lunedì 6 dicembre 2010

Mio figlio mi ha aggiunto su Facebook di Alessandro Schwed






Mio figlio mi ha aggiunto su Facebook

di Alessandro Schwed

ed. L'Ancora del Mediterraneo

collana Odisseo

pp.192 € 14,50



Una piccola premessa. Non vorrei sembrare banale e ingiusta, ma secondo me soltanto un genitore può comprendere fino in fondo un altro genitore. E questo a prescindere dall'età che hanno i rispettivi figli, perchè un sentimento di base accomuna tutti coloro che sono padri e madri: l'Amore con la A maiuscola, quel sentimento fortissimo che ti farebbe fare di tutto. Per un figlio ci si getterebbe davvero nelle fiamme. E' proprio di questo che parla il libro di Alessandro Schwed: d'amore. Anche se con toni ironici e fantasiosi, talmente fantasiosi da apparirire un po' iperbolici e surreali, il padre protagonista di questo romanzo breve fa una dichiarazione d'amore al figlio.


E' il padre stesso che vive l'adolescenza del ragazzo, vedendola come una mutazione improvvisa e terribile che ha trasformato in un estraneo ostile e ribelle il dolce bambino che solo qualche anno prima era affettuoso e gentile. Leo, soprannominato il Lungo, è un ragazzo quindicenne, introverso e con una grande passione per la chitarra elettrica. Il linguaggio con cui si rivolge al padre è infarcito di turpiloquio e di dispregiativi. Se io avessi osato pronunciare contro il mio genitore soltanto la millesima parte delle parolacce tranquillamente snocciolate dal Lungo, certamente mio padre mi avrebbe fatto entrare, a suon di pedate e di ceffoni, in una cassa, che successivamente avrebbe provveduto a spedire in Siberia.

Ma il babbo di Leo no...Lui tollera tutto e, invece di prodigarsi in ramanzine e punizioni, si spinge ovunque in favore del figlio, arrivando a compiere anche le azioni più improbabili e avventurose pur di restituire il sorriso al suo ex bambino, soprattutto quando quest'ultimo vive le sue prime pene d'amore via Internet.

L'adolescenza è vista come una trasformazione inesorabile, che rende stordito un attonito padre, il quale si chiede fino all'infinito come comportarsi con il proprio figlio. Ma la domanda fondamentale, secondo me, è: "come farsi ancora amare dal figlio"?


Secondo Alessandro Schwed
la risposta risiede nell'amicizia, o meglio in una buona dose di affettuoso cameratismo che si instaura tra il padre e il ragazzo, una volta superato il muro del silenzio e del turpiloquio che serve soltanto a mascherare la fragilità di Leo, a coprire il suo bisogno di essere aiutato a destreggiarsi nel mondo, ad affrontare la vita.

Per fortuna, il quindicenne rockettaro ha ancora bisogno del padre, e in qualche modo riesce sempre a comunicare con lui per chiedergli il suo aiuto, che gli viene prontamente elargito, anche nelle situazioni più impensabili e avventurose. L'ironia è il punto di forza di questo libro, che, in tono volutamente scherzoso, affronta uno dei problemi più seri della vita, il rapporto tra genitori e figli. Perchè arrabbiarsi, punire, minacciare, quando quello che vogliamo è semplicemente sentirci amati da nostro figlio, essere accettati da lui, entrare di nuovo a far parte della sua vita, del suo mondo? Questo vuole dirci Alessandro Schwed, e lo fa allegramente, parlando della realtà moderna in cui si destreggiano gli adolescenti, tra dichiarazioni d'amore su Internet e silenzi, tra bravate vissute in branco e paure inconfessabili. I ragazzi ci appaiono così come sono, nella loro fragilità malcelata dalla spavalderia e dalla falsa sicurezza, ancora tanto bisognosi dell'aiuto e del sostegno degli adulti.

Il padre di Leo, dal canto suo, è autoironico, fantasioso e pasticcione, ma dotato di una grande apertura mentale e di una disponibilità pressochè infinita ad addentrarsi nel mondo in cui vive suo figlio, venendogli sempre in soccorso.


Gli educatori più rigidi e seri forse disapproveranno questo approccio estremamente tollerante e amichevole alla realtà dei giovani. Io stessa, immaginandomi in un ipotetico futuro apostrofata e presa a male parole da un' Elena adolescente, forse riterrei opportuno ricorrere a qualche schiaffetto o a qualche seria punizione. Del resto una certa forma di rispetto, nei confronti dei genitori, è sempre e comunque dovuta. Il protagonista di Mio figlio mi ha aggiunto su Facebook mi appare, in un certo senso, completamente in balìa del figlio e dei suoi stati d'animo. Il sorriso del ragazzo è per lui il dono più grande; pur di vedere quel raggio luminoso sul volto del Lungo, il padre è disposto a tutto.

Mia madre, cresciuta da un padre militare e severissimo, da giovane sorrideva ben poco.

I suoi genitori non erano certo amichevoli e accoglienti; ciò che importava era che i figli rigassero dritto, che stessero bene attenti a quello che facevano e a come si comportavano.

Ora, qual'è la giusta via da seguire? Fermo restando che quello del genitore è in assoluto il "mestiere" più difficile al mondo, mi viene in soccorso, per l'ennesima volta, un detto latino, quel "in medio stat virtus"che si può applicare a tutte le situazioni.

Sì, il papà di Leo è decisamente troppo accondiscendente, troppo tollerante, troppo adorante. La situazione descritta nel libro, sebbene il tono sia fortemente e dichiaratamente ironico, è veramente eccessiva e l'epilogo della vicenda, a mio parere, lancia un messaggio un pochino diseducativo.


Resta il fatto che la lettura di Mio figlio mi ha aggiunto su Facebook è estremamente gradevole, che Alessandro Schwed scrive benissimo, con un'ottima proprietà di linguaggio e una divertentissima carica umoristica che ho apprezzato molto, poichè riesce in pieno nell'intento di sdrammatizzare quello che per molte famiglie è un problema serio e apparentemente privo di soluzione.


Irene Pazzaglia