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Volare per esprimersi e riscattarsi: "Le magnifiche invenzioni", il romanzo di esordio di Mara Fortuna

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Le magnifiche invenzioni
di Mara Fortuna
Giunti, aprile 2021

pp. 396
€ 17,10 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


Un ballerino, una quinta teatrale, il golfo di Napoli e le rotelle di un ingranaggio sullo sfondo: osservando la copertina di Le magnifiche invenzioni veniamo già in contatto con gli elementi che si intrecciano nella trama del romanzo di esordio di Mara Fortuna e subito ci invade la curiosità di scoprire quali vicende potranno collegarli.

E' proprio in uno di questi elementi, il prestigioso teatro San Carlo di Napoli, che ci troviamo immersi fin dalle prime pagine.
Nei camerini facciamo la conoscenza dei fratelli Starace: Gaetano è un ballerino e sta per debuttare nel ruolo di Franz in Coppélia, dopo aver trascorso otto anni come sguattero del teatro fino alla scoperta da parte del maestro Germain della sua incredibile elevazione nel salto; Tunino, aspirante inventore dallo sguardo tagliente di curiosità (p. 58), è apprendista fabbro nella puteca di don Salvatore ma è "di casa" dietro le quinte, sempre pronto a sostenere il fratello maggiore, deriso e invidiato dal corpo di ballo per le sue umili origini e per la sua ascesa professionale da 'o ciucciariello, un ciuccio di fatica, a solista.

Siamo in una Napoli di fine '800 e anche Il Cavone, il quartiere dove vivono i fratelli insieme alla madre Rachelina dopo la morte del padre, li guarda con un occhio che ride e uno che compatisce per la presunta omosessualità di Gaetano.
Il cavone era una strada storta e ripida, abitata da gente misera e deforme. Per Gaetano e Tunino tornare a casa dopo il teatro era come rinchiudersi in una catacomba. (p. 32)
La misera esistenza dei due giovani sarà sconvolta dall'incontro con Étienne Jules Marey, il cardiologo e inventore francese considerato un precursore della cinematografia, interessato a perfezionare il suo fucile fotografico immortalando i maestosi salti del ballerino.

I due fratelli resteranno ammaliati dalla personalità del dottore e inizieranno a frequentare Villa Maria, la sua dimora di Posillipo, dove conosceranno Apollonia, la donna di servizio dai ribelli riccioli rosso fuoco che non vuole maritarsi ma che non rigetta le lusinghe di Tunino e Philippe, l'anarchico cospiratore maestro di pianoforte di Francesca, la nipote adottata da Marey in circostanze misteriose.
Lo scontro tra due ceti sociali differenti sarà illuminante per i due protagonisti e genererà in loro una rivoluzione interna che avrà la sua spannung quando i giovani a seguito di rocambolesche vicende si troveranno entrambi a Parigi durante l' Exposition Universelle dove Étienne esporrà le foto di Gaetano.

"La Ville Lumière" farà infatti da detonatore nell'esplosione del proprio io e nell'individuazione dei propri sogni: diventare un ballerino e coreografo famoso per Gaetano, volare sul golfo di Napoli con le sue ali meccaniche per Tunino.
Il volo - per Gaetano nel salto su un palcoscenico, per Tunino sopra il mare - diventa metafora di libertà di espressione e riscatto sociale, ma assume ben presto connotati icariani e utopici, proprio come l'anarchia sociale decantata da Philippe: le delusioni porteranno i protagonisti ad una decadenza psicofisica che ricorda quella che fa da protagonista al realismo di Zola.
Non poteva essere quella l'anarchia. Forse il re non c'era e, Tunino doveva ammetterlo, una certa area di libertà, di gente che se la spassava, di femmine che camminavano a testa alta, si notava. Ma c'erano sempre i ricchi e i poveri, e nel complesso la gente non era molto più felice che a Napoli. No, con certezza la rivoluzione che festeggiavano con tanto entusiasmo non era quello che Philippe aspettava con ansia. L'anarchia doveva essere qualcosa di molto diverso. (p. 253)
Riusciranno i due fratelli ad alzarsi di nuovo e a compiere ognuno il proprio volo?

Mara Fortuna, insegnante e giornalista napoletana, riesce magnificamente a intrecciare storia e finzione e a caratterizzare fortemente i personaggi, alternando una narrazione in terza persona asciutta e paratattica a dialoghi contraddistinti dall'uso del dialetto.
L'approfondita conoscenza della danza che l'autrice ha raggiunto attraverso lo studio e l'insegnamento trapela nel realismo con cui descrive le scene del balletto ma soprattutto le invidie e i fragili equilibri dell'ecosistema di un corpo di ballo, che solo chi ha vissuto riesce a riconoscere.

Le magnifiche invenzioni è un romanzo di formazione in cui sono grandi contrasti a fare da cornice all'evoluzione dei protagonisti: l'arte e la scienza, il dialetto napoletano e la lingua francese, la miseria di una Napoli monarchica post colera e lo sfarzo e l'apparente libertà di una Parigi della Terza Repubblica, il mondo inondato dalla luce riflessa dal mare davanti a Posillipo e quello scuro di purgatorio del Cavone.

L'attualità delle tematiche affrontate, dalle diseguaglianze sociali alla repressione dell'amore non convenzionale e alla castrazione della libertà individuale, sembra ricordarci che la storia si ripete ma che, dopo ogni caduta, non dobbiamo rinunciare a volare verso la propria idea di felicità.

Elisa Pardi