giovedì 20 luglio 2017

Quattro adolescenti a nuotare da soli, senza il salvagente della famiglia

La regola dei pesci
di Giorgio Scianna
Einaudi, 2017

pp. 200
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Adesso deve solo seguirci, seguire la nostra traiettoria come fanno i pesci dentro i banchi quando sono in difficoltà. Si chiama schooling, l'abbiamo studiato a scienze, è quella cosa per cui i pesci riescono a muoversi tutti insieme senza scontrarsi e senza perdere nessuno. Basta fidarsi del movimento degli altri. È questa, la regola dei pesci.
A settembre, quattro banchi di 5C del liceo di una piccola cittadina sono rimasti vuoti. La cosa non salta agli occhi di tutti solo perché sono i banchi degli unici maschi della classe (il quinto se n'è andato per un anno all'estero), ma anche perché quei quattro assenti sono sempre stati inseparabili. L'anno precedente, avevano deciso di partire per una vacanza in Grecia, dalla quale però non sono mai rientrati. Cosa è successo davvero? Perché un'aura di mistero aleggiava attorno ai loro discorsi? E perché, per andare in Grecia, tutti e quattro avevano infilato in valigia una giacca pesante?
La sparizione è ormai conclamata, gli Esteri e le ambasciate italiane all'estero si stanno muovendo alla ricerca dei quattro ragazzi, mentre i genitori assistono, impotenti e disperati, alle indagini. A loro non resta che riunirsi, provare a farsi forza, mentre settimana dopo settimana le paure aumentano e le speranze, al contrario, calano drasticamente. Almeno finché un giorno non si presenta a una di questa riunioni Lorenzo, uno dei quattro amici scomparsi. In stato di shock, il ragazzo appare catatonico e non risponde alle domande degli adulti: non vuole o non può parlare? 

È quasi tempo di "Quasi Grazia"...



Nuoro, 13 luglio 2017, ore 19.30
Cortile del Museo del costume

È quasi tempo di Quasi Grazia, a Nuoro. Il 27 settembre, data del debutto della pièce teatrale scritta da Marcello Fois in omaggio alla Deledda pubblicata da Einaudi alla fine del 2016, si avvicina sempre più, e soprattutto nel capoluogo barbaricino cresce la curiosità per l’allestimento di Veronica Cruciani che vedrà la scrittrice Michela Murgia nel ruolo dell’autrice insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. In attesa che il sipario del Teatro Eliseo si apra finalmente sui tre atti del testo foisiano, lo scorso 13 luglio lo scrittore e la studiosa Angela Guiso hanno conversato di fronte a un pubblico attento e numeroso nel cortile del Museo del costume di Nuoro, nel corso di una serata che ha intervallato i loro dialoghi alle belle letture sceniche di due attori del cast ufficiale dello spettacolo (Lia Careddu e Valentino Mannias, con la partecipazione finale della stessa autrice di Cabras, i cui appunti paralleli sulla lavorazione e sulle prove in corso trovano attualmente espressione anche nel bel blog quasigrazia.wordpress.com). Ultimo di una serie di appuntamenti dal titolo Parole di Grazia. Parole su Grazia, dedicati dall’ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico) alle più recenti pubblicazioni riguardanti l’autrice nuorese, l’affollato incontro ha offerto spunti di riflessione ulteriori rispetto alla mera presentazione del volumetto – tra i quali il senso del limite e del ridimensionamento nella vita come nella letteratura, il valore intrinseco di quest’ultima e l’importanza dell’invidia positiva nel lavoro dello scrittore. Ma è stato, anche e ovviamente, occasione privilegiata per comprendere al meglio alcune soluzioni drammaturgiche adottate da Fois, chiamato a rispondere delle scelte precise operate in un testo pur breve (poco più di un centinaio di pagine) ma talmente sentito da richiedere una gestazione di oltre venticinque anni.

mercoledì 19 luglio 2017

Giorni di mafia - Per non arrendersi al "puzzo del compromesso morale"

Giorni di mafia - Dal 1950 a oggi. quando, chi, come.
di Piero Melati
Editori Laterza

pp. 114

€ 11,90 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Sulla criminalità organizzata, e sulla mafia in particolare, si sono versati fiumi di inchiostro: giornalisti, giudici, sociologi, protagonisti delle vicende giudiziarie... Davvero tutti hanno parlato o scritto di quell'aberrante fenomeno sorto nel nostro Paese e tristemente emigrato dovunque.

Dunque, cos'altro potrà mai aggiungere il libro del quale ci occupiamo oggi? Proviamo a trovare insieme la risposta.

Per prima cosa occorre capire in quale genere possa essere incasellato Giorni di mafia (edito da Laterza), che ha per autore Piero Melati, per molti anni vice redattore capo de "Il Venerdì di Repubblica" e giornalista de "L'Ora" di Palermo, che aveva già scritto assieme a Francesco Vitale Vivi da morire (Bompiani, 2015).
L'unica risposta possibile è che si tratta di un pamphlet veloce e ben strutturato (emerge con chiarezza lo stile lineare e chiaro tipico del cronista) nel quale possiamo rintracciare gli eventi collegati alla Mafia sviluppatisi 100 date significative: dal 1950 ad oggi vediamo scorrere davanti ai nostri occhi le stragi, i processi, i crimini più truci, ma anche i film, la letteratura, gli avvenimenti politici e sociali che hanno segnato la Storia del nostro Paese, della "nostra terra bellissima e disgraziata" (come ebbe a dire Paolo Borsellino).

Il riuscito edificio linguistico che ospita un Sud senza Dio

Nella perfida terra di Dio
di Omar Di Monopoli
Adelphi, 2015

pp. 205
€ 18


Torniamo a parlare di scrittura, finalmente. Non di storie. O di un libro. Di scrittura. E nel panorama nazionale non è semplice né scontato. Mi era capitata la stessa sensazione con i cinghiali di Giordano Meacci. Saranno fissazioni le mie ma oramai prediligo lo sforzo dell’autore in vista di un linguaggio che sia di sana e robusta costituzione, aspetto rilevante dell’opera e voce dell’autore stesso.
Nel folgorante romanzo di Omar Di Monopoli, una scoperta dagli esiti straordinari, le costruzioni sintattiche vernacolari, di matrice messapico-campana, si fondono con un italiano elevato per giungere a un dialetto unico che non è il salentino puro anche se siamo nel cuore del triangolo Lecce-Brindisi-Taranto. Gli somiglia. Ciò che importa, tuttavia, è che diventi un suono costante e inconfondibile, fin dalla prima riga.
Questo lessico, da insolito, in un battibaleno diventa familiare, ha il pregio di non stancare, anzi permette di addentrarci nell’ipnotico sviluppo della trama fino a convincerci che è la sola lingua possibile per creare la giusta atmosfera. Stavolta non posso esimermi dal riportare un esempio concreto. Proprio l’incipit:
«L’impronta rancida della malattia non voleva saperne di abbandonare la stanza in cui il vecchio mbà Nuzzo aveva tirato le cuoia tre giorni prima, allignando ostinata anche nel soggiorno ronzante di mosche incattivite dal caldo, quando il pick-up color caffellatte, un Volkswagen sbiadito e smarmittato che sembrava pronto per il ferravecchio, spuntò oltre il limite del cancello e si fece strada lentamente sul vialetto soffiando neri sbuffi di gas di scarico e smuovendo piastre di fango raggrumato».

