sabato 8 agosto 2015

Il sigillo di Pulcinella: L’ultimo segreto di Mussolini di Vincenzo Di Michele

L’ultimo segreto di Mussolini
di Vincenzo Di Michele
Il Cerchio, 2015
 


pp. 139
€ 12





I sussidiari di scuola ci hanno tramandato che, in una mattinata caratterizzata da un freddo pungente, il 12 settembre 1943, un gruppo di paracadutisti tedeschi liberarono, nel corso dell’operazione “Quercia” l’ex Duce d’Italia Benito Mussolini che, sfiduciato dal Gran Consiglio del Fascismo, lì era stato portato come prigioniero.  L’eroica Fall Elche (“Operazione Quercia”) fu raccontata dalla stampa italiana come una missione titanica, in cui solo il genio militare tedesco poté anche solo pensare di far evadere qualcuno dalla prigione più alta del mondo, cioè il Campo Imperatore, 2100 m di altezza, sul Gran Sasso. Eppure leggendo il libro L’ultimo segreto di Mussolini scritto da Vincenzo Di Michele ed edito da Il Cerchio, la storia ci appare tutta in un’altra veste: dall’epica si è passati alla commedia, dall’operazione eroica al “segreto di Pulcinella”.

Di Michele nella sua opera sostiene come, nonostante non vi sia un documento ufficiale che possa comprovare quest’ipotesi, vi debba essere stato per forza un accordo segreto tra il Maresciallo d’Italia nonché Primo Ministro post 25 luglio Pietro Badoglio e le autorità militari tedesche. Infatti secondo una raccolta di testimonianze, alcune desunte direttamente dal proprio retroterra famigliare, l’autore riesce a ricomporre i pezzi di una vicenda che, a distanza di 72 anni fa ancora molto discutere. Non soltanto vengono, per così dire, smontati pezzo per pezzo la segretezza dell’ubicazione del luogo di prigionia (non c’era praticamente pastore degli Abruzzi che non conoscesse “l’arcano luogo”), le doti di stratega militare e lo sprezzo del pericolo del capitano Otto Skorzeny ma anche viene avanzata l'ipotesi della collusione di molte autorità italiane a questa operazione poco eroica. Il sospetto (e qualcosa di più) mosso da Di Michele è che “la spericolata liberazione” di Mussolini fosse in realtà frutto di una clausola segreta concordata dal tandem Pietro Badoglio - Vittorio Emanuele III e dai nazisti: noi vi lasciamo liberare il duce ma voi in cambio ci fate lasciare Roma in santa pace.

L’ultimo segreto di Mussolini è un volume agile, che si legge con velocità e che riesce a rimescolare materiale storiografico in larga misura già esistente con alcuni dati nuovi, soprattutto ricavati grazie a fortuite occorrenze del caso. Si possono leggere alcuni momenti anche molto intimi della vita “in prigionia” di Mussolini, colto all’inizio della sua rovina parabola di discendenza quando, “con i suoi grandi occhi neri, la grande testa e la pelle gialla” si aggirava come un fantasma per le sale dell’albergo. Una figura spettrale, immalinconita dai rovesci di guerra, di salute e del suo prestigio personale. Se non fosse stato un feroce dittatore, un illogico guerrafondaio e un tronfio capo di Stato per lui si potrebbero spendere le sacre parole di Mago Merlino in Sogno di un mattino di mezzo inverno, albo di Corto Maltese: “Lasciatemi ai miei sogni e alle mie malinconie”.

Ma Mussolini non serviva “pensante” alla Germania hitleriana. Serviva solamente un corpo del leader da mettere come capo di uno Stato fantoccio, la Repubblica Sociale Italiana, che di lì a poco si sarebbe costituita. Una sorta di scampolo dell’antico Patto d’Acciaio che, nel corso di tre anni di guerra terrifici, si era via deteriorato sino a spezzarsi all’indomani dell’Armistizio con gli Alleati. Una storia di tradimenti e controtradimenti questo L’ultimo segreto di Mussolini, nonostante una documentazione che non soddisfa in maniera abbastanza soddisfacente, è comunque un libro importante per conoscere anche “come è andata per davvero la contro-Storia d’Italia”.

Al netto di qualche colloquialismo di troppo (“Eh be’” ad inizio frase si fa davvero fatica  ad accettare, specialmente in un libro di storiografia), Vincenzo Di Michele mette soprattutto “pulci nell’orecchio” di importanza capitale per il nostro Paese. Il quale pare proprio che, come primo atto fondante della sua “artificiale purificazione spirituale” (da fascistissimo a fascista quindi liberale per poi diventare democratico), abbia fatto un accordo sottobanco con il suo “ex nemico carissimo” per la liberazione del duce che fu, tenuto talmente in segreto che persino i bambini sapevano che "Benito stava in montagna". 
Ora la domanda sorge spontanea: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro e sui segreti di Pulcinella?


Mattia Nesto 

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