lunedì 5 luglio 2010

Ritratto di donna: Gisella di Carlo Cassola

Gisella
di Carlo Cassola

1^ edizione: Milano, 1974

Quando si pensa alla protagonista di un romanzo, di solito la mente elabora un'immagine romantica, da eroina letteraria. Una donna travolta dalla passione, oppure sopraffatta dal dolore e dalla tragedia. Il personaggio femminile descritto con grande realismo e abilità da Carlo Cassola in Gisella non ha nulla a che vedere con tutto questo. Gisella è dotata di una bellezza delicata, è bionda, ha gli occhi celesti, un bel visino. E' una ragazza povera, orfana di entrambi i genitori, che è stata presa in casa per compassione da alcuni parenti alla lontana che abitano a Firenze. Sembra fragile, delicata; invece è fredda, calcolatrice, ipocrita, opportunista e cinica. Dopo aver lasciato un ragazzo innamorato di lei con cui si era fidanzata, Gisella si sposa per interesse con Antonio, un vicedirettore di banca per il quale non prova altro che disprezzo. Mette al mondo un figlio, Filippo, più per dovere che per senso materno, e tratta il marito con superiorità e scherno.
Gisella si considera una donna onesta, una signora rispettabile; tuttavia questo non le impedisce di avere una squallida relazione con lo zio che l'aveva accolta in casa, un donnaiolo impenitente e vanesio. Durante la Seconda Guerra Mondiale Antonio, che era stato spinto dalla moglie ad aderire al partito fascista, è costretto a nascondersi al Nord per evitare il linciaggio e rimane lontano per molto tempo senza dare più notizie.
Gisella, sperando che il marito sia morto, dapprima ha un flirt con Bill, un soldato americano, poi inizia a fare progetti matrimoniali con lo zio. Il ritorno di Antonio stravolge i suoi piani e la donna, piena di rabbia, per ferire il poveretto gli confessa a bruciapelo i suoi tradimenti.
Il senso di colpa affiora molto di rado in Gisella. In quei rari momenti di consapevolezza la donna riesce a vedere la sua bruttezza interiore, e a disperarsene:
"E' vero, sono una scombinata. Mi comporto male con tutti. Mi sono comportata male anche con Bill... Oh, zio, perchè sono fatta in questo modo...Mia madre, m'avrebbe dovuto schiacciare il capo appena m'ha messo al mondo...Come si fa con le vipere..."
Tuttavia l'introspezione, in Gisella, si limita a quelle poche crisi di pianto foriere di verità e di rivelazioni. In lei domina l'autogiustificazione, l'approvazione dei propri comportamenti, il rispetto di sè.
Gli anni difficili della guerra trascorrono. Gisella si trasferisce con il marito a Bologna. Ora può tranquillamente rivestire il ruolo che più le sembra adatto: quello di una signora borghese di tutto rispetto, che l'estate va in vacanza negli stabilimenti balneari più costosi, nella stessa località marittima in cui era stata da ragazza, con gli zii. Mentre in passato doveva darsi da fare per aiutare la zia nelle faccende domestiche, adesso la donna può ostentare un certo benessere.
E' una signora elegante, con il marito che è direttore di banca e con un figlio che sta per laurearsi e che è fidanzato con una ragazza di buona famiglia. Ha una bella casa, dove può ricevere le amiche. E si avvia tranquillamente verso la vecchiaia, verso quella fase in cui si è al riparo dalle intemperie della vita.
Carlo Cassola traccia magistralmente questo ritratto di donna falsamente e ipocritamente "perbene", ne coglie ogni sfaccettatura, dal cinico opportunismo, il tratto prevalente, sino ai rari lampi di pentimento e di costernazione.
Un ritratto di signora, o meglio, di una falsa signora.

Irene Pazzaglia