martedì 18 luglio 2017

#PagineCritiche - Le case di Jane Austen

Le case di Jane Austen
di Mara Barbuni
Flower edizioni, 2017

pp. 180
€ 15.00 (cartaceo)
€ 7.99 (ebook)



Nel bicentenario della scomparsa di Jane Austen, non potevamo esimerci dal celebrare l’opera di una scrittrice che, a distanza di due secoli, non smette di appassionare i lettori, ispirare trasposizioni televisive e cinematografiche, riletture, progetti e studi, tra rigore accademico e cultura pop.
Tra le pubblicazioni recenti dedicate alla figura e all’opera letteraria della scrittrice inglese, di particolare interesse risulta il breve saggio Le case di Jane Austen, di Mara Barbuni, traduttrice, docente e studiosa della letteratura inglese di Ottocento e primo Novecento. Dopo il puntuale lavoro di traduzione su alcuni dei testi più importanti di Elizabeth Gaskell (Nord e Sud, Mogli e figlie, Gli innamorati di Sylvia, tutti editi da Jo March) e i saggi dedicati alla vicenda biografica e letteraria della scrittrice di Manchester (Sui passi di Elizabeth Gaskell, sempre per Jo March, ed Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, per Flower edizioni), solo per citare alcune fra le pubblicazioni recenti di Barbuni, è da poco tornata in libreria con questo saggio incentrato sul ruolo della casa nell’opera letteraria di Jane Austen.

Chi si ricorda di Sertorio? A scoprire un eroe quasi dimenticato della storia romana.

Le pergamene di Sertorio. Il romano che sfidò Roma
di Nelson Martinico
Edizioni Spartaco, 2017

pp. 384
€ 14 (cartaceo)

[La Hispania è] «una terra dura, meravigliosa, carica di suggestioni. Popolata da gente rude, irascibile e fedele, abilissima a cavallo. Ti auguro non solo di visitarla, ma di governarla».
Mario non sapeva di avere appena pronunciato una profezia.
(p. 58)
Quando sentiamo parlare di Sertorio, i pensieri si fanno sfocati, perché spesso i programmi scolastici citano solamente questo grande comandante mariano, in grado di combattere contro le forze armate di Pompeo e fondare in Spagna un vero e proprio stato alternativo a Roma. Ma cosa è veramente accaduto prima della sua morte, nel 72 a.C.? 
Le pergamene di Sertorio, romanzo di Nelson Martinico uscito da pochi mesi per le Edizioni Spartaco, ha il merito di ricostruire la vita di Quinto Sertorio fin dalla sua infanzia, fermandosi prima della sua morte (il cui racconto, nelle ultimissime pagine, viene affidato ad alcuni passi di Plutarco). L'immagine che ne emerge, senza dubbio romanzata, è quella di un ragazzo e poi uomo vigoroso, coltissimo, esperto di anagrammi fino allo sfinimento (d'altra parte, i romani erano soliti interpretare così i segni del fato), amante della poesia e delle usanze degli altri popoli. Talvolta spietato, in altri momenti sapientemente votato al perdono, Sertorio si distingue fin da subito per le sue doti belliche contro i Teutoni: memorabile è la battaglia di Aquae Sextiae, al fianco di Mario, che avrà modo di apprezzare la fedeltà di Sertorio anche in seguito, nella guerra civile contro Silla. Sapiente oratore, con la parola pronta anche in processi decisamente delicati, Sertorio ha una fama che si propaga ben oltre i confini di Roma: infatti anche i popoli nemici gli riconosceranno sempre la grandezza di fine parlatore e guerriero indomito, nonostante la menomazione in battaglia che lo porta a restare orbo già in giovane età. 

lunedì 17 luglio 2017

Una questione di centimetri: Miraggio 1938 di Kjell Westö


Miraggio 1938
di Kjell Westö 
Traduzione di Laura Cangemi
Iperborea, 2017 

Pp. 419
€ 18.50


Chi è che si ricorda del 10 maggio 1981? Forse pochi, forse molti. Beh, sta di fatto che in quel giorno fu giocato lo scontro al vertice di Serie A tra Juventus e Roma: quella partita passò alla storia come quella del "gol ingiustamente annullato" al romanista Maurizio Turone con la conseguente dichiarazione del Presidente giallorosso Dino Viola che disse la famosa frase "questione di centimetri". 
E sempre con una questione di centimetri si apre anche questo, bellissimo, Miraggio 1938 di Kjell Westö uscito per i tipi di Iperborea. Già, perché ancora prima che il romanzo inizi, l'autore pone una foto, uno scatto di spot nel quale si vedono quattro centometristi che arrivano quasi all'unisono: quasi perché uno di loro, in maniera evidente, si stacca da tutti gli altri e taglia il traguardo per primo. Quell'atleta è Abraham Tokazier ed è il vincitore o meglio sarebbe il vincitore se non entrassero in gioco le questioni sopracitate. Già perché Tokazier ha la "primigenia colpa" di essere di ebreo e quindi, nel 1938, con la Finlandia stretta tra la Germania hitleriana e l'Unione Sovietica staliniana, meglio non far arrabbiare troppo i vicini tedeschi: alla fine  nella classifica finale Tokazier arriverà quarto, per una questione di centimetri, per un motivo di ragion di Stato. Ecco Miraggio 1938: un romanzo denso che parla di cose piccole per descrivere la storia Grande.

#CriticaNera - Il genere noir. Una caricatura. Con un crudelissimo commissario donna

Commedia nera n. 1
di Francesco Recami
Sellerio, 2017

pp. 210
€ 14


Francesco Recami, fiorentino, si è occupato della stesura di libri scolastici e ha scritto romanzi per ragazzi. Poi, a un certo punto, ha proposto a Sellerio, siamo nel 1986, un manoscritto per il quale ha dovuto aspettare 20 anni prima di ricevere una risposta. Da Elvira in persona. Siamo nel 2006, Recami ha mezzo secolo di vita e quel manoscritto originario prende il titolo di “L’errore di Platini”.
Non appena l’ho intravisto in uno scaffale, a causa della malattia calcistica che mi accompagna fin dalla nascita, mi sono immaginato un libro sul grande campione juventino. Ma, a parte l’incipit, ho scoperto che Le Roi c’entrava poco o nulla. “L’errore di Platini” tratta del rapporto tra una madre e il figlio cerebroleso ed è sostanzialmente la storia di un infanticidio dopo una vincita al Totocalcio. In ogni caso, abbiamo tra le mani uno scrittore esordiente a 50 anni.
Chissà se è meglio debuttare in età matura piuttosto che in età scolare. Perché succede di questo, oggi. Anche se in Italia nella categoria giovani scrittori sono compresi i quarantenni, il fenomeno di lanciare i giovanissimi esiste. Tuttavia, cos’ha da raccontare un diciottenne? Cos’ha da raccontare uno che deve formarsi sotto il profilo esistenziale prima che letterario? Non a caso, nei libri si parla parecchio di sé, delle proprie inadeguatezze, il che non è un male di suo, se non fosse che è un qualcosa di così inflazionato che ne ho piene le scatole.

