martedì 14 luglio 2020

Le opere di Elena Ferrante tra poetiche e politiche della soggettivà: il saggio di Isabella Pinto



Elena Ferrante. Poetiche e politiche della soggettività
di Isabella Pinto
Mimesis, 27 maggio 2020

pp. 254
€ 20,90 (cartaceo)
€ 14,99 (ebook)



Elena Ferrante rappresenta, in un mondo dominato dall’iper-protagonismo mediatico, uno straordinario caso letterario, in cui si assiste al successo internazionale di una scrittrice che ha deciso di fare dell'anonimato la sua felice condizione d’esistenza. Apprezzata da numerose personalità, come ad esempio Michelle Obama, consacrata dalla vittoria di numerosi premi letterari, nonché celebrata da cinema e serie televisive ispirate ai suoi libri, ed inserita dal Times nella lista delle 100 persone più influenti al mondo, Elena Ferrante, nata nel 1943 a Napoli, è tutto questo e molto altro ancora… 

La dottoressa Isabella Pinto, docente del corso di Master in Studi e Politiche di Genere dell’Università degli Studi Roma Tre, all'interno del saggio Elena Ferrante. Poetiche e politiche della soggettività, introduce, per la prima volta in Italia, l’analisi dell’affascinante corpus d’opere della scrittrice in ambito accademicoLa lettura è densa di contenuti, educativa e illuminante, in grado di offrire numerosi spunti di riflessione filosofica, sulla comprensione delle dinamiche sociali. Inizialmente elaborato in forma di tesi di dottorato, il volume esplora le tematiche della soggettività e narrazione, individuando tre diverse partizioni, nella scrittura di Elena Ferrante. 



Nella sezione "Mitopoiesi", l'autrice rilegge il rapporto mitologico madre-figlia che percorre L'amore molesto, I giorni dell'abbandono, La figlia oscura e La spiaggia di notte, per pensare altrimenti le relazioni di disparità, approdando alla “storicizzazione delle genealogie femminili”. 

“in I giorni dell’abbandono l’ombra dell’infanticidio della Medea di Euripide viene ridimensionata, ma non sfuggita. In questo modo Ferrante fa emergere l’oscurità insita nella madre abbandonata, dove la tentazione di dare sfogo alla pulsione di morte ci parla dell’emergere del mostruoso proprio del movimenti queer e cyberfemminista. Di conseguenza, l’invenzione di una nuova genealogia femminile madre-figlia, in un’ottica che intende approfondire la funzione mitopoietica, con I giorni dell’abbandono si chiarifica secondo la grammatica della destrutturazione, ovvero svelando la parte mostruosa e dolorosa della soggettività femminile.” (p. 43)

Isabella Pinto supera tuttavia la mera analisi dei contenuti letterari, arrivando a mostrare una ben più profonda correlazione tra i testi e la società moderna, accompagnando il lettore in un percorso di rilettura dei codici e degli stereotipi contemporanei.

"In La figlia oscura, la bambola è un oggetto inanimato ma capace di agire intensamente su tutti i personaggi umani della vicenda. (…) D’altronde il tema della bambola si inserisce all’interno di una precisa tradizione letteraria, che vede nel gioco con questi esseri inanimati, ma fortemente genderizzati, un elemento affine ai processi di assoggettamento propriamente femminili." (pp. 57-58)
Diaspora esamina L’amica geniale, scorgendo nella “fantasia di autofiction” un dispositivo narrativo che permette di accedere alle temporalità in divenire delle soggettività in fuga. Performatività setaccia La frantumaglia e L’invenzione occasionale, facendo emergere un’“autorialità diffratta”, che articola un’inedita istanza narrativa – polifonica e relazionale – del Global Novel: la “narratrice traduttrice”.
“alla soggettività femminile viene consentito di aderire alle figure immaginate per loro dall’ordine simbolico patriarcale, trovandosi costrette a riconoscersi nell’immaginario di chi le ha oppresse per millenni.” (p. 31)

In un mondo dominato dall’esposizione mediatica del soggetto, dal selfie, alle stories dei social networks, è inevitabile il fascino esercitato da una scrittrice che sottrae la propria immagine al pubblico, riuscendo tuttavia ad elaborare un dispositivo narrativo, attraverso il quale essere presente ed al contempo depersonalizzata. 

La trasformazione del mondo della comunicazione, con la digitalizzazione dei contenuti e la condivisione immediata degli stessi a livello globale, non ha modificato unicamente la percezione dell’identità del singolo, ha altresì contribuito al rapido diffondersi di una riflessione sulle diverse categorie di individui, stereotipi e tabù sociali e sessuali. Un’analisi che ha coinvolto in modo trasversale tutti gli ambiti e settori culturali.

“la “riscrittura dei miti” riemerge per rinarrare la soggettività quale elemento determinante per le collettività in lotta, trasformando la funzione mitopoietica in processo di soggettivazione”.

In questo, a mio avviso, risiede il grande fascino dell’opera compiuta da Pinto, che in uno slancio di profonda comprensione delle dinamiche attuali, presenta una squisita analisi del “multi-verso temporale transfemminista”, del potere dello storytelling trasformato in potenza poethica, del “queer” gender, affrontando la vasta gamma di riflessioni legate all’identità, non solo della misteriosa scrittrice italiana, bensì della gamma di stereotipi contemporanei, non sempre di facile comprensione, donando al pubblico l’occasione di reinterpretare i linguaggi moderni, alla luce della comprensione di un nuovo universo di significati.




Elena Arzani

@arzanicurates