martedì 3 luglio 2018

#PagineCritiche - Il mondo cambia perché noi cambiamo e così il tempo


Il futuro che verrà
Quello che gli scienziati possono prevedere
a cura di Jim Al-Khalili
Bollati Boringhieri, 2018

pp. 237 
€ 23



Qual è il tempo più affascinante? Certamente il passato, dato che potendolo osservare con uno sguardo ex-post si è in grado rintracciare collegamenti e tracce altrimenti insondabili. Eppure, a conti fatti, è il futuro il tempo che più di tutti si configura come una vera sfida per l'essere: ed una sfida è, in un certo qual modo, questo Il futuro che verrà a cura di Jim Al-Khalili, una raccolta di saggi ottimamente organizzati per Bollati Boringhieri che tentano, da un punto di vista eminentemente scientifico, di ragionare e prevedere gli sviluppi futuri della nostra società e del mondo intero. Mica facile, direte voi; e avete perfettamente ragione: eppure il libro si presenta come interessantissimo e anche molto facile. Una lettura obbligata non solo per il futuro ma anche e soprattutto per l'immediato presente.
La parola d'ordine di questo Il futuro che verrà non è tanto la previsione, più o meno futuribile, quanto il ragionamento desunto da competenze. Infatti competenza è la chiave di volta per concepire al meglio l'intero volume. Tutti quelli coinvolti nella realizzazione del libro infatti possiedono fior fior di competenze, sviluppatesi in anni e anni di studio "matto e disperatissimo". E non bisogna derubricare questo dato di fatto come qualcosa di poco importante. Perché, in un certo qual modo, è praticamente l'unica cosa che conta.

Già, perché quando Adam Rutherford parla di "Biologia sintetica" e Anna Ploszajski si esprime intorno ai "Materiali intelligenti", non sono giornalisti o semplici appassionati a trattare degli argomenti, ma si tratta di seri professionisti che fanno di questi temi e di questi argomenti il loro diretto lavoro. Non è una sottolineatura da poco in un mondo che, almeno a livello politico, pare invece sempre più virare verso una carenza di competenze cronica.

E invece no, questo libro dice tutto il contrario e lo fa parlando dell'argomento più ostico e magmatico di tutti, ovvero il futuro. Futuro che, per la sua stessa natura di "non compiuto" o meglio "ancora da compiersi" è chiaramente a rischio di smentita ma anche, ed è qui il dato più affascinante, rischia di prevedere davvero (o comunque molto vicino) come andranno le cose.

E il futuro presentatoci in questo libro non è di quelli distopici o catastrofici a cui ormai siamo abituati. Certo non si fa mistero dei grandi problemi e delle enormi sfide a cui l'umanità è attesa (la sovrappopolazione, l'inurbamento sempre più spinto, le grandi migrazioni di massa, la penuria di risorse), ma è anche e soprattutto volto a trovare delle soluzioni. Che si tratti "dell'internet delle cose" della già citata "biologia sintetica", oppure della "genetica applicata alle semenze", le soluzioni raccolte nel volume sono variegate e spiegate con un linguaggio semplice e diretto, senza che il lettore possa provare la benché minima difficoltà nell'apprendere questa ipotesi di futuro.

E se oggi saprete (o almeno avrete una certa quale idea) su ciò che accadrà domani, sarà anche grazie a questo Il futuro che verrà.

Mattia Nesto