lunedì 12 luglio 2010

Luci e miserie sotto il cielo di Pietroburgo: I racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol'




I racconti di Pietroburgo
di Nikolaj Gogol'
Garzanti i grandi libri, 1999
euro 8,50
pp.190



Pietroburgo. Una grande città, pullulante di vita, gremita di gente. Gente ricca e gente umile.
Al mattino i garzoni di pasticceria si affrettano a correre con vassoi di dolci appena sfornati, nel primo pomeriggio signore elegantissime, accompagnate da degni cavalieri, fanno mostra dei propri abiti sfavillanti e dei propri cappellini lungo la Prospettiva Nevskij.
Ricchi, poveri, artisti, ufficiali, funzionari...Pietroburgo ospita un campionario vastissimo di umanità, e le vite dei suoi abitanti sono destinate a incrociarsi e a scontrarsi, a volte a confondersi, come tante tonalità di colori diversi in un caleidoscopio.
Al centro de I Racconti di Pietroburgo c'è l'essere umano. Ricco oppure povero, ma sempre debole e fragile, in balìa delle tentazioni, della vanità, a volte della follia.
La Prospettiva Nevskij racconta la vicenda di un pittore che idealizza una donna fino a scontrarsi duramente e fatalmente contro la desolante e squallida realtà. Si può sognare a dismisura, giungendo perfino al punto di vivere per poter sognare, ma in questo modo si è destinati a soffrire e a soccombere miseramente, graffiati a morte dalla sudicia prosa della vita.
Il naso è un racconto surreale incentrato sulla vanità e sulla stoltezza delle glorie umane, i cui beneficiari sono colmi di orgoglio e di tronfia esaltazione di sè.
Il ritratto mostra la forza diabolica del denaro, che giunge a trasformare radicalmente l'uomo facendo emergere gli aspetti più abietti e vili.
Il cappotto affronta il tema delle differenze sociali: la vita di un umile impiegato, contrariamente a quella dei suoi superiori, non può che essere priva di soddisfazioni, spoglia di qualsiasi gioia. Solo la morte riuscirà, in qualche modo, a colmare questo divario.
Memorie di un pazzo riprende in parte il medesimo tema, portandolo all'esasperazione: il protagonista cerca di evadere dal frustrante ruolo di impiegato mediante un delirio di onnipotenza che sfocia nella pazzia più completa.

Mi sono commossa, leggendo questa raccolta di racconti. Qui vi è tutto, dall'ironia alla compassione, alla dolorosa consapevolezza della realtà. E' come se Gogol' avesse scavato nel profondo dell'animo umano, portando alla luce le sue fragilità, le sue vane aspirazioni, le sue ingenuità. E' come fissare la fiamma di una candela: è bellissima, luminosa, danzante, eppure basta un soffio a spegnerla. Questo è l'uomo: durante la sua vita può brillare, può inseguire sogni, onori, ambizioni. Tuttavia rimane sempre un essere debole, imperfetto, che vacilla e cade al minimo alito di vento.




Irene Pazzaglia