giovedì 31 agosto 2017

#CritiComics – Il gekiga che i lettori italiani stavano aspettando

Ryuko - Volume 1,
di Eldo Yoshimizu
Traduzione di Valentina Vignola

Bao Publishing, 2017

pp. 256, cartonato
17,00€

La serialità giapponese ha un suo fascino unico, che nessun altro genere di fumetti possiede, fatta di numerose pagine senza dialoghi e in cui il tempo resta sospeso lasciando spazio ai pensieri e alle riflessioni di chi legge, assorbito completamente dai dettagli scelti dal mangaka per rappresentare quell’attimo preciso. Il primo volume di Ryuko appare così lontano da ciò a cui hanno abituato le letture giapponesi da risultare disarmante. Il tratto di Eldo Yoshimizu, molto simile a quello usato da Tsutomu Nihei per le sue architetture futuristiche in Blame!, poi, restituisce una dimensione tipicamente occidentale del disegno. Eppure è bastato leggere l’intensità dei sentimenti che animano i gesti di tutti i protagonisti, insieme all’intreccio delle loro azioni e delle loro vite, per accorgersi di avere in mano un gekiga a tutti gli effetti.

The Outsiders

The Outsiders. I ragazzi della 56a strada
di S.E. Hinton
Rizzoli, agosto 2017

Traduzione di Beatrice Masini

pp. 220
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Di colpo non era solo una cosa personale. Mi sono immaginato centinaia e centinaia di ragazzi che abitavano dalla parte sbagliata delle città, ragazzi con gli occhi neri che trasalivano davanti alla loro ombra. Centinaia di ragazzi che forse guardavano i tramonti e le stelle e sentivano il dolore e il desiderio di qualcosa di meglio. Ho visto ragazzi cadere sotto i lampioni perché erano cattivi e duri e odiavano il mondo, ed era troppo tardi per dire loro che c’era ancora del bene, lì, e anche a dirglielo non ti avrebbero creduto. Era un problema troppo enorme per essere solo una cosa personale. Ci doveva essere un aiuto, qualcuno doveva dirglielo prima che fosse troppo tardi. Qualcuno doveva raccontare la loro versione della storia […].
Sono passati cinquant’anni dalla prima pubblicazione di The Outsiders, il romanzo cult di una generazione da cui F.F. Coppola avrebbe tratto, un decennio più tardi, il film “I ragazzi della 56 esima strada”: mezzo secolo dopo e con la nuova, accurata, traduzione di Beatrice Masini, la storia di Ponyboy e della sua banda è ancora una lettura coinvolgente, il ritratto di un’adolescenza lontanissima dall’immagine stereotipata di molti romanzi dell’epoca fatta di balli scolastici, linguaggio edulcorato, amori delicati, case di periferia e staccionate bianche. Certo, nel tempo il romanzo di Hinton ha perso parte del suo spirito provocatorio e ribelle e oggi è difficile immaginare lo scandalo suscitato nella società degli anni Sessanta, la messa al bando, le accuse di immoralità, il disappunto per le tematiche e le modalità espressive scelte: eppure, proprio oggi che niente in fondo sembra più scandalizzarci davvero e messi da parte alcuni riferimenti che cinquant’anni dopo appaiono un po’ datati, The Outsiders, quello che comunemente è considerato il primo romanzo young adult – se proprio dobbiamo apporgli un’etichetta e scegliendo, probabilmente la più odiosa e fuorviante – si rivela ancora una lettura molto interessante, lontanissima dai canoni del romanzo per giovani adulti che spopola in libreria. Niente vampiri, creature mitologiche, forze soprannaturali, niente amori contrastati, distopie, scontri generazionali: Hinton, tra le prime, dà voce al disagio di un’adolescenza ribelle, violenta, di stereotipi e famiglie disfunzionali, differenze sociali che sfociano nella lotta tra le due bande rivali della città, Greasers e Socs, in un turbine di violenza e morte. Due gruppi sociali ben distinti, in costante guerra tra loro, due realtà tanto differenti da essere incapaci perfino di immaginarsi la vita, i desideri, le aspettative, le una dell’altra, quando anche pensare di guardare lo stesso tramonto, ai lati opposti della città e della vita, sembra impossibile:

#LibriSottoLOmbrellone - agosto 2017

Agosto in Versilia - foto di @gloriaghioni
Buongiorno Lettori! 
Anche questo caldissimo agosto è giunto alla fine: avete portato con voi in vacanza delle belle letture? I nostri consigli di lettura di luglio sono stati letti davvero moltissimo e speriamo che vi abbiano dato spunti divertenti, rilassanti e anche, perché no?!, in grado di farvi riflettere.
Proseguiamo con l'ultimo #LibriSottoLombrellone dell'anno; poi torneremo al solito #Rileggiamo con voi. 

Ottime letture e buon rientro! 
La Redazione

***

Alessandra consiglia
"Il buio oltre la siepe" di Harper Lee (Feltrinelli)
Perché: perché è una bellissima storia che avvicina e che non divide, che rimane impressa e che non vorresti finisca. Perché è un classico che consiglierei di leggere a tutti. 
A chi: a chi ha letto sotto l'ombrellone molti testi leggeri e vorrebbe chiudere in bellezza le proprie letture estive con un bel classico d'effetto, non troppo datato e non troppo pesante.

Alle origini di un mito. "Wonder Woman: warbringer", di Leigh Bardugo

Wonder Woman: warbringer
di Leigh Bardugo
Traduzione di Maria Concetta Scotto di Santillo
Milano, Fabbri Editori, 2017

data di uscita: 31 agosto 2017
pp. 464
€ 19,00

Esce oggi per Fabbri Editori Wonder Woman: warbringer, un'opera nuova, rivolta a tutti i fan dell'eroina entrata ormai nell'immaginario collettivo come donna dalle capacità fisiche e psichiche straordinarie, ma anche a chi, affascinato dal suo carisma e dalla grinta che la sua figura trasmette, è intenzionato a approfondirne le origini.
Infatti, chi non conosce quest'amazzone straordinaria, una donna capace di portare a termine le imprese più difficili? In pochi però conoscono approfonditamente la sua vera storia. Leigh bardugo, una delle più apprezzate scrittrici contemporanee di romanzi young adult e fantasy, ha preso su di sé l'incarico di ritrarre una delle eroine più amate dei fumetti. La Fabbri Editori ha deciso di tradurre e portare in Italia l'opera, facendola uscire in contemporanea con l'estero.

mercoledì 30 agosto 2017

#Editoriinascolto - "Non cerco né scrittori né storie ma cerco la realtà possibile": intervista a Giulio Milani di Transeuropa sul Transeuropa Discovery Tour

In questi ultimi, almeno nel mondo della letteratura, si è fatto un gran parlare di esordi ed esordienti, in un continuo fiorire di dichiarazioni delle grandi e piccole case editrici che si dicevano sempre alla ricerca di una nuova voce nel panorama italiano e non. Il discorso di Giulio Milani, direttore responsabile di Transeuropa Edizioni, è del tutto differente. Da noi raggiunto a Taranto mentre stava acquistando l'ennesima girandola per uno dei tre figli, ci ha spiegato meglio che cosa il Transeuropa Discovery Tour, ovvero un giro d'Italia alla ricerca, per ammissione dello stesso Milani, "non di scrittori o storie ma nuove scritture di un nuovo genere letterario, che si chiamerà realtà possibile e di ci sentiremo parecchio parlare nei prossimi mesi".

