sabato 19 marzo 2016

#FestaDelPapà - Atticus Finch


Foto di Debora Lambruschini
Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede.


Avevo undici anni la prima volta che ho letto Il buio oltre la siepe, il meraviglioso romanzo di Harper Lee. Era estate, una di quelle lunghe, bellissime estati fatte di sole, giornate al mare o gite in campagna, serate al fresco durante le quali crollare esausti dopo le avventure del giorno. Un susseguirsi di giochi, amici e risate in un incanto che solo settembre – e l’inevitabile ritorno a scuola – poteva spezzare.
Ed erano anche, per me, giorni di letture e scoperte, già irrimediabilmente conquistata dal fascino delle storie. Lì, nella piccola biblioteca del mio paese, quell’estate, ho incontrato Atticus Finch.

E ancora oggi, ogni anno, rileggo almeno qualche pagina, i passi che preferisco, e cerco di capire se e cosa può essere cambiato, da allora, nel mio modo di vedere il mondo e le persone. Ciò che ritrovo, immutabile, sono l’amore per le storie, l’affetto per i buoni maestri, il rifiuto di ogni forma di razzismo. Atticus – insieme a chi mi ha guidato nella prima lettura del romanzo e in tutto il resto – senza dubbio, è stato proprio uno di quei buoni maestri.
Mi ha insegnato l’importanza del coraggio, dell’agire secondo coscienza, dell’andare oltre l’apparenza delle cose; del non cedere al pregiudizio e alla diffidenza, all’ignoranza, al cinismo.

Ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l'unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.


Mi ha aiutata a capire l’importanza delle storie, quelle che ancora tanti anni dopo non smettono di emozionare, colpire, spingere a riflettere. A credere nel diritto all’istruzione, per crescere forse più liberi dai pregiudizi e meglio equipaggiati per le avventure della vita. All’amore per la lettura:

[…] mi pareva che la lettura fosse una cosa venutami naturalmente, come l’abbottonarmi la tuta da operaio senza guardare, o fare il doppio nodo alle scarpe da un groviglio di lacci. Non ricordavo più il momento in cui le righe che il dito di Atticus indicava, muovendosi sulla pagina, si erano separate in tante parole, mi ricordavo di aver fissato quelle righe ogni sera della mia vita, ascoltando le notizie di cronaca, il dibattito parlamentare, i diari di Lorenzo Dow, tutto quel che leggeva Atticus, la sera, quando mi arrampicavo sulle sue ginocchia. Fino al giorno in cui mi minacciarono di non lasciarmi più leggere, non seppi di amare la lettura: si ama, forse, il proprio respiro?


Mi ha dimostrato che a volte ci vuole coraggio per difendere quello in cui crediamo e che gli adulti, spesso, sono ancora più spaventati e smarriti di quanto lo sono i bambini. Che una femmina può correre, sbucciarsi le ginocchia, tornare a casa coperta di fango e azzuffarsi allo stesso modo dei maschi. Quella stessa bambina che grazie a suo padre ha imparato a crescere libera e pronta a combattere contro ogni forma di discriminazione e razzismo.

Quindi grazie Atticus e grazie papà, oggi e ogni giorno.

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