domenica 29 novembre 2020

«Penso che si debba usare la nostra fantasia per uscire da questo periodo in cui non c'è nulla di epico, se non la ricerca di un vaccino»: incontro con Robert Harris, l'autore del thriller "V2"

V2
di Robert Harris
Mondadori, 2020

Traduzione a cura di A. Raffo

pp. 288
€ 20 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Audiolibro disponibile


Robert Harris (1957) è un noto scrittore inglese, la cui fama e lavoro si sono spesso legati al mondo del cinema: numerosi suoi libri,  successi editoriali, hanno ispirato film o serie TV BBC e HBO. Tra questi spicca la collaborazione con il regista Roman Polanski, nella trasposizione cinematografica del best seller Pompei, presentato a Cannes nel 2017, e la serie televisiva tratta da Archangel del 2005, in cui recita l’artista Daniel Craig, distribuita dalla BBC. Suo il celebre Enigma, soggetto del film omonimo. I libri di Harris, maestro della narrativa, hanno la peculiarità di risultare sempre estremamente leggibili e inoltre la sua carriera dagli esordi fino ad oggi è stata piacevolmente imprevedibile, muovendosi tra il mondo antico e il XX secolo, dalla politica all'alta finanza.

V2 è il secondo romanzo di  Harris ambientato durante la seconda guerra mondiale, in Fatherland (1992) si ipotizzava che Hitler fosse riuscito a sopravvivere alla guerra, mentre Archangel (1998) ha rappresentato lo spirito di Stalin reincarnato in un figlio. Monaco (2017) ha reinventato il periodo precedente alla guerra. Solo Enigma (1995), sui decifratori di codici Bletchley, si svolge nello stesso periodo di V2. Qui, Bletchley appare brevemente, durante il lasso di tempo in cui si svolgono le vicende, cinque giorni nel novembre 1944, quando le spaventose bombe missilistiche tedesche piovvero su Londra. I precedenti V1 potevano essere visti e ascoltati prima di scendere silenziosamente, dando il tempo di mettersi al riparo. Al contrario, Vengeance Weapon Two (V2) colpiva senza preavviso. Sessantacinque secondi dopo il decollo le sue scorte di carburante si interrompevano e la testata da una tonnellata si innescava.