"Silenzio, si recita!": essere attori e attrici al tempo del cinema muto

L’attore in primo piano.
Nascita della recitazione cinematografica
di Cristina Jandelli
Marsilio, 2016

pp. 191

Euro 12,50



Chi può dimenticare la scena finale di Sunset Boulevard (Viale del tramonto), il lungometraggio in bianco e nero diretto da Billy Wilder nel 1950? Chi non ricorda lo stratagemma architettato per stanare l’attrice Norma Desmond (Gloria Swanson) e condurla in prigione per l’omicidio dello sceneggiatore Joe Gillis (William Holden), colpevole di non ricambiare il suo amore e di non assecondarla nel suo delirio egolalico? La ex-diva del cinema muto, incapace di rassegnarsi al proprio declino professionale e ormai completamente fuori di senno, discende la scenografica scalinata della sua villa-mausoleo assediata dai giornalisti di cronaca e dai flash dei fotografi, convinta di essere sul set di una Salomè diretta da Cecil B. DeMille e del tutto ignara del suo imminente arresto. Norma incede lenta, solenne, con uno sguardo allucinato e perso nel vuoto che si fa più consapevole solo al cospetto della fedele cinepresa, a cui può rivolgere le sue ultime parole famose:
«vedete, questa è la mia vita, e lo sarà per sempre: non esiste altro, solo noi e la macchina, e nell’oscurità il pubblico che guarda in silenzio. Eccomi, DeMille, sono pronta per il mio primo piano».
Icona della fine di un’epoca – quella precedente l’avvento del cinema sonoro – in cui l’espressività del viso era tutto, Gloria Swanson nei panni di Norma Desmond non avrebbe certo sfigurato sulla copertina dell’ultimo libro di Cristina Jandelli, L’attore in primo piano, edito da Marsilio Editori. Ma sarebbe stata, forse, una scelta un po’ ambigua, evidentemente meta-cinematografica, quasi una dissolvenza ironica tra il serio e il grottesco. Al suo posto ci sono tre fotogrammi che ritraggono Ruan Lingyu, una delle maggiori star del cinema muto cinese, i cui lineamenti sarebbero divenuti il simbolo della drammatica condizione delle donne orientali all’interno della cultura e della società confuciana. Una scelta affatto scontata, e che in ogni caso non cambia il senso ultimo di questo bello studio sulla Nascita della recitazione cinematografica: illustrare la progressiva e assoluta centralità del volto degli interpreti nei primi decenni di storia della settima arte.

martedì 29 agosto 2017

Incertezze linguistiche e spiriti guida: il "Prontuario di grammatica" di Patota

Prontuario di grammatica. L’italiano dalla A alla Z
di Giuseppe Patota
Laterza, 2017

pp. 200 
€ 10,00


Per noi che siamo stati studenti universitari in una facoltà di lettere (quando ancora c'erano le facoltà, ma anche dopo, con i neonati dipartimenti); per noi che ci siamo barcamenati per anni tra esami di filologia italiana, letterature comparate, storia della tradizione classica, il corso facoltativo di sanscrito, e chi più ne ha più ne metta; per noi che ci siamo lanciati a testa bassa nella storia della lingua, magari con l'immancabile Marazzini, che ogni tanto ancora ci portiamo in borsetta; per noi che abbiamo affrontato da neofiti la linguistica, di cui abbiamo imparato ad amare le regole, ma anche la variabilità; per tutti noi, si diceva, Giuseppe Patota è un mostro sacro. Insomma, noi siamo quelli che preferiscono il sito della Treccani a Wikipedia, quelli che hanno l'Accademia della Crusca tra i preferiti del browser. Noi conosciamo i nostri maestri, riconosciamo il loro merito nella nostra formazione intellettuale e, per chi è riuscito a mantenersi nel tracciato, anche professionale.

Francesco Gungui e la generazione del Piano B

Tutto il tempo che vuoi
di Francesco Gungui
Giunti, 2017

pp. 288
€ 14,90


Franz ha trentasei anni e una vita perfetta. Lavora come editor per una grande casa editrice milanese e guadagna abbastanza bene da poter pagare il mutuo dell'appartamentino in centro in cui vive con Lucia, la sua fidanzata storica, e Marzio, l'amico donnaiolo e cazzone. È sano, colto, innamorato, ordinariamente felice. Ha ottenuto tutto ciò che sognava: è riuscito a realizzare il suo Piano A. Gli manca solo una cosa, qualcosa che vorrebbe un sacco: un figlio. Finché a un certo punto sembra arrivare anche quello: Lucia ha un ritardo di una settimana, forse è incinta. Forse, di sicuro, chissà.

Invece no, falso allarme, nessun bambino in vista. Da quel momento la vita perfetta di Franz comincia a sgretolarsi. Il rapporto con Lucia si incrina, mostrando un'incompatibilità che in fondo era sempre stata lì, nascosta sotto la cenere di una routine stabile e rassicurante. Insieme alla fidanzata se ne va anche il lavoro: nessun editore rinnoverebbe il contratto a un editor che si lascia scappare un romanzo erotico destinato a diventare, di lì a poco, un best seller da centinaia di migliaia di copie con un marchio concorrente. Perfino Marzio lascia l'Italia per trasferirsi a Londra ad aprire una focacceria. Franz resta solo, disoccupato, con pochi soldi in tasca e la necessità urgente di fare i conti con le macerie di un'esistenza in frantumi. Il piano A è naufragato e ora tocca mettere insieme il più in fretta possibile un piano B.

Come se fosse facile, per uno che stava vivendo la vita perfetta.

lunedì 28 agosto 2017

E se, nel futuro, l'unica speranza di sopravvivere fosse in mezzo alle sirene?


Sirene
di Laura Pugno
Marsilio, 2017

1^ edizione: 2007
pp. 134
€ 14 (cartaceo)


È tornato in libreria uno dei più grandi successi di Laura Pugno, Sirene, che nel 2007 ha destato l'attenzione della critica e del pubblico. In questo romanzo breve distopico, l'umanità è a un passo dalla distruzione: il sole è troppo forte, porta il drammatico "cancro nero" a chi vi si espone senza protezioni, che sono ugualmente di poca durata. Per questo è stato creato Underworld, un mondo sott'acqua da cui si può riemergere raramente e, soprattutto, dove gli uomini allevano "carne di mare", ovvero sirene. Queste creature, che ormai di mitologico hanno solo il fascino e il canto, non hanno i lineamenti umani dell'iconografia tradizionale, ma labbra molto più sottili, palpebre speciali e un viso che spesso potrebbe confondersi con un muso. Allevate per la loro carne e per intrattenere i frequentatori di bordelli, le sirene non comunicano con l'uomo, anzi devo essere perennemente sedate perché vengano placati i loro istinti assassini: dopo la monta, infatti, come mantidi religiose, le sirene staccano la testa del compagno. 

