martedì 30 aprile 2013

Il Salotto - Il terzo libro di Debora De Lorenzi


Quest’anno è appena uscito il tuo Un Fiore d’ombra per Butterfly Edizioni, che abbiamo recensito su CriticaLetteraria (clicca qui per la recensione): si tratta del tuo terzo libro. Se dovessi tracciare un percorso tra le tue opere, cosa diresti?

Tre bellissime storie, che mi hanno appassionata in crescendo, una più dell’altra. Quest’ultimo romanzo, “Un fiore d’ombra”, credo sia il migliore. Per ora.

Nel pavese, ma ormai non solo, hai moltissimi fans; sei molto presente nelle fiere librarie e so che non rifiuti mai un autografo. Qual è il tuo rapporto coi lettori? Dove possono contattarti?

#RileggiamoConVoi - aprile 2013

Torino, Parco del Valentino (19 aprile 2013)
Cari amici lettori,
sia chiaro: una primavera così proprio non ce l'aspettavamo! L'unico lato positivo di tanta pioggia è avere ancora il piacere di chiudersi in casa con un buon libro come ottima compagnia, o almeno come conforto. Che dire di aprile? Non solo il più crudele dei mesi; abbiamo avuto anche belle occasioni per parlare sul libro: ci sono stati gli incontri con #EditoriaInProgress (qui le cronache) e la premiazione del Calvino #Lafinale26 (qui il resoconto), Claudia Consoli ha intervistato Mattia Signorini e abbiamo viaggiato con Marco Caneschi per le vie mitteleuropee e per i ricordi insanguinati di Auschwitz. E poi... abbiamo aiutato a organizzare il festival "3/4 di weekend", che si terrà il 4-5 maggio a Pavia. 


Anche questo mese vi proponiamo qualche titolo nuovo e qualche altro che è sempre bene tenere a portata di mano nelle nostre librerie.


Buona lettura!
La redazione



Claudia consiglia: 
Improvvisi per macchina da scrivere di Giorgio Manganelli
(leggi le nostre Pillole Di Autore)
Perché: per apprezzare una scrittura che è un esempio di grande giornalismo e di elevata letteratura. Perché la voce di Manganelli conquista il lettore come in un vortice. 
A chi: a tutti coloro che volessero gustare delle pagine su temi diversi - cronaca, politica, costume, cultura, vita quotidiana - con tonalità e umori letterari sempre diversi... e molto, molto sarcasmo. 

#SPECIALE Meneghello: 1) Invito alla lettura di "Libera Nos A Malo"




Libera nos a malo
di Luigi Meneghello

Feltrinelli, Milano 1963


Scrittore autobiografico, autore della memoria e della rievocazione del tempo dell’infanzia, Luigi Meneghello è tra i narratori del dopoguerra che propongono una sperimentazione linguistica nuova affiancando ed intrecciando la propria ricerca memoriale a quella grammaticale e linguistica; con soluzioni che mescolano l’italiano e il dialetto Meneghello propone una narrazione che ha il sapore di un’ampia indagine antropologica e culturale di un mondo rurale e popolare ormai quasi estinto.  In questo modo ci presenta un personalissimo spaccato di vita che contiene la storia del suo paese nativo Malo, i modi di vivere, il dialetto e le parole dimenticate attraverso la particolare andatura di un racconto poetico.
         La prima opera di Meneghello, Libera nos a malo, viene pubblicata nel 1963 per Feltrinelli quando all’epoca l’autore ha poco più di quarant’anni. Il racconto è interamente ambientato a Malo; al paese sono dedicati vividi e affettuosi ricordi e qui i protagonisti della narrazione sono gli abitanti, la folta cerchia familiare di Meneghello, i compagni e le compagne d’infanzia, i personaggi e i luoghi caratteristici che hanno connotato in modo significativo la sua vita a cominciare dagli anni trenta.

lunedì 29 aprile 2013

#PagineCritiche: riscopriamo Ippolito Pindemonte grazie a Salvatore Puggioni

Ippolito Pindemonte. Epistole e sermoni
a cura di Salvatore Puggioni
Il Poligrafo, 2010

pp. 552
€ 35

      Il corposo e interessante volume curato da Salvatore Puggioni, Ippolito Pindemonte Epistole e Sermoni, raccogliendo una cospicua serie di epistole e sermoni di Pindemonte, lungo un arco temporale che va dal 1778 al 1819, ha il merito di portare alla luce e di qualificare una vasta produzione collocandola all’interno della storiografia letteraria e degli interessi filologici, corpus rimasto finora senza un’attenta ricognizione critica.
Il libro presente un’ampia Introduzione in cui il curatore ripercorre e ricostruisce dettagliatamente le fasi dell’iter compositivo che porta alla stesura definitiva della produzione epistolare e dei sermoni, percorso connotato da indecisioni e fasi meditative.

