lunedì 17 dicembre 2012

Thomas Mann, "Tonio Kröger"


Tonio Kröger
di Thomas Mann
traduzione di Emilio Castellani

Mondadori, 2000 (1903)

162 pp. (con testo a fronte)



Tra le due grandi imprese dei Buddenbrook e de La montagna incantata, Thomas Mann ci regala con Tonio Kröger un romanzo breve di eccezionale bellezza. I temi che attraversano gran parte della sua opera si ritrovano qui condensati ed espressi con un’ispirazione poetica fortemente sentita proprio perché generata dalla stessa vita biografica dell’autore.

I primi capitoli ci parlano di un’età tenera, adolescenziale, ancora informe che però presenta già il germe di un’inquietudine che accompagnerà la vita Tonio. Inquietudine che appare quasi inevitabile, Tonio ne è segnato già nelle sue radici: il padre appartenente al patriziato borghese , fedele e rigido esecutore della morale mercantile e poi la madre tedesco-brasiliana che incarna la voluttuosità meridionale, l’amore per l’arte e lo spirito libero; mai contrasto poteva essere più netto. Da subito si delinea la crisi del ragazzo-uomo-artista, la “malattia” dell’arte determina per Tonio un rapporto mancato col mondo. Siamo immersi nel travaglio interiore del protagonista che si muove tra un velato orgoglio e un pressante senso di colpa per la sua “diversità interiore”, come afferma Tonio “il martirio e l’orgoglio del conoscere”. La distanza tra Tonio e coloro che non hanno conosciuto l’arte è segnata da elementi ripetuti che diventano simbolici, gli occhi azzurri simboleggeranno l’umanità spensierata e la vita dei “felici”. Nessun vero legame potrà mai esistere tra Tonio che preferisce leggere il Don Carlos  e Hans Hansen semplice, biondo che preferisce l’album con le fotografie dei cavalli. Affascinante il lungo dialogo tra Tonio e l’amica Lisaveta, un dialogo che si configura quasi come un saggio critico sull’arte e sull’artista, un corpo a corpo con la letteratura che come un amante provoca anche sofferenza:
 Non parlate di “mestiere”, Lisaveta Ivanovna! La letteratura non è affatto un mestiere, ma una maledizione, perché lo sappiate. E da quando comincia a farsi sentire questa maledizione? Presto, terribilmente presto. A un’epoca in cui si potrebbe ragionevolmente pretendere di vivere d’amore e d’accordo con Dio e con il mondo, uno comincia a sentirsi segnato, a rendersi conto d’essere in incomprensibile contrasto con gli altri, coi normali, con la gente ordinaria; sempre più in fondo si scava l’abisso di ironia, d’incredulità, d’opposizione e di lucidità, di sensibilità, che lo separa dagli uomini; la solitudine lo inghiotte, e da quel momento non c’è più possibilità di intesa.
Ma se facciamo un passo indietro troviamo una lirica e potente “descrizione” della letteratura:
Si dedicò tutto alla potenza che gli appariva come la più sublime della terra (...) la potenza dello spirito e della parola, sorridente in trono sopra la vita inconsapevole e muta. (..) Acuì il suo sguardo, gli rese trasparenti le grandi parole che gonfiano il petto degli uomini, lo fece chiaroveggente e gli mostrò l’essenza intima del mondo e tutto, tutto quello che sta dietro le parole e le azioni (...).
Ma la letteratura esige un prezzo in cambio di tutto questo «scontare l’errore commesso nel voler cogliere una foglia, una sola fogliolina di alloro poetico senza pagarla con la vita».
Da questo momento in poi il romanzo proseguirà con un’inquadratura fissa sul soggetto e uno sfondo che prima presenterà un’ormai estranea Lubecca e poi farà spazio agli echi del baltico  e alla luce del nord. La scrittura scandisce un tempo rallentato e solitario, in un viaggio che si configura come elemento costante nella sua formazione. In questo luogo, dopo decenni, a sorpresa, i mondi di Tonio e di Hans e Ingenborg si sfiorano di nuovo, con più delicatezza. Nel finale i due poli opposti si avvicinano, le punte si smussano e l’inquietudine se non si placa almeno si riconosce come qualcosa di compiuto; non ci sarà risoluzione ma conciliazione. Mann crea sul finale un’atmosfera fascinosa che sembra attingere la sua poesia da un luogo lontano ma che arriva potente, chiara e lineare al lettore.

Valeria Inguaggiato