domenica 16 luglio 2017

Un'invincibile estate: l'esistenzialismo insulare di Filippo Nicosia


Un'invincibile estate
di Filippo Nicosia
Giunti, 2017

224 pp.
€ 15,00



Sentivamo di non essere stanchi come avremmo dovuto, perché quella stanchezza che cercavamo di sentire era come l'esondazione di un fiume che lascia la tacca sopra gli intonaci dei palazzi di una città e non serve che torni domani né mai, ché la tacca rimane per gli anni a venire.
Solitamente il romanzo di formazione si dipana lungo gli anni: partendo dall'adolescenza o dall'infanzia, l'occhio del narratore segue le evoluzioni del protagonista che cresce, cade, si rialza, si fortifica e infine si fa adulto. Il ragazzo o la ragazza incontrati a pagina uno a fine libro sono l'uomo o la donna pronti a inserirsi nella società civile, ad affrontare le vere sfide della vita lontano dal nido familiare.
Un'invincibile estate, romanzo d'esordio del messinese Filippo Nicosia, pur appartenendo senza alcun dubbio a questo genere ne forza uno degli aspetti principali – quello temporale – e fa evolvere i personaggi in una sola estate. L'estate, stagione della leggerezza, delle vacanze e del mare, è invece per tutti il momento dei cambiamenti e dell'incontro/scontro con i sentimenti e le esperienze più importanti di cui un essere umano possa far conoscenza: la morte, l'odio, l'amore, la vita.

sabato 15 luglio 2017

Spie, amori e morti tra Olanda, Stati Uniti e Indocina: Il buio nell'acqua di Louise Doughty

Il buio nell'acqua
di Louise Doughty
Traduzione di Manuela Faimali
Bollati Boringhieri, 2017

Pp. 355
18 



Ad un certo punto si ha come la netta sensazione che Louise Doughty, scrittrice già assurta agli onori della cronaca e della celebrità mondiale con il fortunatissimo Fino in fondo del 2014, sia stata toccata dalla grazia. Dalla grazia di essere riuscita a scrivere un romanzo come questo Il buio nell'acqua, edito, ancora una volta, da Bollati Boringhieri, che, per una buona metà, appare come una perfetta costruzione letteraria. Teso, appassionante e misterioso il giusto: la prima parte de Il buio nell'acqua è una specie di trattato pratico su come si debba scrivere un romanzo latamente inteso "di spionaggio". Poi, nel prosieguo del libro, qualcosa si rompe, si rompe anche in maniera sensibile e importante, ma la bella sensazione, "il buon sapore" che si ha nel leggere le prime pagine rimane, come rimane l'idea di poter affermare che questo sia un ottimo volume, che poteva essere forse perfetto per il cinema. 

I quaderni di Archestrato Calcentero e l'archeogastronomia in salsa sicula

I quaderni di Archestrato Calcentero
di Marco Blanco
Bonfirraro Editore, 2016

pp.271
23 €



La monografia storica di Marco Blanco è lungo viaggio attraverso la storia della cucina siciliana aristocratica e conventuale. Pagine dense di deliziose ricette, di divagazioni archeogastronomiche, di accurate ricostruzioni di antiche ricette e di piatti tradizionali di cui ognuno ricorda una variante e un aneddoto, spesso inventato. Con la serietà del ricercatore e la bravura dello scrittore, Blanco riesce a coinvolgerci e a condurci dentro i luoghi della storia, attraverso le provviste, i piatti, le preparazioni dei piatti più rinomati e amati della cucina siciliana.

 Un vero e proprio viaggio che rapisce i sensi, crea l’incanto e la suggestione per i luoghi, per i riti e per le origini, condotto attraverso la consultazione di decine di ricettari antichi, dentro polverosi archivi, sfogliando repertori specialistici che avrebbero fatto desistere il più appassionato degli studiosi. Per Blanco diventano invece materia di ricerca preziosa per dipanare la matassa di questa storia, guidati dall’amore per la cucina. 

venerdì 14 luglio 2017

#PagineCritiche - "L'evoluzione dell'insegnante di sostegno"

L’evoluzione dell’insegnante di sostegno. Verso una didattica inclusiva
di Dario Ianes
Trento, Erickson, 2015

pp. 160



Questo volume, a cura di Dario Ianes, è ricco di riflessioni utili a qualunque persona si trovi a condividere un percorso scolastico, sia che si trovi nella condizione di docente, sia che a riflettere sul proprio ruolo familiare e di supporto al figlio sia il genitore, sia chi, dopo aver percorso un iter scolastico, a tratti difficile, cerca di trarre alcune conclusioni sulla propria esperienza scolastico-formativa di alunno.
La scuola deve puntare a sviluppare attivamente la propria capacità di comunicare, di coinvolgersi e di collaborare, di negoziare pacificamente e costruttivamente obiettivi e modalità di lavoro, di saper ricevere e dare aiuto e suggerimenti nella piena valorizzazione dell’altro partner e nel rispetto dei ruoli diversi e delle differenti responsabilità. (p. 13)
L’autore presenta un’analisi critica dell’integrazione e inclusione scolastica partendo dai modelli istituzionali che sono stati seguiti in modo anche preciso e organico dagli insegnanti. Non si discute sul problema integrazione, sul valore della persona indipendentemente dalla sua condizione personale e sociale, o come affermazione e realizzazione di diritti e di valori. Si parla di una scuola inclusiva, in cui le modalità di pianificazione, di progettualità didattica ed educativa, all’inizio di un percorso scolastico formativo che riguarda ciascun alunno, rappresentano un’ottima base di partenza. I genitori compiono delle scelte che ritengono essere le migliori per i propri figli.

#CriticaNera - "Il respiro delle anime": un perfetto noir estivo

Il respiro delle anime
di Gigi Paoli
Giunti editore

pp. 416

€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)





È risaputo che durante i torridi mesi estivi i libri più letti sotto l'ombrellone sono gialli, thriller, noir, in breve tutte quelle storie che tengono il lettore incollato alle pagine fino al colpo di scena finale.
Non costituendo eccezione alla regola, mi sono cimentata con avidità nell'universo creato dal giornalista fiorentino Gigi Paoli, che prosegue col racconto delle avventure di Carlo Alberto Marchi (già incontrato ne Il rumore della pioggia, edito da Giunti nel 2016), padre single di un'adolescente e infaticabile cronista giudiziario.

giovedì 13 luglio 2017

Contrasti dolceamari: l'adolescenza secondo Claudia Schreiber

Dolce come le amarene
di Claudia Schreiber
Keller editore, 2014

pp. 302  
€ 16,00

Titolo originale: Süss wie Schattenmorellen
Traduzione di Angela Lorenzini




L’opera di Claudia Schreiber è, fin dal titolo, improntata all’ossimoro, ai contrasti dolceamari. Protagoniste sono due ragazze diversissime tra loro, inserite in due opposti e ugualmente squilibrati contesti educativi. Paula ha sedici anni e vive a Dresda, in una prigione dorata, con genitori asfissianti e iperprotettivi che la idolatrano e al tempo stesso le negano ogni libertà: 
Paula non si poteva paragonare alle altre ragazze della sua età, non era precoce come quelle, anzi in fondo era come un pulcino appena sbucato dall’uovo. Era cresciuta al riparo da ogni male, […] non sapeva nemmeno comprare un biglietto del treno. Non avrebbero mai potuto affidare la loro bambina ai mezzi pubblici, perciò l’avevano sempre accompagnata in ogni dove, per poi andarla a riprendere (39).
Annie invece di anni ne ha tredici e vive in un paesino dell’Assia del nord con la madre e il nonno, proprietari di un frutteto. La sua esistenza corre spensierata e selvatica, data la totale assenza di modelli di riferimento validi: il nonno è caustico, sboccato, politicamente scorretto; la madre fragile e insicura, vittima di un’immaturità da cui non riesce a liberarsi.