#PagineCritiche - Cantare l'amore, cantare la vita: L'enigma d'amore nell'Occidente medievale di Annarosa Mattei


L'enigma d'amore nell'Occidente medievale
di Annarosa Mattei
La Lepre Edizioni, aprile 2017

Pp. 283
€ 20

On n'aime pas dame por parenté,
Mais quant ele est belle e cortoise et saige

("Non s'ama una donna per il suo parentado, ma perché è bella e cortese e saggia", Conon de Béthune)

Uno dei saggi più belli e sorprendenti di quest'anno anzi, senza se e senza ma, uno dei libri più interessanti in questo momento: L'enigma d'amore nell'Occidente medievale di Annarosa Mattei, uscito per La Lepre Edizioni, è un volume sorprendente, ricco di spunti interessanti. Lungi dal voler essere un testo eminentemente accademico o pomposo, tramite un linguaggio semplice e a tratti anche giocoso, senza mai scadere nel trivio o nell'improvvisazione, Annarosa Mattei costruisce un discorso perfettamente realizzato, partendo dal presupposto che la cosiddetta lirica cortese sia da ripensare in maniera quasi totale. Per anni e anni infatti, questa particolarissima corrente culturale, poetica e politica è stata intesa come patrimonio esclusivamente maschile: in realtà, come dimostra Mattei, c'è stato spazio anche per le donne, donne che hanno plasmato il concetto d'amore secondo i loro personali stilemi e il loro personale modo di pensare.

domenica 27 agosto 2017

Invito alla lettura - Paul Valery

Poesie e il dialogo  L’ANIMA E LA DANZA
di Paul Valery  
Milano, Feltrinelli, 1962


È  lo stesso Paul Valery a specificare come ad ogni componimento poetico non possa corrispondere un solo significato autentico, «vero, unico, conforme o identico a qualche pensiero del poeta. In poesia non si tratta per nulla di trasmettere a qualcuno qualcosa di intelligibile che passi nella mente d’un altro, ma di determinare nel primo uno stato di cui l’espressione sia precisamente e particolarmente quella che glielo comunica. Qualunque sia l’immagine o l’emozione che si forma nell’appassionato di poesia, essa vale e basta se in lui genera questo reciproco rapporto tra la parola-causa e la parola-effetto».[1]
I seguenti versi di Valery sono irradianti di quel mondo simbolico e surreale che caratterizza il suo animo poetico. Il quadro lirico è uno dei preferiti del poeta, quello notturno: la luna illumina e segna l’ombra di qualcuno non ben definito, sui gradini, in attesa. È proprio l’incertezza riguardo le possibili azioni umane a creare un’ aura surreale alla traslatio poetica. L’Ombra attende qualcuno? È la descrizione lieve di un evento probabile o imprevisto, o semplicemente il momento in cui qualcuno  contempla lo scenario lunare? Attraverso un’aggettivazione curata (esile luna, sacro lume lieve argento, iridata trina, setosi cigni, carene lucenti, sfoglia infinita) il poeta ci fa entrare nel proprio immaginario paesaggistico lirico. Di notte si staglia la lucentezza dei cigni che vagano per il canneto provocando, volontariamente, movimenti concentrici all’acqua. Ecco quindi il poeta rivolgersi a qualcuno.

Pillole d'Autore. Porte magiche in un mondo di barriere: "Exit West" di Mohsin Hamid

Foto di Eleonora Festari
C'è una città nel Medio-Oriente in cui la guerra imperversa distruggendo i palazzi, le abitudini e le speranze dei suoi abitanti, facendoli vivere in uno stato di perenne coprifuoco. In questa città vivono Nadia e Saeed, due giovani molto diversi - mite e legato alla propria famiglia lui, indipendente e orgogliosa lei - che si incontrano e aspettano diversi giorni prima di rivolgersi la parola. Si sa che nelle città come la loro i rapporti tra uomini e donne sono regolati dall'attesa. 

Così nasce la storia d'amore raccontata in Exit West (recensito anche da Gloria qui), seconda prova di Mohsin Hamid, già autore de Il fondamentalista riluttante: nell'attesa di una tregua tra un bombardamento e l'altro, nell'attesa di poter di nuovo uscire di casa per rincontrarsi o di ricevere un segnale per parlarsi o semplicemente stare in silenzio a guardarsi, magari ascoltando musica su un vecchio giradischi. 

sabato 26 agosto 2017

Diventare invincibili a vent'anni, in una lunghissima estate



Un'invincibile estate
di Filippo Nicosia
Giunti, 2017

pp. 217
€ 15,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ePub)



Ho conosciuto Filippo Nicosia nella primavera del 2013. All’epoca insegnava editing al Master in Editoria e Comunicazione che frequentavo a Roma. A colpirmi furono, da subito, l’enorme dedizione e la passione – che quasi declinava nella vera e propria riverenza – per il mondo dell’editoria e della narrativa. Come se i libri – la scrittura – fossero dei totem in cui credere per atto di fede, per puro trasporto, con amorevole rassegnazione.
Furono probabilmente questi sentimenti che, l’anno successivo, lo spinsero a lanciarsi in un’impresa totalmente pazza e insensata. Lasciare (o quasi) le case editrici (ovvero i luoghi in cui i libri si fanno) per aprire una libreria (lo spazio, allo stesso tempo concreto e irreale, in cui i libri vengono messi in contatto con i loro destinatari immaginari, i lettori). Ma non si trattava di una libreria tradizionale; parliamo infatti di un vecchio pulmino di nome leggiu che, imbottito con soli titoli di case editrici indipendenti, girava per i borghi più sperduti d’Italia nel tentativo di portare i libri – gli amuleti, gli oggetti del culto misterioso e misterico – laddove più ce n’era bisogno (e l’entità di questo bisogno è sempre inversamente proporzionale alla loro diffusione). La strana avventura che ne venne fuori è contenuta nel volume Pianissimo – libri sulla strada (Terre di Mezzo, 2014).

