Mi chiamo Renata, dico all'uomo con la camicia celeste. Sono la bidella.Tranquilla, Renata.La voce mi arriva all'orecchio accompagnata da un profondo ronzio.Come?
Vedo la sua bocca muoversi a forma di parole.Come?Stia ferma, Renata. Non faccia movimenti bruschi....È ferita?Ferita?Ora, lentamente, mi dia la pistola....Ecco, la metta qui.Qui dentro?In questo sacchetto di plastica. Brava, Renata, così. (p. 13)
È questo l'incipit con cui si apre Il barattolo dei pastelli di Barbara Cortinovis. Sconvolgente di sicuro, ma anche drammaticamente attuale. Nell'intervista per il nostro podcast "Parole in tema", abbiamo chiesto a Barbara Cortinovis se scrivere questo libro l'ha portata a leggere con occhi diversi simili notizie e lei ha confermato che, se qualche anno fa ritenevamo che fatti simili potessero avvenire solo nelle grandi scuole americane, oggigiorno la cronaca riporta notizie orribili e siamo sempre meno sorpresi che anche le nostre scuole possano essere teatro di aggressioni.
Eppure non bisogna smettere di lavorare tutti insieme perché questi drammi tornino a essere solo letteratura. Nel romanzo la protagonista, Renata, racconta di quando otto anni prima la sua vita è stata letteralmente spezzata: da allora non ha più potuto avvicinarsi a una scuola e, lei che era una collaboratrice scolastica, ha cambiato del tutto lavoro. Adesso fa le pulizie a casa di una persona anziana, un toccasana, a suo dire, perché si prende ancora cura di qualcuno che ha bisogno di lei, ma non ha a che fare con i bambini e i ragazzi.
![]() |
| Il barattolo dei pastelli di Barbara Cortinovis Bollati Boringhieri, aprile 2026 pp. 240 € 18 (cartaceo) € 9,99 (ebook) VEDI IL LIBRO SU AMAZON |
E gli adulti? Barbara Cortinovis non punta il dito contro l'istituzione in modo distruttivo, né denuncia una scuola che non c'è: semmai racconta una scuola che non ce la fa, che è una realtà molto diversa. Una scuola fatta di persone che provano a prevenire, provano a ostacolare, provano a esserci, ma non sempre arrivano in tempo. Ed è anche per questo che suggerirei Il barattolo dei pastelli a tutti coloro che hanno a che fare con gli studenti perché lavorano nel mondo della scuola: la lettura e la discussione su questo romanzo possono essere un ottimo punto di partenza per far capire ancora una volta quanto a scuola occorra essere uniti e far fronte comune per gli stessi obiettivi.
Nel romanzo di Cortinovis non ci sono tutti comportamenti esemplari; anche questa è un'occasione per riflettere su quanto si possa sbagliare umanamente – perché spesso, diciamocelo, la stanchezza è il peggior nemico di qualsiasi docente e dirigente scolastico, ma è più che necessario smettere di sentirsi soli contro l'incubo del bullismo.
Se qualcuno di voi si stesse chiedendo: è questo un romanzo da portare anche in classe? La mia risposta, da collega, è la seguente: leggetelo prima voi, perché la narrazione tocca punti delicati. A mio parere, si può costruire insieme agli studenti (dai quattordici anni in su) un bel lavoro di prevenzione al bullismo, perché il punto di vista originale di Renata sui fatti permette di guardare agli eventi da una prospettiva terza, che non è né quella dei docenti né quella degli studenti. Ed è proprio da questa sorta di osservatorio "neutrale" che possiamo costruire un percorso. Insieme agli studenti, però, perché è bene preparare il terreno e accompagnare la scoperta delle ultime decine di pagine. Che scuotono e allertano. Come è giusto che sia. E viene spontaneo ringraziare Barbara Cortinovis per aver scelto la via meno battuta ma più necessaria della letteratura impegnata, quella che "si sporca le mani" con i temi urgenti del presente.
GMGhioni
.png)

Social Network