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Vite disperse nella pianura emiliana: «Cuori di nebbia» di Licia Giaquinto

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Cuori di nebbia
di Licia Giaquinto
TerraRossa, 2022 

pp. 208

€ 15,90 (cartaceo)

€ 7,90 (ebook)


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E sarei stato sempre un’anima in pena, senza sapere neanche il perché, come la maggior parte delle persone, che non sono mai contente nella vita, anche se non gli manca niente, e hanno sempre questa specie di affanno a cercare qualcosa che non sanno neanche che cos’è, e vivono infelici senza sapere perché (p. 132).

La casa editrice pugliese TerraRossa pubblica – per una precisa scelta editoriale – cinque libri l’anno. Fra questi vi sono, in linea di massima, quattro inediti appartenenti alla collana Sperimentali e una riscoperta, ossia una riedizione di un libro fuori commercio, che andrà a costruire il catalogo di Fondanti. Ultimo libro del 2022, facente parte di quest’ultima collana, è stato Cuori di nebbia, di Licia Giaquinto, già apparso nel 2007 per Dario Flaccovio. In quell’occasione, come riporta l’autrice nella postfazione, «come avviene spesso con le opere pubblicate da editori piccoli, il libro, a parte Renato Barilli che ne fece una ottima recensione, fu quasi ignorato» (p. 201). Ecco dunque che l’opera di Giaquinto torna ad avere una seconda vita.

Il titolo del romanzo non potrebbe essere meno evocativo. Fra i due sostantivi, a primeggiare è il secondo: la nebbia infatti avvolge sia la pianura emiliana in cui è ambientata la storia, sia i “cuori” menzionati, appartenenti a personaggi fumosi, a tratti indistinti, sicuramente smarriti all’interno delle proprie vite. Ma andiamo con ordine.

L’ambientazione è la pianura emiliana dei tardi anni Novanta, come si legge anche nella bandella di sinistra. Siamo in un periodo poco definito, che viene inquadrato in maniera vaga da alcuni riferimenti storici – una delle protagoniste è giunta in Italia dopo il disastro di Černobyl' e più avanti nella narrazione vengono nominati gli euro come moneta, per cui possiamo intuire di essere negli ultimi anni del secolo scorso –, e anche i luoghi risultano inconsistenti, in quanto si tratta di campagne dai tratti generici, quasi a voler dare un senso di universalità agli eventi in corso. È la notte a regnare su tutto, una notte fumosa e densa che cala sulle vite dei personaggi come la lama di una ghigliottina. Di notte, sembra dirci Giaquinto, accadono le cose più impensabili. Di notte, anche i segreti più infami possono restare tali.

Alcuni personaggi popolano questo romanzo corale, ognuno disperato a modo proprio. Filippo vive un matrimonio senza amore con Mirella, e l’unica via di fuga che trova è innamorarsi di una prostituta, Natascia, che in lui vede solo l’ennesimo cliente in grado di farle avere una vita quasi dignitosa in Italia. Nicola riesce a eccitarsi solo praticando il voyeurismo, mentre Francesco è un ex bambino obeso, ossessionato dal cibo. Patrizia è una ragazza la cui intelligenza emerge sin dalle prime righe, ma che ha scelto come compagna di vita l’eroina. Infine, Mirco è un giovane sensibile che, dopo il suicidio del padre, una mattina esce di casa e non vi fa più ritorno. Le storie di questi personaggi disgraziati si alternano in capitoli dallo stile spesso asciutto, così come asciutti sono i titoli che li distinguono – Filippo 1, Mirella 2, Patrizia 1 e così via – in una narrazione che li rende quasi indipendenti, come fossero racconti isolati, fino all’inevitabile confronto finale. Ogni personaggio racconta la propria vita in prima persona, consentendo al lettore un’immedesimazione resa ancora più totale dal linguaggio che Giaquinto attribuisce loro di volta in volta: dalla parlata rozza e popolare di Nicola e Filippo fino ad arrivare all’eloquio aulico di Patrizia, il passaggio fra una storia e l’altra è rapido, immediato e scevro di incomprensioni nonostante i non pochi personaggi. Superato l’impatto iniziale di riprendere la storia di un personaggio apparso magari due o tre capitoli prima, siamo subito proiettati e immersi in una vicenda che non possiamo che ritenere personalissima.

È la disperazione a fare da collante di queste storie, quella disperazione solitaria che si coglie nelle poche righe di una famosa poesia di Salvatore Quasimodo nella quale ognuno si ritrova da solo sul cuore della terra. È una disperazione fitta e densa, dal sapore ineluttabile in quanto non sembra esservi via di fuga: sia chi nasce e cresce nella povertà sia chi invece proviene da una famiglia ricca e colta sembra essere destinato a un’esistenza piccola e inutile.

Cuori di nebbia è un romanzo corale difficile da digerire ma non per questo meno godibile. La storia di Licia Giaquinto, dispersa anch’essa nella nebbia editoriale, sembra aver superato la prova del tempo grazie a questa riscoperta fatta da TerraRossa.

David Valentini