lunedì 5 luglio 2010

Memorie a perdere (una seconda lettura)

Memorie a perdere,
di Luigi Milani
Akkuaria

Il titolo di questa raccolta, Memorie a perdere, mi è piaciuto subito.

Memorie a perdere, come i vuoti che non possono essere resi, oggetti inutili di cui ci si vorrebbe disfare ma non si sa come fare, non ci si riesce, ti rimangono sul groppone. E di certo della memoria di ciò che accade al prigioniero torturato descritta nel primo racconto (Abu Ghraib) di questa raccolta ci si vorrebbe veramente liberare, la si vorrebbe dimenticare. L'autore racconta i fatti in maniera molto diretta ed esplicita, ma in fondo non mi sembra che aggiunga molto a quanto già si sa o si immagina, malgrado il tentativo di un coup de theatre finale che però mi ha lasciato un po' freddo. Il tentativo di raccontare questa triste e squallida vicenda comunque va elogiato.

Memoria a perdere anche quella descritta nel secondo racconto, Real TV, in cui non si capisce di primo acchitto cosa si cerchi di dimostrare. Anch'esso mi è sembrato un po' a tesi. Certo condivido pienamente il giudizio sugli "spettacoli ripugnanti" proposti dalla televisione oggi, ma se ci si limita a questo si rischia di finire in un atteggiamento moralista che lascia il tempo che trova. Più interessante mi è sembrata l'idea dello stato di confusione tra realtà e finzione in cui si rischia di trovarsi a vivere nella cosidetta società della comunicazione o dello spettacolo:

"Mi chiedo se tutto questo non faccia parte di uno spettacolo ben orchestrato: le parole del funambolo, l'angoscia dipinta sul viso dell'assistente, la musica, il cronometro pacchiano. Ma realtà e finzione sono concetti inutili da considerare a quest'ora. A un tratto davanti ai miei occhi scorrono immagini di carne stritolata, sangue e polvere: i bambini faccia a terra, imbrattati di sangue, e caos nello studio televisivo. Ma no, è solo un incubo a occhi aperti, spezzoni residuali di squallidi film horror visti troppe volte."


Il terzo racconto, Discrezionalità, è forse il più riuscito dei tredici sketch, l'unico vero racconto in cui il carattere del personaggio viene presentato non solo attraverso descrizioni ma attraverso la storia e gli eventi che vengono narrati. Esso offre, grazie all'uso della parola discrezionalità, un punto di vista interessante sulla raccolta in generale e sui personaggi che la popolano. Discrezionalità, ossia la "facoltà di decidere in determinate fattispecie secondo criteri di opportunità, naturalmente entro i limiti stabiliti dalla legge" (come spiega l'avvocatessa protagonista del racconto), altro non è che una "bella parola" che "sembra restituire dignità al potere decisionale di quella patetica creatura che è l'uomo" (come rileva il direttore del negozio in cui avviene il fatto centrale del racconto - non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa più di quanto non abbia già fatto).

L'immagine evocata da questa parola, ossia dell'uomo che, pur rimanendo una creatura patetica, riesce a mantenere una capacità di decidere, a costruirsi uno spazio di decisione libera, sembra descrivere perfettamente i vari personaggi che incontreremo nel resto della raccolta. I primi due racconti di cui ho parlato sopra costituiscono una sorta di antefatto in cui si descrivono i due elementi che impediscono la libertà di scelta, ossia la confusione tra ciò che è reale e ciò che è immaginario in Real TV e, in Abu Ghraib il potere, che nel caso della tortura assume il suo aspetto più crudo e più esplicito. Nel terzo racconto si introduce il tema della discrezionalità, e nei successivi racconti lo si declina in vari episodi, più o meno riusciti.

Non mi soffermo sugli altri racconti perchè mi sembra di aver già descritto lo spirito del libro, e non mi pare necessario anticipare altro, correndo il rischio di rovinare il gusto della sorpresa che rende piacevole ogni lettura.

In conclusione, Memorie a perdere è un libro promettente e generoso, ma discontinuo nel tono e non privo di ingenuità (e anche di qualche refuso che francamente poteva essere evitato).

Giorgio G.

Vi ricordiamo che il libro è stato anche recensito qualche giorno fa da Rodolfo Monacelli (clicca qui).