giovedì 10 novembre 2011

Editori in ascolto - TRIBEART ● dieci anni di contemporaneo







intervista a
Giacomo Alessandro Fangano
direttore editoriale
www.tribeart.it




Sono molto lieto di presentare un progetto editoriale a cui mi sento molto legato. Tribeart è anzitutto la mia prima casa giornalistica e il mio primo approccio al mondo della critica d'arte contemporanea. Per i pochi che non lo conoscono Tribeart (www.tribeart.itè il primo mensile a distribuzione gratuita dedicato alle arti visive in Sicilia e non solo.
Ho l'onore e il piacere di dare il benvenuto, nel salotto di CriticaLetteraria, a Giacomo Alessandro Fangano, direttore editoriale e fondatore della rivista insieme a Vanessa Viscogliosi.




Benvenuto!


GAF:
Grazie dell'invito. Sono molto contento di rispondere alle vostre domande.


Tribeart – rivista, cooperativa del settore della promozione culturale, community network, storico protagonista dell'arte contemporanea siciliana e non solo – il suo ruolo se l'è guadagnato con coraggio e grande senso d'amore per il lavoro. Così Tribeart oggi rappresenta qualcosa di più di una rivista; è un progetto che ha vinto, è la prova che la Sicilia vibra d'una bellezza che aspetta solo d'essere valorizzata. Ma cosa rappresenta per voi? Per voi che siete al di là del progetto?

GAF:
Quando nel 1999 Vanessa Viscogliosi ha fondato a Roma il portale Tribenet.it - La Tribù italiana dell'arte, internet in Italia era ancora poco diffuso e un progetto di quel tipo era assolutamente pionieristico, infatti erano non più di quattro o cinque. Poi dal 2001 ho attivato la redazione catanese e nel 2003 è arrivata anche la versione cartacea, Tribeart – La guida mensile alle arti visive siciliane, con il socio di allora, Rocco Rossitto, che è stato con noi nel primo anno. Tutti e tre insieme non raggiungevamo i settant'anni di età. Essendo molto giovani e non avendo capitali alle spalle abbiamo vissuto ogni passo come una grande conquista e probabilmente solo la tenacia e l'incoscienza dell'età ci hanno consentito di essere ancora qui dopo tanti anni, mentre abbiamo visto chiudere, purtroppo, tante altre realtà della stampa free press che per mancanza di pubblicità hanno cessato le pubblicazioni. Abbiamo sempre creduto nella forza e nel ruolo sociale dei free press e quindi abbiamo sempre insistito molto su questo aspetto.Un altro nostro punto di forza è il supporto delle altre attività della nostra cooperativa, che si occupa di editoria, grafica, comunicazione, pubblicità e organizzazione di eventi culturali, che garantisce i capitali necessari alla pubblicazione del mensile anche quando ci sono poche pubblicità.


Alcune copertine di Tribeart, dal 2003 a oggi
www.tribeart.it


Le Istituzioni pubbliche siciliane solo di recente cominciano a dare attenzione al mondo della promozione culturale e dell'arte contemporanea. La cultura in Sicilia fin'ora ha rappresentato spessissimo solo un'attività satellite e sfortunata, più o meno funzionale ai giochi di potere – anche sotto le migliori amministrazioni, e con i migliori assessorati. La rinascita culturale dell'Isola è un'urgenza soprattutto di questa generazione. Ma Tribeart era già sulle macerie, quando ancora non se ne parlava. Qual è stata la vostra molla, l'Idea che vi ha spinto a non demordere?

GAF:
In questo, paradossalmente, il problema è nella nostra grandiosa millenaria storia. Quando nel 2003 abbiamo deciso di concentrare le nostre attività in Sicilia la situazione del “contemporaneo” era drammatica. Pochi spazi, poco interesse delle istituzioni e l'idea diffusa che se hai la Valle dei Templi o Selinunte o il Teatro Antico di Taormina – che comunque non riusciamo a gestire e valorizzare come meritano – ci si può permettere di essere una periferia della contemporaneità. Iniziative come la ricostruzione post sismica di Gibellina, voluta fortemente dal senatore Corrao, recentemente scomparso, o la Fiumara d'Arte di Antonio Presti erano considerati velleitari tentativi di due personaggi fuori dalle righe e, per questo, erano osteggiati.
Poi negli ultimi cinque anni le cose sono migliorate notevolmente, ma solo grazie alla nascita di fondazioni private e di qualche politico più sveglio ha capito che può sfruttare la “forza”, anche comunicativa, del contemporaneo.
Noi abbiamo sempre pensato che questa onda lunga che già al nord era attiva da anni prima o poi sarebbe arrivata anche in Sicilia. E così è stato...


e quali sono state le vostre principali difficoltà?

GAF:
L'editoria in Sicilia è ingessata perché c'è un monopolio di fatto che blocca le altre realtà e quindi i piccoli devono trovare spazi editoriali “alternativi” per poter crescere. In più, sembra assurdo detto oggi, ma non tutti gli operatori culturali hanno capito che non basta organizzare un evento d'arte se poi non lo si “comunica”! Gli enti pubblici alle prese con i buchi di bilancio non investono più in pubblicità e, se lo fanno, ovviamente e per tantissime ragioni anche extra editoriali, è prioritario il gruppo monopolista.
C'è anche un problema di prospettiva da parte di alcuni operatori, galleristi in particolare, che non hanno colto come la nostra crescita sia un supporto fondamentale anche per la loro.


