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Quando una casuale diversità diventa risorsa di ironia e sagacia: "Charlie Palla di Cannone" di Giulio Spagnol

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Charlie Palla di Cannone
di Giulio Spagnol
Mondadori, aprile 2024

pp. 132
€ 17,10 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)

«Non ricordo quanto a lungo ci abbia parlato il padre di Charlie. Ricordo però il silenzio in cui era piombata la classe. Alzavamo gli occhi interrogando i nostri genitori. L'unica cosa da fare era imitare la loro reazione. Visti dal basso molti menti tremavano, molti di loro avevano una voglia tremenda di urlargli di smettere. Nessuno però trovava il coraggio. Credo più che altro per rispetto di quell'uomo che emanava, direi, una malinconia ragionata, da scacchista che si siede al tavolo, e moda dopo mossa, torna a analizzare una partita che ha perso» (p. 39)

Un cannone a gittata lunga può avere a volte episodi devastanti. Ma fare del proprio corpo una materia in grado di scivolare tutte le superfici? Una donna cannone esiste già, è nel cuore di alcune generazioni che De Gregori l'hanno consumato e mangiato sui giradischi anni 90. Ma Charlie no, Charlie è nuovo a questo gioco, eppure è il più bravo di tutti.

Charlie Palla di Cannone, esordio narrativo di Giulio Spagnol edito da Mondadori, mette in scena l'insofferenza di anime tormentate e ribelli che hanno la faccia di ragazzini scatenati. Una spericolata speculazione filosofica e scientifica, in un romanzo intriso di crudeltà e sgomento, ma tanta ironia e assurda comicità. Un romanzo, quello di Spagnol, d'esordio visionario e potente, molto originale anche se a tratti sconnesso e sconclusionato. La voce dell'autore è sicura, anche se, per certi versi, sembra voler a tutti i costi forzare una narrazione che non porta da nessuna parte. 

Charlie ha nove anni, è senza braccia e senza gambe ed è inchiodato a una sedia a rotelle. È esposto a ogni sorta di sevizie. E la vita è uno strazio, uno strazio che però si apre alla rivolta e alla consapevolezza. Niente di più semplice per Charlie, all'anagrafe Carlo Campo, che trasformarsi in una palla di cannone, e liberarsi dell'attrito del corpo e dell'Io. Lo aiutano, nella sua ascesi, la solitaria e depravata Alix, attrice berlinese in cerca di vendetta da uno stupro; il Capoclasse, tormentato enfant prodige, grassoccio e poeta; l'aristocratica Livia, suo fuoco e supplizio. Non ci sono maestre che possano fermare il progredire della ribellione, né c'è preside capace di volgere in repressione la sua indifferenza. Del resto Charlie è tutt'altro che indifeso contro il mondo: ha saputo maturare una consapevolezza filosofica che esplode in un chirurgico eloquio e lo trasforma in leader di una setta di discepoli.

Charlie è così a seguito di una meningococcemia improvvisa; campione di scivolata su qualsiasi tipo di superficie e precoce detentore di una cultura sterminata, parlare con lui è come conversare con Richard Feynman o con Ignazio di Loyola dopo una visione mistica. Il secondo incidente, dopo l'amputazioni degli arti inferiori e superiori, ha totalmente modificato una delle zone cerebrali. Charlie, che grazie al cielo non ha né braccia né gambe, non si rompe niente, ma i primi giorni li passa in una sorta di delirio: urla, si dimena, sbava sulle lenzuola, per poi cadere in uno stato di quiete catatonica. Al suo risveglio viene sottoposto a una serie più o meno sterminata di test neurologici in cui tutto sembra normale fatta eccezione per un piccolo cluster di neuroni rosso fuoco e iperattivi nella zona di Broca e nella corteccia visiva. In effetti, Charlie dal suo risveglio comincia a usare strutture sintattiche e termini un po' troppo sofisticati, ma ragionando, appunto, come uno che si è spiaccicato a terra:

«Mentre precipitavo ho visto che il tempo che scorre sugli uomini in realtà è un serpente a quattro teste. Una guarda in avanti, una indietro, una in alto, una in basso. Quando le teste si incrociano il tempo si dilata all'infinito e poi si ferma. In quel momento la tua anima muore, e tu cominci a vivere». (p. 53)

In un delirio continuo la vita di Charlie e dei suoi amici di classe continua, fino al giorno in cui il preside, che, dai racconti del Capoclasse, oltre a un quoziente intellettivo stratosferico, possiede una cultura classica tanto sconfinata quanto irritante, svela tutti i retroscena di quella ribellione bambinesca che non mette pace nemmeno alla qualsivoglia forma di ascetismo che Charlie costruisce attorno a sé. 

Eppure Charlie Palla di Cannone non è una storia di rabbia, né di rivalsa per i fragili che non ce la fanno, anzi. Il romanzo di Spagnol ha, per così dire, degli effetti collaterali. Nei momenti in cui la rabbia e la collera e l'amarezza di una vita devastata dall'incombenza casuale delle cose, le emozioni circolano furiose nelle arterie e solo così annullano la soglia del dolore. Quando si calano, come ogni sostanza stupefacente che si rispetti, si ritorna tra gli umani, tra i semplici. Charlie lo sa bene. Ma il guaio è un altro. La rassegnazione quando esplode annulla ogni principio di valore. 

Con uno stile asciutto e diretto, Spagnol presenta un ragazzo poco reale e un po' romanzato, che riesce a delineare in poche pagine e in cima già a una montagna di "racconti irrisolti", pensieri che spezzano logicità e turbamenti dal mondo adulto che tolgono aria, tant'è che c'è da chiedersi quale sarebbe, allora, l'intesa con una lettura del genere ma:

«Gli altri non sono mai solo gli altri, gi altri sono come granelli di polvere sulle lenti degli occhia: se non ci fossero i granelli di polvere non ti accorgeresti di avere le lenti sporche e non vederci ma la realtà per quello che...» (p. 21)

Serena Palmese