marsilio, ottobre 2025
pp.240
€ 17 (cartaceo)
€ 10.99 (ebook)
Roma è al centro della vicenda in questo romanzo di Fabrizio Roncone, la città che si sa far riconoscere dall’odore che conserva in ogni chiesa, è una protagonista a tutti gli effetti di questo thriller tutto giocato sulle sfumature che tingono la capitale, tra il bene e il male, il nero e il bianco e le tantissime zone grigie.
Roma è, del resto, una metafora dell’Italia intera, dei suoi inciuci, dei suoi politici corrotti, del bello e del cattivo tempo, del calcio che smuove interessi e profitti, del moralismo becero, che permette a un potente corrotto di lavarsi l’anima in confessionale, ma poi mette al bando l’amore omosessuale tra due giovani di classi sociali diverse.
Roncone gioca con questi mille volti della città eterna e ci consegna un personaggio capace di restare super partes, pur conoscendo bene ogni ingranaggio: l’ex giornalista Marco Paraldi, ora dedito alla sua vineria Mezzolitro, dietro Campo de’ fiori. Ormai fuori dal giro, per un gesto che gli è costato il posto, Paraldi non può però mettere da parte il suo fiuto da cronista quando per caso incontra un’americana giovane e bella, che misteriosamente scompare, dopo avergli lasciato il suo numero. Nonostante l’attrazione per la principessa Chicca, presenza storica nella sua vita, che adesso vorrebbe una relazione stabile, Paraldi insegue il suo io più libero e spregiudicato e si trova invischiato in una vicenda poco chiara.
Nel tentativo di svelare il mistero che avvolge la ragazza, si addentrerà tra circoli esclusivi, dove si decidono affari e carriere, fino alle periferie dimenticate, nelle quali si sopravvive con espedienti e ricatti, tra sfarzose feste organizzate nei tenebrosi palazzi del centro storico e il Transatlantico di Montecitorio, luogo di ambizioni sfrenate.
La sua curiosità lo metterà nel mirino dei servizi segreti e svelerà, man mano, tutta una rete di loschi traffici, ordita da politici e avvocati potenti, della Roma bene, ai danni di povere vittime inconsapevoli, che diventano danni collaterali nella logica corrotta di chi comanda.
Tante le figure tormentate e ambigue come il giovane figlio di un losco avvocato, invischiato in tanti affari, un promettente calciatore marocchino che nasconde la propria omosessualità, una donna intrappolata in un gioco di ricatti e violenze e un mago che raccoglie confidenze compromettenti.
A tenere insieme il tutto è una scrittura asciutta, giornalistica nel ritmo ma capace di accensioni liriche quando Roma diventa corpo vivo. Fabrizio Roncone, forte della sua lunga esperienza di cronista, innesta nel romanzo un realismo credibile, in cui l’indagine non è solo un meccanismo narrativo, ma uno strumento per interrogare il potere e le sue zone d’ombra. Ogni dialogo, ogni scena sembra muoversi sul crinale tra ciò che è lecito e ciò che viene tollerato.
Il personaggio di Marco Paraldi incarna proprio questa ambiguità morale: un uomo che ha pagato il prezzo delle proprie scelte e che continua a muoversi per istinto, più che per senso del dovere. La sua indagine diventa così una forma di resistenza personale, un modo per restare fedele a un’idea di giustizia mossa da una coscienza individuale.
Lo scrittore non assolve nessuno e non indulge nel moralismo: mostra, piuttosto, come il male si annidi nelle pieghe dell’abitudine, nei silenzi complici, nella comodità di voltarsi dall’altra parte.
Ne esce un thriller politico e civile, in cui la tensione narrativa convive con una riflessione amara sull’Italia contemporanea. Un romanzo che utilizza il noir per raccontare un Paese ipocrita, diviso tra apparenza e verità, e che fa di Roma — eterna e corrotta, splendida e crudele — il suo specchio più fedele.
Samantha Viva

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