mercoledì 2 gennaio 2008

Una strada senza futuro, ma non senza speranza


"La strada"
di Cormac McCarthy
Torino, Einaudi, 2007

Vincitore del Premio Pulitzer, McCarthy si propone con quest'opera di riscoprire la via, un tempo tanto produttiva, del dystopian novel. Per far questo, sceglie un'ambientazione fantastica, ma perfettamente verosimile: la desolazione di un futuro squallido, dove è quasi impensabile altro futuro. Non ci sono più strade, ma l'unica strada è, appunto, il difficile pellegrinaggio dei due protagonisti, un padre e il suo bambino, verso Sud, per cercare un clima più ospitale. Ai loro corpi denutriti si offre infatti solo un rigido inverno che permea di grigio il paesaggio già scabro e in rovina, dove l'unico sostentamento è dato da cibi in scatola, sottratti a costo della vita, e la speranza. Sì, proprio la speranza riesce a tenere in vita padre e figlio, messi continuamente alla prova, ora scoraggiati ma un attimo dopo pronti a continuare.
Benché la lettura sia sconsigliabile per chi è emotivamente fragile, l'opera sembra imporsi nel mondo letterario con ottime prospettive per il futuro: McCarthy ha forse riscoperto un genere un po' dimenticato e ha tradotto con un'attezione quasi da chirurgo un futuro da incubo quale temiamo anche solo di raccontare.


Anathea