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La discussione sul consenso e una critica alla condizione dei mari: la voce di una donna che in realtà è uno squalo

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Cartilagine
di Giulio Iovine
Accento Edizioni, maggio 2026

pp. 208
€ 19 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)

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Che bisogno avevo, all'alba dei miei cinquant'anni, di mettermi in cerca di una delle mie vittime, per di più una così vecchia, e farle questo interrogatorio? La domanda, direbbero i due-gambe, è malposta. O meglio: è in ritardo. Bisognava farsela molto prima, quando - anni fa - ho cominciato a salire per brevi periodi sulla terraferma, in forma umana, in cerca delle mie vittime e dei loro racconti. Molti due-gambe hanno quelle che loro chiamano manie; gli squali bianchi, in teoria, no. E però sta di fatto che mi piace - a me, Onoria, femmina adulta di Carcharodon carcharias - sentirmi vista da fuori. Mi piace ascoltare i ricordi di chi mi ha incontrata, rivedermi nei loro sguardi. Non delle vittime in senso proprio - non mi aspetto di rivedere in giro le creature che mi sono mangiata, o ci sarebbe qualche serio problema nel meccanismo dell'universo - ma delle vittime nel senso sentimentale che danno al termine i due-gambe: quelli a cui ho fatto del male portandomi via un amico, un genitore, un compagno, una gamba o un braccio, ma che sono ancora qui per raccontarlo. Maurizio Lombardo è una mia vittima forse più di suo padre, perché se il padre me lo sono semplicemente divorata, a lui ho mangiato lo spirito, anno dopo anno, nuotando nei suoi ricordi e nelle sue notti. Lo spettacolo del suo dolore mi ha dato un piacere molle e vischioso, che nella mia vita marina non provo mai - solo quando mi rivedo con gli occhi dei due-gambe. (pp. 20-21)

Giulio Iovine, classe 1987, bolognese, vince con questo romanzo il Premio InediTO nel 2024, già penna conosciuta nel mondo delle riviste letterarie, dove si è fatto notare coi suoi racconti weird, horror e fantastici. 
Genere d'elezione di Iovine che ha sempre preferito trattare le istanze contemporanee che creano dibattito attraverso personaggi - quasi sempre - "alieni", animali antropomorfi, bizzarre creature, interazioni tra specie diverse, con un tono che oscilla tra il comico e la satira e sfocia, molto spesso, nel pornografico. 

In Italia il genere weird solo ultimamente sta venendo valutato in modo più corretto (finalmente, aggiungo), penso ad esempio ai testi che pubblica Mercurio Books o Add Editore, e c'è questa vaga e aleggiante opinione che sia un genere minore. In realtà, in letteratura abbiamo esempi di autori e autrici che hanno posizionato il weird a livello degli altri generi, se non superiore - mi viene in mente Mariana Enriquez, Irene Solà, Lovecraft, Aoko Matsuda, Alan Moore, VanderMeer e tantissimi altri.
Ecco, è lungo questa scia che Iovine colloca Cartilagine, un romanzo bizzarro, un po' kafkiano, che ha per protagonista una donna di mezza età incinta. Piccolo particolare: la donna, di nome Onoria, è in realtà uno squalo bianco di sei metri e dieci

I due-gambe restano fermi volentieri. In piedi, ma più spesso seduti. Mangiano e bevono in continuazione, perlopiù a piccole dosi. Hanno questa idea del cibo come elemento di divertimento, più che di sopravvivenza, e un po' li capisco. Anche io a volte gioco con una foca a cui ho tranciato le pinne posteriori, prima di ingoiarla. I due-gambe stanno anche insieme molto volentieri, quando dicono che gli piace stare da soli mentono. A noi piace stare da soli. Loro in solitudine muoiono. (p. 105)

Onoria può mutare: semplicemente emerge dal mare e si trasforma in una donna giunonica, un po' Venere di Willendorf, incinta di sei mesi, che ha un'ossessione malsana per cercare le vittime dei suoi attacchi e farsi raccontare tutti i particolari. Il tizio a cui ha tranciato una gamba; la famigliola che ha perso il nonno; il sub che è scomparso. C'è un feticismo per il lutto, ma soprattutto una celebrazione della morte nella sua forma più pura, ovvero quella che prevede la sopravvivenza di una specie a favore di un'altra. 

Così, se all'inizio Onoria emerge per farsi raccontare quanto è stata brava ad ammazzare i due-gambe (o i polmonati) più tardi si rende conto che, nelle sue condizioni, ha bisogno di restare sulla terraferma dove, da innumerevoli anni, i suoi conspecifici vivono sotto mentite spoglie: squali in forma umana che si nascondono tra gli umani e vivono come loro. Perché? Beh, la risposta più logica è perché gli squali, in mare, vengono sterminati. I ghiacciai si sciolgono, i mari si scaldano, non c'è più pesce da mangiare - perché pescato tutto dagli uomini - e anche se Onoria detesta prendere la forma umana, deve cedere per la sua stessa sopravvivenza. 

