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"Il rosso del re" di Marina Marazza: il secondo volume della saga dei Barolo, tra medium, serial killer e il fascino della nostra Storia

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Il rosso del re. La saga dei Barolo
di Marina Marazza
Solferino, aprile 2026

pp. 544
€ 23 (cartaceo)
€ 12.99 (ebook)

Se nel primo volume della saga dei Barolo, si ha la bellezza di scoprire l'inizio della storia della protagonista Juliette Colbert de Maulévrier, divenuta per nozze, la marchesa Giulia di Barolo, con questo secondo capitolo si ha la conferma della grandezza di questo personaggio rimasto in ombra per troppo tempo, e finalmente riportato alla luce e ai suoi giusti meriti dall'abile penna di Marina Marazza. 

In Sangue delle Langhe avevamo visto una giovane Giulia, già molto determinata, ma ancora acerba, dapprima come dama di compagnia dell'imperatrice Josephine Bonaparte (prima moglie di Napoleone), successivamente moglie del marchese Tancredi Falletti di Barolo e infine abile imprenditrice e paladina della giustizia. Giulia lotta per i propri ideali e non si limita a fare beneficenza di buona facciata come molte altre dame del suo tempo (siamo negli anni che vanno dalla Rivoluzione francese alla Restaurazione), lei crede davvero in ciò che fa e con intelligenza e caparbietà fa di tutto in prima persona per ottenerlo (ovviamente anche coi mezzi di cui disponeva, appartenendo all'aristocrazia). Nel primo capitolo della saga ero rimasta fortemente colpita dalla sua tenacia nel pretendere migliori condizioni di vita per i carcerati, soprattutto per le donne. Infatti, anche in questo nuovo libro, vedremo approfondito il rapporto tra Giulia e Angela Agnel, una donna incarcerata per aver ucciso il marito violento, e a cui la marchesa aveva chiesto la grazia. La caratterizzazione dei personaggi femminili, soprattutto quello della protagonista, risulta così tanto reale, seppure romanzato, proprio grazie alla capacità della scrittrice di mostrarcene i lati più umani, fragili, e di scomodare quello che in apparenza poteva essere ben celato da una patinatura storica troppo perbenista. 

In Il rosso del re vediamo proprio questa rivelazione della società dell'epoca (l'arco narrativo va dal 1819 al 1835), dei suoi personaggi chiave come Camillo Benso conte di Cavour, precedentemente solo presentato come un ragazzino vivace, qui lo vediamo come giovane e arguto stratega, esploriamo meglio la figura di Silvio Pellico, che da poeta incarcerato diviene bibliotecario e saggio consigliere dei marchesi. Oltre a questi e a tanti altri personaggi, in questo romanzo corale, vediamo però anche l'affermarsi di un altro grande protagonista: il vino Barolo. I marchesi si rivelano essere degli ottimi imprenditori e ben comprendono quanto sia importante far fruttare la terra in cui vivono, creando un vino serbevole che permetta loro di avere una rendita e una sicurezza economica, in un'epoca di così grandi cambiamenti storici, politici e culturali e così, con lungimiranza facendo, creano un vino che ancora oggi è tra i più rinomati non soltanto d'Italia, ma del mondo.

Se pensate però che le sorprese siano finite, dimenticate che oltre alla realtà storica, questa storia è ricca di intrecci di finzione, ispirati a personaggi realmente esistiti attorno a cui aleggiavano storie e leggende capaci di sorprendere ancora oggi. Inquietantemente affascinante, ad esempio, è la figura della medium, ovvero una cuoca di nome Carlotta Cerino, un personaggio subdolo e scaltro che dichiarando di essere in contatto con la defunta madrina del re Carlo Alberto di Savoia, trova il modo di avvicinarsi sempre più alla corte reale e di ottenere maggiore prestigio, elevando anche il suo umile rango. 

Angela scuoteva la testa.
«La té la monja quacia, la vostra Carlotta, marchesa» disse, con una smortia. «Fa la santarellina, sempre tutta sulle sue, pregare in ginocchio la venerabile, e quando si accorge che la guardi è anche peggio.» Alzò le due braccia a imitare l'orante.
«"Fa' con la tua grazia che io imiti le tue virtù.."» Abbassò la voce. «Ma a me non la dà la crusca per farina, non me la bevo, io, è falsa come l'anima di Giuda. Si è rivoltata come una biscia quando madre Clemenza ha tirato fuori le forbici per scorciarle i capelli, ci tiene eccome alla sua vanità, si stringe la cintura del faudà come le dame stringono le balene del busto e si strofina le labbra e le guance con le dita per venire bianca e rossa come un pomo. Una santa di certo non è.»
Giulia annui, seduta dall'altra parte del tavolo nella stria delle Forzate, sul quale erano ordinatamente impilati mucchi di biancheria e di grembiuli delle detenute. Prima di parlare con Carlotta, che era stata trasferita lì da qualche giorno, aveva preferito sentire il parere di Angela Agnel, ed era stato come sollevare la chiusa di un torrente in piena. (p. 316)

Questo personaggio, seppure fortemente negativo, ha però delle sfumature che ne lasciano intravedere le fragilità. A quei tempi, essere donna e per di più non ricca, era un flagello e trovare il modo per sopravvivere non era facile. Se nascevi povera, morivi povera. Questa finta medium, a mio avviso, con le sole armi che aveva a disposizione, imbroglio e coraggio, ha cercato il modo di elevarsi nella speranza di una vita migliore. Non mancano le tinte thriller date dal primo serial killer della storia, la iena di San Giorgio Canavese, tale Giorgio Orsolano, che era un macellaio...cannibale. Inutile dirvi con cosa confezionasse i suoi salumi.

Per fortuna questa trilogia non è ancora finita, perché ad ogni capitolo riesce veramente a regalare a noi appassionati lettori, la possibilità di fare un viaggio incredibile nei meandri più inesplorati della Storia, di chi l'ha fatta e di chi l'ha vissuta, senza tralasciare mai l'indiscusso privilegio di poter ancora usare un pizzico di fantasia.

Carlotta Lini