Tribeart ha rappresentato per molti critici e artisti un luogo d'incontro privilegiato e prezioso, un importante approdo, ma anche un fondamentale trampolino di lancio. In questo avete dato un esempio concreto di come una rivista può giocare la sua parte nella crescita culturale e nella valorizzazione di una comunità artistica e intellettuale. Per questo Tribeart è anche una network comunity, online dal 1999. Questo, a mio avviso, è l'aspetto più affascinante di TRIBE: aver creato un mondo, dove prima c'era solo la possibilità. Quanto è importante per voi trovare nuovi talenti, costruire nuovi mondi, piuttosto che valorizzare solo quello che c'è già?

Giacomo Alessandro Fangano
www.tribeart.it
GAF: Abbiamo dato e continuiamo a dare voce a centinaia di artisti in tutta Italia, e in Sicilia in particolare, senza chiedere loro niente in cambio.
In un'editoria sempre più prezzolata, in questi dodici anni abbiamo segnalato la stratosferica cifra di diecimila mostre, sempre a titolo gratuito. Gratuitamente abbiamo recensito centinaia di mostre di artisti emergenti o affermati, contribuendo spesso a far conoscere i primi. Basta pensare alle copertine di Tribeart che abbiamo concesso ad artisti poco conosciuti ma che secondo noi hanno qualcosa in più.
La nostra “palestra” ha anche formato giornalisti, giovani critici, che affianchiamo a docenti dell'Accademia o dell'Università che collaborano con noi.
Credo che i quasi settemila fan che abbiamo sulla pagina di Facebook, le centinaia di followers su Twitter, siano un segnale importante, e credo molto nel nostro sito ufficiale, www.tribeart.it, che a breve sarà online con una nuova release completamente diversa con ancora più spazio per la condivisione di idee, esperienze e immagini.




Notissima è ormai la polemica che vide protagonisti Elio Vittorini e Palmiro Togliatti riguardante la rivista Politecnico. Vittorini non accettava che una rivista letteraria dovesse sottostare alle ragioni di partito. Scrive sul Politecnico n°35, gennaio 1947: «Rivoluzionario è lo scrittore che riesce a porre attraverso la sua opera esigenze rivoluzionarie, [ma] “diverse” da quelle che la politica pone: esigenze dell'uomo […] ch'egli soltanto sa scorgere nell'uomo, che è proprio di lui scrittore scorgere, e che è proprio di lui scrittore rivoluzionario porre, e porre “accanto” alle esigenze che pone la politica, porre “in più” delle esigenze che pone la politica.» Amerei un tuo commento.

GAF:
Il rapporto fra intellettuali e politica è stato sempre molto controverso. Chi esercita una professione “di pensiero”, scrittore, artista, musicista, giornalista o editore deve essere libero da condizionamenti per poter agire seriamente e serenamente. Ma la cosa che mi preme sottolineare è che oggi, come forse mai in passato, è fondamentale essere sempre connessi con ciò che avviene, nella propria città, nella propria nazione, nel mondo. Ad esempio in redazione convivono idee politiche anche radicalmente diverse, ma non ci interessa la politica dei partiti.
Io mi sono commosso quando in punto di morte il padre del protagonista del film Baaria, di Tornatore, in punto di morte dice «la politica è bella». E lo dico anche oggi che c'è questo sentimento “anti-casta”.Ciascuno di noi con il proprio impegno fa politica, nel bene e nel male. Più politica “positiva” facciamo nei nostri gesti quotidiani e meno spazi per la brutta politica lasciamo ai politici di professione.



Grazie per la tua disponibilità. A presto!

GAF:
Grazie mille a voi.





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Nato nel 2003, su iniziativa di TRIBE Società Cooperativa, TRIBEART è il primo mensile a distribuzione gratuita dedicato alle arti visive della Sicilia.
Tante le rubriche, da Urban a Spazi Aperti fino a Ricreazione, il mega contenitore che parla di architettura, design, musica, letteratura, cinema, teatro, reciclo e molto altro. E poi recensioni, interviste, segnalazioni e un ricco calendario delle mostre siciliane.
TRIBEART è una testata di arte e cultura contemporanea giovane ma autorevole, semplice ma accurata nella grafica e nella scelta dei contenuti. Si rivolge a lettori curiosi e attenti ai fermenti culturali. Si avvale della collaborazione di giornalisti, di curatori, di critici e storici dell’arte, di filosofi, di docenti universitari e di artisti.
Il periodico, stampato in 8.000 copie, viene distribuito gratuitamente in Sicilia e in abbonamento in tutta Italia. Diffuso tramite i maggiori social network e una nutrita mailing list (oltre 10.000 utenti), TRIBEART è inoltre scaricabile dal portale www.tribeart.it, che conta ogni mese oltre 30.000 accessi. Una comunicazione trasversale che passa dal cartaceo al web.
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