Sesso, droga e basketball: "Jim entra nel campo di basket" di Jim Carroll

Jim entra nel campo di basket
di Jim Carroll
Minimum fax, 2013

A cura di Tiziana Lo Porto

pp. 208
€ 10,00




Per Tiziana Lo Porto, curatrice del volume, tutto quello che c'è da sapere su Carroll sta in queste parole: pallacanestro, poesia, rock'n'roll, eroina. Nel libro troviamo sicuramente la prima è l'ultima.
Enfant prodige o enfant maudit, Carrol è stato sin da giovanissimo musicista oltre che scrittore, producendo con la Jimmy Carroll Band brani new wave punk rock. Quest'opera è composta dai suoi diari del periodo Autunno 63-Estate 66, pubblicati nel 1978. Raccontano di giornate passate a giocare a basket, a sniffare detergente, scippare le borsette e girare a zonzo per New York.
Di fatto ho smesso di credere a otto anni, il giorno in cui sono andato in chiesa per la prima volta e ho cercato di fare amicizia con Dio chiedendogli di venire a casa da me a guardare le World Series insieme

mercoledì 12 luglio 2017

Il crepuscolo dei media - Il futuro dell'informarsi e dell'informare

Il crepuscolo dei media
di Vittorio Meloni
Editori Laterza

pp. 137

€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)



Oggigiorno nel mondo occidentale non si parla quasi più di rivolte nelle piazze, perlomeno non in quelle fisiche, perché al loro posto sono subentrate le piazze virtuali e, quindi, la cosiddetta "rivoluzione digitale".

In questo piccolo saggio intitolato Il crepuscolo dei media. Informazione, tecnologia e mercato (edito da Laterza) il responsabile delle relazioni esterne di Intesa Sanpaolo, Vittorio Meloni, analizza in modo asciutto e rigoroso la crisi che l'avvento del mondo digitale ha prodotto sui mezzi di informazione "tradizionali".

Se il processo che condurrà all'estinzione (o almeno alla graduale trasformazione) della carta stampata e della televisione non può essere arrestato, è quantomeno doveroso comprenderne i meccanismi, così da non essere fagocitati da questa lenta ma inarrestabile ondata di cambiamento.

"Da una modernità all'altra": figure del viaggio e figure del disincanto per riflettere sulla modernità attraverso i grandi nomi della letteratura francese fra Otto e Novecento

Da una modernità all'altra – Tra Baudelaire e Sartre
di Sandra Teroni
Marsilio editore, 2017

pp. 176
€ 15,00


L'indagine proposta da Sandra Teroni per i tipi della casa editrice Marsilio, Da una modernità all'altra. Tra Baudelaire e Sartre, fissati due punti di riferimento tanto cronologici quanto concettuali (l'opera, appunto, di ciascuno dei due autori sopracitati), si snoda attraverso percorsi di senso e identifica aree semantiche comuni su cui si sono rispettivamente confrontati i grandi nomi della letteratura francese, con esiti differenti e a volte opposti, lungo quella travagliata modernità (o meglio, quelle modernità) che abbraccia Ottocento e Novecento, quest'ultimo col suo carico traumatico di eventi tra cui, ovviamente, spiccano i due conflitti mondiali e il successivo incubo della guerra fredda. Un periodo segnato dalla sempre più cocente e radicata consapevolezza che al progresso tecnico-scientifico non corrisponda un progresso in senso etico e umano e che, anzi, al primo si accompagni più frequentemente una folle e fanatica corsa al profitto che, in nome del perseguimento dei propri scopi, non si cura troppo dei caduti lasciati sul campo.
Nell'accostarsi critico al divenire storico – anche lì ove abbia contestualizzato la propria produzione come polemica evasione – lo scrittore ha dovuto spesso interrogarsi su quali fossero il ruolo e la responsabilità dell'artista e quali dunque le possibilità del discorso letterario di specchiare il reale e di influire su di esso.

martedì 11 luglio 2017

#CriticaNera - Quanto conosciamo davvero chi abbiamo amato?

Una separazione
di Katie Kitamura
Bollati Boringhieri, 2017

Traduzione di Costanza Prinetti

pp. 187
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Il passato è sottoposto a ogni tipo di revisione, è un campo poco stabile, e ogni alterazione nel passato ne detta una nel futuro. Perfino un cambiamento nella nostra concezione del passato può portare a un futuro diverso da quello che abbiamo programmato. Il passato non è affidabile, è terreno cedevole. (p. 166)
Come vi comportereste se vostra suocera, ignara della separazione in atto da vostro marito, vi chiamasse e vi chiedesse, con tono imperativo: "Allora, si può sapere dov'è finito mio figlio?". Questa potrebbe essere l'occasione migliore per smarcarsi da un rapporto familiare sempre teso e complesso, accennando alla vostra nuova vita, lontana da suo figlio. Oppure, sorprendentemente, no: la protagonista di La separazione, lucido io-narrante della vicenda, non ce la fa a evitare le richieste inquisitorie della suocera, che non si insospettisce davanti al fatto che Christopher sia partito per la Grecia senza portare la moglie. No, l'importante è che la giovane donna vada a cercarlo in quel paese straniero dove Christopher sta conducendo ricerche antropologiche sul lutto per il suo nuovo libro. 
Senza avere il tempo per pensare al da farsi, la protagonista si trova in volo con una valigia leggera, decisa a chiarire una volta per tutte che è ormai fondamentale rendere pubblica la separazione. Ma ad aspettarla non è la Grecia delle rovine antiche, magnifica e irripetibile; è un paesino arroccato tra le montagne brutalmente riarse e annerite dagli incendi dolosi, per la precisione un resort tanto di lusso quanto sinistro, perché semi-vuoto e isolato. Potrebbe essere un luogo suggestivo per una fuga romantica, non tanto per delle ricerche: la donna si accorge subito che qualcosa stona e i suoi primi sospetti sembrano confermati dal fatto che Christopher ha lasciato la stanza qualche giorno prima, per un viaggio di ricerca, e non è più tornato né ha dato notizie di sé. Il cellulare è spento, la camera d'albergo caotica. Che fare?

