venerdì 9 giugno 2017

«La verità è come la bellezza. Sta negli occhi di chi guarda.»

Penelope Poirot e il male inglese
di Becky Sharp
Marcos y Marcos, 2017

pp. 300
€ 18 (cartaceo)




Ambienti chiusi, una villa ligure splendida ma decadente, dove si consumano invidie e gelosie nell'apparente quotidianità di una vacanza tra ricchi. L'ambiente ideale per guardarsi in faccia a vicenda e chiedersi: chi è l'assassino? Non è mai il maggiordomo, questo è certo, ma anche questa volta, dopo il primo brillante caso in Penelope Poirot fa la cosa giusta, Becky Sharp sceglie per la sua protagonista un covo di malelingue, pronte a rivelare il loro pensiero alle spalle degli altri. 
Questa volta, la stravagante Penelope, brava in tutto al punto da intraprendere qualunque arte e abbandonarla subito dopo, è in viaggio in Liguria con la sua assistente, la scialba eppure divertentissima Velma Hamilton. Il compito è chiaro: ora che Penelope è diventata un "brand" e tutti vogliono sapere come la pensa su questo e su quello (l'ideale per un ego smisurato come lei), una rivista importante le ha commissionato un reportage sul "male inglese", ormai volgarmente banalizzato in "depressione". Quale luogo migliore della Liguria, che ha ospitato così tanti artisti? Ma la notizia che sconvolge Penelope arriva subito: i Travers, amici di infanzia, sono tornati nella loro villa, dopo dieci anni di abbandono. E non l'hanno invitata?! Basta una telefonata per fare i bagagli e condividere con un'allibita Miss Hamilton la stanza verde (vagamente ammuffita, sostiene Velma; legata poeticamente ai ricordi d'infanzia, ribatte più volte Penelope). Di certo, le due non sanno di essersi appena trasferite in un futuro luogo del delitto, dal quale, peraltro, è difficile andarsene. 
Ma l'omicidio non accade che a un terzo del libro: prima prende forma l'inquietante giostra delle maldicenze, tra battute di spirito, frecciatine e vere e proprie cattiverie su questo e quell'ospite della villa, testimoniando ancora una volta la piacevolezza e l'ironia contagiosa di Becky Sharp. E va detto che dalle loro parole, i personaggi si delineano e si presentano al lettore in modo inequivocabile: Pepe, il cascamorto, è accompagnato dalla bella ma insipida Millie; intanto Lea, la matrigna dei figli dello scomparso Samuel Travers, non fa nulla per smentire il suo ruolo tradizionalmente ostile ai ragazzi; Margherita e Andrew, i figliastri, vivono con difficoltà la loro età, lottando con il sovrappeso la prima e con un romanzo che non prende forma il secondo; Francis, fratello di Samuel, osserva il mondo ovattato da riflessioni accademiche. Accanto a loro, personaggi minori eppure controversi, "sanguisughe" della ricchezza dei Travers, come l'amico di Andrew, Amilcare, o l'amica di Lea, Matilde, che sono sempre pronti ad approfittarsi di feste e pomeriggi in piscina. Su tutti loro, lo sguardo del portatore della vena aristocratica della famiglia, Isaac Travers, detto, non a caso, il Patriarca. Aggiungete un tuttofare e una cameriera impertinente e avrete un quadro dei tanti ospiti presenti a villa Travers.
Se pensate anche che per un breve periodo nell'adolescenza Penelope aveva avuto un debole per Francis (che pare non aver dimenticato), il quale potrebbe cadere nelle grinfie di Matilde... Ecco, immaginate quali colpi di scena ci saranno?! Perché Penelope, oltre a essere eccentrica e pettegola, egocentrica e piuttosto vanitosa, di sicuro non cede il suo amore giovanile alla prima che passa. 
E quando un omicidio avviene in villa, a Penelope non resta che indagare, specialmente perché qualcuno ha lasciato dei singolari indizi sulle circostanze della morte della prima moglie di Samuel. Tra colpi di scena, battibecchi, ipotesi di colpevolezza e smentite, Becky Sharp scrive un romanzo che del giallo mantiene i profumi, della commedia il gusto acceso per le chiacchiere che rivelano l'animo umano. Ancor più godibile del primo, da leggere tutto d'un fiato! 

GMGhioni



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