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Non è più tempo di scrollare! Nuove derive autoritarie in un mondo che cambia in “America go away!” di Sara Lucaroni

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America go away!
di Sara Lucaroni
Compagnia editoriale Aliberti, 1 aprile 2026

pp. 128
€ 9,50 (cartaceo)
€ 6,99 (eBook)


Non è il tempo della “casa in collina” di Pavese, quella da cui guardare le cose da lontano, magari lamentandosi. Non è tempo di scrollare i social per fuggire dalla realtà, ché tanto ci dicono che non abbiamo potere, o farsi disinnescare l’indignazione con la skincare, i meme, i consigli motivazionali. Occorre informarsi, pensare, avere un’opinione, potenziare il proprio senso critico, restare lucidi, collocarsi nel mondo. La realtà non è una link in bio da leggere più tardi.

Come spesso accade, apro le mie recensioni citando passi e pensieri che si trovano alla fine del libro. Non è calcolato. L’esortazione di Sara Lucaroni a informarsi, a pensare con la propria testa, a «collocarsi nel mondo» è naturale prosecuzione del lavoro esposto nelle pagine precedenti. D’altronde, proprio il sottotitolo propone Come difendersi dal potere che sta travolgendo il mondo e quale altra strada alternativa all’informazione e alla conseguente presa di posizione abbiamo? Informarsi non è difficile, il problema è destreggiarsi in un mare magno di notizie, perché ne siamo bombardati, e tantissime sono fake e propaganda. Cominciamo dal sottotitolo allora: qual è questo potere che sta travolgendo il mondo?

La paura e l’incertezza del futuro, le crisi economiche, quelle climatiche e un mondo complesso e sempre più multipolare, sono la molla che alimenta il fascino per l’autoritarismo, a cui anche gli americani hanno ceduto, […] L’autoritarismo convince che è facile il mondo con un vero leader. Questi è capace di intercettare il sentimento della paura e dell’incertezza, della frustrazione e del timore del futuro: le persone gli cedono volentieri pezzi di libertà pur di sentirsi “sicuri” con la garanzia delle regole, l’ordine, la solidità. Cercano un capo che vendica, fa giustizia e che isola l’“altro”, il “diverso”, minaccioso perché non è “tradizionale”. Le persone iniziano a credere sia giusto che la stampa vada tenuta a bada, gli oppositori messi a tacere, che sia lecito prendersi quel che serve quando serve, mandare all’aria regole, carte costituzionali, stato di diritto e diritti civili, anche con metodi violenti, se è in pericolo la propria sicurezza e quella nazionale. Lo stile politico è quello del complotto: vogliono distruggere la nazione e i suoi valori? Non sei un patriota se non la difendi.

In questo passaggio emerge con chiarezza il nucleo interpretativo del libro: l’autoritarismo non è una deviazione improvvisa, ma un processo che si innesta su condizioni già presenti nel contesto globale. Crisi economiche, climatiche, il multipolarismo diventano il terreno su cui cresce la richiesta di semplificazione e di guida forte. La figura del leader si costruisce come risposta alla paura e all’incertezza, e il consenso politico viene letto anche come disponibilità a cedere porzioni di libertà in cambio di sicurezza e ordine. È su queste basi che nasce il trumpismo, un nuovo tipo di autoritarismo, dove l’unico limite di chi governa (detto da Trump stesso)  è la sua morale e non altro:

Il trumpismo è bullismo politico, è un autoritarismo che vive nell’adesso, personalista, turbo-capitalista, una variante unica del populismo di destra che con fanatismo sta disintegrando ciò che dice di proteggere ed esaltare, fino alla violenza.

