giovedì 1 marzo 2018

#PagineCritiche - "Credere": la scommessa di Dario Antiseri

Credere. Dopo la filosofia del XX secolo
di Dario Antiseri
Armando editore, 1999/2017

128 pp.
€ 15,00



Dopo l'immagine di copertina, è il titolo di un libro a indicare la via al lettore interessato. Perché comprare proprio questo testo?, ci si chiede. E se ciò vale moltissimo per la narrativa, nella saggistica il discorso non cambia poi granché.
Prendendo il mano il saggio di Antiseri, infatti, le domande che nascono sono: perché all'autore appare così difficile credere "dopo la filosofia del XX secolo", al punto da spingerlo a difendere una posizione che molti reputano naturale, ossia quella religiosa? Cos'è cambiato nel Novecento rispetto ai tempi precedenti? Dopo tutto il sentimento religioso è stato fortemente attaccato anche dalla filosofia empirista (si pensi a David Hume e ai suoi postumi Dialoghi sulla religione naturale) e da alcune correnti estreme dell'illuminismo (pensiamo solo a Diderot e D'Holbach, e in generale all'ateismo materialistico).
Nell'Ottocento, poi, esplode la rivoluzione darwiniana che tanto è riuscita a mettere in crisi argomenti teologici/teleologici classici come quello del disegno divino. E in effetti è proprio nell'Ottocento che troviamo le radici di quelle filosofie novecentesche contro cui Antiseri si scaglia per difendere la propria posizione religiosa, correnti di pensiero così forti e così estreme che, affiancate a grandi catastrofi storiche come le due guerre mondiali, l'Olocausto e la creazione della bomba atomica, sono riuscite a mettere a dura prova la possibilità di una vita religiosa.
Parliamo di correnti nate dal positivismo scientifico, da autori tedeschi post hegeliani come Feuerbach e Nietzsche, ma anche (soprattutto, poiché più contemporanee e di più grande impatto politico o scientifico) dalle grandi costruzioni filosofiche di Freud e Marx. Antiseri arriva anche alla filosofia analitica, allo strutturalismo, all'esistenzialismo ateo di Sartre: queste sono tutte correnti di pensiero che hanno fatto dell'immanenza e della caducità in questa vita il proprio cavallo di battaglia.
Antiseri chiama queste filosofie il pensiero forte, associandole ad altri pensieri forti come quello cartesiano, kantiano o hegeliano: visioni del mondo a tutto tondo, sistemi di pensiero in grado di racchiudere dentro sé tutti i campi del sapere ma, soprattutto, fondati su una metafisica a propria volta fondante il mondo.
Queste filosofie sono, per l'autore, in netto contrasto col sentimento religioso, il quale tuttavia solo è in grado di dare senso alla vita. Il filosofo infatti basa la propria teoria sul fatto che né la scienza, né la filosofia (tanto meno l'arte) sono in grado di trovare o dare senso alle cose: la scienza risponde ai come, non ai perché; la filosofia pone domande e indaga le risposte, ma non riesce a darne di ultime.
«Il senso - ripete Lacan con Freud - è sempre religioso»; e ancora: «Il "nulla", il nulla di senso, riguarda soltanto il senso umanamente costruibile; non sfiora il senso umanamente, molto umanamente, invocabile».

A dare senso alla vita è la religione. L'uomo - questa è una posizione forte - può solo invocare da Dio il senso della vita. Partendo da questo punto di vista, Antiseri dunque tenta di abbattere quei pensieri forti predicatori di assoluti terrestri contrari al sentimento religioso; al contempo, però, si apre al dialogo con quei pensieri deboli che, invece, lasciano spazio alla fede: «È, di certo, necessaria una filosofia che renda libero lo spazio della fede, che distrugga quegli assoluti terrestri che hanno preteso di negare lo spazio della fede».
Interessantissimo e molto costruttivo è qui il confronto con Gianni Vattimo, fautore di quel pensiero debole che, in stretta connessione con la condizione post moderna di Lyotard, predica un pluralismo linguistico, religioso, morale e politico perfettamente coerente con le tendenze occidentali del secondo novecento.

Con Pascal, ma anche rievocando lo spettro di Tertulliano e del suo credo quia absurdum, Antiseri afferma con coraggio che la fede è una scelta, un atto personale, un salto nel vuoto: una scommessa, appunto. E prosegue affermando che si può scegliere di credere o non credere ma che, una volta scelto il primo percorso, bisogna accettare certe questioni nonostante siano contro la ragione: per esempio, che Dio esiste ed è onnipotente nonostante il male e la sofferenza innocente; ma anche che Cristo è stato uomo e Dio, che è stato crocifisso e che si sia sacrificato per noi.

Il dubbio è lecito, anzi, «il dubbio è l'altra faccia della fede» ed è per questo che non bisogna mai smettere di porsi domande, neanche in ambito religioso; tuttavia, resta chiaro per Antiseri che la fede è l'unico atto in grado di dare senso a questa vita.
Credere è dunque un testo agile quanto denso, a tratti di difficile comprensione soprattutto nei riferimenti storici e filosofici, ma in grado in ogni caso di consegnare al lettore delle ottime domande (fondamentali, direi) a cui tentare di dar risposta.

David Valentini