lunedì 31 agosto 2015

All'università dell'indifferenza con Ellis

Le regole dell'attrazione
di Bret Easton Ellis
Einaudi, 2006

Traduzione di Francesco Durante
1^ edizione originale: 1987

pp. 260
€ 11,50 (cartaceo) 

"Ma io voglio conoscerti. Io voglio sapere chi sei."
"Nessuno conoscerà mai nessuno. Noi possiamo solo avere a che fare l'uno con l'altro. Tu non mi conoscerai mai."
Dovevo aspettarmelo forse, a poche settimane dalla lettura di Meno di Zero, che scegliere ancora Bret Easton Ellis avrebbe riconfermato le prime impressioni di stordimento inaspettato. Eppure questo Le regole dell'attrazione supera di gran lunga il primo successo dell'autore di Los Angeles. 
Tornano le atmosfere rarefatte e completamente sballate dei ragazzi americani: siamo in un campus universitario piuttosto esclusivo, dove le occupazioni fondamentali degli studenti sono sesso, droga, alcol e feste. E, credetemi, l'unione di questi elementi è una bomba di crudeltà e di affronto scomposto alla morale comune, anche solo al buonsenso. In Le regole dell'attrazione fondalmentalmente non succede niente, e succede tutto: la quotidianità dei ragazzi è ritmata non dai corsi universitari, ma dai party e dalle nottate di sesso casuale con altri compagni di questa o quella università. Libro frivolo? Tutt'altro. 

Ellis mette in piedi uno spietato ritratto di generazioni senza obiettivi, dominate dall'indifferenza verso tutto: la morale è sospesa, l'unico problema di un aborto è il prezzo, un suicidio è appreso con una scrollata di spalle, il divorzio dei genitori sorseggiato con un buon champagne... I personaggi fanno di tutto per non-sentire, per stordirsi al limite della passività: scopano anche quando sostengono di far l'amore, i partner sono intercambiabili (non a caso, quasi tutti sono bisessuali) e la ricerca spasmodica dell'orgasmo giornaliero è l'unica prova di esserci. Scopo, dunque sono, sembrano proclamare i ragazzi di Le regole dell'attrazione, o forse non hanno neanche il coraggio di proclamarlo, lo fanno e basta, tra una pastiglia di Ecstasy e un tiro di coca.
Perché doveva essere così fottutamente indifferente? Ecco a cosa ci si è ridotti tutti: indifferenza. (p. 251)
Indifferenza ovunque, e quando le emozioni forti arrivano, come la gelosia, il senso d'abbandono, o anche semplicemente l'amore, ecco che il ragazzo di turno resta sopraffatto. O si rifugia nel letto di un altro (o altra), o prova la via del suicidio, con la leggerezza, ancora una volta, di chi non dà valore a niente, neanche alla propria vita. 
Passivi in classe, nei rapporti, verso sé stessi, i personaggi di Ellis denotano nuovamente un grande disagio e un vuoto affettivo gigantesco. 

Ellis a... Riva Trigoso (Sestri Levante), 20 ago. 2015 - Foto di ©GMGhioni
Ad aumentare l'efficacia e la forza di questo romanzo, fino a renderlo insuperabile nel suo genere, la scelta di una focalizzazione multipla che sfaccetta e smaterializza la verità. Ogni personaggio legge e rimastica la realtà dal suo punto di vista, tra equivoci, storpiature, con veri e propri voli pindarici. In piena decostruzione postmoderna, il senso viene continuamente spostato, fino a superare il baratro del qualunquismo:

La vita è come un errore tipografico: scriviamo e riscriviamo costantemente cose su cose. (p. 77)

Dunque? Come può svilupparsi il triangolo tra Sean, Paul e Lauren? Chi è davvero innamorato di chi (ammesso che si possa parlare di sentimenti)? E cosa ne sarà di Victor, partito per l'Europa con tante promesse a Lauren e poi fagocitato in una angosciante galoppata in autostop per tutta l'Europa? 

Ma non è tanto la trama a importare; è come Ellis racconta. Anzi, come lascia raccontare ai suoi personaggi, facendo un passo indietro. Non ci sono giudizi, né interpretazioni o descrizioni da narratore esterno: al contrario, tutto è lasciato all'estrema soggettività dei tanti io-narranti che si avvicendano, spezzando situazioni di tensione e ribaltando la scena, o spostando il focus su un'altra situazione. Il risultato è assicurato per ogni lettore privo di pregiudizi, che sia disposto a prendere un distacco critico per farsi raccontare una storia travolgente e stravolta. 

Ciliegina sulla torta, l'incipit e l'explicit, che sovvertono non solo la forma chiusa del romanzo tradizionale, ma addirittura le abitudini sintattiche... 

GMGhioni


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