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L'avventura del diventar grandi in "La pescatrice" di Giuseppe Festa

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La pescatrice
di Giuseppe Festa
Salani Editore, gennaio 2026
 
pp. 288
€ 13,90 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

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Sono sbarcato a Marettimo un mattino di metà novembre, sotto gli occhi stupiti dei pescatori che non si aspettavano di vedere un forestiero in pieno autunno. […] All’inizio ho provato un’inquietudine sottile, mi sentivo chiuso fuori dal mondo. Poi, giorno dopo giorno, quell’inquietudine si è trasformata in calma, poi in gratitudine, infine in una gioia rara: quella di chi impara che non tutto si può controllare. (p. 282)

Così parla di Marettimo Giuseppe Festa, già autore di diversi reportage naturalistici e che per Salani ha pubblicato Il passaggio dell’orso (2013), L’ombra del gattopardo (2014), La luna dei lupi (2016), Cento passi per volare (2018), I lucci della via Lago (2021) e La notte dei cervi volanti (2023) e che con La pescatrice propone un romanzo ambientato proprio nella suggestiva isola di Marettimo, nelle Egadi, dove Scilla, intraprendente quattordicenne, sarà alle prese con un misterioso segreto ma, soprattutto, con il suo percorso di crescita.

Attraverso la avventura della protagonista, – in compagnia dei suoi migliori amici Filo, Ciccio e Mansur – e il suo rapporto con l’isola di Marettimo, Festa costruisce un racconto che unisce elementi realistici e quasi fiabeschi, dando vita a un’atmosfera intima e rassicurante, riuscendo ad affrontare temi importanti come il senso di responsabilità, il rapporto con gli altri e il rispetto per l’ambiente, mantenendo sempre uno stile semplice e accessibile.

Scilla, a Marettimo, sua casa e suo rifugio, vive con la nonna Filì – diminutivo di Tatiana –, con il gatto Triglia e il gabbiano Crockett. Qui si divide tra la scuola e i classici impegni di un’adolescente e la sua vera passione, la pesca al pesce spada, come una moderna protagonista di Moby Dick, su Cariddi, barca ereditata alla morte del padre, che lei difende appassionatamente: «La nostra pesca è ad armi pari. Non gli tendiamo una trappola, il pesce può scappare fino all’ultimo. È più onesto che calare in mare chilometri di reti o migliaia di armi». (p. 57). Questo equilibrio si incrina quando alla cattura di un pesce spada Scilla troverà, nelle fauci dell’animale, un ciondolo che aprirà la strada alla scoperta di verità a lungo celate.

Ci fermiamo davanti alla mia barca, ormeggiata in fondo a una banchina di metallo, vicino alla scaletta del porto. La Cariddi ondeggia piano, come se respirasse insieme al mare. È una feluca di dieci metri on lo scafo di legno color rosso corallo, segnato da una fascia turchese. Sulla prua c’è una passerella lunghissima, sottile e affilata come il muso di un pesce spada pronto a colpire. (p. 19)

Marettimo non è soltanto la scenografia della vicenda, ma diventa un vero e proprio luogo fiabesco, sospeso tra realtà e immaginazione. È uno spazio protetto, al limite del magico, in cui i protagonisti sembrano al sicuro anche quando la trama introduce elementi potenzialmente minacciosi. Persino la presenza di un evaso condannato per mafia, che potrebbe rappresentare un elemento di forte rischio, viene attenuata e resa meno inquietante, come se il mondo dell’isola possedesse la capacità di neutralizzare il pericolo. Questo contribuisce a creare un’atmosfera molto accogliente, rassicurante, intima, confortevole e protettiva. Diventa naturale, allora, riandare con la mente a L’isola di Arturo di Elsa Morante, soprattutto per il forte legame con la figura materna, centrale in entrambe le opere, e per il rapporto intimo e profondo con l’isola, luogo di formazione e scoperta.

Annuisco. «Le radici sono importanti, ti tengono su quando il vento tira forte». Papà lo diceva sempre. (p. 76)

La pescatrice è un romanzo che, pur rivolgendosi formalmente a un pubblico adulto, sembra possedere molti elementi tipici della narrativa per ragazzi. Questa impressione deriva soprattutto dall’intento pedagogico che sembra trasparire spesse volte tra le pagine del romanzo e la narrazione, in più punti, sembra voler accompagnare il lettore più giovane nella giusta interpretazione di eventi, di emozioni e dinamiche relazionali, offrendo una chiave di lettura chiara e rassicurante. Il testo appare quindi didascalico, animato dal desiderio di trasmettere valori precisi, come il senso di responsabilità nei rapporti umani e il rispetto per l’ambiente naturale.

Anche i nomi dei personaggi del romanzo contribuiscono a questa dimensione favolosa: la barca si chiama Cariddi, richiamando la mitologia classica e facendo il paio con la protagonista - Scilla -, mentre il gatto Triglia e il gabbiano Crockett, che accompagna la protagonista in mare, assumono un ruolo che va oltre il semplice realismo, avvicinandosi al ruolo del famiglio. Tutti questi elementi rafforzano la percezione di un mondo narrativo in cui la realtà è filtrata attraverso uno sguardo rassicurante e anche gli abitanti dell’isola sembrano personaggi di una fiaba, ognuno ben delineato dal proprio soprannome:

Il nome Guardascogli è un’ingiuria. Niente di male, in siciliano significa soprannome. Il fatto è che sull’isola i nomi si somigliano tutti. Roba che se a una festa di compleanno chiami Giuseppe si voltano in venti. E siccome anche i cognomi son sempre quelli, per non fare confusione ecco i soprannomi: Giraviti, Maradona, Guardascogli, Scirocco, Mangiatonno… A chi manca un’ingiuria, finisce che gli attaccano il nome della madre o del padre, tipo Antonio di Maria, Peppe di Peppinedda, Giovanna di Antonino… però anche i genitori hanno i nomi uguali e quindi c’è da uscirne matti. (p. 15)

Ed è anche lo stile della scrittura di Festa, dotato di grande capacità descrittiva, che restituisce con precisione paesaggi, luci e sensazioni e che, purtroppo, può risultare talvolta eccessivamente semplice, contribuisce a mantenere un tono rassicurante e accessibile: i conflitti non appaiono mai pienamente drammatici o irrisolvibili, ma sembrano sempre destinati a trovare una soluzione relativamente facile.

 La paura non si vince. Si naviga! (p. 33)

Nonostante questa semplicità, il romanzo riesce comunque a commuovere e coinvolgere. La forza emotiva risiede proprio nella sincerità con cui vengono raccontati i legami affettivi, il rapporto con la natura e il percorso di crescita della protagonista, privilegiando la dimensione emotiva e offrendo una scrittura precisa e delicata. La pescatrice si presenta come un romanzo che, pur affrontando temi profondi, lo fa con uno stile accessibile e con un intento chiaramente educativo. La sua atmosfera protettiva, la dimensione favolistica e l’amore per il mare lo rendono un racconto capace di trasmettere emozioni e valori, nonostante, a volte, la semplicità della scrittura e la mancanza di veri conflitti possano limitarne la profondità narrativa.

Il cuore rallenta, il respiro si fa profondo. Ogni volta che lascio la terraferma mi sembra di rinascere. (p. 46)

Corinna Angelucci