sabato 20 febbraio 2016

#Criticanera. Vittime o carnefici? Vittime e carnefici: "Alex" di Pierre Lemaitre

Alex 
di Pierre Lemaitre
Mondadori, 2011


Traduzione italiana di Stefano Viviani

pp. 341
€ 17,90


Quattro anni dopo il rapimento e la la morte di sua moglie Irène (che dà il titolo al primo volume di questa trilogia noir) Camille Verhœven si è trincerato in un perimetro di sicurezza dal quale affronta solo casi “tranquilli”, evitando accuratamente quelli che potrebbero implicare nuove uccisioni riaprendo la sua ferita personale. Un giorno, però, è l'unico poliziotto disponibile ed è quindi costretto a prendersi carico della sparizione di Alex, una giovane infermiera che un testimone ha visto esser stata violentemente caricata su un furgone da un misterioso aggressore.

Rispetto al romanzo d'esordio, da subito si intuisce un registro più vivace nel racconto, come se dopo la prima incursione nel noir (che era anche un omaggio letterario agli autori amati da Lemaitre) lo scrittore abbia abbandonato alcuni toni “alti” (che peraltro non inficiavano affatto gli esiti di Irène) per attestarsi su uno stile perfettamente calibrato per il genere. Lemaitre si è avvicinato al lettore; qua e là gli fa l'occhiolino, concedendosi qualche battuta ed un po' di comicità. L'uso del presente aiuta la trama a farsi incalzante quando serve: a volte la scrittura sfiora il parlato, si riempe di virgole, si fa addirittura sincopata. Veniamo calati nella realtà dei personaggi e ci sentiamo al fianco di Camille nella sua tormentata ricerca, così come partecipiamo al terrore di Alex nelle grinfie di un bruto dalle intenzioni insondabili; assistiamo in diretta ad ogni istante della sua prigionia: in un luogo solitario e abbandonato, la donna è costretta a chiudersi in una cassa, una gabbia che potrebbe trasformarsi nella sua bara. In testa una sola domanda: perché io?
Il rapimento è un crimine di un genere abbastanza particolare: la vittima non è sotto i tuoi occhi, come nel caso di un omicidio, devi immaginarla.
Passano le ore, i giorni. Alex si rivela una guerriera: l'approssimarsi della morte (e dei topi attorno al suo corpo immobilizzato) le fa trovare energie nascoste con le quali combatterà strenuamente per rimanere aggrappata alla vita.
Nell'alternarsi di capitoli incentrati sulle indagini di Camille e parti dedicate alla ragazza, lentamente emerge un piano dietro l'apparente gratuità del rapimento. La stessa prigioniera si convince di aver capito il motivo dell'accanimento nei suoi confronti. Ma non facciamo in tempo a conoscerli perché improvvisamente le cose precipitano grazie ad una svolta originale: l'aguzzino, braccato, si uccide lasciando alla polizia solo una serie di interrogativi, il più impellente dei quali è: dove si trova ragazza? Accompagnato da una seconda, terribile domanda: la troveremo prima che muoia?

Ad incantarci è di nuovo la precisione di Lemaitre, cui basta una frase per inquadrare tutta una situazione. Alex mantiene la qualità eccelsa dell'esordio: l'autore francese, lo ribadiamo, è scrittore di razza e la sua prosa si distingue dal panorama delle detective stories. Egli mantiene infatti una certa grazia nel descrivere le situazioni: l'agonia di Alex (che con lo scorrere delle pagine si fa davvero terrificante) in altre mani si sarebbe trasformata in un parossismo pulp, mentre Lemaitre non va mai sopra le righe.

Come già succedeva nel primo romanzo, anche in questo la seconda parte scompiglia le carte in tavola, con un ribaltamento avvincente: la preda diventa cacciatore, chi veniva cercato per esser salvato si dà alla fuga per non soccombere. Parte una nuova indagine, ed altri delitti stanno per essere commessi. Alex trasforma il suo personaggio, ora è una provocante e determinatissima femme fatale, con ironico accento sull'ultimo aggettivo. Si aggiunge anche una terza parte, cui corrisponde un nuovo cambio di prospettiva: se non proprio tre indagini distinte, certamente differenti filoni dettati dagli avvenimenti che prendono in contropiede la squadra di Camille. La conclusione, con l'alternanza magistrale dei due interrogatori decisivi ed il duello verbale finale, mette di nuovo in discussione i ruoli di vittima e carnefice che avevamo stabilito. E chissà se le discutibili scelte del comandante Verhœven avranno conseguenze nel prosieguo della sua avventura letteraria.

Nicola Campostori

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