martedì 15 dicembre 2009

"Il Salotto": intervista a Mauro Querci


Grazie mille, Mauro, per aver accettato il nostro invito a “Il Salotto” e per essere qui a parlarci della tua raccolta di immagini e parole Certe Afriche. Storie e geografie di un amore. Le immagini mi hanno portata in una dimensione sconosciuta e poetica, in cui persino i dettagli si coprono di fascino che le parole esplicitano, senza orpelli, ma con una passione tangibile.

Prima qualche domanda di rito. Sappiamo che ogni autore ha tratti del suo carattere e della sua biografia che preferisce tenere nascosti, e altri che si diverte a raccontare. Vuoi dirci una cosa che ti piace raccontare di te e una che di solito passi sotto silenzio?

«Mah, in genere io sono sempre abbastanza critico con me stesso, non mi accontento mai di quello che faccio…. Mi dicono, però, che sono abbastanza generoso. E questo mi piace. Credo che la generosità, l’apertura agli altri, la passione e l’entusiasmo siano delle caratteristiche che rendono migliori le persone in un mondo che tende all’uniformità e che si trincera dietro la proprie paure, facendo finta che “tanto tutto annoia e tutto l’abbiamo già visto”. Mi piace trovare la passione in chi mi sta di fronte. Ogni volta è una scoperta, un po’ come fare un viaggio. Anche ora, a 46 anni, la differenza del mio giudizio verso una persona è la passione. Se ne è dotata, passo sopra anche ad altre carenze, diciamo più tecniche…».
La parte in ombra di me? Tendo, a volte, alla malinconia. Ma cerco di uscirne fuori il più velocemente possibile».

Sappiamo che sei giornalista della rivista di moda e attualità “Flair”. Come si sposa la professione con la passione per il viaggio?
«In passato ho diretto un giornale che si chiamava "Gulliver" e pubblicava reportage di viaggio…
Ma, in effetti, una certa propensione all’esplorazione, a cercare un metro più in là, ce l’ho sempre avuta. Mi ricordo, da piccolo, dei bellissimi giochi con le capanne fatte nelle pinete della Toscana, quando andavo al mare da mia nonna. Forse ora, quando vado in Africa e mi aggiro per la foresta pluviale dell’Uganda, rivivo qualcosa di quell’età. Ci vorrebbe lo psicanalista… Comunque cerco di viaggiare nei miei momenti liberi (il mio ruolo di giornalista, che è di caporedattore centrale, è abbastanza stanziale). Certo, poi, al giornale, se ci vuole qualcuno che s’intenda un po’ di geografia, ci sono io».

Vuoi raccontarci come è nato il progetto di Certe Afriche?
«È nato un paio di anni fa. Avevo questo vasto materiale (non solo fotografico ma anche emotivo) accumulato in una quindicina d’anni di viaggi in Africa. Poi è come un’ossessione a cui vuoi dare risposta. Cosa di meglio che metterlo sulla carta? Mi piaceva intrecciare vari piani, non soltanto memoriali o di semplice reportage. E allora è nata questa forma ibrida di racconto per parole e per immagini. Avevo già fatto altri due libretti, uno sulla Terra del Fuoco e la Patagonia e un alfabeto del Sahara. Rispetto a quelle esperienze credo che in “Certe Afriche” ci sia un maggiore coinvolgimento di passione e anche una forma narrativa più evoluta. Ma mi piaceva anche scompaginare le solite forme canonizzate della narrativa di viaggio, come delle didascalie fotografiche. Così mi sono messo a scrivere a volte con prose poetiche, a volte con distacco cronistico, a volte con racconti tout court. Non è forse letterariamente ortodosso, ma insomma, a me veniva così. Fondamentale, poi, per me è legare questo libro a un progetto che faccia qualcosa per questo luogo che mi ha dato così tanto. Glielo devo. E così aiuto con tutti, e sottolineo tutti, i proventi della vendita del volume a un progetto di agricoltura in una zona martoriatissima dell’Africa, il sud Sudan. Una terra dove da poco si è concluso un conflitto multidecennale e dove i profughi stanno tornando a casa.
Approfitto della vostra ospitalità per invitare tutti a comprare il libro e aiutare dunque la Onlus Cefa (www.cefa.bo.it) in questo progetto benemerito».

In Certe Afriche all’ottima qualità delle immagini si unisce una prosa intima, che abbatte l’oggettività da guida turistica e invece porta verso il diario di viaggio. Si nota un grande pathos nei brani che accompagnano le foto, e persino nelle didascalie: è difficile spiegare l’Africa a chi non l’ha mai vissuta?
«Quanto a spiegare l’Africa a chi non ci è mai stato, penso che oggi tantissime “fonti” parlino dell’Africa. Tutti i canali tematici della tv e poi le riviste. Ma, credo, che la visione diretta, l’esperienza a pelle di questa terra che ha una “forza di generazione” che altre parti del mondo hanno smarrito, sia qualcosa di irripetibile e comunque unico.
Forse pecco di presunzione. Con “Certe Afriche” (gioco molto sulla polisemicità di quell’aggettivo, che sta anche per “sicure”) cerco di far provare una sensazione forte, come quelle che provo io quando vado là. Chissà se ci sono riuscito. Ci ho comunque provato. Il mio è un invito all’Africa, che fa bene a tutti».