"3/4 di weekend": dieci giovani lettrici "guardano" dieci giovani scrittori



Che cos’è “¾ di weekend”? 

“¾ di weekend”, con uno sguardo non frontale e da una prospettiva non convenzionale, e forse per questo più appassionante e nuova: così si presenta la rassegna pavese di lettrici e scrittori, promossa dalla libreria C.L.U. in collaborazione con diversi enti e associazioni, per il weekend del 4 e 5 maggio 2013.

"Polvere di sole", l'ultimo libro di Tonino Guerra

Polvere di sole
di Tonino Guerra

Bompiani, 2012



Il 2011 è stato un anno di grandi perdite: Hillmann, Zanzotto, Szymboska e Tonino Guerra. Naturalmente saranno morti molti altri personaggi importanti nello stesso 2011 e in altri anni, ma con queste figure muore certamente un po' di bellezza del mondo e la possibilità di essere noi più ricchi. Si è fatto un gran parlare, come è solito alla morte di qualcuno, delle poesie di Tonino, naturalmente solo dopo la sua morte: oggi quasi non se ne sente più nulla. Tonino Guerra, morto il 21 marzo 2011, Giornata Mondiale della Poesia, non è stato nella sua vita un poeta classico o come si dice canonico: non appartenne a nessun circolo di particolari intellettuali e non si è affiancato a nessun tipo di corrente né vecchia né nuova, non ha avuto modelli di riferimento distinti.
A vederlo si potrebbe confondere con un uomo qualunque, neanche dallo spiccato intellettualismo, uomo della terra e della semplicità. In realtà Tonino è stato un grande intellettuale proprio nella sua semplicità, nel ritorno alle radici contro tempo. Nasce maestro, poi romanziere e sceneggiatore di teatro e cinema, per cui forse è più ricordato, ma il suo cuore è di poeta. Il mio professore di filosofia usava chiamarlo "il poeta dai libri profumati", non so esattamente perché - il mio professore, anche pittore, è un uomo dal genio stravagante, che non dice mai qualcosa per caso ma spesso in modo criptico - tuttavia mi piace come definizione, la trovo emblematica. Polvere di sole è l'ultimo libro che ci lascia Tonino: non una raccolta di poesie, ma una raccolta di frammenti di storie, immagini e evocazioni. È un libro usuale, intendo dire della stessa carta e inchiostro e plastica di cui sono fatti tutti gli altri, ma effettivamente è un libro che profuma.

domenica 28 aprile 2013

Pillole Di Autore - Candido. Ovvero un sogno fatto in Sicilia

Ribaltare la prospettiva comune, straniarsi dalla realtà per guardarla con occhi semplici. Ecco cosa permette di fare il Candido di Sciascia attraverso una scrittura leggera e intelligente. Candido è il bambino dalla maturità innata e diventerà un adulto immune alla menzogna e a qualsiasi forma di ipocrisia, ma la sua incorruttibilità risulterà essere, in una società corrotta, un disvalore. Candido non entrerà mai a far parte della società e la sua “diversità d’animo” determinerà per lui una vera e propria condizione di salvezza. Colui che aderisce alla verità del corpo, alla moralità chiara, all’etica, verrà bollato come stupido, coniglio o mostro.
Tristi paradossi di una società falsa, che vive seguendo una recita pirandelliana. Sciascia attraverso lo sguardo puro di Candido smaschera la finzione e tutte le ideologie senza risparmiarne nessuna: la religione, il comunismo, la psicoanalisi.
Qui proponiamo una scelta di passi che possano regalarvi un po’ dello straordinario personaggio sciasciano, della sua visione del mondo e della naturalezza del suo vivere.  

(Edizione di riferimento: Leonardo Sciascia, Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia, Milano, Adelphi, 1990)

