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Un’esplorazione letteraria tra sogno e immaginazione: guardare attraverso le crepe in “A Venezia. Da Brodskij a Bolaño” di Graziano Graziani

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A Venezia. Da Brodskij a Bolaño
di Graziano Graziani
Giulio Perrone Editore, maggio 2021

pp. 134
€ 15,00 (cartaceo)


Quanto può essere difficile scrivere di una città di cui, attraverso i secoli, si è praticamente già detto tutto? Attraverso la letteratura, il teatro, il cinema, con tutti i linguaggi sperimentati dalla creatività umana si è provato a raccontare Venezia, della sua storia, della sua unicità, degli stili che si mescolano come pezzi di un puzzle storico. Se si avvia una banale ricerca su google, alla voce “Venezia” corrispondono ben 302 milioni di voci. Una delle città più famose del mondo, fotografata in ogni suo angolo, museo in cui camminiamo emozionati di poter – forse – scoprire qualcosa di nuovo, di inedito.
Ma una Venezia inedita è possibile?

Solo una persona molto coraggiosa, o molto folle, può avventurarsi in una nuova narrazione di questa città, e quella persona è Graziano Graziani, l’autore di A Venezia, da Brodskij a Bolaño. Questo libro, edito da Perrone Editore all’interno della collana “Passaggi di dogana” può essere definito come una vera e propria esplorazione letteraria di Venezia, attraverso scrittori e poeti, soprattutto stranieri, che l’hanno vissuta e amata, e ad ogni scorcio di calli e campi si sentivano appartenerle un po’ di più.

Ho pensato subito che fosse molto curioso il fatto che la scelta letteraria fosse ricaduta quasi esclusivamente su scrittori stranieri. Si potrebbe pensare, infatti, che Venezia possa essere raccontata efficientemente dall’interno, e che quindi solo i locali possano raccontarne le mille e più sfaccettature che la caratterizzano. E con locali intendo proprio i veneziani, quegli uomini e quelle donne che hanno radici lagunari antiche come il legno che sorregge questa città, che sfidando ogni logica chimica si è cementificato invece di marcire. Sarebbe bastata un incastro chimico appena differente, e Venezia non sarebbe nemmeno mai esistita…

Comunque, visto che chi ha scritto il libro è di Roma, che gli scrittori scelti per questa guida letteraria appartengono a tutti i continenti, dall’America all’Asia, e che chi sta recensendo il libro è di Bolzano, direi che possiamo accantonare l’idea iniziale secondo cui gli unici che si possono arrogare il diritto di parlare di Venezia debbano per forza essere cresciuti a ombre di vino e gondole laccate.

Ma torniamo alla costruzione di questa guida letteraria: il testo si compone di otto capitoli, dalla “Città dell’occhio” alla “Città del labirinto”, i cui titoli ricordano molto quell’intreccio complesso tra storia e dimensione onirica che fonda Le città invisibili di Italo Calvino. Il rimando a una delle opere onnipresenti della letteratura, oggetto di sogni e analisi costanti, non può essere del tutto casuale, se pensiamo che Venezia viene spesso ritratta da Graziani, a ragione, come una città duale, in tensione perenne tra immaginazione e realtà, tra cielo e terra; o meglio, tra cielo e acqua.

Gli scrittori evocati per ri-costruire questa città, come dicevo, arrivano da lontano: troviamo lo sguardo del poeta russo Iosif Brodskij, che da Venezia rimase folgorato, forse complice la somiglianza con la sua città natale, Pietroburgo, anch’essa una città d’acqua, snodata lungo i canali. Troviamo poi il poeta Ezra Pound, che ebbe un rapporto molto intenso con Venezia, fino a desiderare di morirci (e ci riuscì), e che nel capitolo dedicatogli viene raccontato accanto a Pier Paolo Pasolini:
Pasolini che legge i versi di Pound è un poeta che cerca qualcuno di cui riconosce la grandezza pur nella sostanziale diversità; il suo andare a Venezia è un pellegrinaggio verso un maestro di cui si disconoscono i presupposti ma si riconosce la figura. Ancora una volta una crepa, una contraddizione in cui guardare attraverso. (p. 33)
E ancora troviamo William Shakespeare, che nella città lagunare ambientò l’Otello e Il mercante di Venezia e che secondo curiose leggende - “a patto di restare a cavallo tra storia e immaginazione” (p. 73) – pare avesse proprio origini italiane e si chiamasse in realtà Michelangelo Crollalanza.

Graziani, per mappare emotivamente e geograficamente questa città dall’evocazione magica, non si avvale proprio esclusivamente di scrittori che vengono da oltreoceano: c’è infatti un bellissimo capitolo, “La città approdo” (forse uno dei miei preferiti), in cui racconta una chiacchierata avuta con Pierpaolo Pregnolato, tipografo ed editore veneziano, che ha fondato una casa editrice, Damocle Edizioni, all’interno di un piccolo negozio in calle del Perdon. Pierpaolo si erge sicuramente a simbolo di una Venezia che resiste, avendo scelto di dare coraggiosamente continuità a una tradizione tipografica familiare che non ha mai smesso di esercitare un fascino potente su di lui, tanto da spingerlo a riprendere in mano i caratteri tipografici e a far nascere pubblicazioni che ruotano intorno a Venezia.

Questi sono solo alcuni degli scrittori protagonisti di questa guida letteraria di Venezia, che ci permettono di passeggiare con loro lungo le calli, a volte in silenzio, a volte chiacchierando a gran voce, a volte alle prime luci del giorno e a volte all’imbrunire, mostrandoci con occhi innamorati segreti e bellezze di questa città, facendoci ricordare che le meraviglie nascoste al suo interno sono molte più di quelle che crediamo di conoscere a memoria. Una guida letteraria che si costruisce essa stessa come un viaggio, lungo biografie d’inchiostro lontane e vicine, e che tenta di salvare e strappare un po’ la città alla morsa del consumo incontrollato e del turismo massivo di cui è prigioniera da tempo immemore. “Certo è che di troppa bellezza si può morire e che, forse, la troppa bellezza si paga”.

Una scrittura asciutta, precisa, chirurgica, che non cede mai spazio al superfluo, tipica della penna di Graziani. Sono sicura che dopo la lettura di questo libro, avrete (come me) voglia di tornare a Venezia per perdervi ripercorrendo queste tracce inedite, senza mai dimenticare il giro delle osterie a suon di spritz, rigorosamente col Select!, perché, in fondo, non sono forse i viaggi, la letteratura, e perché no anche il concedersi parentesi alcoliche a rendere degno il nostro passaggio su questa terra?


Lidia Tecchiati