domenica 18 ottobre 2015

Pillole d’autore – "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee



Il 2015 è l’anno di Harper Lee. L’autrice rompe il suo silenzio compositivo e cinquantacinque anni dopo la pubblicazione del romanzo che le valse l’assegnazione del premio Pulitzer annuncia la pubblicazione di Go Set a Watchman (Metti una sentinella). Uscito il 14 luglio negli USA e nel Regno Unito, riesce a superare tre milioni di copie nel giro di un paio di settimane: un investimento editoriale ed economico sicuro, al punto che i giornalisti del «Washington Post» hanno aperto un’inchiesta per far luce sulla vicenda.
L'improvvisa voglia di pubblicare puzza sotto molti aspetti: la donna è anziana e costretta su una sedia a rotelle; scrisse un solo capolavoro e decise immediatamente dopo di ritirarsi dalla vita pubblica; ma c’è di più: Go Set a Watchman era stato scritto in realtà prima di To Kill a Mockinbird e nonostante questo è rimasto in un cassetto per tutti questi anni. I giornalisti della testata americana stanno tentando allora di scoprire il perché di questo lungo silenzio e le modalità misteriose di ritrovamento del manoscritto.

Ma sai che c’è? I dubbi sulla volontarietà o meno della pubblicazione possono solo fare da sottofondo alla splendida melodia che risuona sfogliando le pagine de Il buio oltre la siepe. Silenti si fanno le polemiche ma forti risuonano le idee e le sensazioni scaturite dalla lettura.

Il titolo italiano è in realtà una traduzione non letteraria, che sceglie di focalizzarsi sul superamento dell'ignoto, un altro aspetto della storia che non coincide con l’innocenza punita ingiustamente di cui è metafora l’usignolo (animale indifeso e innocuo) del titolo inglese. Nonostante questa differenza, tuttavia, la condanna al razzismo dilagante negli Stati Uniti degli anni trenta è la prima immagine che riluce aprendo il libro ed è questo l’aspetto che ha contraddistinto l’animo della scrittrice al punto da meritare il conferimento della Medaglia presidenziale della libertà nel 2007, la più alta onorificenza civile statunitense: 
Non piangerai accorgendoti che gli uomini riducono la vita dei propri simili a un inferno, specie quella dei negri, senza nemmeno riflettere un istante sul fatto che sono uomini come noi!
No, Jem, io credo che la gente sia di un tipo solo: gente, e basta!

Accanto a questa luce abbagliante ne brillano altre due, altrettanto abbacinanti. La siepe che ostacola la vista dell’ignoto è anche quella siepe che spinge a riflettere sull’essere umano. Le parole dell’avvocato Atticus Finch allora, vero protagonista della storia sebbene a parlare in prima persona sia la figlia Jean Loiuse (alter ego poco mascherato della stessa Harper Lee), sono un saggio sull’umanità:
Una folla è fatta di individui, quali che siano. Stanotte Cunningham faceva parte di una folla, ma era pur sempre un uomo. Come tutte le folle di tutte le piccole città del Sud, anche quella di Maycomb è fatta di uomini che conosciamo... anche se ciò non li scusa, ti pare?
Ciò dimostra che anche una banda di bruti può essere fermata, semplicemente perché sono pur sempre esseri umani. Chissà... forse avremmo bisogno di una polizia composta di bambini...
In altre parole, cerco di dare loro una buona ragione per criticarmi. Vedete, la gente si sente meglio se può attaccarsi a qualche valida scusa.


D’altra parte, invece, le parole del papà Aticus Finch sono un manuale educativo per genitori. I suoi figli non sono bambini placidi e la loro curiosità causa non pochi grattacapi ad un padre solo in questa lotta quotidiana. Nonostante tutto dimostra costantemente una morale integerrima e che mai vacilla: 
Ma prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.
Non è necessario sfoggiare bravura, non è signorile; e poi alla gente non piace vedersi attorno persone che ne sanno più di loro: li irrita.
Glielo chiesi, infatti, e lui disse che non poteva rispondere alla mia domanda perché non lo sapeva. “Ma è bene odiare Hitler?” “No,” rispose lui, “non è bene odiare nessuno”.

Un papà che ha usato un’unica violenza sui figli: quella delle parole d’amore e di rispetto, in un’epoca in cui l’odio e la violenza fisica sembravano essere le uniche risposte al cambiamento.

Volevo che tu imparassi una cosa: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo col fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.


La questione razziale è ancora oggi all’ordine del giorno, seppur in termini differenti. Ancora più forte appare il messaggio di un capolavoro che non solo apre gli occhi sul razzismo ma fa riflettere sull’essenza stessa dell’umanità e consegna ai genitori i giusti mezzi per educare i figli, gli adulti del domani al rispetto e alla tolleranza.

Quasi tutti sono simpatici, Scout, quando finalmente si riesce a capirli.
Edizione di riferimento: Harper Lee, Il buio oltre la siepe, traduzione di Amalia D'Agostino Schanzer, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 2014.


Federica Privitera


Anche Gloria M. Ghioni ha letto per voi Il buio oltre la siepe leggi qui la recensione.
 



0 commenti: