lunedì 14 dicembre 2009

La scommessa nel noir: la vittoria di Roberto Saporito


Carenze di futuro
di Roberto Saporito
Zona Editore, Arezzo 2009

€ 12.00
ISBN – 978 88 6438 026 1
pp. 110

«Il bello del gioco è che quando giochi non pensi a nient’altro, anche in questo è esattamente come la droga. Poi un giorno finisce e intorno a te non è rimasto più nulla. Tabula rasa. Nel mio caso però sono rimaste delle persone alle quali devo un sacco di soldi. E sul campo morti e feriti. E qualcuno che mi odia» (p. 14).
Quando si inizia a scommettere, è sempre un po’ per gioco, ma anche per provare qualcosa alla sorte e per sfidare sé stessi, specialmente quando si è convinti di non valere niente, come pensa il protagonista: « “Io non so fare niente” affermo candido. || Cosa che è maledettamente vera» (p. 9). È in questa situazione ormai senza via d’uscita che si apre Carenze di futuro, con un uomo (così dannatamente umano) che ha perso tutto, dalle ricchezze ereditate a Francesca, «Francesca, mia moglie, che ha finito di sopportarmi dopo di me. […] Francesca, che ha fatto bene a lasciarmi. Se potessi mi lascerei anch’io. Chi potrebbe voler stare in mia compagnia. Io no di certo. Figurati gli altri» (p. 11). È una bruciante consapevolezza di fallimento quella che avvolge il protagonista, arreso alla sua dipendenza dal gioco. Solo i debiti inestinti riescono a scuoterlo da questo empasse in cui è profondamente invischiato, convincendolo a fuggire dai creditori, su consiglio di un amico. E la meta è la Francia, un residence sperduto in una stagione non-turistica: qui l’uomo potrà disintossicarsi e ricominciare una vita, con i quindici milioni guadagnati da una svendita di mobili settecenteschi. Niente è però così semplice: varie le peripezie lungo la strada, un girovagare spesso ricco di indugi e di sguardi osservatori, tanti dettagli raccolti. E poi c’è la paura del protagonista, un uomo molto meno coraggioso della norma, disabituato alla violenza, ma costretto a fronteggiarla. Tra gli incontri, ricchi proprietari d’immobili, uomini senza scrupoli, comparse di poco conto, ma anche la bella Sophie, da cui l’uomo si sente immediatamente attratto: è la sua commistione di stranezza e di silenzio ad ammaliarlo, così come la terribile sensazione che la ragazza nasconda qualcosa di grave. I due percorreranno un tratto di strada insieme, ma non sarà che una tappa. Non per niente il romanzo è diviso in tre sezioni intitolate rispettivamente “Io – Io e gli altri – Io”: conoscere gli altri e avvicinarsi non è altro che una fase di passaggio. Un passaggio che riporterà ancora alla solitudine, questa volta vissuta però volontariamente: una scelta matura, per quanto controversa. D’altra parte, dramma, paura, lutto, fughe, inseguimenti, morte hanno cambiato violentemente il protagonista, portandolo a reagire al qualunquismo in cui era sempre vissuto.

Con una buona consapevolezza, l’autore sceglie un finale aperto per congedarsi dal suo personaggio (anche io-narrante), abbandonandolo al destino che si sta scegliendo, giorno dopo giorno. Interessante e personalissima la scelta di accompagnare al libro alcuni consigli di lettura finali (in cui si trovano titoli non scontati) e di una colonna sonora tutt’altro che commerciale (la cultura musicale, d’altra parte, emerge anche nel corso del romanzo stesso). Per quanto riguarda le scelte stilistiche, queste testimoniano l’esperienza dello scrittore(*) e la preferenza per una scrittura rapida, essenziale, quasi sempre efficace, a tratti spigolosa, piacevole, che si sposa con la cinica autocoscienza del protagonista.

GMG

(*) Citiamo qui i romanzi:
2002 "Anche i lupi mannari fanno surf", Robin Edizioni
2003 "Eccessi di realtà / Sushi Bar", Gruppo Editoriale Marche
2006 "Millenovecentosettantasette / Fantasmi armati", Besa Editrice

E tra i libri di racconti gli amatissimi:
1996 "Harley-Davidson Racconti", Stampa Alternativa Editore
1998 "H-D/Harley-Davidson", Stampa Alternativa Editore


Presto l'intervista a Roberto!!