sabato 27 aprile 2013

Un germe si aggira per la Mitteleuropa

Vienna, cattedrale di Santo Stefano
Dici: ma come è possibile che nel cuore della Mitteleuropa, tra città e università tra le più antiche e prestigiose del mondo, Vienna, Bratislava, Cracovia, Praga, la banalità del male abbia potuto così trionfare? A Vienna, cammini e pensi che cent'anni fa passeggiavano nelle stesse strade il professor Freud, Gustav Klimt e Robert Musil. Magari per raggiungere un caffè e farsi servire una sacher. Cento anni fa, quando nascevano i nostri nonni. Il primo interpretava i sogni, una cosa fino a quel momento neanche concepibile, il secondo vestiva donne oniriche, il terzo aveva capito che di Kakania restava solo la vaghezza di un'idea e l'impero multietnico aveva i giorni contati. Si polverizzò infatti nel giro di poco. E, se vogliamo, tutte le successive tragedie sono cominciate da questa implosione: da Hitler, caporale dell'esercito austro-ungarico a Srebrenica.
Auschwitz sarebbe rimasta un tranquillo borgo polacco di nome Oswiecim, o Oswincim in yiddish, se i tedeschi non l'avessero ribattezzata con il nome tristemente passato alla storia. Il sindaco si sforza di ricordarmi che questo Comune ha 8 secoli di vita. Nessuno potrà apprezzarli perché gli ultimi 70 anni lo inchiodano. Vi è stata riconsacrata una sinagoga nel 2000 dopo che il regime comunista aveva trasformato l'immobile in magazzino di tappeti. Pare un miracolo, perché in questi luoghi la morte continua a seguirti. Sempre. Specie se percorri lo stesso tracciato dei condannati alle camere a gas. Appena scesi dai vagoni, il medico delle SS guardava ognuno un centesimo di secondo e alzava il dito pollice: l'80% degli ignari deportati, per lo più donne, bambini e anziani terminava la loro vita un'ora e mezzo, due ore dopo. Soffocati dallo Ziklon B.

1963-2013. Neoavanguardie e capolavori: uno speciale lungo un anno

Cinquant'anni fa, al Lincoln Memorial di Washington, avremmo potuto ascoltare Martin Luther King pronunciare il rivoluzionario I have a dream. Un anno denso di avvenimenti, il 1963: pochi mesi prima si era chiuso il pontificato di Giovanni XXIII; pochi dopo, a Dallas, una pallottola avrebbe ucciso John Fitzgerald Kennedy. Tragedia d'altro genere la visse l'Italia col terribile disastro del Vajont, che distrusse il paese di Longarone. Il 1963 è un anno rivoluzionario per la musica: viene pubblicato il primo LP della storia, è Please Please Me dei Beatles. Farà piacere agli appassionati ricordare che ancora nel 1963 va in onda il primo episodio di una serie cult made in UK: Doctor Who.

Scrive Philip Larkin a proposito di questo Annus mirabilis:

I rapporti sessuali ebbero inizio
nel millenovecentosessantatre
(piuttosto tardi per me) -
Tra la fine della censura di Chatterley
e il primo LP dei Beatles.

Fino ad allora c'era stato soltanto
una sorta di patto,
una baruffa per l'anello,
un senso di vergogna che cominciò a sedici anni
e si diffuse in ogni cosa.

venerdì 26 aprile 2013

Paolo Mantioni, "Le età della vita"



Le età della vita
Paolo Mantioni

Bebert edizioni, 2013
pp152
13.00

Mi pare che tu non riesca a credere veramente in nulla di quello che fai, non ti consumi fino in fondo, continui a mantenere un controllo che ti serve per restare fuori. Ma così rischi di rimanere fuori dalla letteratura, dal lavoro e pure dalla vita.” (pag 86)

Ci sono persone che si guardano dall’esterno e non sono mai convinte o immerse in ciò che stanno facendo, restano sempre un passo al di fuori. Invece, per vivere, per fare carriera, per inserirsi bene nel sistema, bisogna essere agguerriti, disciplinati, disposti a compromessi, a non avere dubbi. Il protagonista di “Le età della vita”, alter ego giovanile dell’autore, è una di queste persone.
L’io narrante è un universitario, matricola di Lettere che, per mantenersi agli studi, lavora di notte ai mercati generali di Roma, come grossista di pesce. Apparentemente felice, ama lo studio, che lo fa volare in cieli intellettuali dai quali si sente irrimediabilmente attratto, ma ha anche un buon rapporto col suo lavoro, in grado di mantenerlo con i piedi per terra, di offrirgli il necessario distacco per vedere le cose con obiettività e non perdersi in un iperuranio di astrazioni filologiche. Ha pure una fidanzata che gli dà tutta se stessa, che gli vuole bene, che lo sprona studiare, a costruirsi una posizione come si deve.
Il suo lavoro lo mette a contatto con un’umanità variopinta, pittoresca, popolare, di cui si sente parte e dalla quale, nello stesso tempo,  prende le distanze da persona colta.