#CriticaLibera - Alberto Paleari, "Verso la montagna sacra. In cammino da Orta al Sacro Monte di Varallo"

Verso la montagna sacra
In cammino da Orta al Sacro Monte di Varallo
di Alberto Paleari
Monterosa Edizioni, 2017

pp. 144
€ 22,50




Il racconto di un’escursione in un ambiente spettacolare come le colline sovrastanti il Lago d'Orta è di per sé qualcosa di estremamente interessante; i sentieri che da Orta portano al Sacro Monte di Varallo, che si snodano fra boschi e piccoli, caratteristici paesi che hanno come sfondo il Monte Rosa, invitano il lettore ad armarsi di cartina geografica e a pianificare una visita a questi luoghi ricchi di fascino.
Se poi il racconto di viaggio è opera di Alberto Paleari, allora il lettore, prima di spiegare la cartina e caricare lo zaino, si accomoderà in poltrona e si immergerà nella lettura di una storia che va ben oltre le indicazioni di percorso.

venerdì 25 agosto 2017

«Essere scoglio nei tempi in cui gli altri erano onde tumultuose non era facile».

Non so niente di te
di Paola Mastrocola
Einaudi, 2013

pp. 344
€ 9,99 (ebook)
€ 12,50 (cartaceo - Einaudi ET)


Che ne sappiamo tutti noi, quando facciamo un gesto, quando guidiamo greggi di pecore, per esempio, cosa ne sappiamo di quel che provochiamo nella vita degli altri? Che ne sa Fil di sua madre, di suo padre? Non lo sa, non lo può sapere che decideranno di partire, che lo cercheranno per mezzo mondo, che a non trovarlo diventeranno matti... 
Filippo Cantirami è sempre stato un bravo ragazzo, o perlomeno uno che voleva essere ritenuto un bravo ragazzo dagli altri, senza mai scontentare i suoi genitori, gli insegnanti, le ambizioni che tutti gli altri avevano su di lui. Ma cosa vuole davvero, Filippo? E perché una mattina entra in un prestigioso college di Oxford insieme a centosessantotto pecore? Eppure il discorso che tiene insieme al suo amico Jeremy su un nuovo algoritmo che spiega certe dinamiche dell'attuale economia è geniale. Anzi, la conferenza è talmente interessante da tenere con le orecchie ben tese l'uditorio, nonostante il lieve belato di alcune pecore e il farsi spazio tra le sedie di altre. Pura follia? Un film dell'orrore? Questa, che parrebbe una bravata goliardica, viene prontamente riferita dalla ex-fidanzata di Filippo, casualmente a Oxford proprio quel giorno, alla sorella del protagonista. Appena la notizia arriva ai genitori, scoppia un'enorme bomba in famiglia, che sbrindella ogni certezza e dissemina domande: perché Filippo è a Oxford e non a Standford, dove sta terminando il dottorato? Perché con lui ci sono tutte quelle pecore? E perché non ha avvertito del suo speech, né risponde adesso alle ripetute chiamate della madre? 

Prima lezione di diritto penale

Prima lezione di diritto penale
di Giovanni Fiandaca
Editori Laterza

pp. 208

€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

Per chi ha studiato il diritto e, soprattutto, per chi ha amato il diritto penale, leggere un libro scritto dal Giovanni Fiandaca  è un po' come tornare a casa.

È così che mi sono approcciata a Prima lezione di diritto penale, edito da Laterza, l'ultima opera di questo studioso, professore ordinario di diritto penale presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università di Palermo dal 1982, presidente di commissioni ministeriali ed ex componente del Consiglio superiore della Magistratura.
È opportuno fin da subito precisare, però, che questo piccolo manuale non è orientato solo ad un pubblico di tecnici ma, scopo dichiarato fin dalla Premessa, è quello di
"rivolgersi, più che agli addetti ai lavori, a un pubblico di studenti di giurisprudenza e di potenziali lettori estranei al mondo del diritto ma interessati alle sorti della giustizia".

giovedì 24 agosto 2017

In sunlight or in shadow: c'erano un pittore e tredici scrittori americani...

Ombre.
Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper
AA. VV.
(Megan Abbott, Jill D. Block, Lawrence Block, Robert O. Butler, Lee Child, Nicholas Christopher, Michael Connelly, Jeffrey Deaver, Joe R. Lansdale, Stephen King, Kris Nelscott, Joyce C. Oates, Jonathan Santlofer)

Traduzione di Luca Briasco, Fabio Deotto e Letizia Sacchini

Einaudi, 2017
pp. 300
euro 18,50

Un enorme appartamento, anzi direttamente un open space di lusso in pieno centro progettato da una rinomata archi-star e interamente arredato con pezzi di design: è questo uno dei primi paragoni che potrebbero venire in mente a proposito di Ombre, la raccolta di tredici Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper a firma di alcuni tra i più rinomati scrittori americani contemporanei. Praticamente un loft che finisce col diventare un ring, in cui i singoli oggetti, nel chiasso reciproco di forme, linee e colori che è sempre l’ovvia conseguenza dell’eccesso, sono destinati ad annullarsi a vicenda. E invece… no. Nessuna cacofonia visiva. Più la si legge, e più questa bella e ambiziosa antologia di prose brevi fa pensare a una di quelle collezioni private il cui saggio proprietario abbia deciso di collocare un solo esemplare per stanza (anche se sì, ce n’è uno persino in bagno, laddove avremmo preferito trovare un semplice specchio). E se al privato si preferisce il pubblico, Ombre somiglia benissimo anche a un piccolo museo o a una grande galleria in cui per equilibrare il valore delle singole opere venga adottato il principio espositivo vincente del less is more: una per sala. Non resta che entrare, prendersi del tempo, misurare la giusta distanza d’osservazione e contemplare a piacere.

Eravamo quattro amici...

Un interminabile inverno
di Alex Boschetti
Edizioni AlphaBeta Verlag

276 pp.
€ 14,00



Albert, Giorgio, Kurt e Peter, quattro uomini legati da un'amicizia indissolubile, siglata da bambini in una notte da lupi e da tregenda in Alto Adige, loro terra d'origine. Un'amicizia che la vita si è incaricata di ridurre a brandelli, almeno per due di loro, Albert e Giorgio, divisi da una terribile disgrazia e da una donna. Bologna e New York sono gli altri due luoghi che vedono il dipanarsi di questo noir, secondo romanzo per Alex Boschetti, sceneggiatore di professione, pubblicato da Alphabeta Verlag.
Partiamo subito col dire che la lettura del libro richiede un lento adattamento alla deriva fisica e psicologica di cui è protagonista Albert, l'io narrante.
La cosa che più mi preoccupava nel corso della lettura, fin dalle prime pagine, era il sentimento di antipatia che non riuscivo a nascondere a me stessa per il personaggio di Albert. Eppure, ben presto, il lettore scopre che quest'uomo, docente universitario di successo e star televisiva di trasmissioni culturali, famoso e in carriera, in realtà è un uomo bastonato dalla vita, un uomo che ha perso tutto, colpito nei suoi affetti più cari.

mercoledì 23 agosto 2017

Psichiatria e letteratura. Nazismo e Spinoza

Il problema Spinoza (The Spinoza Problem)

di David Irvin Yalom
Neri Pozza, 2012

traduzione di Serena Prina

pp. 441
€ 17,50 (cartaceo)


