venerdì 22 gennaio 2010

L'epistolario di un grande uomo tra grandi uomini: Valentino Bompiani


Caro Bompiani. Lettere con l’editore.
a cura di Gabriella D’Ina e Giuseppe Zaccaria
Milano, Bompiani, 1988

Oltre 600 lettere sono ospitate in questa raccolta epistolare, efficacemente divisa in due sezioni: nella prima, ci si occupa della nascita delle principali collane editoriali, e di progetti sconosciuti perché rimasti alla loro fase d'ideazione; nella seconda, i curatori hanno raccolto le lettere tra l'editore e moltissimi dei suoi autori. Non è possibile tacere i loro nomi: Alvaro, Bigiaretti, Bontempelli, Brancati, Cardarelli, Eco, Flaiano, Gadda, La Capria, Landi, Malaparte, Malerba, Marotta, Moravia, Ortese, Ottieri, Piovene, Pratolini, Savinio, Tecchi, Vittorini, Zavattini. E, in minore misura, Bilenchi, Cecchi, Montale, Pavese, Sbarbaro...
Grandi nomi per un grandissimo Valentino Bompiani, che si scopre appassionato editore, tanto attento ai giovani quanto alle necessità dei suoi autori, in modo particolare durante la Guerra. Dimostra generosità economica, proprio come un vero mecenate di cultura, e non mette fretta ai suoi scrittori per la consegna degli scritti. Niente a che fare, insomma, con il mondo editoriale contemporaneo, avvinto da vincoli di mercato, fino a trascurare che lo scrittore è come una pianta da far crescere, con dedizione e pazienza, non con continue pressioni (metafora usata da Ernesto Ferrero qualche settimana fa).

E, se già così il confronto appare spiazzante, il rimpianto per il grande Bompiani aumenta quando nelle sue lettere troviamo lo sguardo di un lettore attentissimo, primo acuto critico delle opere, fino a farsi correttore di bozze, sollecito ai consigli, ma sempre con estremo rispetto. E poi Bompiani si fa amico dei suoi scrittori, abbandonando forme di cortesia distanzianti e preferendo una sana confidenzialità.

Inoltre, dalle lettere è possibile ricostruire il momento storico, le difficoltà con la censura ma anche la reciproca collaborazione tra gli autori, in un'epoca in cui agli editori bastavano un paio di firme e una stretta di mano.
Ad accompagnare il lettore in questo cammino, lungo e complesso, un apparato di note fitto alla fine dell'opera. Non sempre è immediatamente leggibile, ma risulta completo e curato come lo stesso Valentino avrebbe apprezzato.

GMG