Overlove: l'amore temporalesco di Alessandra Minervini

Overlove
di Alessandra Minervini
LiberAria, 2016

200 pp.
€ 12,00


Overlove è una storia d'amore che inizia dalla fine, o meglio: è una storia che racconta la fine di una relazione importante in retrospettiva, osservandola attraverso lo sguardo tipicamente umano del senno di poi, che – insieme all'altro umanissimo sguardo composto di proiezioni verso un futuro nebuloso e indefinito – tutto colora di una luce crepuscolare e romanticamente satura.
E proprio alle due correnti artistiche del crepuscolarismo e del romanticismo mi rivolgo parlando di questo romanzo: l'amore e la perdita, i due temi di Overlove, sono vissuti dalla protagonista Anna e dal co-protagonista Carmine in maniera soverchiante, come una tempesta imprevista in grado di smantellare intere popolazioni. Ciò che resta dopo la tempesta sono residui di civiltà, frammenti di oggetti e persone che, pur permanendo nello stesso luogo fisico, sono così alterati da aver perso l'identità.
Come ciò che resta dopo la tempesta è un territorio caotico e devastato, così dopo la fine di una storia d'amore travolgente ciò che rimane sono due persone smarrite, confuse, emotivamente finite; ma è altrettanto vero che, se soltanto su un terreno devastato è possibile ricostruire la civiltà, così solo in una persona emotivamente finita possono rinascere sentimenti.
Le cose possono risorgere solo là dove non c'è altro, come si può leggere nell'incipit:
Anna aveva detto basta proprio nel momento in cui tutte le cose della sua vita – pur facendole schifo – sembravano contare più di lei e Carmine messi insieme. Se si fa schifo – ripeteva a se stessa – bisogna stare da soli.

lunedì 10 luglio 2017

Corporeità e resistenza. Jean-Luc Nancy custode della poesia

La custodia del senso. Necessità e resistenza della poesia
di Jean-Luc Nancy
Centro editoriale dehoniano, 2017

a c. di Roberto Maier

pp. 72
€ 8,50



Ciò che la veglia reca in dono è la vita brulicante della realtà che alle fantasie del sonno è strappata dalle forme della coerenza. «Ogni volta che vengo al mondo, ogni giorno, quindi, le mie palpebre si aprono su quello che non si può chiamare uno spettacolo», scrive il filosofo Jean-Luc Nancy a principio del suo testo sulla corporeità del teatro, in Italia per Cronopio, con la traduzione di Antonella Moscati, «Essere nel mondo non è uno spettacolo. Tutt’altro», incalza, dove lo spettacolo è, per citare quei Sei personaggi per mano di Pirandello che di scene s’intendono allo stesso modo che di vita, quel “far la scena”, la forma di una conoscenza estranea alla vita. «I suoi attori», afferma (recita, si potrebbe scrivere) il figlio al capocomico «stanno a guardarci da fuori». Proprio quel “da fuori” che permette una confusione tra “finzione” e “realtà” all’uomo è inibito: nel mondo non si vive, semplicemente si è parte di esso, fuori di semplice posizione. Lo spettacolo che si dispiega a chi è strappato dal sonno, quel sipario che d’un tratto si dischiude, rotto magari dal trillo di una sveglia, non presenta alcun fondale dipinto: il soggetto ormai vigile è parte della sua stessa messa in scena.

Sul set con Montalbano: "La rete di protezione"

La rete di protezione
di Andrea Camilleri
Sellerio, 2017

pp. 304
€ 14 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Cosa potrà mai succedere se a Vigàta, il celebre paese dove lavora Salvo Montalbano, arriva una troupe televisiva con una bellissima protagonista svedese? Senza dubbio una piccola rivoluzione, ma anche una serie di fastidi per chi, come il commissario e i suoi, deve modificare le abitudini, i tragitti quotidiani per evitare il set. Ma c'è anche chi resta immediatamente folgorato dalla bellezza dell'attrice principale e a tutti i lettori abituali di Montalbano verrà in mente quale collega di Salvo sarà vittima del fascino della straniera, a costo di mettere a repentaglio il proprio matrimonio... 
Ma non è solo il caos generato da una scappatella in barca con l'attrice a richiedere l'attenzione di Montalbano-paciere, ma anche un'altra... pellicola. Infatti, l'ingegnere Ernesto Sabatello trova nella casa di famiglia sei vecchie bobine di pellicola girate dal padre, anni prima. Fin da subito Sabatello si accorge di qualcosa di sospetto: tutti i filmini riprendono lo stesso pezzo di muro di casa, senza che in scena avvenga alcuna azione. Per questo, anche se l'ultima ripresa risale al 1963, Ernesto porta tutto il materiale da Montalbano per fare chiarezza. 

domenica 9 luglio 2017

Il Salotto: intervista a Paola Zannoner

Chiunque lavori o abbia a che fare con bambini e adolescenti sicuramente conoscerà Paola Zannoner: scrittrice prolifica di opere rivolte ai giovani e da questi molto apprezzate, ha da poco pubblicato L'ultimo faro (già recensito qui), un romanzo corale che rivela grande sensibilità narrativa e che risulta gradevole anche per una lettura adulta. Abbiamo dunque pensato di fare qualche domanda in più all'autrice, per capire quali siano le sue idee sulla narrativa per young adults, quali aspetti debbano essere valorizzati, quali siano gli autori di culto. 

Cosa ti ha spinto a passare dalla narrativa per giovanissimi a quella per giovani adulti? Quali accortezze bisogna tener presenti per rivolgersi efficacemente agli uni e agli altri?
Fin dai miei primi libri ho sempre scritto rivolgendomi a diverse fasce d’età. Uno dei primi romanzi è Il vento di Santiago (Mondadori) per la fascia di Young Adult. Mi piace la possibilità che offre la letteratura per ragazzi di affrontare temi e scritture diverse: per i bambini (in particolare le bambine) ci sono avventure commisurate al mondo dell’infanzia, che tengono conto della quotidianità e delle esperienze dei più giovani; per l’età dell’adolescenza si possono affrontare argomenti più “esistenziali”, sull’identità, la consapevolezza, la conoscenza degli altri; per la fascia "alta" di adolescenti è interessante raccontare le relazioni interpersonali e i conflitti, la ricerca di una propria strada. È chiaro che a questi temi differenti corrispondono registri narrativi differenti, che è molto interessante per me elaborare.

La ricerca di un senso nell'universo: «Eppure cadiamo felici», di Enrico Galiano.