Yalom è uno psichiatra che insegna ed esercita il suo lavoro in California. Di chiare origini ebraiche, ha fatto della sua professione anche una chiave, colta e pop allo stesso tempo, di accesso alla scrittura, per romanzi che hanno come protagonisti grandi filosofi: ha cominciato con “Le lacrime di Nietzsche” e “La cura Schopenhauer”, due che con i problemi psichiatrici sono andati a nozze, ed è arrivato al problema Spinoza.
Un giorno Yalom, trovandosi ad Amsterdam, si è recato a Rijnsburg per visitare il museo intitolato al filosofo. Niente di che, ambienti piuttosto spogli e modesti ma anche una rivelazione stuzzicante: durante l’occupazione nazista dell’Olanda, il museo è stato saccheggiato da un’unità speciale, le Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) dedite alla confisca delle biblioteche e di materiali d’archivio, ebraici e non, guidate da Alfred Rosenberg, il sinistro ideologo del nazismo e della sua piattaforma antigiudaica, autore di un libraccio astruso e illeggibile, a detta degli stessi gerarchi, come “Il mito del XX secolo”, secondo solo al “Mein Kampf” in ordine d’importanza negli anni del führer, e impiccato dopo il processo di Norimberga nel 1946.
Il giovane ufficiale tedesco che aveva materialmente eseguito la spoliazione del museo aveva
nel suo rapporto fatto esplicito riferimento a «l’esplorazione del problema Spinoza». Quale problema poteva rappresentare un filosofo ebreo? Perché un antisemita come Rosenberg ne ha fatto sequestrare i libri?

Il mio nemico mortale

Il mio nemico mortale
di Willa Cather
Fazi editore, 2017

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 90
€ 9 (cartaceo)
€ 4.99 (ebook)

La prima volta che incontrai Myra Henshawe avevo quindici anni, ma ricordavo di averne sempre sentito parlare. Lei e la sua fuga d’amore erano uno degli argomenti più interessanti – l’unico interessante, direi – di cui si conversava in casa durante le vacanze o le cene di famiglia.
Myra è brillante, ha fascino, opportunità, denaro; disprezza le convenzioni sociali, le regole, un percorso prestabilito. Quando si innamora dell’affascinante e spiantato Oswald Henshawe non esita un solo istante a sacrificare gli agi e l’eredità dello zio Discoll che – orfana – l’ha cresciuta come una figlia, per fuggire con quell’uomo. Se ne va a testa alta, così simile ad un’eroina romantica, incurante dello scandalo provocato dalla sua fuga. Anni dopo, quella ribellione è ancora argomento di chiacchiere, alimentate dalla rare apparizioni della coppia nella piccola comunità di Parthia, Illinois. È durante una di queste visite che Nellie, voce narrante di questa storia, incontra Myra e, come tutti, ne resta affascinata, in un misto di curiosità e soggezione per quella donna brillante, dalla vita eccitante, che tanto stride con la lenta monotonia della comunità di provincia:
Di tutte le loro amiche d’infanzia, era stata la più carina e la più brillante, e la sua vita ci appariva tanto varia e avventurosa, quanto monotona era la nostra.
Eppure, appena sotto la superficie del glamour, delle risate e delle battute pungenti, degli abiti raffinati, della vita di città, si svela allo sguardo attento di Nellie tutta la complessità di una donna forte e tormentata insieme, indomabile, crudele a tratti. E, insieme, le ombre di un matrimonio, di un amore, imperfetto, che mostra i segni della rovina imminente.

martedì 22 agosto 2017

Ogni orizzonte della notte: racconti come testi poetici, alla scoperta delle solitudini individuali

Ogni orizzonte della notte
di Maurizio Vicedomini
Augh Edizioni, 2017

pp. 160
13 euro


Ogni orizzonte della notte è la raccolta di racconti di Maurizio Vicedomini, pubblicata da pochi mesi da Augh Edizioni. Vicedomini, pur giovanissimo, ha già al suo attivo la pubblicazione di diverse opere fantastiche e racconti su varie antologie. È direttore di una rivista culturale online e con il Senzanome ha vinto inoltre il Premio Mondadori Chrysalide, sezione fantasy, nel 2013.
Leggendo la sua biografia, dopo aver dedicato del tempo alla sua nuova raccolta, mi sono soffermata con curiosità sul titolo dell’opera che gli ha permesso di ottenere il prestigioso riconoscimento Mondadori: Senzanome, appunto. Quel titolo, di fatto, è la miglior sintesi interpretativa anche di Ogni orizzonte della notte: sono senza nome i protagonisti degli undici racconti di questa raccolta. Sono voci, pensieri, dolori che risuonano nel buio della notte. Sono anche perfettamente riconoscibili, tridimensionali nei loro dettagli e caratteristiche, ma tutti, assolutamente, privi di nome.

Alle origini del Califfato: La mezzaluna e la svastica di David G. Dalin, John F. Rothmann

La mezzaluna e la svastica. I segreti dell'alleanza tra il nazismo e l’Islām radicale 
di David G. Dalin e John F. Rothmann
Edizioni Lindau

€ 25


Partiamo da un presupposto: pubblicare libri difficili o scomodi, per plurime ragioni, è sempre un dato di coraggio a cui plaudire senza se e senza, specie nel mercato editoriale odierno che si muove più per certezze e "reboot" vari che per arditezza e novità. Ecco perché bisogna essere grati a Edizioni Lindau per aver dato alle stampe questo La mezzaluna e la svastica. I segreti dell'alleanza tra il nazismo e l’Islām radicale  di David G. Dalin e John F. Rothmann. Come si evince dal titolo questo non è affatto un volume facile tanto che, piccola pillola personale, già solo consultarlo in treno, fa guadagnare una serie di occhiate perplesse e preoccupate da parte di tutti i passeggeri. Ma detto questo La mezzaluna e la svastica, seppur con qualche lacuna, è un testo di notevole interesse, soprattutto perché svela e fa chiarezza su una parte della Storia contemporanea davvero molto poco conosciuta. 

lunedì 21 agosto 2017

#ilSalotto: Giulia Caminito, tra memoria del colonialismo italiano e memoria personale

La grande A
di Giulia Caminito
Giunti, 2016 

pp. 288
€ 14,00 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


Negli ultimi anni l’interesse degli autori italiani per le tematiche connesse a colonialismo e postcolonialismo è sempre maggiore. Ai titoli di Igiaba Scego, Cristina Ubah Ali Farah, Gabriella Ghermandi (per fare qualche nome di scrittori – in realtà quasi sempre scrittrici - nati nelle ex-colonie italiane in Africa, o comunque culturalmente legati a quei territori) e a quelli di Carlo Lucarelli, Wu Ming, Nicola Labanca (per fare qualche nome di scrittori che invece non lo sono) si sono aggiunti tra il 2016 e il 2017 almeno altri due libri, che sono anche due opere prime: I Fantasmi dell’Impero di Marco Consentino, Domenico Dodaro e Luigi Panella (Sellerio, 2017), e La Grande A di Giulia Caminito, edito da Giunti. Il primo è un romanzo di denuncia vero e proprio, in cui la ricostruzione storica è il vero epicentro della trama. Nel secondo, invece, gli eventi storici sono il contesto (imprescindibile ma non protagonista) della storia di una giovane donna, Giada, alle prese con una madre con molta personalità, un marito con molta poca e un figlio da crescere.

