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La "Golden age"
dell'animazione italiana.
Dal boom economico agli anni di
piombo (1957-1977)
A cura di Giacomo Ravesi, Stefania
Parigi, Christian Uva
Marsilio, ottobre 2025
pp. 272
€ 24 (cartaceo)
Nel corso degli anni Sessanta e
Settanta, l’animazione italiana ha attraversato la sua vera e propria “golden
age”, innestandosi progressivamente nel tessuto culturale e popolare del Paese
grazie alla sua diffusione nel cinema e nella televisione. Il volume a cura di
Stefania Parigi, Giacomo Ravesi e Christian Uva, frutto del progetto PRIN 2022 La
“golden age” dell’animazione italiana. Dal boom economico agli anni di piombo
(1957-1977), è articolato in quattro sezioni tematiche e raccoglie oltre
venti saggi dedicati a industrie, forme autoriali, pratiche di consumo,
tecnologie e contaminazioni artistiche, restituendo una mappa stratificata di
un’epoca in cui l’animazione non fu soltanto intrattenimento, ma linguaggio
privilegiato di una nuova modernità.
All’interno della prima sezione, Industrie e modelli produttivi, si segnalano due contributi dedicati al contenitore televisivo Carosello. Il saggio di Gius Gargiulo analizza i tempi narrativi e le strutture delle storie pubblicitarie, soffermandosi sulla costruzione dei racconti per i nuovi prodotti consumistici del boom economico. Marco Giusti, invece, colloca Carosello nel più ampio contesto del cinema italiano, evidenziando come la sua affermazione coincida con una fase di progressivo svuotamento dovuto sia alla fine dei generi cinematografici che dei grandi registi.
Carosello andò in onda sulla RAI, Programma nazionale, dal 3 febbraio 1957 al 1° gennaio 1977, originariamente dalle 20:50 alle 21, dopo il telegiornale, nella fascia oraria di maggiore ascolto. Sancì l’ingresso della pubblicità nella televisione italiana e ne costituì il modello principale (unico al mondo) per un ventennio. (p. 39)
La seconda sezione, Società, sistemi culturali e pratiche del consumo, vede tra gli altri il contributo di Elena Marcheschi, che mette in luce come nel panorama italiano dell’animazione le figure femminili, riconosciute come autrici, siano state pochissime almeno fino agli anni Ottanta. L’autrice richiama pertanto l’attenzione su personalità fondamentali quali Rosa Foschi, Maria Grazia Hay, Claudia Cossio e Marinella Pirelli.
Abbandonati gli studi universitari per diventare pittrice autodidatta, illustratrice e figurista, nel 1951 Pirelli è a Roma, dove inizia a lavorare come disegnatrice e animatrice alla FILMECO, una neonata casa di produzione di informazione pubblicitaria e animazione, ed è qui che si sviluppa una certa familiarità con il mezzo cinematografico e con il montaggio, intraprendendo un brillante percorso da cineasta. (p. 116)
All’interno della stessa sezione, Gino Frezza indaga il rapporto tra fumetto e animazione nell’Italia del secondo dopoguerra, individuando cinque figure chiave – Antonio Rubino, Nino e Toni Pagot, Romano Scarpa, Paul Campani, Paolo Piffarerio – capaci di sviluppare una relazione intermediale di profonda statura sociale e culturale.
Romano Scarpa. Grandissimo maestro e autore a tutto tondo (disegnatore e sceneggiatore) del fumetto disneyano per il gruppo che lavora nella bottega Mondadori, si posiziona subito già da Topolino e l’unghia di Kalì del 1958 nell’empireo del fumetto italiano. (p. 131)
La terza sezione, Forme autoriali,
approfondisce alcune delle esperienze più significative dell’animazione
d’autore. Sabrina Perucca ripercorre il sodalizio artistico tra Giulio Gianini
ed Emanuele Luzzati, soffermandosi sui capolavori realizzati con la tecnica del
découpage, che consentiva di preservare le qualità pittoriche delle immagini di
Luzzati.
Anna Antonini, invece, analizza il personaggio di Buc il Bucaniere, testimonial delle lavatrici Castor tra il 1968 e il 1969, come esempio emblematico della capacità della Bozzetto Film di svincolarsi dai limiti della réclame, definendo un design originale e introducendo una lettura ironica delle promesse legate al progresso.
Giannini, romano di nascita e formazione, grande direttore della fotografia, è stato un maestro dell’animazione capace di dare vita ai disegni di Luzzati, genovese di origine, è stato un artista poliedrico: pittore, scenografo, illustratore e ceramista. Il suo stile, fortemente caratterizzato dall’uso espressivo del colore e del tratto, ha affascinato il pubblico. (p. 152)
La quarta e ultima sezione, Arti,
tecniche e tecnologie animate, annovera il saggio di Giulietta Fara, che propone
una lettura del cinema d’animazione italiano dalle origini, individuando i percorsi
in linea con le principali tendenze dell’arte contemporanea. Se le avanguardie
hanno imposto cesure radicali con il passato, privilegiando linee nette, colori
forti e piatti, figure semplici, simboliche e astratte, anche l’animazione ha
seguito fedelmente questi stessi binari.
Valerio Sbravatti, infine, mette in relazione animazione e musica, esaminando la figura di Franco Godi, compositore e storico collaboratore di Bruno Bozzetto, autore delle musiche di alcuni lungometraggi e cortometraggi dedicati al personaggio del Signor Rossi.
Ho iniziato a collaborare con Franco Godi quando ho fatto i primi cortometraggi. Godi è eccezionale nell’inventare dei jingle. In Italia è famosissimo per aver realizzato gli spot pubblicitari più famosi con dei jingle che tutti ricordano. Nei film del Signor Rossi ha fatto un lavoro meraviglioso perché ha saputo creare delle situazioni splendide. (pp. 236-237)
I contributi raccolti sono descritti in
maniera chiara e lineare, ogni articolo è corredato da note esplicative e
puntuali e nelle pagine finali è presente una ricca sezione bibliografica.
Gli aneddoti e gli episodi ricordati accrescono la curiosità di apprendere anche per chi non è tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto permettono di riconoscere l’animazione italiana come una fonte importante della nostra storia culturale recente. Le storie e i percorsi analizzati, ci si augura, possano diventare spinta e impulso per ulteriori prospettive di ricerca e di studi futuri.
Silvia Papa
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