Messico è nuvole… di coca

Il potere del cane
(The power of the dog)
di Don Winslow

Einaudi 2009 (2005)
pp. 714


Corrompere, mentire, fottere purché l’equilibrio rimanga immutato per chi governa (a Washington come a Medellin). Qui siamo dinanzi a un grandioso western. Riduco all’osso la trama: sullo sfondo della lotta al narcotraffico, fasulla più che effettiva, un poliziotto onesto viene sequestrato, torturato e infine ucciso da una banda di signori della coca. L’amico di quel poliziotto trascorre il resto della sua carriera e della vita a cercare di ottenere vendetta. Si chiama Art Keller ed è agente della DEA.

giovedì 25 aprile 2013

"L'importanza di essere secondi": storie di eroismo al secondo gradino del podio

L'importanza di essere secondi.
Storie di eroismo e non solo
di Marilena Lualdi

Nomos Edizioni, 2012

pp. 189


"Non è nella natura umana, tanto meno nella mentalità del nostro convulso mondo, applaudire i secondi." Ispirandosi a questo assunto incontrovertibile, soprattutto in quest'epoca in cui primeggiare ad ogni costo si prospetta come un obiettivo irrinunciabile, l'autrice ha intrapreso un lungo viaggio attraverso le dinamiche che sottendono l'essenza del ruolo in cui viene solitamente relegato colui che sfiora la vittoria senza agguantarla, un ruolo che ha il sapore amaro di una sconfitta, a tratti senza appello. Basti pensare al Palio di Siena, dove al secondo classificato viene inflitta la cosiddetta "purga", per la sua incapacità di aggiudicarselo dopo averlo rasentato. Nell'immaginario collettivo, il terzo classificato risulta meritevole di una maggior clemenza e comprensione, forse perché oltre un certo limite non si sarebbe mai potuto ragionevolmente proiettare.
Ma sarà davvero così? Marilena Lualdi, grande appassionata di storia della Scozia, dedica questo libro a un grande secondo nel centenario della sua scomparsa: il capitano Robert Falcon Scott, esploratore antartico. Sulla scia di questa figura leggendaria del primo Novecento, l'autrice si sofferma anche sulla personalità e sulle vicende di altri personaggi - seppur diversissimi fra loro - che hanno lasciato un segno indelebile nella nostra storia antica e moderna.

mercoledì 24 aprile 2013

Alla ricerca della Piombino perduta




Alla ricerca della Piombino perduta
Gordiano Lupi

Edizioni Il Foglio 2012
pp 190
15,00

Solo un lettore nato negli anni sessanta può accogliere questo libro di Gordiano Lupi, “Alla ricerca della Piombino perduta”, con una commozione che ti prende allo stomaco e ti annoda la gola.
L’autore dedica la prima parte al ricordo, alla recherche, al ritorno sui propri passi. Siamo catapultati all’indietro, nei primi anni sessanta, in una Piombino appena uscita dalle miserie della guerra e appena sfiorata da un boom di cui gli abitanti nemmeno si accorgono. Una Piombino che sembra balzar fuori da un film di Virzì, divisa a metà fra figli di papà e figli di metalmeccanici e ferrovieri, fra gelaterie e bagni dove si va solo la domenica e piccoli bar di tutti i giorni su spiagge olezzanti di frittura stantia.
L’amore per queste memorie è assoluto, viscerale, incondizionato. Lupi accetta tutto del passato, il bello e il mostruoso, il mare lucente ma anche le spiagge inquinate, le sterpaglie dei campi di calcio improvvisati, i muri fatiscenti, gli odori penetranti, l’acciaieria, oggi gigantesco relitto d’archeologia industriale, sempre incombente, sempre presente nei pensieri e nelle parole degli abitanti.
Erano tempi romantici”, ci ripete. Ed è in questo romanticismo che si stempera il neorealismo, trasformandosi da ideologia in sentimento. Tutto era bello, tutto aveva più grandezza, più spessore, più sapore, tutto è imbellito, enfatizzato dal ricordo. Persino la decadenza, il degrado, la fatiscenza erano languidi e malinconici.

