domenica 1 novembre 2020

Il luogo dove riposano i ricordi: l'esordio fluviale di Daniele Petruccioli

La casa delle madri
di Daniele Petruccioli
TerraRossa edizioni, 2020

 
pp. 292 
€ 16,00 (cartaceo)

 

Noi crediamo di legarci a relazioni, sentimenti, persone; ma siamo molto più legati ai luoghi e agli oggetti che hanno accolto noi, e queste persone, coi sentimenti che ci siamo suscitati a vicenda e le relazioni che abbiamo intessuto. Sono i luoghi e gli oggetti (i corpi, i corpi puri e semplici), con la loro malleabilità, la loro possibilità di essere toccati, la capacità di adattarsi, a raccontarci di quelle relazioni, di quelle persone e dei nostri sentimenti verso di loro: a dirci, cioè, di noi. (p. 192)

In queste poche righe è riassunta una concezione della vita che forse può persino assurgere a verità universale, quantomeno per quel tipo di persone che fanno della riflessione e dell’introspezione intimistica una base fondante della propria vita: col passare del tempo i luoghi – e soprattutto le case che abbiamo abitato – hanno la capacità di divenire il collante delle relazioni che abbiamo intessuto, nonché di fungere da catalizzatore e attivatore dei ricordi e, di conseguenza, delle emozioni. Non è un caso che il ritorno nei luoghi dell’infanzia, a volte il semplice attraversare un paesaggio che vagamente rassomiglia alla casa al mare in cui abbiamo trascorsi le estati, abbia il potere di scatenare in noi tutta una serie di reazioni a catena in grado di incupirci e rovinarci la giornata o, al contrario, di farci esplodere di una felicità incomprensibile.

Daniele Petruccioli – che con questo romanzo rivela un esordio in narrativa fuori dal comune – ha saputo cogliere questo aspetto dell’esistenza e dispiegarlo in un fiume di potenzialità. Le case ci appartengono, è vero, ma è altrettanto vero il contrario: noi apparteniamo ai luoghi, all’interno dei quali restano tracce, a volte invisibili, del nostro passaggio. Le case cambiano di proprietà eppure, anche quando vengono ristrutturate, qualcosa della nostra storia sembra restarvi amalgamato dentro. È così che un’abitazione vecchia di cent’anni, e passata attraverso tre generazioni, pur distrutta, smembrata, ridimensionata e messa a nuovo con altri colori, altri odori, è ancora in grado di suscitare in chi vi passa davanti le stesse emozioni di quando era ragazzino.

La scrittura di Petruccioli non è semplice, questo è bene sottolinearlo. Le sue quasi trecento pagine paiono moltiplicarsi attraverso l’uso di digressioni, parentesi, subordinate; attraverso quello che può sembrare quasi un abuso dell’ipotassi. Quello che avviene è che una frase dalla costruzione semplice come soggetto + predicato + complemento viene interrotta, spezzata, viene fatta esplodere a volte in modo violento fino a occupare intere pagine. Non è un flusso di coscienza il suo: è più un affastellarsi disomogeneo di attributi, collegamenti, sensazioni legati in qualche modo a ciò che sta avvenendo che sembrano orbitargli intorno come un satellite ruota attorno a un pianeta. Il risultato è una lettura complessa, stratificata, non facile da gestire ma in grado di evocare nel lettore lo stesso grado magmatico caos che vive nella testa dei personaggi che quelle sensazioni ed emozioni le stanno subendo.

Anche la storia non è sempre semplice da seguire: Petruccioli si diverte a saltare da un personaggio all’altro, da un tempo all’altro, a volte da una generazione all’altra, e soprattutto a tornare spesso sullo stesso argomento, magari sviluppandolo da un’angolazione diversa. Anche qui, il risultato è quello di trovarsi a ripercorrere gli stessi passi attraverso colori e suoni diversi, proprio come capita con i ricordi importanti in cui ci si perde.

La casa delle madri è dunque uno di quegli esordi col botto, che tuttavia lasciano l’impressione di essere difficili da replicare. Ciò che resta nel lettore, oltre a un senso di sconfinata nostalgia per quel passato che non si può ripetere, è una domanda a cui solo il tempo saprà dare risposta, ossia: come sarà il prossimo romanzo di questo autore? Vedremo di nuovo lo stesso schema o saprà evolversi conservando il proprio tratto distintivo?

Io confido nella seconda ipotesi. Attendo e spero, in attesa del romanzo che verrà.

 

David Valentini


Visualizza questo post su Instagram

Due giorni fa, la casa editrice pugliese @terrarossaedizioni ha dato alla luce il romanzo di esordio di Daniele Petruccioli, traduttore e saggista. Il suo è uno stile fluviale (o forse è meglio dire: torrenziale) nel quale digressioni, parentesi e subordinate trovano un uso spasmodico e incalzante. Il risultato è un romanzo esasperato, vivo, pulsante, in grado di travolgere il "malcapitato" lettore e trascinarlo giù nei meandri dei ricordi. Di questo notevole esordio ci parlerà a breve il nostro David Valentini (@darvax). Voi l'avete già acquistato? #libri #books #instabooks #bookstagram #lettura #inlettura #bookshelf #bookporn #bookreading #booksofinstagram #igersitalia #iger #snapseed #libridaleggere #librichepassione #booklover #bookreader #criticaletteraria #romanzo #DanielePetruccioli #TerraRossa #LaCasaDelleMadri

Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: