sabato 29 dicembre 2007

La Corti traghettatrice di anime


L'ora di tutti
di Maria Corti
Milano, Bompiani, 1962
con un saggio di Oreste Macrì


Un romanzo su Otranto. No, non è solo un romanzo e non è solo su Otranto; piuttosto, dal romanzo e da Otranto la scrittrice prende le mosse per creare un vero e proprio viaggio. Innanzitutto, nella storia, visto che il libro è incentrato sulla presa turca di Otranto negli ultimi anni del Quattrocento. Inoltre, è viaggio nella memoria e nella coscienza dei personaggi, che si fanno via via io-narrante e testimoni del massacro di otrantini. Il libro si compone infatti di più parti, ognuna lasciata alla loquela di personaggi otrantini o delle milizie spagnole a Otranto. Il rischio di una simile scelta è certo la ripetitività, ma per non incorrere in questo, la Corti ha lasciato a ogni personaggio una diversa fase della storia da raccontare, e ha saputo far sì che le diverse parti si unissero tra flashback e scene in presa diretta, in una maglia ben solida.

Tutti i personaggi hanno in comune l'amore per la cittadina di Otranto, un amore tanto forte da portare tutti alla morte (da qui il suggestivo titolo): ogni personaggio lascia fluire le proprie memorie fino all'ora estrema. Di tutti, appunto, perché l'elemento di universalità naturale è fortissimo nella Corti, senza mai cascare in facili buonismi.

Purtroppo, definirei questo classico contemporaneo un'opera troppo dimenticata. Già, alla sua pubblicazione nel 1962 dobbiamo pensare che il libro è passato in parte in secondo piano a causa delle grandissime pubblicazioni dell'anno successivo (si pensi, tanto per citarne alcune, che La cognizione del dolore di Gadda e Libera nos a malo di Meneghello sono del '63). Un vero peccato, perché quest'opera della Corti merita una lettura attenta, specie nella parte delicatissima dedicata alla figura di Idrusa, dove le descrizioni e i sentimenti si sposano in una totale e assoluta armonia letteraria.

Anathea