In occasione della presentazione del libro alla stampa, organizzata da Mondadori, abbiamo incontrato online Robert Harris. L’autore ha approfondito, con i blogger e giornalisti intervenuti, alcuni aspetti dell’ultimo thriller V2 e del suo metodo di scrittura. Harris ha lavorato alla stesura del libro durante il lockdown, interrompendo la scrittura per alcune settimane, a causa della pandemia e dell’inevitabile pressione del momento.
"Poi mi sono abituato alla situazione – afferma – e mi sono autoimposto una routine di scrittura di 4 ore e 800 parole al giorno, in cui ho trovato un rifugio da tutto il resto. Di solito scrivo il libro in 6 mesi tra gennaio e giugno, il periodo di ricerca ne richiede almeno altrettanti e, quando termino il tutto, generalmente ho scritto la stessa quantità di note del libro stesso. Credo che nessuno abbia desiderio di scrivere un romanzo sul lockdown, ma spero che i lettori vogliano essere trasportati in un diverso periodo storico. Mi sento molto vicino agli autori che non sono riusciti a scrivere in questo periodo. Avendo una scadenza imposta dal mio editore, sono riuscito ad arrivare fino in fondo."
Nonostante la difficoltà riscontrata nel portare a termine il libro, Harris è riuscito a non trasmettere nulla di tutto questo al lettore. Il testo scorre fluido, nonostante sia ambientato in un periodo storico relativamente lontano. V2 narra di armi sofisticate, che vengono descritte con dovizia di particolari grazie alle meticolose ricerche dell’autore, che ha impiegato circa due anni nel raccogliere i dati e le testimonianze sul secondo conflitto mondiale.
"Ci sono molte informazioni disponibili, perché gli aspetti tecnologici non sono più secretati. Alcuni, come Doug Berger, hanno scritto memoires ed è stata recentemente pubblicata una biografia di Von Braun. I razzi attirano l’attenzione di moltissimi fanatici della materia, che pubblicano diverse notizie. Io non sono un tecnico e questo è positivo, perché se io posso comprendere quelle informazioni, ciò significa che tutti possono farlo. Volevo che il missile occupasse un posto di primo piano, che fosse al cuore del libro e non fosse un dettaglio accessorio. Non volevo scrivere un testo troppo complesso."
Mentre la seconda guerra mondiale raggiunge il suo culmine, i nazisti si affidano a un ultimo tentativo di creatività, investendo nel lancio di un razzo, il V2, che, per l’appunto, dà il nome al 14° romanzo di Robert Harris. Protagonisti del racconto sono il dottor Rudi Graf, un amico e collaboratore di lunga data di Wernher von Braun, capo del programma missilistico nazista; e Kay Caton-Walsh dell'aeronautica militare ausiliaria femminile. Entrambi i personaggi sono creazioni dell'autore, nonostante i fatti siano reali, così come molti altri personaggi secondari.
"Mi piace molto sovvertire l’ordine e le priorità in cui si è mossa la storia, raccontare di persone comuni che diventano fondamentali. Qui vi sono apparizioni di Churchill ed una piccola comparsa di pochi minuti di Hitler. Penso aggiungano un dettaglio più autentico, perché i cameo isolano il loro personaggio, lo riducono a brevi istanti e lo rendono maggiormente d’impatto."
Kay lavora prima in Inghilterra, poi a Mechelen in Belgio, analizzando fotografie attraverso le quali spera di rivelare l'ubicazione di un sito segreto di lancio V2, nel profondo dei boschi fuori dalla località olandese di Scheveningen.
"In V2 la squadra delle donne, la WAAF, ha un ruolo fondamentale. Questa è la ragione che mi ha spinto a scrivere il romanzo. Più specificatamente, sono stato ispirato da un articolo di recente pubblicazione, che parlava di Eileen Younghusband, una donna che utilizzò le sue competenze matematiche per distruggere le armi da guerra tedesche.  Il suo lavoro era quello di calcolare la parabolica del missile, affinché la Royal Air Force potesse intercettarlo. Se fosse riuscita a risolvere il calcolo in 6 minuti, gli Inglesi avrebbero avuto la meglio. Peraltro queste donne lavoravano in condizioni estreme, c'era pochissimo cibo."
La trama si sviluppa lungo la doppia narrazione, che vede Kay protagonista del primo scoppio del razzo su Londra, da cui esce miracolosamente illesa, mentre Graf e la sua squadra ricevono la visita di una SS. Il ritmo della narrazione è buono e beneficia di questa doppia struttura, che rende il testo una lettura vivace. Inoltre, i personaggi principali sono piuttosto coinvolgenti: Graf è maggiormente caratterizzato e complesso, voleva solo inviare un razzo sulla luna; era un membro adolescente della Society for Space Travel e un ossessivo Fritz Lang. Intravvedendo nella collaborazione con i nazisti l’unica possibilità di arrivare a coronare la sua ambizione creativa, il suo sogno d'infanzia si imbriglia nella macchina di morte tedesca e lui si ritrova a fabbricare armi di distruzione di massa. La sua crisi di coscienza si rivela tempestiva per le sorti del conflitto bellico e si traduce in sabotaggi al lancio dei V2, fino a raggiungere un punto di tragica impotenza, a cui seguono un macabro interrogatorio e una inevitabile resa dei conti. Il   conflitto di coscienza viene affrontato con fine sensibilità: si tratta infatti di uno degli aspetti che Harris sa sviluppare meglio, che ritorna nei suoi romanzi, quando affronta le dinamiche dell'uomo perbene imprigionato nelle fauci della storia.