La terra promessa? A pochi passi dall'imperfetta perfezione, e a nessuno dall'addio

Terre promesse
di Milena Agus
Nottetempo, 2017

pp. 201
€ 15,50 (cartaceo)


«Ma come si fa a vivere in un posto come questo?»

Certo che magari, “un dì, se non andassero sempre fuggendo di gente in gente”, i protagonisti di Terre promesse potrebbero aspirare al raggiungimento della felicità. Invece fanno fatica, anche perché il poeta “padrino” di questo ultimo romanzo di Milena Agus appena edito da Nottetempo non è Ugo Foscolo, bensì – con tutto ciò che filosoficamente ne consegue – Giacomo Leopardi. Dunque, genericamente e, per l’appunto, leopardianamente, sono tutti egualmente condannati dalla propria umanissima natura alla pena di un desiderio inesaudibile e perpetuo. Per citare un altro scrittore ancora, ma stavolta sardo, lo specifico del loro dramma – il dramma di Ester, poi di sua figlia Felicita e poi di suo nipote Gregorio (figlio di Felicita) – è che vanno cercando pane migliore di quello di grano, senza rendersi conto di averlo già sulla propria mensa (salvo poi stupirsi o annichilirsi al cospetto di epifanie tardive e atroci delusioni). E la cercano per un intero secolo, questa manna miracolosa e risolutiva: dall’immediato secondo dopoguerra agli anni clou del boom economico, da quelli delle rivoluzioni culturali e politiche a quelli ancora successivi dell’imborghesimento generale e della presupposta ricchezza comune. Lo cercano immaginando mete e varcando mari, migrando dalla Sardegna più arretrata verso le avanguardistiche Genova e Milano, tornando poi a Cagliari e infine lasciando l’Europa direttamente per l’America, per quegli Stati Uniti in cui ogni uomo è homo faber, specialmente a New York, la metropoli-Eldorado per antonomasia. Avranno fatto bene? Avrebbero potuto fare altrimenti?

domenica 20 agosto 2017

Giuseppe Pontiggia, "Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere"

Dentro la sera
Conversazioni sullo scrivere
di Giuseppe Pontiggia
Belleville Editore, 2016

pp. 309
€ 21 (cartaceo con CD audio)




Dentro la sera è la trascrizione di un ciclo di venticinque trasmissioni radiofoniche, sul tema dello scrivere, che Giuseppe Pontiggia tenne nella primavera del 1994; venticinque "conversazioni", puntualmente riportate in questo libro prezioso, in cui Pontiggia illustra, con toni semplici e diretti, mai dottorali o didascalici, l'attività di scrittore, partendo dalla sua esperienza personale per poi ampliare il discorso verso una prospettiva più ampia e generale.

Il testo è ricchissimo di esempi e di citazioni sempre perfettamente organiche al contenuto, non c'è mai il peso dell'autoreferenzialità presente in altri autori preoccupati di citare solo se stessi; al contrario, Pontiggia richiama brani, particolari tecnici e concetti da Omero fino a Hemingway, Joyce, Stendhal, Dostoevskij, Gadda, Contini e a tantissimi altri; non solo scrittori ma anche filosofi, artisti, psicanalisti: uno per tutti Freud, che Pontiggia considera anche uno straodinario scrittore (e che non è il caso di definire psicanalista in quanto della psicanalisi fu il padre, lo stesso Pontiggia precisa).

#PilloleDiAutore - Sete di verismo

Novelle rusticane
Giovanni Verga
Simplicissimus Book Farm, 2011

0,00 (e-book)
4,96 (cartaceo)

Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.
Ed anche la roba era fatta per lui, che pareva ci avesse la calamita, perché la roba vuol stare con chi sa tenerla, e non la sciupa come quel barone che prima era stato il padrone di Mazzarò, e l'aveva raccolto per carità nudo e crudo ne' suoi campi, ed era stato il padrone di tutti quei prati, e di tutti quei boschi, e di tutte quelle vigne e tutti quegli armenti, che quando veniva nelle sue terre a cavallo coi campieri dietro, pareva il re, e gli preparavano anche l'alloggio e il pranzo, al minchione, sicché ognuno sapeva l'ora e il momento in cui doveva arrivare, e non si faceva sorprendere colle mani nel sacco. - Costui vuol essere rubato per forza! diceva Mazzarò, e schiattava dalle risa quando il barone gli dava dei calci nel di dietro, e si fregava la schiena colle mani, borbottando: "Chi è minchione se ne stia a casa", - "la roba non è di chi l'ha, ma di chi la sa fare".

Dodici novelle pregne di verismo e a tratti pessimismo, come vuole la migliore produzione di Giovanni Verga. Una full immersion nella Sicilia della fine dell'Ottocento dove non filtra alcuna luce di speranza. Parola chiave delle dodici novelle è “la roba”, ossia la terra, un bene materiale che plasma le vite e la qualità di esse a seconda di quanto si possiede. La prima novella ad esempio riguarda un prete divenuto tale soltanto per affrancarsi dalla povertà della famiglia d'origine e guarda, una volta divenuto Reverendo, con miseria la condizione dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Tutti in paese sono al corrente che l'uomo non abbia mai sentito “la chiamata” e spesso le comari cadono in errore parlando male di lui, salvo poi andare a confessare all'uomo stesso i loro peccati di lingua.

sabato 19 agosto 2017

#PagineCritiche - Etica dell'erotica. Il labirinto degli antichi per Roberto Luca

Labirinti dell'Eros. Da Omero a Platone
di Roberto Luca
Marsilio, 2017 (prima ed.)

pp. 242
€ 23,00


Sia d’esordio una citazione al terzo dei saggi sulla Storia della Sessualità, La cura di sé, a firma di Michel Foucault, le cui analisi risultano per ogni epoca, dove non completamente esaustive, almeno illuminate.
Conviene invece distinguere tre cose: l'atteggiamento individualistico [...], la valorizzazione della vita privata, vale a dire l'importanza riconosciuta ai rapporti familiari, alle forme dell'attività domestica [...]; infine, l'intensità dei rapporti con sè.
Proprio il testo foucaultiano può essere d’aiuto per tenere insieme la cultura dei contemporanei insieme con quella degli antichi. Nell’indagine che prende quale principio l’opera onirotica (scienza dell'intepretazione dei sogni) del greco Artemidoro e la eleva a interlocutrice dell’analisi d’un soggetto che abbia di sè cura e cultura, si delineano, neppure troppo acquattate, le direttrici per un’indagine sull'etica e sulla morale. Ancora in Foucault può esser letto il proposito di una storia della questione sessuale che si privi della pur interessante analisi sulla contingenza dell’amplesso e preferisca indagarne le costituzioni sociali dentro l’ordine del discorso sociale. Dispiace per il lettore poco avveduto nella lettura delle quarte di copertina.

