lunedì 17 luglio 2017

Una questione di centimetri: Miraggio 1938 di Kjell Westö


Miraggio 1938
di Kjell Westö 
Traduzione di Laura Cangemi
Iperborea, 2017 

Pp. 419
€ 18.50


Chi è che si ricorda del 10 maggio 1981? Forse pochi, forse molti. Beh, sta di fatto che in quel giorno fu giocato lo scontro al vertice di Serie A tra Juventus e Roma: quella partita passò alla storia come quella del "gol ingiustamente annullato" al romanista Maurizio Turone con la conseguente dichiarazione del Presidente giallorosso Dino Viola che disse la famosa frase "questione di centimetri". 
E sempre con una questione di centimetri si apre anche questo, bellissimo, Miraggio 1938 di Kjell Westö uscito per i tipi di Iperborea. Già, perché ancora prima che il romanzo inizi, l'autore pone una foto, uno scatto di spot nel quale si vedono quattro centometristi che arrivano quasi all'unisono: quasi perché uno di loro, in maniera evidente, si stacca da tutti gli altri e taglia il traguardo per primo. Quell'atleta è Abraham Tokazier ed è il vincitore o meglio sarebbe il vincitore se non entrassero in gioco le questioni sopracitate. Già perché Tokazier ha la "primigenia colpa" di essere di ebreo e quindi, nel 1938, con la Finlandia stretta tra la Germania hitleriana e l'Unione Sovietica staliniana, meglio non far arrabbiare troppo i vicini tedeschi: alla fine  nella classifica finale Tokazier arriverà quarto, per una questione di centimetri, per un motivo di ragion di Stato. Ecco Miraggio 1938: un romanzo denso che parla di cose piccole per descrivere la storia Grande.

Quando infatti si finisce di leggere il libro di Westö si provano due sensazioni piuttosto contrastanti: oltre al piacere nell'aver appena terminato quella che, senza problemi, ci sentiamo in dover di menzionare come grande opera letteraria, si prova anche, fortemente, una sorpresa verso la storia di Finlandia che, a meno che non si sia esperti di tematiche ugro-finniche, non è così conosciuta. Eppure, nonostante ciò, il cuore di Miraggio 1938 non sta tanto nella storia del proprio Paese, quanto nel racconto della società o, per meglio dire, delle relazioni, anche intime, tra le persone e delle modificazioni che si vanno a creare, quasi senza accortasene, quando "il vento cambia direzione" e la situazione politica internazionale muta.

Kjell Westö è abile nel descrivere l’avvocato Claes Thune, uomo liberale e, in una certa misura, appartenente ad una certa idea di Europa, a metà strada tra la "pace perpetua" di Immanuel Kant e le innovative idee del Manifesto di Ventotene di  Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e di Eugenio Colorni, che viene via via travolto dagli eventi e dai fatti che si vanno a dipanare e nel suo Paese e in tutto il Continente. Già perché se Thune è solito intrattenersi con i suoi amici, circa una volta al mese, nel cosiddetto "Circolo del mercoledì" egli non può notare come tali incontri siano sempre più incandescenti e come gli animi e le posizioni tra i partecipanti siano sempre più distanti e opposte le una dalle altre. Quel microcosmo ristretto, un circolo di meno dieci persone che si trova una volta al mese nello studiolo di un avvocato, diviene così la metafora di quanto accade in tutta Europa, dove le posizioni si scontrano e dove le fazioni sono destinate, in una logica di guerra, non soltanto dialettica, ad affrontarsi.

Non soltanto progressisti e conservatori ma anche umanisti contro irrazionalisti, nazionalisti contro europeisti, rossi contro neri, in uno scontro tra posizioni che spesso tracima nella battaglia tra bande. Ma Miraggio 1938 non è solo questo: è infatti una costruzione letteraria raffinata in cui non soltanto i osserviamo il progressivo sfilacciarsi dei rapporti "politici"  ma anche di quelli personali fino a quelli sentimentali. Non solo il fallimento del matrimonio dell'avvocato ma anche i segreti di Matilda Wiik, la nuova segretaria, sono il sintomo/simbolo di un'epoca nella quale, letteralmente, si cammina sul baratro di una grande sciagura collettiva.

Anche nell'angolo più remoto, freddo e dimenticato d'Europa insomma, quella Finlandia misconosciuta dai libri di storia che si studiano a scuola, ci sono le medesime sensazioni e paure che siamo soliti leggere e conoscere a Londra, Parigi o Roma. Gli uomini sono gli stessi a tutte le latitudini, pare pensare Westö,  e non importa se vivono in un sobborgo di Helsinki oppure in un quartiere di Madrid o in un grattacielo a New York: le paure, le ansie e le inquietudini sono le stesse. Già, proprio come se fossimo ancora nell'attualissimo 1938. 

Mattia Nesto

0 commenti: