martedì 27 luglio 2010

Un duetto jazzistico per un giallo d'autore

Acqua in bocca
di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli
Edizioni Minimum Fax, Giugno 2010
pp. 108
€ 10

In un Paese arretrato culturalmente come l'Italia gli eventi letterari sono ormai sempre più una rarità. Quando avvengono vanno dunque salutati, al di là dei risultati prodotti, sempre con gratidudine. In questo caso, inoltre, il risultato è anche ottimo.
L'incontro tra due scrittori, a differenze di altre arti, è sempre raro, difficoltoso e complesso, essendo lo scrittore (molto più che uno un musicista, un cantante o un pittore) estremamente individualista con un rapporto totale e non mediato con la sua scrittura.
Lucarelli e Camilleri sono riusciti però ad evitare questi limiti. La storia, scritta attraverso uno scambio epistolare tra i due personaggi più noti dei due autori - Grazia Negro e Salvo Montalbano - inizia descrivendo un omicidio all'apparenza inspiegabile. Proprio per la natura dialettica dello scritto, con una serie di rimandi, provocazioni, soluzioni da parte di uno scrittore nei confronti dell'altro (proprio come una jam session), la storia si sviluppa però in tutt'altra direzione. Un omicidio, che come è tipico della struttura del noir, parte da un assassinio per poi svilupparsi nella descrizione e critica della società e dei misteri italiani, fatta di intrighi, poliziotti corrotti e servizi segreti deviati(o no?).
Tocca avvisare il lettore che si aspettasse di trovarsi di fronte al solito Montalbano o alla solita Negro: non sarà così. I due personaggi, infatti, messi a confronto uno con/contro l'altro, piuttosto che rivolgersi al lettore avranno come scopo quello di differenziarsi rispetto all'altro rilevelando aspetti caratteriali ed investigativi inediti. La scrittura dei due autori si rivelerà però compatta e con una storia ben congegnata e scritta, al punto che alla fine del romanzo si riesce con difficoltà a comprendere chi sta scrivendo, Lucarelli o Camilleri.
Un unico difetto può essere ritrovato nella conclusione del libro che, senza voler togliere la sorpresa al lettore, possiamo definire sbrigativa, semplicistica e poco credibile per chi conosce la storia italiana.
Un'ultima nota di merito va data alla Minimum Fax: una casa editrice con pochi soldi ma molte idee, che riesce sempre a pubblicare libri di qualità senza cedere alla tentazione della facile vendita (non dimentichiamo che è stata la Minimum Fax a portare in Italia Raymond Carver, solo per fare un esempio). Una scelta che è stata giustamente riconosciuta da due autori importanti per un libro basato non soltanto sui nomi in copertina, ma su una storia originale ed accattivante.