#CriticaNera - Ombre dal passato: "Le bambine dimenticate" di Sara Blædel

Le bambine dimenticate
di Sara Blædel
Fazi, 2017

pp. 288

€  6,99 (ebook)

Titolo originale: De Glemte Piger (2011)

Traduzione di Alessandro Storti


Le bambine dimenticate è un avvincente thriller di ambientazione scandinava, composto dall'apprezzata autrice danese Sara Blædel, ancora relativamente poco conosciuta in Italia (tra i suoi molti romanzi è stato tradotto solo Mai più libera, sempre da Fazi, nel 2012). Presentato in molte recensioni come il primo libro di una trilogia, questo volume è in realtà il settimo episodio di una fortunata serie che ha come protagonista la volitiva detective Louise Rick e che ha riscosso in patria grandissimo successo. Si può quindi avere l'impressione, leggendolo, che manchi qualche tassello riguardante i trascorsi della protagonista, i fantasmi che la angosciano, il rapporto conflittuale con un passato che tende a riemergere. La scrittrice è tuttavia abile nel far emergere dall'intreccio le informazioni determinanti, nel far combaciare i pezzi del puzzle, creando una trama che bilancia bene i piani dell'indagine a quelli della vita privata dei personaggi.

venerdì 18 agosto 2017

La storia antica è sempre attuale: Assiria. La preistoria dell'imperialismo di Mario Liverani

Assiria. La preistoria dell'imperialismo
di Mario Liverani
Editori Laterza, 2017
383 pp.
€ 22

Diciamolo pure in modo chiaro: chi di voi, a parte docenti universitari e/o addetti ai lavori, si sarebbe mai e poi mai sognato che un libro rigidamente incentrato sulla Storia Antica, segnatamente del Vicino Oriente Antico, risultasse tanto contemporaneo ed anche utile per capire il tempo presente? Il merito di questa sorte di prodigio è interamente ascrivibile a Mario Liverani che in Assiria. La preistoria dell'imperialismo, uscito per Editori Laterza, riesce a realizzare un libro interessante, abbastanza pop da essere alla portata di tutti e al contempo molto rigoroso e nella selezione delle fonti e nella citazione degli storici sia antichi che contemporanei. Ne viene fuori un discorso coeso e omogeneo che cattura il lettore in una narrazione pure con notevoli picchi stilistici. Già, Assiria è già di diritto uno dei grandi saggi storici di quest'anno.

Quando il sole splende a Mezzogiorno. Al Sud cambiare si può

A me piace il Sud
di Alessandro Cannavale e Andrea Leccese
Armando Editore

pp. 127
€ 12.00

Si parla di questione meridionale e si pensa immediatamente a figure gigantesche nel campo della storiografia, da Pasquale Villari a Benedetto Croce, da Gaetano Salvemini ad Antonio Gramsci. O, più recentemente, da Rosario Romeo a Paolo Sylos Labini.
Il fatto che esista tuttora un divario economico, occupazionale e infrastrutturale tra Nord e Sud del Paese è inconfutabile. Come d'altra parte evidenti sono gli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Mezzogiorno. E allora, ha ancora senso parlare di «questione meridionale» al giorno d'oggi? E in quali termini? Il libro A me piace il Sud è la risposta che hanno cercato di dare due giovani studiosi. Meridionali ed esperti di Meridione. L'uno, Alessandro Cannavale, ingegnere e ricercatore universitario, da vari anni, attraverso un blog collegato a ilfattoquotidiano.it, si occupa anche di percezione del Mezzogiorno (sfatando i troppi luoghi comuni che circolano sul Sud d'Italia). L'altro, Andrea Leccese, scrittore di materie civili, esperto di mafie, nel 2009 ha vinto il Premio nazionale Paolo Borsellino. La risposta dei due autori è sì, perché
la questione meridionale è, oggi più che mai, questione nazionale.

giovedì 17 agosto 2017

In viaggio, senza arrendersi al tempo che passa

Romanzo per signora
di Piersandro Pallavicini
Feltrinelli, 2013

pp. 267
€ 9 (cartaceo - Economica Feltrinelli)




Sul retro del romanzo, una delle migliori sinossi lette negli ultimi anni. Sarà che l'ha scritta l'autore, che non si è lasciato ingannare dal caratterino decisamente particolare dei suoi personaggi, ma è riuscito a mantenere la giusta obiettività per raccontare il suo romanzo. Esordisce così: 
«Ho preso dalla provincia lombarda cinque anziani signori - due coppie e un vedovo, tutti afflitti da malanni più o meno disastrosi - e li ho portati in vacanza a Nizza. In Jaguar. In un hotel a quattro stelle, con in mano un elenco di ristoranti lussuosi e in tasca un'American Express a credito illimitato». 

A bocca chiusa non si vedono i pensieri. Nel mondo di Ginny: l'autismo non è un ostacolo alle emozioni

A bocca chiusa non si vedono i pensieri
di Benjamin Ludwig
HarperCollins, 2017

Traduzione di Claudia Lionetti
pp. 429

18 euro

A bocca chiusa non si vedono i pensieri è il primo romanzo di Benjamin Ludwig, insegnante di letteratura e scrittura creativa nel New Hampshire.
Nella sua prima prova narrativa, Ludwig si è cimentato con un tema e una forma stilistica assolutamente innovative: si tratta infatti di un romanzo scritto in prima persona, dove l’io narrante è Ginny, quattordicenne dal passato travagliato, fatto di abusi, violenze e trascuratezza, adottata da qualche tempo da una nuova famiglia. Come se non bastasse il già pesante fardello che la ragazzina si porta appresso, Ginny è anche autistica, una condizione esistenziale (non una malattia) che le fa guardare il mondo da una prospettiva differente rispetto a quella da tutti considerata “normale” e “giusta”.

mercoledì 16 agosto 2017

#CritiComics - I "tesori" della nuova collana Bao Publishing dedicata ai titoli cinesi

Reverie,
di Gholo Zao
Traduzione di Elisabetta Bellizio
Bao Publishing, 2017

€ 19,00
pp. 232


I racconti dei vicoletti,
di Nie Jun
Traduzione (dal francese) di Francesco Savino
 Bao Publishing, 2017

Cartonato, €18,00
pp. 128


Băo 宝 in cinese si può tradurre letteralmente con tesoro e in effetti in più di un’occasione (per la verità tutte tranne qualche rara eccezione di mediocrità) la Bao Publishing ha consegnato al pubblico di appassionati lettori di fumetti tesori di bellezza grafica e narrativa di ineguagliabile valore, a dimostrazione dello stato di buona salute del mondo della nona arte italiana. Ma non solo, in quanto da tempo ha inserito in catalogo titoli stranieri, continuando, dallo scorso giugno, il progetto di crescita con una nuova collana di titoli di autori cinesi contemporanei. Una scelta in linea con l’originalità espressa spesso dalla casa editrice milanese, puntando sulla qualità di testi dai messaggi profondi e dalle qualità artistiche innovative pur nel rispetto di una tradizione di qualità elevata. I primi due titoli della collana sono Reverie di Gholo Zao e I racconti dei vicoletti di Nie Jun che pur apparendo completamente diversi dal punto di vista estetico e a una prima lettura contenutistica, sono caratterizzati da un comune denominatore, figlio probabilmente della sensibilità orientale così diversa dall nostra e che rende così affascinanti i testi di questa cultura lontana.

