mercoledì 13 gennaio 2021

Questo titolo potrebbe essere un racconto: "Polpette" di Jacopo Masini

Jacopo Masini micronarrazione
Polpette e altre storie brevissime
di Jacopo Masini
Del Vecchio Editore, 2020

pp. 230
€ 17,00 (cartaceo)
 
“Bob, oggi non ho avuto tempo di scriverti una lettera breve, perciò ho dovuto scrivertene una lunga”. Richard Yates metteva in bocca a Bernie Silver, uno dei personaggi del racconto Costruttori, queste parole. 
Il racconto breve non è difficile: è pericoloso perché non può essere rettificato. Così Andrés Neuman nelle sue riflessioni intorno alla narrativa breve.
Quale che sia l'area geografica o l'epoca di appartenenza, l'opinione sul racconto breve, a maggior ragioneè unanime. Richiede precisione, movimento, non deve mai soddisfare del tutto la curiosità del lettore e, per ogni sua correzione vuole una riduzione. 
La micronarrazione in Italia, pur avendo alle sue spalle una certa tradizione se pensiamo a Manganelli e alle sue Centurie, non ha ancora lo spazio che merita. Al contrario di altre correnti europee e mondiali - pensiamo alla micronarrativa di Félix Fénéon o di Régis Jauffret in Francia o al celebre dinosauro di Augusto Monterroso giusto per citarne alcuni - l'Italia non ha ancora un solido comparto autori sul genere. È quindi con grande interesse e aspettativa che ci si può accostare a una raccolta come Polpette e altre storie brevissime di Jacopo Masini: aspettativa per scoprire se questo genere abbia nuove voci e, a dispetto della sua brevità, sia in grado di scavarsi la sua nicchia indipendente nel panorama letterario.

Le micronarrazioni sono esperimenti letterari; sono provocazioni; sono analisi puntuali e pungenti di un aspetto della vita e del pensiero umano; a volte si fermano all'incipit; a volte richiedono al lettore più attivazione di quanta ne sia quasi richiesta all'autore nel comporli su pagina. La raccolta di Jacopo Masini, divisa in sette sottosezioni e con racconti non sempre dotati di titolo, è una carrellata molto ricca di tutte le tematiche appena elencate. 
La più immediata da individuare e forse quella che è focale nella micronarrativa in generale è proprio quella che colpisce le piccinerie e le miserie umane. Forse con meno humor grottesco di quanto espresso dalla "scuola" (si passi il termine probabilmente improprio) francese, nella raccolta incontriamo una serie di racconti pervasi della schiacciante consapevolezza di come la nostra vita potrebbe essere diversa se solo sapessimo, se solo ascoltassimo. 
Certe sere, dopo essersi spogliato, rimaneva una mezzoretta sul balcone, la sigaretta accesa, a contemplare il proprio passato. 
Sei proprio un coglione! diceva al se stesso di quattordici anni e Quella ragazza non dovevi lasciartela scappare! al se stesso ventenne.
Una sera ha incontrato sul balcone il se stesso ottantenne, che l'ha preso a schiaffi e ha urlato: Fuma, fuma, cretino. (p.39)
Molti racconti pescano dal substrato favolistico e dell'apologo non mancano mostri, streghe, orchi e vampiri diventando allegoria per la paura della morte, della solitudine, del frantumarsi dei rapporti umani e dell'uomo in conflitto con la natura.
Aldilà delle tematiche trattate e dell'intenzione insita nel racconto che può essere percepita in maniera diversa in base al lettore che ci si trova davanti, non sfugge, nella composizione di questi testi, l'estrema cura e la precisione tecnica. Non ci sono dettagli lasciati al caso: dalla scelta dei nomi con una Bianca Sereni che si manda lettere minatorie da sola e vive nella paura in antitesi al suo nome, a un Bartolo Pelagatti il meno sveglio in una famiglia poco sveglia, fino alla selezione dei gesti minuti da portare sulla pagina, tutto è perfettamente calibrato. Esemplificativo è il racconto Veronica e sua madre.

- Raccontami una storia di paura, - disse Veronica a sua madre.
- Sei sicura? - chiese la madre rimboccandole le coperte.
- Sì, mi piacciono le storie di paura.
- Va bene, - disse la madre. - Allora, ecco qua: non sono tua madre.
E spense la luce. (p.59)
L'epilogo è in netto contrasto con l'unico gesto fisico che uno dei due personaggi compie, il rimboccare le coperte: un atto di quotidiano affetto che viene scardinato dalla fulminante rivelazione finale.
Non mancano le provocazioni e gli omaggi ai micronarratori del passato.
Al suo risveglio, il punto e virgola era ancora là; (p. 188)
Nel racconto Punto e virgola, in colpo solo si omaggia Augusto Monterroso riprendendo la struttura de Il dinosauro e si termina la narrazione con un punto e virgola, come citato nei dodecaloghi di Andrés Neuman. Non mancano altre sperimentazioni con la punteggiatura come nel racconto Sauro e il Diavolo o in Minù.
Alcune composizioni forse peccano un po' nel loro intento dichiarativo, come nel caso de Le dimissioni del boia; alcuni oscillano sulla battuta o si fermano alla loro forma di incipit, ma la raccolta fa un lavoro straordinario. Prende la tradizione, lo studio del genere e lo filtra e, anche grazie ad alcune interpolazioni ispirate da autori italiani in filigrana pare quasi di leggere a volte Rodari o Calvino tira fuori un prodotto nuovo e con una voce sperimentale e forte. Un lavoro davvero molto pericoloso e, soprattutto, difficile da realizzare con una sola manciata di parole e qualche punto virgola che passa distrattamente da quelle parti.

Giulia Pretta