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Una certa forma di Roma sparita: «Vite di traverso» di Gianluca Liguori

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Vite di traverso
di Gianluca Liguori
Alter Rgo, aprile 2023

pp. 168
€ 16,00 (cartaceo) 

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Dopo che si lasciarono, Simone iniziò a frequentare il Pigneto; se di notte preferiva San Lorenzo, il pomeriggio stava da Rosi, il bar all’angolo tra via del Pigneto e Circonvallazione Casilina. Sebbene nessuno gliene attribuì meriti (o demeriti), fu tra i pionieri della migrazione da San Lorenzo che si fece, di lì a poco, fenomeno di massa e costume. (p. 127)

Nella canzone La lotta armata al bar Vasco Brondi – nome dietro al progetto musicale Le luci della centrale elettrica, che chi scrive ha amato sin dal primo ascolto – a un certo punto si chiede: «Che cosa racconteremo / ai figli che non avremo / di questi cazzo di anni Zero?». A distanza di tre lustri da quel 2008 che ha visto l’uscita di Canzoni da spiaggia deturpata, Gianluca Liguori sembra voler rispondere a quella domanda attraverso un libro che è sì un romanzo di formazione ma anche un neanche troppo velato documentario su una città che viene dipinta come in quei quadri di Roma sparita nei quali si vedono scorci di una capitale ormai svanita: attraverso i fumi dei ricordi più belli.

La storia è quella di Simone T., autore del libro Palle scassate, pubblicato da una piccola casa editrice indipendente, e che ha segnato un piccolo caso editoriale nonostante sia ormai introvabile. Tra nottate trascorse dentro casa al fianco dell’amore della sua vita, Silvia, a scrivere con forsennata disperazione, e giornate passate in un bar di San Lorenzo a straparlare con gli sconosciuti, Simone T. rappresenta fedelmente un certo tipo di intellettuale: quello che ha sempre qualcosa da dire perché la sua testa è un crogiolo di idee, una fornace di illuminazioni, una fabbrica di spunti, ma che – per propria indole, per amicizie sbagliate, o per una sfortunata serie di eventi che vedono protagonisti destino e malasorte – non riesce proprio a raggiungere i propri obiettivi. E se da un lato ci sono gli obiettivi esterni, quelli imposti da una società che, con abuso di termini, potremmo definire capitalistica (ossia diventare un adulto responsabile, integrato nel sistema), dall’altro ci sono gli obiettivi interni, quelli che uno si pone (anche) per contrastare la legge del padrone, vale a dire entrare a far parte della schiera degli intellettuali, dell’intellighenzia, dell’élite culturale non tanto del Paese quanto almeno del quartiere. O meglio: di quel quartiere di (pseudo?)intellettuali che è (o è stato) San Lorenzo.

La storia è quella di Simone T., dunque: un ragazzo, eterno studente come molti, affaccendato fra velleitarie aspirazioni artistiche e una vita da precario come tutti, che un giorno sembra decidere di voler porre fine alla propria vita perché «Il nemico è invisibile, è invincibile». Tornando alla citazione iniziale, a quella canzone di Vasco Brondi, potremmo dire che così si consumano le esistenze degli anni Zero: o si diventa quello contro cui si è combattuto, oppure si muore facendo la lotta armata al bar.

Ma la storia di Vite di traverso è anche, si è detto, un documentario di Roma sparita. Liguori, come un ospite di casa emozionato nel mostrare i trofei vinti durante gli anni della giovinezza, conduce il lettore all’interno di San Lorenzo, il quartiere studentesco di Roma, a due passi dalla Città universitaria e a uno dalla stazione Termini; una striscia di terra di nessuno rinata dopo il dopoguerra che per decenni è stata luogo di spazi culturali alternativi, pugni alzati, serate da centri sociali, ma anche pub a volte scalcagnati dove gli studenti potevano rifocillarsi dopo gli esami e vicoli in cui comprare erba a buon mercato per dimenticare qualche bocciatura di troppo. È fra queste stradine tappezzate di manifesti anti-sistema che Liguori porta chi decide di seguirlo: fra palestre sociali, locali autogestiti e baretti dove giovani “pischelli” raccontavano le proprie esistenze e le idee volte al cambiamento di un mondo incomprensibile. E proprio come la Roma sparita di cui sopra, le immagini di Liguori rappresentano degli scorci che ci sembrano vicini perché hanno fatto parte di una storia condivisa, eppure sembrano lontanissimi, già irrecuperabili, perché oggi San Lorenzo non è più così, è già cambiata, preda – come tante cose qui a Roma, forse come le vite di ognuno di noi – di una velocità sovrumana che non tiene conto delle esistenze e dei desideri di chi la abita.

Leggiamo la nostalgia fra le pagine di Liguori che parlano di questo quartiere, che poi sono le pagine migliori di un libro la cui trama è intrigante come quella di un ottimo noir a tinte gialle ma, almeno per chi scrive, passa in secondo piano; leggiamo una nostalgia nella quale è possibile scorgere delle dita puntate. Dita che indicano i colpevoli di questo cambiamento che è stato probabilmente un cambiamento in peggio e ha segnato una perdita importante: una perdita di valori che è stata anche una sconfitta per un certo tipo di cultura.

Vite di traverso – che, riportando il discorso in prima persona – avrei voluto durasse di più, magari anche solo qualche altra pagina per conoscere meglio una parte della mia storia, è un ottimo romanzo di formazione e un magnifico dipinto di uno dei quartieri più interessanti di Roma. Chiunque abbia vissuto in questa città anche solo per qualche anno saprà trarre beneficio da queste circa duecento pagine.

David Valentini