Eppure cadiamo felici. Non aver paura di ascoltare il rumore della felicità.
di Enrico Galiano
Milano, Garzanti, 2017

pp. 384
€ 16,90 (cartaceo)

Eppure cadiamo felici è un libro particolare, che presenta delle caratteristiche piuttosto interessanti per il genere. Se volessimo apporre un'etichetta a quest'opera, probabilmente essa andrebbe sotto la categoria young adult, poiché racconta la storia di una ragazza e del suo percorso di crescita. Tuttavia la protagonista del libro, Gioia Spada, non è una ragazza come le altre, la sua vita è attraversata da una serie di dolori, che messi l'uno in fila all'altro costituiscono un mosaico di sofferenze e frustrazioni. Nata all'interno di un matrimonio difficile, con un padre violento e una madre assente, frequenta senza particolare entusiasmo la scuola, inserita in una classe in cui non si sente integrata, circondata com'è di ragazze che pensano solo al colore dello smalto o all'ultima collezione di quello stilista famoso. Ogni mattina entra in classe con la musica a volume altissimo nelle sue cuffiette – che toglie solo quando comincia la lezione – e una volta al banco si scrive ossessivamente sul braccio la stessa frase, in lingua tedesca, che significa «la felicità è una cosa che cade». Gioia Spada si è costruita un altro universo, parallelo a quello reale, ha un'amica immaginaria, e in questa dimensione alternativa il mondo le sembra molto più sopportabile.
Il fatto è che Gioia da quando è in prima elementare ha la tendenza ad aprire una parentesi dal mondo e di buttarcisi dentro. Se n'erano accorte per prime le maestre, quando avevano visto che passava la maggior parte del suo tempo a fissare il vuoto e che non riusciva mai a stare molto attenta alle lezioni. Fin da allora, più o meno, Gioia aveva scoperto che poteva essere molto più avvincente il mondo dentro alla sua testa che quello là fuori. (p. 27)

sabato 8 luglio 2017

#PagineCritiche - Macron. La rivoluzione liberale francese: storia politica di un europeista convinto

Macron - La rivoluzione liberale francese
di Mauro Zanon (con una prefazione di Giuliano Ferrara)
Marsilio Ancora

pp. 160

€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)



Macron - La rivoluzione liberale francese (Marsilio) è un libro piccolo ma dettagliato scritto dal giornalista de Il Foglio Mauro Zanon sull'ascesa politica di Emmanuel Macron, il più giovane Presidente nella storia della Repubblica francese.

Ogni capitolo ripercorre in ordine cronologico la carriera del trentanovenne di Amiens: prima tra tutte la nomina all'interno della Commissione per la liberazione della crescita (la cosiddetta Commissione Attali) nel 2007, voluta da Sarkozy per migliorare la competitività e la produttività dell'economia francese; in seguito il ruolo di assistente editoriale del filosofo Paul Ricoeur (ricordiamo che anche Macron è laureato in Filosofia).

Per un'etica della lingua: il "prontuario di scrittura civile" di Carofiglio

Con parole precise. Breviario di scrittura civile
di Gianrico Carofiglio
Laterza, 2017

pp. 176
€ 10,00



Abbiamo una responsabilità finché viviamo: 
dobbiamo rispondere di quanto scriviamo, 
parola per parola, e far sì che ogni parola 
vada a segno. 
Primo Levi



Gianrico Carofiglio fa centro un'altra volta. Con il suo breve saggio, l’autore va a toccare un argomento nevralgico per l'epoca dell'analfabetismo funzionale, dei social network, dell'evanescenza della notizia, della parola leggera e avventata: quello della solida connessione che sussiste tra l'espressione (verbale e scritta) e la moralità, pubblica e individuale. Nel definire la scrittura civile "una scrittura limpida, onesta e democratica; rispettosa al tempo stesso delle parole, dei loro destinatari, delle idee", l'autore dimostra a più riprese che la precisione e la cura hanno sempre a che vedere con l'etica: dietro ogni forma di scrittura si cela infatti un "dovere di verità" che troppo spesso viene dimenticato. 
A ogni parola si chiede un'adesione a un principio di "giustezza", ovvero a una felice quanto ambiziosa concomitanza di "correttezza, realtà, verità, pertinenza, esattezza, precisione" (10). E se nella produzione poetica e narrativa la giustezza della parola può essere associata a una vaghezza richiesta dal contesto, lo stesso non si può dire per la scrittura professionale rivolta ad usi pratici, dalla politica al diritto, dal giornalismo all'accademia. La scrittura istituzionale e civile, infatti, deve necessariamente essere precisa, perché la parola precisa ha valore performativo, è capace di incidere sulla realtà e modificarla; al contrario, la parola approssimativa diventa un mezzo per confondere l'utente, rimarcare i rapporti di potere, compiacere l'ego del formulante, talora ingannare il fruitore. 

venerdì 7 luglio 2017

Alla riscoperta di "La Calabria" di Corrado Alvaro

La Calabria. Libro sussidiario di cultura regionale
di Corrado Alvaro
riedizione Reggio Calabria, Iiriti Editore, 2003

pp. 230
€ 16 (cartaceo)




Rileggere questo volume, dedicato alla regione nativa di Corrado Alvaro, significa entrare in un dimensione storico, geografica, di profonda tradizione  culturale e popolare  non solamente riferita al passato. Corrado Alvaro è stato un autore davvero prolifico in diversi campi. Oltre che finissimo scrittore calabrese, giornalista apprezzato, eccellente traduttore, Alvaro entra a pieno titolo nella dimensione cosmopolita perché è tuttora uno dei nostri migliori autori conosciuti all’estero. Una personalità poliedrica e tenace che lo porta ad assumere posizioni politiche nette antifasciste in un periodo storico in cui tanti sono gli scrittori costretti ad emigrare per poter svolgere il proprio lavoro. Nel 1925 l’allora editore Carabba gli propone di scrivere alcune opere destinate alle scuole, compito che lo scrittore accetta in un momento di difficoltà economica, ma che egli compila con estrema competenza e professionalità. Una delle prime note, infatti, precisa come il volume sia compilato in conformità ai programmi  ministeriali del 1923 che prevedevano l’identificazione e la salvaguardia dell’etnia regionale.

Nei panni di Valeria: quattro donne, il sesso, le chiacchiere tra amiche


Nei panni di Valeria
di Elìsabet Benavent
Rizzoli, 2017

Traduzione di Roberta Bovaia

pp. 438
€ 14,90

Si stupirono molto che io scrivessi e lo giudicarono un lavoro molto chic. Dopo Sex and the city era così che venivano viste tutte le scrittrici. Anche se passavi le giornate in pigiama con i capelli sporchi e le pantofole che ti avevano regalato quando avevi dodici anni, la gente ti immaginava con un paio di Manolo ai piedi, intenta a passare da un party all'altro.
C'erano una volta quattro amiche: belle, di successo, intorno ai 30 anni, abitanti di una città vivace e cosmopolita, pronte a supportarsi e a consolarsi sul mondo del sesso e degli uomini. Dalla scrittrice, alla pantera affamata di relazioni piccanti, alla fanatica del lavoro, alla conservatrice, erano sempre pronte ad ascoltarsi e a cercare di penetrare il mistero del sesso opposto, sempre alla ricerca dell'amore vero e del principe azzurro.
Di quale storia stiamo parlando? Avete indovinato? Se, ammettetelo, con un sorriso di sufficienza avete pensato subito a Sex and the city, avete sbagliato. 

giovedì 6 luglio 2017

E se le serie tv contenessero più filosofia del previsto?