Noia e squallore tra "Gli Indifferenti"

Gli indifferenti
di Alberto Moravia
Bompiani, 2016

pp. 324

9,35 (cartaceo)
6,99 (e-book)


Gli indifferenti sono in tutto cinque: Mariagrazia, Leo, Carla, Michele e Lisa. Gli ambienti descritti sono pochi, claustrofobici, scarni, limitati e limitanti, spesso chiusi come stanze da letto o salotti, poche e rare volte i protagonisti si ritrovano in strada. Eppure Mariagrazia, vedova e madre di Carla e di Michele, amica di Lisa e infine, amante di Leo, vive in una villa circondata da un parco. La borghesia media, pratica di feste e di inviti, di riunioni in salotto e di feste da ballo, presto rischierà di non vedere più Mariagrazia e la sua famiglia Ardengo, vittima di un crollo finanziario, costretta di lì a poco a vendere la villa: a basso prezzo se la donna l'affida all'amante Leo Merumeci, uno tra i più meschini dei personaggi, il quale potrà trarre grossi vantaggi a discapito degli Ardengo per ingenuità (o esplicitamente stupidità) di Mariagrazia, accecata di amore e di gelosia per quest'uomo; ad un prezzo onesto se la donna darà retta a suo figlio Michele, mettendo la casa all'asta e riuscendo a ricavare qualche soldo anche per campare successivamente. Questo crollo finanziario, l'angoscia di Mariagrazia di perdere la villa è il fulcro della prima parte del romanzo. Mariagrazia è preoccupata, è ossessionata dal pensiero di perdere tutti i privilegi avuti sino a quel momento facendo parte della borghesia, mentre i suoi figli sono pedantemente annoiati, privi di iniziativa, privi di qualsiasi stimolo degno di un qualsiasi ventenne al loro posto.

martedì 15 agosto 2017

#CriticARTe - L'arte di Takashi Murakami in mostra a Capri

Takashi Murakami, definito da Time il più influente rappresentante della cultura nipponica, sbarca a Capri




La galleria Andrea Ingenito Contemporary Art ospita la mostra “Murakami. Jap Pop in Capri” dell’artista giapponese, definito da Time nel 2008 il più influente rappresentante della cultura nipponica, nonché una delle 100 persone più influenti del pianeta.
La Pop Art rimane dunque protagonista alla galleria AICA che, dopo il successo ottenuto nel 2016 con la mostra “Andy Warhol. Summer Pop Capri”, quest’anno sceglie di puntare su Murakami.

Venti serigrafie circa raccontano il percorso creativo di Takashi Murakami, artista eclettico, le cui creazioni non sono destinate unicamente a Musei o Gallerie, ma entrano anche nel campo della moda e del marketing; numerose le collaborazioni di spicco con noti personaggi del jet set internazionale: nel 2003, con lo stilista Marc Jacobs disegna per Louis Vuitton la borsa Cherry Blossom; nel 2007 ha realizzato la copertina dell’album Graduation di Kanye West, citata come una delle cinque migliori del 2007 da Rolling Stone; nel 2008 lavora con Pharrel Williams all’opera The Simple Things; nel 2009 cura la produzione di un video musicale con Kirsten Dunst. Takashi Murakami si fa autorevole portavoce di una fusione artistica tra la pittura giapponese tradizionale e la cultura pop dei manga, compenetrandoli al fenomeno Otaku – il mito tutto nipponico dell’adolescenza – e la sua personale estetica Superflat. 


Completa e contestualizza la mostra un nucleo di opere di giovani esponenti del pop giapponese il cui stile si ispira a quello del maestro nipponico.



#SpecialeFerragosto - Estate: ipse dixit



Buon Ferragosto! 
Quanti di voi si dedicheranno a una lettura dopo la classica grigliata con gli amici e la famiglia? Noi abbiamo pensato di regalarvi le citazioni sull'estate che ci hanno conquistato quest'anno, raccontandovi che cosa rappresenta per noi la stagione forse più amata da tutti, a dispetto o a causa delle alte temperature! 

Buona lettura, oggi e sempre! 
La redazione

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lunedì 14 agosto 2017

Sempre diffidare di loro: le donne, votate al peccato per la loro debolezza intrinseca. Una lettura della figura femminile nel Medioevo.

I peccati delle donne nel Medioevo
di Georges Duby
"Economica" Laterza, 2015

1^ edizione originale: 1996
Traduzione di Giorgia Viano Marogna

pp. 150
€ 9 (cartaceo)


Oggetto di perdizione, prova del demonio sulla Terra, debole per la sua stessa natura volta alle passioni fisiche, instabile nell'umore e nelle intenzioni, tentatrice (paradossalmente) passiva, incantatrice grazie a pozioni e altri intrugli... La donna nel Medioevo è innanzitutto colei che porta l'uomo a peccare: anche quando è moglie e madre, la sua capacità di sobillare o di avvelenare il marito e di uccidere il frutto del suo ventre per vendette anche di poco conto trasformano la donna in una creatura da cui guardarsi. Eppure, è nel XII secolo che qualcosa cambia: la Chiesa inizia a preoccuparsi di parlare anche alle donne, di raggiungerle e di guidare il loro percorso di fede, per allontanarle dai vizi che sembrano loro congeniti. 
Nel saggio di Georges Duby si ripercorre proprio questo mutamento d'intenzioni, attraverso i tanti penitenziali, i sermoni e le lettere che affrontano la questione femminile con la medesima preoccupazione, ma con uno sguardo critico sempre più attento a raggiungere l'uditorio. Il primo capitolo è dedicato ai "Peccati delle donne", stigmatizzati in una serie di domande spesso assurde alle nostre orecchie contemporanee, ma assolutamente da fare secondo i penitenziali dell'epoca. La donna infatti ha tre difetti fondamentali, secondo il vescovo Stefano di Fougères: nel suo Livre des manières (tra 1174-1178) la donna si oppone alle intenzioni divine con la stregoneria, incantesimi e malefici; inoltre è indocile verso la tutela maschile, del padre prima e del marito poi; infine è dedita alla lussuria. Non meraviglia che molte delle domande rivolte alla donna (o al marito, perché in alcuni periodi era l'uomo a essere responsabile anche del comportamento della consorte) siano proprio a proposito della sessualità.