Così si ferma in Liguria. Qui, per sfortuna, incontra Zanardi detto Zanna, un ragazzo di diciotto anni - guarda caso - ossessionato dagli squali da quando era bambino. Zanardi si innamora perdutamente di Onoria, forse chissà subodorando qualcosa, per intuito, e i due cominciano a intrattenere una relazione fortemente sbilanciata a favore della squalessa. Onoria, che non sa nulla delle relazioni umane, capisce che il sesso è uno strumento potentissimo e che può usarlo per manipolare il ragazzo. 

C'è qui, nota molto interessante del romanzo, tutto un discorso sul consenso che, proprio perché viene da una donna non umana, risulta inedito. Onoria si chiede: cosa vuol dire consenso e a che cosa serve? Si tratta di una forma di cura o di violenza? Perché sembra che tra gli umani siano i maschi a operare lo stupro? D'altra parte lei è uno squalo femmina e in mare comanda lei. Non comprende fino in fondo che la manipolazione attuata su Zanardi è di fatto una violenza: è uno squalo, si prende quello che vuole.

Mi viene in mente allora la regola universale dei maschi di tutte le specie: la copula, intendo proprio la scarica, li tranquillizza sempre. Il maschio che prima di copulare con me era isterico e mi copriva di morsi sulle pinne e sul dorso, dopo che tira fuori l'uncino dalla mia cloaca è rintontito e torpido, e nuota senza una direzione. Zanardi ha decisamente bisogno di tranquillizzarsi un po'. Forse posso sfruttare l'ascendente che ho su di lui. Faccio due passi e mi avvicino:

«Vieni. Non voglio che ti agiti».

Come si conforta un polmonato? Ogni parola che dico mi sembra idiota. Ma Zanna non mi sta a sentire. Cade in ginocchio, e carponi viene verso di me. Mi abbraccia le gambe, mette il muso sul mio basso ventre, e inspira. Gli poso la mano sui capelli e la muovo a destra e a sinistra, in quella che credo sia una carezza.

«Sei più tranquillo?» gli chiedo.

Mugola, le labbra sul mio ventre:

«Onoria, non so cosa sei. Non so cosa voglio da te. Ma lo voglio tantissimo». (p. 116)

Insieme alla questione sul consenso, allo stesso modo viene trattata la critica alla condizione attuale dei mari, solo che qui Onoria è molto più centrata perché si tratta del suo regno:  

«Sono stanca di vedere la morte del mare, Orazio. C'è un limite anche alla mia capacità di sopportazione. Dico stronzate?»

«Per niente. Continua».

«Sono stanca di vedere i conspecifici pescati e ributtati in mare senza pinne, o soffocati nelle reti, o che muoiono di fame da piccoli perché non c'è pesce. E fossimo solo noi squali bianchi. E tutto il mare che si scalda, si svuota, muore».

Orazio annuisce gravemente. (p. 48)

Questa consapevolezza, proprio perché Onoria prende a vivere tra i due-gambe, diventa la miccia per la sua vendetta. Non si tratta più di uccidere per fame, ma per trasmettere un messaggio. E tuttavia, sarà proprio il suo rapporto con Zanardi che comincerà a far nascere in lei, un superpredatore marino in cima alla catena alimentare, dei dubbi di ordine morale, etico, la fastidiosa sensazione di star facendo qualcosa di sbagliato. Qui si attua il conflitto: l'istinto animale o l'empatia? Il sesso o l'affetto? Il mare o la terraferma?

Lo stile di scrittura di Iovine è schietto, onesto, chiama le cose col proprio nome. Non si fa problemi a descrivere le scene di sesso in modo crudo - d'altra parte la narratrice è una femmina di squalo che abusa del proprio compagno umano - né fa sconti sul feticcio di entrambi per le morti umane causate dagli squali. C'è body horror, violenza fisica e psicologica, di chiara matrice giapponese: penso a Hokusai - con la sua famosissima illustrazione Pescatrice di Awabi e piovra - e a Rumiko Takahashi - il trasformismo di Ranma - nonché rimandi a riferimenti più pop come il celeberrimo Lo squalo di Spielberg.

Insomma, Iovine mescola tanti elementi, dall'impianto narrativo classico europeo del romanzo alle inflitrazioni dei mangaka giapponesi, dal body horror alla metamorfosi kafkiana, dai fumetti di Pazienza al melodramma all'italiana. Un romanzo che, immagino, l'autore si sia divertito molto a scrivere
Qualche dubbio sul finale: avrei preferito finisse in un'altra maniera, ma Iovine avrà i suoi buoni motivi per aver scelto quello che ha scelto.

Deborah D'Addetta