Sara Lucaroni è una giornalista che ha costruito il proprio sguardo tra inchieste e reportage, con un’attenzione costante ai temi dell’autoritarismo, dei diritti e dei conflitti, maturati anche sul campo tra Medio Oriente ed Europa. La sua non è quindi una prospettiva da studio, ma costruita sul campo e informa la sua lettura delle dinamiche autoritarie emergenti, compreso il contesto statunitense. Il libro è costruito con un taglio netto, giornalistico e la scrittura è senza fronzoli, diretta, a tratti spezzata: il suo scopo è lasciare lo spazio ai fatti. Lucaroni riporta episodi, dichiarazioni, profili di uomini e donne di potere con una precisione quasi chirurgica. Ciò è evidente, ad esempio, nel modo in cui vengono tratteggiati in mini-ritratti i ministri  del governo Trump «ex volti tv, influencer, ex organizzatrici di wrestling, amici immobilliaristi, no-vax, assassine di cani, fascisti xenofobi, complottisti» : figure dai contorni opachi, raccontate senza enfasi e proprio per questo, secondo me, più inquietanti. Non serve il commento esplicito, il quadro viene fuori dalla sequenza stessa degli elementi. E anche quando il discorso si spinge su un terreno più scivoloso, come nel caso dei presunti disturbi psichiatrici del presidente americano, Lucaroni mantiene una distanza formale, riportando posizioni e interpretazioni già circolanti nel dibattito pubblico. Viene fuori una sorta di cronologia del potere dove emerge un delirio di onnipotenza più che sospetto.

Lo psicoterapeuta John Gartner nel 2021 ha pubblicato una petizione su Facebook per chiedere di rimuoverlo perché è pericoloso e incapace di governare il Paese. L’avrebbero firmata dodicimila professionisti della salute mentale. Sostiene che oltre a essere un mentitore seriale, è un narcisista maligno con una personalità paranoica, condita da atteggiamenti anti-sociali, sociopatici, razzisti, misogini, sadici e vendicativi. Un incrocio tra Adolf Hitler e Voldemort.

Il volume è agile e scorrevole diviso in capitoli, alcuni dai titoli ironici e pungenti (Personaggi e interpreti; Vance, l’uomo del destino, Gaza e il “Club dei cattivi”, etc) . Nel capitolo dedicato a Il sesto potere, assunta il ruolo dei social e della costruzione del consenso attraverso meme, post e contenuti che spesso sono «faciloni», ma diventano subito virali. È un flusso continuo, seplificato, immediato, che non punta ad approfondire, ma a polarizzare, a saturare lo spazio pubblico evitando il confronto nel merito delle scelte politiche. Attorno a questo universo si sviluppa anche un immaginario commerciale, il merchandising MAGA, tra magliette, cappellini e gadget, che trasforma l’identità politica in prodotto, legittimato da Elon Musk. Il movimento MAGA appare come contenitore ampio ed eterogeneo, capace di includere istanze diverse e anche contraddittorie.

Il movimento maga signoreggia nel mondo conservatore: non è un partito ma una galassia aggregata, in cui sono confluiti anche negazionismi di tutti i generi, no-vax, anti federalisti, anti liberali, fondamentalisti religiosi cristiani. E cospirazionisti: la banda più celebre è QAnon, convinta che Donald Trump stia conducendo una guerra segreta contro una setta di pedofili satanici incardinati nel governo degli Stati uniti. Squinternati a parte, che però sono attivissimi in rete, i maga sono bianchi (non giovanissimi), o certi giovani che si sentono abbandonati a favore delle minoranze. Alcune minoranze, che aspirano a essere ricche come Trump e sono ostili ai nuovi immigrati.

Quel consenso aveva all’inizio una base reale e concreta tra comunità latine, classe operaia e finanche chi si riconosceva in un’idea di passato percepito come perduto. 

Lo sguardo del libro si allarga poi ad altri scenari, da Gaza alle prospettive di ridefinizione economiche e del Medio Oriente, mettendo in luce connessioni e risonanze che non risparmiano nemmeno il contesto europeo e italiano, dove certe retoriche e posture trovano eco nella politica contemporanea.

Ancorata fortemente ai fatti reali e alle dichiarazioni e alla cronaca, Lucaroni lascia emergere con chiarezza e lucidità un punto: il problema non è solo chi esercita il potere, ma il sistema di condizioni sociali e culturali che lo rende possibile, lo sostiene e lo normalizza. Per resistere a queste forme di autoritarismo, bisogna ricorrere ancora a quelle che Trump bolla come 

[…] roba da sfigati. La roba da sfigati sarebbero il “sentimento” di cui sopra, le regole democratiche, la mediazione al posto del conflitto, la sovranità popolare, il multilateralismo, la protezione dei più deboli, il rispetto della pluralità umana (questi sono anche gli articoli della nostra Costituzione). Che infatti non si sono visti applicati a Gaza.

Se questi principi vengono derisi, non è solo la politica a cambiare, ma cambia il modo in un cui una società smette di riconoscersi nella democrazia.

Marianna Inserra