Sono sbarcato a Marettimo un mattino di metà novembre, sotto gli occhi stupiti dei pescatori che non si aspettavano di vedere un forestiero in pieno autunno. […] All’inizio ho provato un’inquietudine sottile, mi sentivo chiuso fuori dal mondo. Poi, giorno dopo giorno, quell’inquietudine si è trasformata in calma, poi in gratitudine, infine in una gioia rara: quella di chi impara che non tutto si può controllare. (p. 282)
Così parla di Marettimo Giuseppe Festa, già autore di diversi reportage
naturalistici e che per Salani ha pubblicato Il passaggio dell’orso
(2013), L’ombra del gattopardo (2014), La luna dei lupi (2016), Cento
passi per volare (2018), I lucci della via Lago (2021) e La notte
dei cervi volanti (2023) e che con La pescatrice propone un romanzo
ambientato proprio nella suggestiva isola di Marettimo, nelle Egadi, dove Scilla,
intraprendente quattordicenne, sarà alle prese con un misterioso segreto ma,
soprattutto, con il suo percorso di crescita.
Attraverso la avventura della protagonista, – in compagnia dei
suoi migliori amici Filo, Ciccio e Mansur – e il suo rapporto con l’isola di
Marettimo, Festa costruisce un racconto che unisce elementi realistici e quasi
fiabeschi, dando vita a un’atmosfera intima e rassicurante, riuscendo ad affrontare
temi importanti come il senso di responsabilità, il rapporto con gli altri e il rispetto
per l’ambiente, mantenendo sempre uno stile semplice e accessibile.
Scilla, a Marettimo, sua casa e suo rifugio, vive con la nonna
Filì – diminutivo di Tatiana –, con il gatto Triglia e il gabbiano Crockett.
Qui si divide tra la scuola e i classici impegni di un’adolescente e la sua
vera passione, la pesca al pesce spada, come una moderna protagonista di Moby
Dick, su Cariddi, barca ereditata alla morte del padre, che lei difende
appassionatamente: «La nostra pesca è ad armi pari. Non gli tendiamo una
trappola, il pesce può scappare fino all’ultimo. È più onesto che calare in
mare chilometri di reti o migliaia di armi». (p. 57). Questo equilibrio si
incrina quando alla cattura di un pesce spada Scilla troverà, nelle fauci dell’animale,
un ciondolo che aprirà la strada alla scoperta di verità a lungo celate.
Ci fermiamo davanti alla mia barca, ormeggiata in fondo a una banchina di metallo, vicino alla scaletta del porto. La Cariddi ondeggia piano, come se respirasse insieme al mare. È una feluca di dieci metri on lo scafo di legno color rosso corallo, segnato da una fascia turchese. Sulla prua c’è una passerella lunghissima, sottile e affilata come il muso di un pesce spada pronto a colpire. (p. 19)
Marettimo non è soltanto la scenografia della vicenda, ma
diventa un vero e proprio luogo fiabesco, sospeso tra realtà e immaginazione. È
uno spazio protetto, al limite del magico, in cui i protagonisti sembrano al
sicuro anche quando la trama introduce elementi potenzialmente minacciosi. Persino
la presenza di un evaso condannato per mafia, che potrebbe rappresentare un
elemento di forte rischio, viene attenuata e resa meno inquietante, come se il
mondo dell’isola possedesse la capacità di neutralizzare il pericolo. Questo
contribuisce a creare un’atmosfera molto accogliente, rassicurante, intima, confortevole e
protettiva. Diventa naturale, allora, riandare con la mente a L’isola di Arturo di Elsa Morante, soprattutto per il forte legame con la figura
materna, centrale in entrambe le opere, e per il rapporto intimo e profondo con
l’isola, luogo di formazione e scoperta.
Annuisco. «Le radici sono importanti, ti tengono su quando il vento tira forte». Papà lo diceva sempre. (p. 76)
La pescatrice è un romanzo che, pur rivolgendosi
formalmente a un pubblico adulto, sembra possedere molti elementi tipici della
narrativa per ragazzi. Questa impressione deriva soprattutto dall’intento
pedagogico che sembra trasparire spesse volte tra le pagine del romanzo e la
narrazione, in più punti, sembra voler accompagnare il lettore più giovane nella
giusta interpretazione di eventi, di emozioni e dinamiche relazionali,
offrendo una chiave di lettura chiara e rassicurante. Il testo appare quindi
didascalico, animato dal desiderio di trasmettere valori precisi, come il senso
di responsabilità nei rapporti umani e il rispetto per l’ambiente naturale.
Anche i nomi dei personaggi del romanzo contribuiscono a
questa dimensione favolosa: la barca si chiama Cariddi, richiamando la
mitologia classica e facendo il paio con la protagonista - Scilla -, mentre il gatto Triglia
e il gabbiano Crockett, che accompagna la protagonista in mare, assumono un
ruolo che va oltre il semplice realismo, avvicinandosi al ruolo del famiglio. Tutti questi elementi rafforzano la percezione di un mondo narrativo in cui la realtà
è filtrata attraverso uno sguardo rassicurante e anche gli abitanti dell’isola sembrano
personaggi di una fiaba, ognuno ben delineato dal proprio soprannome:
Il nome Guardascogli è un’ingiuria. Niente di male, in siciliano significa soprannome. Il fatto è che sull’isola i nomi si somigliano tutti. Roba che se a una festa di compleanno chiami Giuseppe si voltano in venti. E siccome anche i cognomi son sempre quelli, per non fare confusione ecco i soprannomi: Giraviti, Maradona, Guardascogli, Scirocco, Mangiatonno… A chi manca un’ingiuria, finisce che gli attaccano il nome della madre o del padre, tipo Antonio di Maria, Peppe di Peppinedda, Giovanna di Antonino… però anche i genitori hanno i nomi uguali e quindi c’è da uscirne matti. (p. 15)
Ed è anche lo stile della scrittura di Festa, dotato di grande
capacità descrittiva, che restituisce con precisione paesaggi, luci e
sensazioni e che, purtroppo, può risultare talvolta eccessivamente semplice, contribuisce
a mantenere un tono rassicurante e accessibile: i conflitti non appaiono mai
pienamente drammatici o irrisolvibili, ma sembrano sempre destinati a trovare
una soluzione relativamente facile.
La paura non si vince. Si naviga! (p. 33)
Nonostante questa semplicità, il romanzo riesce comunque a
commuovere e coinvolgere. La forza emotiva risiede proprio nella sincerità con cui vengono
raccontati i legami affettivi, il rapporto con la natura e il percorso di
crescita della protagonista, privilegiando la dimensione emotiva e offrendo
una scrittura precisa e delicata. La pescatrice si presenta come un
romanzo che, pur affrontando temi profondi, lo fa con uno stile accessibile e
con un intento chiaramente educativo. La sua atmosfera protettiva, la
dimensione favolistica e l’amore per il mare lo rendono un racconto capace
di trasmettere emozioni e valori, nonostante, a volte, la semplicità della
scrittura e la mancanza di veri conflitti possano limitarne la profondità
narrativa.
Il cuore rallenta, il respiro si fa profondo. Ogni volta che lascio la terraferma mi sembra di rinascere. (p. 46)
Corinna Angelucci

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