martedì 23 aprile 2013

Qui, ad Auschwitz, con un libro in mano


Come si fa a descrivere Auschwitz quando c’è I sommersi e i salvati di Primo Levi (Einaudi, 1986)? A trovare parole proprie quando l’emozione è tale da zittirti ed esiste questa prova di forza umana e letteraria? Io, nel visitare il campo di concentramento più tristemente famoso, quello che ci consente ancora di parlare a ragione di unicità della Shoah, ho fatto ricorso a quel libro come fosse una guida dei luoghi, dall’ingresso con quella ridicola scritta sul lavoro che rende liberi alle baracche in cui i nazisti attendevano che esseri umani fossero pronti per il macello.
La sequenza di barbarie e offese iniziava con la deportazione: enormi carri merci, tuttavia non abbastanza grandi per il numero di persone stipate per giorni senza cibo, acqua o una latrina. La selezione cominciava qui, nella promiscuità, nell’aria mancante o appestata dal tanfo di escrementi, vomito, corpi in decomposizione. Poi scendevi in un’atmosfera irreale, urla in tedesco, violenze, cani che ringhiavano, mordevano, la separazione dai tuoi cari. E il vortice delle costrizioni. Una delle più inutili, ci torneremo su questo aggettivo, che il prigioniero doveva subire, una volta entrato nelle fredde stanze dove avveniva la privazione degli abiti, delle scarpe e degli oggetti personali, era il taglio dei capelli e dei peli. Necessità di maggiore pulizia, dato il proliferare dei pidocchi? Macché: solo violenza offensiva nella sua ridondanza. D’altronde un uomo nudo, scalzo e privo di peluria è l’icona della preda inerme: gli aguzzini lo sapevano. Si chiede Levi:«Esiste una violenza utile? Purtroppo sì. La morte, anche la più clemente, la non provocata è una violenza, ma è tristemente utile: un mondo di immortali non sarebbe concepibile né vivibile». Ad Auschwitz tutto invece avveniva all’insegna dell’inutilità. Non c’era bisogno di infinite umiliazioni ai danni di chi era già annichilito e schiacciato eppure i tedeschi non retrocedevano dall’intento.

#CriticARTe - Per riscoprire Tiziano Vecellio



TIZIANODI NERI POZZA: I RITRATTI FEMMINILI
TRA ARTE E LETTERATURA

Tiziano
di Neri Pozza
Colla Editore, 2012

a cura di L. Puppi
340 pp.
€ 18,50



      L’opera narrativa di sapore prosastico Tiziano di Neri Pozza, ci offre un delicato, personale e quanto mai inedito ritratto di Tiziano Vecellio ,raffigurato, descritto e narrato lungo un arco temporale che parte dal periodo giovanile 1509 e che poi, attraversando il periodo più maturo del pittore,arriva alla vecchiaia e infine alla morte avvenuta nel 1576. Non si tratta di una critica d’arte, ma di un racconto di vita romanzata arricchito da notevoli spunti biografici.
Accanto allo srotolarsi degli episodiche scandiscono la quotidianità di Tiziano, emerge il quadro di una società ancora saldamente ancorata ad una storicità veneta legata all’ultima fase medievale e avviata verso una fase rinascimentale, connotata da avvenimenti cruciali che partono dalla guerra dei Congregati contro Venezia, alle guerre contro le fanterie del re Luigi XII, alla morte di Zorzi, fino ai rapporti diplomatici di Tiziano con Carlo V e con Filippo II; questi avvenimenti, oltre a fare da cornice, danno una resa di sapore amaro al racconto biografico di Tiziano.

lunedì 22 aprile 2013

Siamo spiacenti di Gian Carlo Ferretti - Un viaggio attraverso i rifiuti editoriali

Siamo Spiacenti
di Gian Carlo Ferretti
Bruno Mondadori, 2012 

cartaceo 20 € 
ebook 14€


Tutti gli appassionati di faccende editoriali e anche qualche lettore più provvisto sono a conoscenza dell’avvincente (per i soggetti appena indicati) vicenda riguardante la pubblicazione de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.

Il manoscritto arrivò alla scrivania di Elio Vittorini il quale a quel tempo (da inizio anni Cinquanta) dirigeva la collana I Gettoni per Einaudi, ma lui non lo considera adatto per quella collana. L’intellettuale siciliano è però recidivo visto che dopo poco tempo si ritrova tra le mani lo stesso romanzo in valutazione per Mondadori (con la quale Vittorini collaborava). Qui Vittorini, conscio delle possibilità del romanzo, lo pone all’attenzione dei dirigenti, senza che però arrivi mai alla pubblicazione. Il romanzo come si sa fece la gioia di Feltrinelli e almeno per questa vicenda tinse Bassani (allora alla Feltrinelli) del vivo colore dello scopritore di talenti, e Vittorini del cieco “despota” editoriale.

#PagineCritiche: verso o contro la dimenticanza

Lete. Arte e critica dell'oblio
di Harald Weinrich
Il Mulino, Bologna 1999

Edizione originale: 1997
pp. 336

Traduzione di F. Rigotti


L'oblio: secoli di studi e opere si sono mossi tra l'ostracismo e la ricerca della dimenticanza. Il rapporto tra memoria e dispersione dell'esperienza e della conoscenza è delicatissimo: se per secoli i libri di pedagogia hanno fondato sulla mnemotecnica l'insegnamento, con la modernità memoria e genialità non intrattengono più un rapporto privilegiato.
Un quindicennio fa, Harald Weinrich si è interrogato sulle tappe fondamentali che hanno interessato la riflessione sull'oblio, in uno studio che unisce il rigore del grande autore di Tempus (1964) alla piacevolezza di una prosa carismatica e accattivante. Il rischio, come potrete immaginare, era di ricadere nell'appiattimento diacronico e nella categorizzazione della critica tematica. Ma il rischio non è neanche lontanamente corso da Weinrich: lungo una linea d'interpretazione cronologicamente orientata della storia, lo studioso rintraccia il dipanarsi dell'oblio sia come tematica, sia come interesse interdisciplinare. Infatti, accanto alla più scontata indagine letteraria da Omero al Novecento di Valéry, si trovano gli interrogativi filosofici di Descartes e Locke, o gli studi psicanalitici di Freud e colleghi, con qualche richiamo alla musica, all'arte e alla medicina. 

