venerdì 24 giugno 2016

#CriticaNera - Demistificare la mafia, con una storia quasi inverosimile e dai risvolti fumettistici...

La mafia mi rende nervoso
di Isidoro Meli
Frassinelli, 2016

pp. 220
€ 17,50 (cartaceo)

Chiudete gli occhi, ripetete ad alta voce la parola "mafia", e ditemi qual è la prima immagine che vi viene in mente [...]. Le immagini che ci vengono in mente sono tutte espressioni del mito. I miti sono fasulli. E non sono mai duraturi. Nascondono la verità, e quando crollano la portano via con sé. (pp. 202-203)
A leggere queste poche righe, verrebbe da pensare che La mafia mi rende nervoso sia un romanzo-saggio. Ma non è così, anche se una tesi di fondo c'è, ma non è possibile rivelarla, perché sono le ultime pagine ad enuclearla. Diciamo piuttosto che la vicenda si muove su più livelli, come a più livelli si muove la mafia stessa. 
Il narratore è Vittorio Mazzola, ossessionato dalla mafia, che tratteggia fin dalle prime pagine in tutti i suoi paradossi («Non puoi parlare della mafia se sei siciliano. È come parlare della sessualità di tua madre, o di tua sorella» e, nonostante ciò, «Ovviamente non puoi parlare della mafia se non sei siciliano. È come cercare di capire il baseball senza essere americani», p. 2). All'interno di questa cornice di narratore decisamente intrusivo e commentante, la storia vera e propria, che è stata raccontata a Vittorio da un muto, Tommaso Traina. Già il linguaggio dei segni è piuttosto ostico per Mazzola; poi la storia ha dell'incredibile e ben si presta alle mistificazioni di un narratore che cerca di stupire: Tommaso, figlio di Gabriele Traina, crudelmente assassinato da non si sa chi, eredita il suo compito, ovvero quello di consegnare pizzini. Il ragazzo, appena ventenne, ha due caratteristiche davvero ottime per i mafiosi: è muto e analfabeta. In realtà, segretamente Tommaso ha coltivato la passione del disegno fumettistico e si è acculturato un po', quel che basta per poter leggere correntemente i pizzini e decidere, davvero sventatamente, di trascriverli e appenderli sullo specchio del suo armadio. Perché? Non lo sa bene nemmeno lui, forse per curiosità, forse perché è ormai passato a "essere coglione", come dicono loro. Ovvero a compiere il compito assegnato in modo critico, chiedendosi quali messaggi siano criptati dietro a ogni pizzino. 
Cosa accadrebbe, se Tommaso ci mettesse del suo e alterasse i messaggi? È una domanda rischiosa, certo, ma anche molto invitante, soprattutto se nei messaggi si legge anche del padre assassinato e del fratello Ciccio, che rischia di fare la stessa fine, perché si è indebitato parecchio e il commercio di droga non basta. Una possibile soluzione per Ciccio sarebbe vincere un po' di scommesse relative ai suoi tornei di... PES! Sì, avete capito bene: si scommette anche sui campionati calcistici alla Playstation... 
Questi sono solo alcuni dei problemi che rendono Tommaso cauto e avventato al tempo stesso, tra desiderio di denuncia e timore; se aggiungete l'essere superdotato di Tommaso e una bella ma enigmatica tossicomane, avrete anche un principio di sbalestrata storia d'amore, tra due personaggi che non sanno parlare di sentimenti. 
In più, il richiamo della vendetta resta sottotraccia: Tommaso vuole finalmente scoprire quale dei tanti mafiosi a cui porta i pizzini ha eliminato suo padre. Ma non è l'unico a volerlo sapere: anche un poliziotto è stato addirittura trasferito perché non si occupasse più del caso Traina; eppure lui prosegue con le indagini, è convinto di avere nome e cognome dell'assassino, ma mancano le prove... 

Dunque, i punti di vista dei diversi personaggi si intrecciano, si contraddicono via via e aiutano a riscrivere la storia, ben sapendo che forse nessuno ha in mano la verità definitiva, perché ognuno sa la storia parziale, filtrata da altri. E al lettore non resta che leggere, lasciarsi trasportare oltre i dialoghi iniziali e inerpicarsi in una storia che ha tratti fumettistici, con cosplay, partite a PES che possono sembrare roulette russe, un muto che disegna caricature di pagliacci, una tossica che si porta dosi da cavallo di eroina, cazzi e minchie enormi che stemperano decisamente il clima noir e fanno a tratti sorridere. 
Un esordio decisamente rocambolesco, figlio di tante letture, film e senza dubbio, figlio di una realtà vissuta da vicino, che non va affatto mistificata o mitizzata.

GMGhioni

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