giovedì 10 gennaio 2019

«Rosa è di tutti ma i soldi sono suoi»: Alberto Schiavone si misura con la biografia di una prostituta

Dolcissima abitudine
di Alberto Schiavone
Guanda, 2019

pp. 250
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



«Chi decide che cosa si diventa?»: è una domanda che resta senza risposta, ma Rosa - all'anagrafe Piera Cavallero - non è disposta a soffermarsi troppo su riflessioni prive di qualsiasi utilità. Lei ha venduto il suo corpo per cinquant'anni, è stata imprenditrice di sé stessa in casa, mai per strada, concedendosi anche a venti uomini al giorno: le hanno chiesto e fatto di tutto, questo è vero, ma erano pur sempre clienti e come tali andavano rispettati, come le aveva insegnato sua madre, prostituta immersa nella miseria fino al collo, che le aveva donato solo i rudimenti della sua professione. E Rosa non si era mai ribellata, né aveva pensato di poter fare altro. D'altro canto, non si è trattato sempre e solo di sesso a pagamento; alcuni clienti si sono trasformati in altro, sono passati da casa sua per decenni: sono cresciuti, si sono sposati, hanno avuto figli e affrontato malattie, il tutto mettendo Rosa al corrente delle loro vicende personali, cercando in lei una confidente, un'amica. E chiedendole, disperatamente, di aiutarli a dimenticare per qualche ora. Lei lo ha fatto, con la dedizione di chi si dona completamente, senza porre limiti né rifiutare richieste; a volte le è anche piaciuto e per alcuni clienti ha provato affetto: non solo la professionalità, ma anche una sorta di paradossale fedeltà l'hanno portata a restare a Torino per anni, senza prendersi giorni di vacanza o momenti di svago vero e proprio. Intanto, i soldi si accumulavano, così come le speculazioni e gli investimenti, ma una domanda ha iniziato a rintoccare con sempre maggiore insistenza: che ne è di mio figlio? Rosa infatti ha partorito un bambino quando era appena adolescente e poi non le è rimasto che un corpo svuotato, bellissimo, di cui prendersi cura quasi maniacalmente. Un corpo pieno di abbracci, ma privo dell'unico davvero desiderato.

Ecco, dunque, che alla biografia senza fronzoli di Rosa si intreccia quella di Piera, ovvero ai ricordi preponderanti della professione - senza veli, sempre descritti e mai allusi, chiamando le varie parti anatomiche per quello che sono -, si avvicendano le ricerche della madre mancata, che vuole avvicinare anche se per pochi momenti il figlio. Di lui, d'altra parte, sa tanto: per anni lo ha osservato da lontano, ha sempre saputo dove trovarlo, ma col passare degli anni il desiderio di sapere le sue abitudini si trasforma in una sorta di ossessione. Più il tempo passa e il corpo di Rosa invecchia, nonostante il ricorso alla chirurgia plastica, più la distanza di suo figlio viene avvertita per quello che è: uno squarcio sempre più largo, che minaccia di farsi irreparabile, se non vi si pone rimedio in fretta. 

Per narrare la vicenda di Rosa, Alberto Schiavone non lesina dettagli, né si pone inutili (e anzi dannose) remore nel raccontare la sua vita, ravvivata solo dall'incontro con clienti tanto diversi: i corpi degli uomini non hanno segreti per Rosa, che tradisce una certa fierezza nel saper sempre come eccitare e accontentare tanti avventori. Ma sono proprio solo questi uomini a far da variabile alla sua invece prevedibilissima vita, impegnata solo nel fitness e nell'osservazione sulla vita del figlio. La storia intanto passa, ogni tanto Schiavone apre un paragrafo o due sulla contemporaneità, su quel che accade fuori dalle finestre di Rosa, su quell'attualità che non l'ha mai davvero colpita: è invece molto più preoccupata dal trascorrere del tempo sul suo corpo, dai primi segni di decadimento fisico che legge prima sui suoi clienti invecchiati e poi su se stessa... 
È così che Schiavone ci fa entrare nel mondo semplice - per molti claustrofobico - di Rosa, con una sensibilità in grado di calarsi nei panni femminili della protagonista, ma senza mai edulcorare la realtà. Se la paratassi ci fa inizialmente pensare allo stile semplice di Rosa, non sono rare le frasi nominali che accostano termini con un nonsoché di lirico, che non cozzano con il contesto tutt'altro che poetico, ma lo descrivono in modo sorprendente. Una bella prova, che racconta una vita fieramente convinta di essere diversa e invece, suo malgrado, alle prese con le paure di tutti.  

GMGhioni


«Chi decide che cosa si diventa?»: è una domanda che resta senza risposta, ma Rosa - all'anagrafe Piera Cavallero - non è disposta a soffermarsi troppo su riflessioni prive di qualsiasi utilità. Lei ha venduto il suo corpo per cinquant'anni, è stata imprenditrice di sé stessa in casa, mai per strada, concedendosi anche a venti uomini al giorno: le hanno chiesto e fatto di tutto, questo è vero, ma erano pur sempre clienti e come tali andavano rispettati, come le aveva insegnato sua madre, prostituta immersa nella miseria fino al collo, che le aveva donato solo i rudimenti della sua professione. E Rosa non si era mai ribellata, né aveva pensato di poter fare altro. Nel nuovo romanzo, #AlbertoSchiavone narra una biografia decisamente insolita, con la sensibilità e al tempo stesso lo scioccante realismo di chi non tralascia nulla. Il libro sarà in libreria dal 10 gennaio; intanto @gloriaghioni vi consiglia di inserirlo in wishlist! #Guanda #Preview #Anteprima #criticaletteraria #inlettura #inlibreria #daleggere #biografia #bookstagram #inuscita #novitàeditoriale
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