martedì 5 novembre 2019

#PagineCritiche - Il parricidio divino secondo Olivier Roy, ossia come l'Europa si sta liberando di Cristo


L’Europa è ancora cristiana?
di Oliver Roy
traduzione di Michele Zurlo
Feltrinelli, 2019

pp. 160
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Benché sia interessata a difendere il diritto dei musulmani a praticare la propria fede, per la Chiesa non può esservi uguaglianza di religione in Europa; in questo come in altri casi, essa rifiuta il relativismo religioso. (p. 107)
Diamo abbastanza per scontato, camminando in una qualunque città europea, di imbatterci prima o poi in una chiesa: in effetti a oggi sono presenti, solo sul suolo italiano, 65.486 chiese pubbliche, mentre molto più raro è trovare una sinagoga (ve ne sono circa 130) o una moschea (sono 10 costruite ad hoc, di cui 5 complete di minareto, anche se i luoghi di culto riservati all’Islam sono oltre mille).
Non ci stupiamo: diamo per assodato che il cristianesimo è inscritto nel nostro DNA di europei, almeno quanto lo sono Impero romano, Illuminismo e Rivoluzione francese.
Ricordo tuttavia come anni fa un’amica islandese in visita a Roma mi chiese, con sincera curiosità, cosa fossero quegli edifici decorati, nascosti fra i palazzi o più spesso anticipati da una grande piazza, che recavano ovunque immagini e scritte strane. Questa mia amica che veniva dalle estreme propaggini dell’Europa – un’europea dall’istruzione superiore – pur percependo una sostanziale alterità fra quegli strani edifici e gli altri palazzi, non era in grado di riconoscere una chiesa. Com'era possibile?
Olivier Roy, islamista e politologo francese, attraverso il suo saggio, tanto agile quanto complesso, prova a fornire risposta, oltre che a questa, a tante altre spinose domande inoltrandosi nella stratificata e intrecciata storia del rapporto fra cristianesimo ed Europa a partire dalle loro origini per arrivare ai giorni nostri.
Che infatti la storia dell’Europa sia fino a un certo momento anche la storia del cristianesimo è un assunto talmente ovvio da necessitare appena di un capitolo iniziale intitolato, appunto, L’eredità cristiana: un dato evidente. Per tutto il medioevo e nella prima modernità le due narrazioni praticamente coincidono, soprattutto se consideriamo – sulla base dell’idea che l’identità si costruisce anche (soprattutto) attraverso il confronto/scontro con l’altro, o meglio con ciò che elemento identitario non è – che l’altro in questo caso è stato l’Islam. Lo sforzo fatto dall’Europa per non venir assimilata dall’Islam e dalla sua controparte "terrena", ossia i turchi – ora che i barbari erano diventati parte integrante dei territori dell’ex Impero romano, e che anzi proprio quei barbari, per secoli tenuti fuori dai limes, costituivano il fulcro nodale dell’Europa nonché l'eredità dei latini –, così come la persistenza della Chiesa in ogni campo umano, dal sapere (per secoli i monasteri, e poi le università, sono stati depositari della conoscenza) alla morale, hanno reso questa identità perfetta: l’Europa era la terra del cristianesimo.
Poi sono cominciate le guerre di religione, scatenate dalle accuse di Lutero nel 1517 e dalla conseguente nascita del protestantesimo; abbiamo avuto conflitti interni che hanno spaccato l’Europa almeno fino alla pace di Vestfalia del 1648, che ha visto l'imporsi degli stati nazionali; abbiamo avuto l’Illuminismo, la Rivoluzione francese e poi quella proletaria; il saeculum terribilis, almeno per la religione, dell’ottocento anticlericale; il nichilismo, la psicoanalisi (che, paradossalmente proprio dall’interiorizzazione agostiniana e dalla confessione cristiana prende le mosse); lo sviluppo delle scienze contemporanee, il Sessantotto. In una parola: la secolarizzazione di un'Europa che nasce cristiana.
Leggendo le pagine di Roy, si capisce come, se da un lato la Chiesa ha assistito e spesso preso parte a tutti questi eventi, provando là dove possibile a divenirne protagonista, dall’altro da un certo punto in poi ha cominciato ad arrancare, in quale modo a perdere il contatto con una realtà che le è divenuta sempre più estranea e lontana dalle proprie premesse teologiche ed escatologiche. Basti pensare, come fa presente l’autore nel quarto e nel quinto capitolo del libro, che il Concilio vaticano II, nato con l’intento di venire a patti con la modernità – ossia con la fine del pensiero unico e della narrazione globale a favore di un pluralismo gnoseologico ed etico –, pur avendola riconosciuta l’ha fatto con notevole ritardo, quando ormai lo spettro della modernità aleggiava già da quasi un secolo; e nel momento in cui riconosceva questo strano mostro che ha deturpato l’Europa, proprio fra le sue strade andava verificandosi un ulteriore cambiamento, quello culturale provocato dal Sessantotto che ha imposto un nuovo paradigma, in direzione ostinata e contraria rispetto a quello della Chiesa.
E tutto questo mentre la minaccia – per la Chiesa come per le destre populiste – dell’Islam si riaffacciava più pericolosa che mai.
Roy dimostra, insomma, come la Chiesa sia rimasta indietro, ancorandosi a un passato glorioso ma defunto, a volte contaminando la propria identità con elementi modernisti che hanno tentato, invano, di rispondere alle nuove sfide. E tutto ciò mentre la contemporaneità si dotava di risposte nuove alle nuove necessità: il divorzio, il diritto all’aborto, il matrimonio omosessuale, l’eutanasia, lo svincolarsi dalla progettazione genetica tanto cara al Dio dei cristiani. L'autore dimostra anche come, da un certo punto in poi, e sebbene sia palese il ruolo del cristianesimo nella nascita dell’identità europea, quest’ultima abbia in qualche modo preso a guardare altrove: alle vittorie dell’Illuminismo, a quella liberalità alla base dell’autonomia e dell'autocoscienza che è tanto invisa a chi, invece, crede ancora oggi che tutto ciò che siamo lo dobbiamo a un Dio la cui voce riecheggia, ahilui, fra le pareti di chiese sempre più spopolate.
L’Europa è ancora cristiana? è un testo di notevole interesse e in grado, pur in poco più di 150 pagine, di sviscerare appieno un tema fondamentale. Non è tuttavia un testo semplice, poiché per comprendere tutti gli argomenti trattati è necessario conoscere la storia europea, quella del cristianesimo, la filosofia almeno medievale e moderna, così come gli ultimi sviluppi politici del nostro continente.
Diciamo che in ogni caso il messaggio di Roy passa anche senza troppi approfondimenti, ed è un messaggio fin troppo lampante.

David Valentini





Ma è proprio vero che l'Europa è la culla del cristianesimo? E quanti di noi italiani, battezzati, frequentano regolarmente la chiesa, magari anche solo la domenica mattina? Quanti di noi che ci professiamo cattolici si confessano? Quanto, di fatto, siamo cristiani? E quanto invece figli dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese? E queste realtà sono poi così antagoniste fra loro? Ecco, il saggio di Olivier Roy tenta di dare una risposta a queste domande fondamentali. Lo fa ripercorrendo la storia dell'Europa e quella del cristianesimo, dalle origini ai giorni nostri. Un bel libro di cui ci parlerà a breve il nostro @darvax. #libri #books #instabooks #bookstagram #lettura #inlettura #reading #nowreading #bookshelf #bookporn #bookreading #booksofinstagram #igersitalia #iger #criticaletteraria #saggio #religione #politica
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