Qualità che si aggiunge alle variazioni cromatiche uniche dell’Africa è la scelta di soggetti diversissimi tra loro, ma diversi anche dall’immagine di Africa a cui siamo abituati. Tutti sono però accomunati da invidiabile sensibilità umana e fotografica (oserei dire quasi pittorica). Com’è stata allora l’Africa per Mauro? E com’è adesso nel ricordo?
«Io ho cercato di essere originale, non parlando di dieci paesi – tanti ne include il libro – in modo tradizionale ma attraversando la materia incandescente di questo continente, trasversalmente. Ecco perché accanto a un capitolo dedicato esclusivamente all’Etiopia (l’unico su un paese, ma talmente a sé che ne vale la pena), parlo di fiumi, ma anche di African Graffiti, cioè quell’iconografia eccezionale e allegra che si trova dal deserto alla giungla e che comunque racconta molte storie, magari in un disegno molto infantile però assolutamente vivido».

Sono rimasta molto colpita dalla pagina in cui confessi di viaggiare sempre con le stesse scarpe, di curarle e conservarle per il viaggio successivo, in attesa delle nuove rughe nella pelle, di un nuovo sole che le scolori… Pensi che il loro mutamento, di esperienza in esperienza, sia specchio di un tuo mutamento interiore?
«Credo che l’esperienza sia fondamentale nella nostra vita. Spesso ce ne liberiamo, come di un rimorso. Invece, anche solo per superare certe esperienze ed evolvere, non bisogna rifiutarle. Ecco le scarpe, eliotianamente parlando sono un “correlativo oggettivo”… Scherzo, alle mie scarpe sono affezionato. E mi piace che portino i ricordi (per loro sono i graffi) che io porto nella memoria».

C’è qualcuno che condivide con te questa passione per i viaggi o preferisci viaggiare da solo?
«Ho viaggiato da solo, ma il più delle volte vado con quella santa donna che è mia moglie, la quale, fortunatamente condivide con me l’amore per l’Africa. Quest’anno, però, dopo tre giorni di pioggia equatoriale si è ribellata e voleva tornare in Italia. Poi, quando c’è stato da scalare una montagna per vedere i gorilla, è stata molto più brava di me! Le donne sono migliori degli uomini, spesso. E lei è una grande compagna di viaggio. In molti sensi».

Ora qualche giusta informazione per i nostri lettori. Hai scelto di lasciare la tua opera estranea alla filiera editoriale, per darle la libertà di un’edizione autoprodotta. A un prezzo contenutissimo (soli 25 € per un’opera che è rifinita e curata, rilegata in un’elegante copertina cartonata, con immagini di ottima risoluzione e di grandi dimensioni, ben 24x34 cm!) si può avere una bella opera e contribuire a un progetto ONLUS: ce ne vuoi parlare?
«Credo di avere risposto sopra a questa tua domanda. Però io ho cercato di contenere i costi del libro, che per me sono tutti vivi, affinché più persone possibile potessero acquistarlo. È quello che mi auguro. E come strenna lo trovo molto carino!».

Come fanno i nostri lettori per prenotare una o più copie di Certe Afriche (può essere anche un originale regalo natalizio)?
«È distribuito in alcune librerie, a Pavia (Il delfino, Loft 10, Libreria Cardano) e a Milano (Libreria della Natura, Azalai, Luoghi e libri). La cosa migliore è che mi scrivano alla mail mauro.querci@alice.it. Io lo spedisco e in due /tre giorni arriva. Ma bisogna affrettarsi se si vuole regalarlo per Natale!».

Hai già pensato a qualche viaggio per il 2010? Sarai ancora accompagnato dalla fidata macchina fotografica?
«Ho alcune idee, ma preferisco mantenere, scaramanticamente, l’incognito. E poi anche dalle nostre parti ci sono luoghi altamente spettacolari. Basta saperli guardare. E fotografare…».

Ti ringraziamo per la generosità che hai dimostrato nel raccontare l’Africa a chi non avrà forse l’occasione di conoscerla, ma anche a chi ha lasciato là occhi trasfigurati dalla bellezza complessa e affascinante di un continente sempre troppo poco noto. Ti ringraziamo anche per la disponibilità e speriamo che il tuo progetto possa avere la risonanza che merita!
«Grazie a voi e Buon Natale africano!».



Intervista a cura di Gloria M. Ghioni

Ricordiamo ai pavesi (e non solo) che VENERDI' 18 DICEMBRE, nella BIBLIOTECA UNIVERSITARIA di Pavia, nel SALONE TERESIANO alle ore 17.00, Mauro Querci presenterà il suo libro: vi aspettiamo numerosi!!!
Ne parleranno con l’autore
Gian Battista Parigi dell’Università degli studi di Pavia,
Giovanni Beccari della Onlus Cefa di Bologna
il fotografo Simone Casetta.
Coordinerà l’incontro Silvio Beretta dell’Università degli Studi di Pavia.