domenica 21 aprile 2013

Pillole Di Autore - Da "Il libro nero" di Giovanni Papini


Nel 1931, Giovanni Papini (1881-1956) pubblica Gog, un libro singolare basato su pagine scelte da un diario di tale Gog, personaggio immaginario, «strano nomade malato di nervi», che ha conosciuto Papini in una casa di cura. L'autore finge di operare una selezione tra le sue carte, con lo scopo di offrire ai lettori «un documento singolare e sintomatico: spaventoso, forse, ma di un certo valore per lo studio dell'uomo e del nostro secolo». Gog è infatti un acuto osservatore della contemporaneità, dei vizi e delle malattie dell'uomo contemporaneo, ma anche delle tendenze più sconcertanti per il futuro. Il suo sguardo, disincantato e disinibito, non conosce freni: la malattia mentale, infatti, autorizza Gog a qualsiasi eccesso (più contenutistico che formale), con accessi di satira e un ironico gusto per il paradosso, a cominciare dal fatto che è proprio un malato di nervi a criticare i cosiddetti sani
A distanza di vent'anni, Gog torna a essere protagonista di Il libro nero, pubblicato nel 1951 e vincitore del Premio Marzotto nel 1952. Papini accompagna il libro con un'avvertenza, che lo deresponsabilizza dai contenuti dell'opera attraverso una lettera che si finge mandata dallo stesso Gog. Proprio l'opera del '31, pubblicata anche in America, avrebbe infatti indotto Gog a «riprendere il mio diario che le ricadute del solito male mi avevano fatto metter da parte». 

sabato 20 aprile 2013

La XXVI premiazione del Premio Calvino #lafinale26

XXVI EDIZIONE DEL PREMIO ITALO CALVINO - Cerimonia di premiazione
Venerdì 19 aprile 2013, h. 17.30 - Circolo dei Lettori, Torino
Sono le 17.45 quando la giuria del Premio Calvino di quest'anno, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero ed Evelina Santangelo, dà inizio alla 26^ premiazione. Il Circolo dei Lettori è gremito, e da un pubblico variegatissimo per età ma con la stessa passione per la lettura. Come precisato dal Presidente Enrico Castelnuovo, il Premio Calvino è un premio «necessario», dal momento che opera un filtro importante di selezione per la narrativa inedita italiana, nel miglior spirito calviniano. «Diventare scrittore, da scrivente, non ha età», e lo dimostra l'alto numero di partecipanti tra i 28 e i 55 anni. Qualche dato è necessario per testimoniare l'ampio prestigio e la risonanza del premio: i 30 lettori hanno dovuto spartirsi e lavorare su ben 570 manoscritti; a riconferma del trend degli ultimi anni, in prevalenza autori maschi dal centro-nord. Per la prima volta, invece, s'è registrato un buon numero (20) di manoscritti di italiani all'estero. E per la prima volta - operazione vincente - la premiazione viene trasmessa anche in streaming, dando l'opportunità di vivere almeno attraverso il monitor l'emozione dei finalisti (emozione davvero palpabile in sala). In questo modo, al live-tweet dei presenti hanno contribuito anche lettori appassionati che, dal pc, hanno assistito allo streaming e hanno potuto prendere parte alle discussioni in corso. 

#CriticaLibera - In calce alla morte di due librerie

Genova, via San Luca. Palermo, via Ruggero Settimo.
Cosa unisce due città, una a nord e l'altra a sud di questo nostro strano Paese? Cosa lega due indirizzi di due centri storici tra i più belli e ricchi di storia di tutto il Mediterraneo?
A Genova, in via San Luca, e a Palermo, in via Ruggero Settimo, stanno per chiudere i battenti due delle librerie che negli ultimi decenni hanno permesso a genovesi, palermitani e viaggiatori in visita nelle due città di leggere, scoprire, capire il mondo che ci circonda.
Due librerie neanche tanto piccole, a ben vedere, ma indipendenti e fuori dal circuito chiuso della libreria supermercato inventata dai vari La Feltrinelli, Mondadori e Fnac. Il peccato di Assolibro (Genova) e Flaccovio (Palermo, che è pure editore e per fortuna almeno lì rimane in vita) è quello di mantenere al centro delle loro attenzioni il libro. Per questo vengono travolte da una crisi che non lascia scampo in un mondo in cui le humanities contano sempre meno e sulle quali si investe poco o niente.