"La ricostruzione del contesto storico è veritiera. I personaggi sono accurati perché la storia è ispirata a fatti autentici. I due tecnici sognavano realmente di inviare il razzo sulla luna, ma si trovarono a stringere il patto di Faust, perché era l’unico modo per raggiungere quell’obiettivo. I soldi spesi dai tedeschi per i V2 erano gli stessi spesi dagli americani per la bomba atomica. Ci sono 3 luoghi in cui gli scienziati lavoravano: ad esempio, Los Alamos dove è stata concepita la bomba atomica. Sono luoghi simili quelli in cui gli scienziati lavoravano senza pressioni economiche. Alan Turing inventò il computer. Noi viviamo in un mondo che si è configurato come conseguenza di ciò che è stato creato da questi scienziati."
Graf suscita sicuramente le nostre simpatie, mentre è più interessante il personaggio di Von Braun. I nazisti sono in gran parte vili, anche se l'autore è attento a ricordarci che anche gli inglesi diffondevano propaganda subdola, mentre un singolo bombardamento della RAF uccideva quasi dieci volte il numero di civili morti a causa dei V2.
"V2 era forse l’oggetto più sofisticato del mondo nel ’44, ma non era un’arma, bensì una testata da 1 tonnellata, mentre le testate britanniche arrivavano a 6 tonnellate; poteva raggiungere i 144km/h ed era stato costruito dalla Germania, perché Hitler aveva visto nel V2 un miracolo che poteva fargli vincere la guerra. Il costo dell’impresa era assurdo, una follia per uno strumento così inefficace. Per darvi un'idea, 20 mila lavoratori schiavi sono morti costruendo questa bomba, e non si trattava di ebrei (come potremmo immaginare), bensì di schiavi olandesi, belgi, prigionieri dei campi di concentramento. La grande maggioranza di loro fu uccisa costruendo la fabbrica sotterranea, alcuni furono utilizzati come combustibile umano, perché lavoravano fino allo stremo delle forze, arrivando poi alla morte. Va ricordato che i morti nel costruire il V2 furono circa 4 volte maggiori ai decessi causati dai bombardamenti dei V2 stessi."
Sia Kay che Graf sono personaggi coinvolgenti, anche se forse il primo risulta meno sviluppato rispetto al secondo e lascia il desiderio di approfondire ulteriormente, dato che il coraggio dei membri del SOE (lo Special Operation Executive) è diventato un punto fermo del panorama letterario della Seconda guerra mondiale.
"Naturalmente le cose erano molto diverse settant'anni fa, rispetto ad oggi, e uno deve cercare di essere autentico. Volevo ritrarre quelle donne, cercando di ricordare che per le giovani dell’epoca fu un periodo di emancipazioni, in cui le relazioni di sesso occasionale erano più frequenti. Si trattava di lavorare intorno ad una linea sottile, facendo in modo che le donne non sembrassero troppo anacronistiche rispetto al tempo. Erano donne che rivestivano un ruolo importante all'interno di quel momento storico. Ho cercato di fare del mio meglio."
Harris afferma di amare ciascuno dei personaggi, che animano la sua grande bibliografia di romanzi, tra cui spiccano soggetti molto diversi tra loro, da Cicerone all’ispettore di Fatherland, fino al cardinale di Conclave.
"Amo scrivere di personaggi che sono spettatori di grandi eventi, ma che restano alla periferia di questi stessi. Ho raccontato di segretarie, ghost-writer, personaggi secondari, penso sia meglio scrivere di persone per cui provi empatia. L’uomo della finanza svizzero di cui ho scritto in passato mi piaceva poco; per lui non sentivo grande trasporto, al contrario degli altri personaggi, tra cui Cicerone."
In merito ai progetti futuri, Harris, come molti altri autori, guarda avanti, immaginando un nuovo romanzo, che sarà il migliore mai scritto da lui, non appena potrà uscire dall’isolamento forzato della pandemia, soggetto che esclude di voler approfondire all’interno dei suoi libri.
"Non c’è nulla che mi piacerebbe fare di meno - afferma – che passare due anni a far ricerche sulla pandemia. Magari fra qualche anno, se si trovasse una storia davvero interessante, ma penso che si debba usare la nostra fantasia per uscire da questo periodo in cui non c’è nulla di epico, se non la ricerca di un vaccino."
Elena Arzani