La filosofia spiegata con le serie tv
di Tommaso Ariemma
Mondadori, 2017

pp. 140
€ 15 (cartaceo)



La filosofia cerca la verità, il che non è detto che ci renda felici. Tuttavia essa può dirci la verità della felicità, ovvero che essa non è una cosa che si compra, ma qualcosa che accade. (p. 128)
Nel mondo contemporaneo la filosofia non smette di aiutare l'uomo a porsi interrogativi e, talvolta, a trovare possibili risposte. Ma è il fatto stesso di interrogarsi sulla vita a interessare maggiormente e a portare la ricerca di sé a un livello più profondo. Certamente, rispetto anche solo a un cinquantennio fa, la divulgazione filosofica ha cambiato modo per arrivare ai lettori: probabilmente oggi anche Luciano De Crescenzo potrebbe sembrare in parte polveroso, quando negli anni '70 e '80 la sua opera di divulgazione aveva dell'eversivo. 
Negli ultimi anni, la filosofia abbraccia altre discipline, dimostrando come tutto possa essere oggetto, interesse e causa della filosofia stessa. In questo volumetto appena uscito per Mondadori, Tommaso Ariemma unisce i suoi studi di Estetica all'esperienza di insegnamento nei licei. Infatti, la filosofia è una delle materie che a scuola ha subito più cambiamenti, per intercettare l'interesse dei più giovani. E cosa c'è di meglio delle serie tv, seguite se non addirittura idolatrate, per spiegare o perlomeno avvicinare gli studenti e i lettori al pensiero dei grandi filosofi? L'idea era venuta anche in "anni non sospetti", ovvero prima che le serie tv avessero tanto successo, a Simone Regazzoni, con il suo indimenticabile La filosofia di Lost (Ponte alle grazie), che nel 2009 suonava molto provocatorio. 

Monet si tinge di giallo

                  
Ninfee nere
di Michel Bussi
edizioni e/o, 2016

394 pp.
16 € (cartaceo)



Parlare di questo libro senza svelare troppi particolari della trama comporta coinvolgere il lettore nell'incanto che traspare dalle pagine di questo giallo molto ben architettato. Siamo a Giverny, il paese della Normandia noto in tutto il mondo per la casa-giardino di Claude Monet, la villa rosa immersa nel verde dove il maestro impressionista visse per ben 43 anni. Il giardino, esso stesso creazione artistica di Monet, che lo immaginò, disegnò e realizzò con lo stagno delle ninfee, il ponte giapponese e le migliaia di diverse specie floreali, fu la fonte d'ispirazione maggiore negli ultimi anni della sua vita. Furono soprattutto le ninfee, i loro colori e la loro interazione con lo scintillio delle acque, a colpire l'immaginazione artistica del pittore che a questo soggetto dedicò ben 250 opere.

«Questi paesaggi d'acqua e di riflessi mi ossessionano».

mercoledì 5 luglio 2017

Un luogo a cui tornare - La riscoperta di sé che deriva da una diversa visione del mondo

Un luogo a cui tornare
di Fioly Bocca
Giunti, 2017

pp. 240

€ 12,90 (cartaceo)
€ 6,99 (e-book)



Un luogo a cui tornare racconta la storia di Argea, una giornalista e scrittrice che, dopo l'ennesima lite col fidanzato Gualtiero, ha un incidente ed investe un uomo con la sua macchina.
Giunta in ospedale viene a sapere che la vittima si trova vicina alla sua stanza e che si chiama Zeligo, un senzatetto bosniaco con una storia difficile alle spalle: ben presto tra i due si instaurerà un'amicizia che porterà la donna a farsi delle domande sulla sua vita e a cercare delle risposte a questi interrogativi troppo a lungo rimandati.
Non conoscevo Fioly Bocca (già autrice di Ovunque tu sarai e L'emozione in ogni passo), e devo ammettere che non avevo grandi aspettative per questa storia: sembrava la solita carrellata di buoni sentimenti, emozioni banali e personaggi stereotipati.
Invece devo ammettere che mi sono piacevolmente ricreduta: i temi trattati sono molto attuali, l'interazione che avviene tra i protagonisti appare molto realistica e, soprattutto, la scrittrice ha uno stile che mi ha ricordato moltissimo sia L'amore e gli stracci del tempo di Anilda Ibrahimi, che l'amata Margaret Mazzantini.

"Una specie di Spoon River": "Nulla", di Marcello Fois

Nulla
di Marcello Fois
Il Maestrale, 2010
(prima edizione Il Maestrale, 1997)

pp. 134
Euro 10,00




In caso di recensione, si sa, la prima persona è sempre sconsigliata: è la terza a creare quella distanza igienico-oggettiva che disinfetta il giudizio da ogni coinvolgimento eccessivo, rendendolo, agli occhi di chi legge, di più sana e robusta credibilità. Ma è altrettanto vero che alcuni libri semplicemente la pretendono, la nostra prima persona, e che nei loro confronti l’eccesso di formalità sarebbe più straniante di due coniugi che si diano del lei fuori dalle mura domestiche. Certi libri, in un certo senso, si maritano e si ammogliano con noi, e dal momento di quella cerimonia ci impediscono di andare in giro senza la fede al dito. Nulla di Marcello Fois è uno di questi, e siamo “sposati” da due decenni esatti, ovvero dalla sua pubblicazione per la casa editrice Il Maestrale di Nuoro e dalla sua vittoria, nello stesso anno, del Premio Dessì.

martedì 4 luglio 2017

Quel nome è amore

Quel nome è amore
di Luigi La Rosa
ad est dell'equatore, 2016

pp. 184
€ 12





A due anni di distanza da Solo a Parigi e non altrove di Luigi La Rosa (ad est dell’equatore, 2014) è uscito, sempre per la stessa casa editrice, Quel nome è amore, che tanto somiglia al secondo capitolo di un progetto a due puntate. In realtà però, non possiamo definirlo come un vero e proprio sequel, quanto piuttosto come la seconda faccia di un dittico che, per essere capito, ha bisogno di essere letto nel suo insieme. Si tratta di due romanzi diversi, ma che condividono la stessa cerniera, la stessa ossatura; speculari, collegati, e che, in qualche modo, si completano a vicenda.
Mettendo insieme i titoli emergono, da subito, i poli attorno ai quali ruotano i due testi di La Rosa: Parigi e l’amore. Che in realtà formano un solo elemento: nella mente dell’autore le due cose sono indistinguibili, fuse l’una nell’altra, formando un’unica soave creatura. A una prima lettura verrebbe da dire che il secondo elemento è il motore silenzioso e invisibile che muove gli eventi mentre il primo fa da scenario alle gesta dei personaggi, ma presto ci si accorgerebbe di aver sbagliato il calibro dell'analisi. In realtà Parigi, più che essere il luogo d’ambientazione dei due romanzi, ne è l’indiscussa protagonista. «Solo a Parigi e non altrove» perché solo Parigi e nessun’altra sa generare quelle illusioni e quelle sensazioni, sa partorire quei fantasmi. È Parigi, con il suo incanto, con il suo passato, con il suo elaborato ricamo di storie, di intrighi e di passioni a condurre i vari personaggi ai confini dell’impossibile, a spingerli verso il baratro. Parigi s’innamora e costringe a innamorarsi; Parigi abbandona, squarcia il cuore, devasta l’animo. Parigi è amante e amata. Parigi è amore.

E se la seduzione fosse l'unica arma per un'adolescente?