venerdì 19 aprile 2013

#EditoriaInProgress: "Scegli me. Giornalismo editoriale tra carta e web"


All’Università Cattolica di Milano ha avuto ieri luogo il secondo incontro di Editoria in progress, un ciclo di dibattiti e tavole rotonde per capire grazie ai pareri e alle testimonianze di esperti del settore come sta cambiando il mondo dell’editoria contemporanea, quali sono le tendenze e i filoni di ricerca, le opportunità di interazione tra il cartaceo e il digitale. La rassegna è curata dal Master in Professione editoria dell’Università Cattolica, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, l’Unione Editori e Librai Italiani Cattolici, il Creleb (Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria e Biblioteca)  il Progetto LIA (Libri Italiani accessibili). Dopo la prima tavola rotonda incentrata sul tema dell’editoria religiosa (“Editoria e Fede. Dalla ricerca di senso al best-seller”), il secondo incontro, dal titolo “Scegli me. Giornalismo editoriale tra carta e web”, è stato dedicato al mondo della mediazione editoriale.

Atti mancati, di Matteo Marchesini

Atti mancati
di Matteo Marchesini
Voland, 2013

€ 13
pp. 130

Ti chiedi per quanto tempo sarà possibile barare scrivendo il tuo articolo giornaliero senza lasciar capire che dietro è stato tolto l'audio dell'esperienza. (p. 9)
Vivere di parole è possibile, e il trentenne Marco Molinari lo sa: non solo perché è un brillante intellettuale e giornalista, ma anche perché è riuscito a «rielaborare un passato leggendario» (p. 9), celando ciò che serve ad affossare il pentimento, il rimorso, o il rimpianto. Sulla pagina bianca che, giornalmente, gli permette di verificare il proprio senso critico e lo sguardo satirico verso il mondo, Molinari esercita le proprie capacità cognitive, ma non se stesso. Infatti, per quanti articoli e saggi scriva, il romanzo che sta scrivendo è impaludato, perennemente a un punto morto: per puntiglio eccessivo; per orgoglio, forse; ma soprattutto perché significa andare oltre la parola, e scegliere la vita - per quanto immaginaria - di personaggi che agiscono.

giovedì 18 aprile 2013

#PagineCritiche: Giovanna Providenti, La porta è aperta. Vita di Goliarda sapienza

La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza
di Giovanna Providenti, 
Villaggio Maori edizioni, Catania, 2010

Con un saggio di Stefania Mazzone

All’inizio del libro Giovanna Providenti scrive: 
«Ho voluto provare a cogliere l’anima e a scoprire la vita di Goliarda Sapienza attraverso la sua scrittura letteraria e privata raccontando le vicende dei suoi primi quarant’anni fino a quando, abbandonato il lavoro nel teatro e nel cinema, diviene una scrittrice. In alcuni capitoli intermedi mi sono invece limitata a origliare dietro la sua porta, nel periodo in cui, tra il 1969 e il 1977, scriveva il romanzo L’arte della gioia». 
 In effetti, questo è un libro attraversato al suo interno da una linea che lo divide piuttosto nettamente in due: da un lato la ricostruzione documentaria, realistica, delle vicende biografiche di Goliarda, della sua numerosa famiglia e della ancor più numerosa cerchia di amici, amiche, amanti e conviventi (maschi e femmine); dall’altro, nella parte dove Giovanna Providenti ha “origliato”, più che documentato, il tentativo di dare un senso, di attingere una Verità che la semplice ricerca storico-archivistica non può assicurare.

Romain Gary, “La vita davanti a sé”



La vita davanti a sé
(La vie devant soi)
di Romain Gary
 
Biblioteca Neri Pozza, 2005 (1975)
pp. 214



Va subito sgombrato il campo degli equivoci: non è la storia che fa la scrittura ma la scrittura che fa la storia. Non che la vicenda sia cosa da poco: gli emarginati delle Banlieue, la Francia multietnica e i suoi problemi, protagonisti qui ben prima che in Jean Claude Izzo, Fred Vargas e Daniel Pennac. Se non ci fosse stato il linguaggio di Gary, sarebbero esistiti questi scrittori? Non c’è la famiglia Maloussene, sgangherata ma passabile, del prode Pennac – cito lui perché l’ambientazione è la stessa: Belleville – bensì un linguaggio moderno filtrato attraverso gli occhi di un bambino che forse è anche un ragazzo, ma lo scoprirà con calma. Un linguaggio che fa crescere la vicenda, come ad accompagnarla dall’adolescenza alla maturità. Con umorismo, poesia, crudeltà.

