venerdì 3 luglio 2020

Uno sguardo sul mondo ai tempi del lockdown. Gli appunti dalla clausura di Paolo Rumiz

Il veliero sul tetto
di Paolo Rumiz
Feltrinelli, 2020


pp. 125
€ 13,00 (cartaceo)
€ 6,99 (e-book)



Marzo-aprile 2020. L'Italia è in lockdown, tutti chiusi in casa per cercare di sconfiggere l'epidemia da Coronavirus. Tutti hanno svuotato le agende, che giacciono dimenticate in un angolo, e hanno riempito le dispense per la prima volta dopo anni (o forse proprio per la prima volta) di alimenti primari, il lievito madre, la farina. In tempo di pandemia globale, la più gran parte di noi ha ri-scoperto le gioie del veder nascere qualcosa dalle proprie mani. Paolo Rumiz non è da meno. Anche il grande viaggiatore, giornalista e scrittore, si chiude nel suo appartamento a Trieste e riempie il tempo con la cucina, la ginnastica e il riordino delle scartoffie. Ma Rumiz non è una persona qualunque, ha un tale bagaglio di viaggi, esperienze, incontri e ricordi che i pensieri e le riflessioni che accompagnano la sua clausura non possono essere uguali a quelli di tutti gli altri. Oltre alla dispensa, lo scrittore riempie infatti anche taccuini e bloc notes di appunti che, pur partendo dalla quotidianità, si aprono a un respiro europeo e mondiale. In una Trieste solcata dai venti di bora, bagnata da un mare scintillante, resa spettrale dal silenzio innaturale del lockdown, Rumiz, la cui anima vagabonda difficilmente si ferma, trova il modo di viaggiare pur rimanendo a casa. Anzi, sopra casa. Attraverso una botola pressoché inutilizzata, lo scrittore si avventura, all'alba delle mattine fresche di primavera, sul tetto che gli pare un veliero proteso verso il mare, verso uno dei tanti viaggi che gli sono indispensabili per capire come va il mondo e per vivere.

Dall'alto i pensieri si fanno più limpidi e Rumiz ragiona sul significato di questo stop inaspettato nelle vite frenetiche degli uomini. Dopo due mesi di clausura, che, almeno per chi non è stato travolto dal male, hanno consentito all'uomo di riflettere, è mai possibile che tutto torni come prima? Desiderio di tornare alla normalità è il mantra che tutti ripetono... ma è normalità quella che ha portato al riscaldamento globale, alla desertificazione di troppi luoghi, alle migrazioni di massa, agli incendi che hanno devastato una parte di mondo, alle bolle finanziarie, all'impoverimento dei ceti? Se è davvero questa la normalità, "mai più la vita di prima" (p. 125) si augura lo scrittore.
Il libro è la riedizione, accurata, ampliata e rivista, del diario che Rumiz ha tenuto per il giornale su sui scrive, La Repubblica, nei giorni della clausura. Un diario che solo in parte è minimo, arricchendosi delle tante voci che Rumiz ha conosciuto durante i suoi viaggi. E che tornano a far parte della sua vita anche soltanto telefonicamente. Regalando a noi lettori la possibilità di entrare in queste conversazioni tante volte soltanto immaginate o sentite nei docufilm che Rumiz ha tratto dai suoi viaggi e pellegrinaggi, in collaborazione con il regista Alessandro Scillitani (a proposito, spero di rivederlo presto, seduto al tavolo accanto al mio, in una certa trattoria di Cremona a due passi dal cinema, intento ad assaporare le specialità della mia terra prima di raccontarci, attraverso le immagini da lui girate, l'ultimo viaggio insieme a Rumiz, lungo la via Appia, sulle acque del fiume Po o sul mare greco alla caccia del mito di Europa).
Io che da anni non mi perdo una riga di quanto scrive Rumiz, mi sono accostata a questo diario sicura di ritrovarci i grandi orizzonti che è solito esplorare, con quello sguardo acuto rivolto spesso a Est che tanto incontra il mio interesse. E li ho ritrovati perché dall'alto della sua coffa Rumiz lancia uno sguardo al mondo e tanto più all'Europa, fulcro e passione dei suoi ultimi lavori, dalla tessitura dei monasteri benedettini che hanno ricostruito l'Europa dopo il Medioevo (qui la nostra recensione al  suo libro Il filo infinito (leggi la recensione), alla riscoperta del mito di Europa, bellissima fanciulla fenicia rapita da Zeus che si fece toro per possederla, un mito che Rumiz sta mettendo in poesia (come già fece nel 2010 con La cotogna di Istanbul). Un obiettivo, quello di un'Europa davvero unita, che trova concretezza nel progetto Esyo, European Spirit of Youth Orchestra, un ensemble di 90 giovani musicisti selezionati ogni anno, provenienti da 17 Paesi diversi, che si muovono per l'Europa in tour. A questo progetto, nato ormai vent'anni fa, Rumiz ha offerto la voce narrante.
Non li rivedrò quest'anno. Tutto sospeso per virus. Non assisterò al loro arrivo alla spicciolata dal Baltico, dal Tirreno e dal Mar Nero, e alla loro babele di lingue che in pochi giorni diventa sinfonia, sodalizio, concerto, tournée. (p. 109)
Ecco sono proprio l'orizzonte comune, l'unione, lo stare insieme nella libertà, il cambiamento nell'approccio a questo nostro mondo che devono fuoriuscire dall'esperienza di questo 2020 ... "Guai se tutto questo non servisse a niente" (p. 16). Il timore che tutto torni esattamente come prima è il filo conduttore di questo diario, come traspare anche dalle parole di Boris Pahor, grande vecchio della letteratura, classe 1913, che a Rumiz dice: "Spero che questa esperienza ci insegni la saggezza" (p. 111). Non come dopo la Spagnola quando arrivò invece la dittatura. E tra una pagnotta di pane infornata e una favola di Calvino raccontata al nipotino via Skype, Rumiz accompagna i lettori, uniti dalla quarantena, in questo lungo viaggio, ossimoro reso possibile dalla magia della parola scritta.
E così, in quel mirabile spazio claustrale, ho riletto la mia quarantena e ho capito ancora meglio la svolta di consapevolezza che aveva innescato in me, regalandomi il viaggio forse più incredibile della mia vita. (p. 10)

Sabrina Miglio









Lockdown, marzo-aprile 2020, l’Italia è chiusa in casa. Anche Paolo Rumiz, grande viaggiatore, giornalista e scrittore, ha svuotato l’agenda e ha riempito la dispensa della sua casa di Trieste. Riempie soprattutto pagine di taccuino con pensieri e riflessioni. Sulla vita di prima e su quella che sarà. Che cosa significherà questo stop per l’uomo? Saremo in grado di tornare alla normalità? E se invece fosse la normalità il vero problema? Quella che ha portato a bolle finanziarie, riscaldamento globale, migrazioni di massa, siccità, impoverimento... Rumiz, forte dei suoi viaggi e dei suoi incontri, lancia uno sguardo lucido sull’Europa e sul mondo e lo fa dal tetto della sua casa, trasformato in veliero... pronto a issare le vele. Sabrina, @book_the_travel, che da anni non si perde una sola riga di ciò che scrive Rumiz, ha letto, per #Criticaletteraria, “Il veliero sul tetto”. A presto la recensione sul sito. #lockdown #incasa #pandemia #criticaletteraria #recensione #inlettura #leggo #ilovereading #ilovebooks #libriamo #leggiamo #bookstagram #booklover #bookphotography #ilvelierosultetto
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: