martedì 20 luglio 2010

Il dolce ritorno




Un cuore pulito
di Romano Battaglia
con un “preavviso” di Mario Luzi

Biblioteca Universale Rizzoli (2001)
pp. 141
€ 7,20



Romano Battaglia, autore di grande successo, giornalista che ha ottenuto moltissimi riconoscimenti per la sua carriera anche televisiva nonché per le sue opere letterarie, disorientato da uno stile di vita iperattivo e frenetico, ha perso la voglia di vivere e l’entusiasmo. Da troppo tempo non li sente più. 
Decide, quindi, di allontanarsi per pochi giorni dal frastuono della vita moderna e rifugiarsi in un monastero di carmelitani alla ricerca di se stesso attraverso la meditazione, la riscoperta delle piccole cose e della loro semplicità che ormai sfuggono all'attenzione dell'uomo moderno.
Ho deciso di trascorrere qui un periodo di solitudine perché sento che ne ho bisogno. Sono stanco, il mio slancio vitale si è affievolito come una candela che, consumatasi lentamente, non dà più luce. Devo ritrovare quella parte di me che da troppo tempo è indebolita dagli avvenimenti della vita, da quel peso che ci portiamo dentro e che ci impedisce di essere spontanei con noi stessi e con gli altri.
Qui incontra padre Dominique La Salle, un saggio monaco francese, da taluni considerato santo, dotato di un eccezionale equilibrio interiore faticosamente conquistato al termine di una vita difficile segnata dalla sofferenza e dagli eccessi. 
All’ombra di un albero di ciliegio in fiore, Romano Battaglia ascolta i racconti del monaco, ritrova valori dimenticati, la purezza e innocenza che solo i bambini sanno avere e ritorna alla vita arricchito di nuova forza e consapevolezza.
Improvvisamente si leva un leggero vento che smuove i rami del ciliegio, staccando i piccoli petali dei fiori che cadono tutt’intorno. Sembra una nevicata di primavera. (…) È uno di quei rari momenti difficili da spiegarsi. Ci rendiamo conto che intorno a noi qualcosa vive, palpita in una dimensione sconosciuta.
Queste pagine sembrano non avere pretese. Non vogliono insegnare nulla, non fanno retorica, non cercano di diffondere uno stile o una filosofia di vita. L’autore decide solo di raccontare la sua esperienza attingendo dagli appuntati scritti nel quaderno di viaggio: episodi, impressioni, citazioni.
Ancora un pensiero dal mio quaderno. È di Marcel Proust. Il vero viaggio della scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nel vedere con occhi nuovi.
La semplicità delle parole rispecchia la serenità dell’autore, quasi rigenerato da questi sette intensi giorni nel monastero. 
Non ho molto apprezzato il capitolo cardine della narrazione in cui l’autore racconta l’ultimo giorno vissuto tra i monaci. Giorno di svolta, di tanti interrogativi e altrettante risposte. L’incontro con La Salle, fino a quel momento narrato con ritmi dilatati quasi a voler trasmettere la pace e la serenità di quegli ascolti sospesi nel tempo, si trasforma in una sorta di intervista. Botta e risposta su questioni fondamentali della vita umana, incalzare di domande così profonde che risulta poco credibile possano essere realmente state poste in quei termini. Ma probabilmente l’autore, nello scrivere, ha rivissuto la difficoltà del distacco e quella sensazione di ansia di apprendere e conoscere prima di andarsene, in una bramosia di assorbire il più possibile quella saggezza quasi irreale. 
Poi la partenza e il ritorno alla vita di tutti i giorni, portandosi addosso un profondo cambiamento.
La semplicità e la chiarezza mi stavano aspettando fuori dal cancello. La mia vita era cambiata.
Silvia Surano