Il giorno degli orchi
di Divier Nelli
Guanda, 2017

pp. 172
€ 14 (cartaceo)



Tre mesi insieme a un'adolescente avvenente, conscia della sua capacità di seduzione, tanto scafata quanto profittatrice: Aurora è così, sa che con qualche moina può ottenere l'attenzione e soprattutto i favori degli uomini. Non pienamente consapevole di cosa significhi preservare il suo metro e settantasette d'altezza e la sua scollatura procace, si infila in un gioco più grande di lei: chattare con adulti da nickname chiaramente falsi, inviare loro foto sexy (non sue) e, quando l'atmosfera si fa bollente, ricattarli. O una "bustarella" per il suo silenzio, o una denuncia per pedofilia. Aurora non si rende forse conto di quanto sia pericolosa questa caccia agli "orchi", come li chiama lei, e come, oltre al rischio concreto, si manifesti sempre di più il disgusto per una categoria maschile che diventa drammaticamente prevedibile agli occhi di Aurora.

lunedì 3 luglio 2017

"Propizio è avere ove recarsi" di Emmanuel Carrère


Propizio è avere ove recarsi
di Emmanuel Carrère
Adelphi, 2017

pp. 429
22 €



Tra le risposte dell'I Ching, antico libro oracolare cinese, c'è "Propizio è avere ove recarsi". Chi interroga questo grande Libro dei Mutamenti è alla ricerca di risposte nei momenti di dubbio. È colui che ha bisogno di un discreto consiglio quando davanti gli si aprono più strade e la direzione è incerta: è l'uomo che comincia un viaggio. 
È Carrère all'inizio di questo libro: un regalo per chi lo ama e lo ha letto abbandonandosi alla passione, alla rabbia, al riso, al dubbio dei non facili giudizi. Perché Carrère, come i suoi personaggi, non è facile da giudicare.

Un titolo enigmatico, austero e calmo come la filosofia orientale. Lo cerchi subito in libreria perché, da amante di Carrère, non puoi certo perderti la sua ultima pubblicazione, ne sfogli l'indice e vieni colpito dalla varietà: la Romania del 1990, Alan Turing, Philip K. Dick, lo Sri Lanka, Davos, Capote, film russi, riviste italiane e vangeli... E poi gli immancabili "amici" Romand e Limonov, ovviamente. 
"Una raccolta di bei saggi. I suoi migliori saggi", pensi subito. Poi inizi a leggerlo e vedi che sotto la serenità del titolo c'è un mare in tempesta, un laboratorio caotico, un'esplosione di idee, luoghi e personaggi, la materia prima della sua produzione.

#PagineCritiche - ...e poi, come finisce? Beatrice Alfonzetti e il valore dell'explicit nel teatro pirandelliano

Pirandello.
L’impossibile finale
di Beatrice Alfonzetti
Marsilio, 2017

pp. 126
Euro 10,00



«Comincia dal principio» e «Quando arrivi alla fine, fermati»: erano questi i consigli a dir poco lapalissiani che il Leprotto Bisestile e il Cappellaio Matto riuscivano a dare alla piccola Alice durante un’infinita cerimonia del tè nel Paese delle Meraviglie. Niente di più logico, pure nel bel mezzo di uno dei convivi più deliranti mai sceneggiati. Ma se invece si volesse provare a spiegare qualcosa partendo programmaticamente dal suo explicit? Anche qualcosa di infinitamente complesso, e proprio per questo necessario alla comprensione dell’esistenza dell’essere umano. Magari qualcosa di artistico e di letterario. Il teatro pirandelliano, per esempio. Proprio questo ha voluto fare Beatrice Alfonzetti nel suo ultimo lavoro appena pubblicato da Marsilio, che già dall’intrigante titolo – Pirandello. L’impossibile finale – promette al lettore una lettura critica in cui ciò che precede di poco il termine del copione e il calare del sipario conta quasi di più delle azioni precedenti – anche se nel caso di Pirandello, come è noto, è sempre il riflettere, nei termini di un «argomentare un po’ cavilloso», che prende il sopravvento sull’agire vero e proprio.

domenica 2 luglio 2017

#CritiComics – Il Kintsugi occidentale per i nostri, inevitabili, momenti di dolore

Frantumi
Frantumi,
di Giovanni Masi e Rita Petruccioli
Bao Publishing, 2017

pp. 122, cartonato
18,00€


Mattia è seduto al tavolino di un bar della stazione Termini di Roma. Mentre sorseggia un espresso gli arriva un messaggio di Sofia che gli dice, senza lasciar spazio al fraintendimento, che le sue ultime analisi non sono affatto buone. Quasi, non lasciano presagire alcuna speranza. Mattia interrompe, allora, il suo legame con la realtà e si imbarca (letteralmente) in un viaggio verso lidi lontani e inaspettati, incontra Laila che gli spiega che ci sono domande che non devono essere poste e va alla ricerca di una risposta alle sensazioni provate durante la lettura del messaggio di Sofia.

sabato 1 luglio 2017

Eccessi e recessi dei nostri ricordi: La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco

La compagnia delle anime finte
di Wanda Marasco 
Neri Pozza, 2017

pp. 239
€ 16.50 (cartaceo)



The breath of the morning
I keep forgetting
the smell of the warm summer air
I live in a town
where you can't smell a thing
you watch your feet
for cracks in the pavement

(Radiohead - Subterranean Homesick Alien)



Partiamo subito da un dato di fatto che si impone sin dalle prime pagine de La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco uscito per i tipi di Neri Pozza. Questo non è affatto un libro facile, di lettura gradevole nel senso di agevole e rassicurante da un lato, bensì un vero e proprio cimento per il lettore medio che si ritrova, il più delle volte, come impantanato tra le pieghe dell'artigliata vicenda della madre di Rosa: nonostante spiri quasi all'inizio del romanzo, lei è viva, vivissima nelle pagine/ricordo della figlia. Eppure proprio per questo il libro si configura come un libro, anzi come una storia che, in maniera un po' misteriosa, non lascia al lettore possibilità di staccarsi dai vari capitoli.

#Criticanera - Del noir e del Mediterraneo

Foto di ©GMGhioni
Molti anni fa l’editore francese Gallimard decise di pubblicare nella «Sèrie noire» l’Edipo re di Sofocle. Rimane, quella, una delle più pregiate e popolari edizioni (in Francia) della tragedia sofoclea. Più o meno nello stesso periodo, Albert Camus scriveva che i greci arrivavano alla disperazione passando per la bellezza; il «nostro tempo, invece, ha nutrito la sua disperazione nella laidezza e nelle convulsioni» (L’esilio di Elena). Qualche decennio dopo, più o meno a metà degli anni ‘90, Jean-Claude Izzo riprende l’edizione Gallimard di Sofocle (in cui il curatore scrive, senza vergogna alcuna, che l’Edipo re è il primo romanzo noir) e le parole di Camus per tracciare una relazione filiale tra il tragico greco e il noir contemporaneo, in particolare quello scritto sulle sponde del Mediterraneo. 

Nonostante abbia pubblicamente e ripetutamente affermato che quello geografico non è un parametro utile alla definizione di un sottogenere letterario, devo ammettere però che il Mediterraneo è culla del noir moderno, e non potrebbe essere altrimenti per almeno due ragioni.