mercoledì 17 aprile 2013

Simona Sparaco: "Nessuno sa di noi". Storia di un amore di fronte alla scelta più difficile


Nessuno sa di noi
di Simona Sparaco
Giunti, 2013

€ 12
pp. 256


Ci sono storie che devono essere raccontate, che scuotono e colpiscono come un pugno allo stomaco, che commuovono, indignano, che ci fanno pensare e mettere in discussione l’universo di valori che ci siamo costruiti. “Nessuno sa di noi” è una di queste storie: necessaria, perché per la prima volta si affronta in un romanzo italiano il tema doloroso e quasi impensabile da narrare dell’aborto terapeutico, un calvario del cuore e della legge di chi è stato messo di fronte alla scelta più difficile. Simona Sparaco, sceneggiatrice e scrittrice romana, in questo terzo lavoro (candidato al premio Strega) sceglie di rompere il silenzio intorno ad un tema di cui ancora sembra non sia possibile parlare se non per esprimere giudizi affrettati ed emettere condanne.

Norwegian Wood, di Haruki Murakami

Norwegian Wood. Tokio Blues
di Haruki Murakami
Einaudi, 2006

pp. XX - 379
€ 12

Norwegian Wood è un romanzo malinconico, che, come fa presagire il sottotitolo Tokyo Blues, si tinge spesso di tinte nostalgiche. Malinconici sono i suoi splendidi paesaggi, i suoi personaggi e le melodie delle canzoni dei Beatles che, oltre a fare da sfondo, diventano, a tratti, protagoniste incontrastate degli eventi. Questo è vero per certi versi perché per altri Norwegian Wood è un libro provocatorio, irriverente e pronto a violare ogni tabù. E, ancora, Tokyo Blues è stato definito un romanzo di formazione e introspezione che, nell’indagare la crescita di Watanabe Toru, il nostro protagonista, descritto da Giorgio Amitrano come una specie di David Copperfield nel Giappone di fine anni ’60, arriva a sondare gli aspetti più inverecondi della vita sessuale di un adolescente nella sua transizione verso l’età adulta, in un momento storico che è, in tutto il mondo industrializzato, quello delle rivoluzioni studentesche, del sesso libero, del rovesciamento di ogni autoritarismo e dell’ideologia dominante e patriarcale. 

martedì 16 aprile 2013

La leggerezza del passero e della piuma: "L'uso della vita. 1968" di Romano Luperini


L'uso della vita. 1968
di Romano Luperini
Transeuropa, 2013

Alessandro Manzoni definiva il romanzo storico come «un componimento, nel quale deve entrare e la storia e la favola, senza che si possa né stabilire, né indicare in qual proporzione, in quali relazioni ci devono entrare».
Stando a questa definizione L'uso della vita. 1968 è un romanzo storico. La storia è quella dell'Italia del 1968 vista dal punto di vista di un giovane supplente di Lettere, Marcello, che si è da poco laureato all'Università di Pisa. L'azione si svolge in gran parte proprio nella città toscana, centro nevralgico -nella finzione narrativa- di un movimento di lotta e rivendicazione che dalla Francia investì l'Europa intera. La favola, per contro, è l'iniziazione alla vita del protagonista, vero e proprio eroe medio luckacsiano, che nel 1968 vive una serie di avvenimenti che segnano il suo passaggio dalla giovinezza all'età adulta. Un passaggio che è doloroso e passa attraverso la prima esperienza sessuale, il carcere (con le sue regole interne come se fosse una società nella società), l'entusiasmo per la lotta collettiva e l'amara consapevolezza che le proprie azioni individuali, o di gruppo, non possono alterare gli equilibri del mondo.

Il primo grande romanzo sulla guerra in Iraq


Yellow Birds
di Kevin Powers

Einaudi, 2013 (2012)
pp. 192


L’Occidente se ne sta ancora lì, impantanato tra la Ur dei caldei e remote tracce bibliche. E noi crediamo di condividere, da casa, chissà quale dramma ogni volta che una bara torna avvolta in una bandiera. Ma la vita del soldato nei martoriati villaggi e città irachene è inimmaginabile. O meglio, lo era fino a questo libro, di un esordiente americano, il primo grande romanzo su quanto sta accadendo lungo il Tigri e l’Eufrate, a Baghdad, sullo Shatt al-Arab. Lirico e veritiero, energia impietosa di colore rosso sangue, che ti folgora come l’entità cieca che è la guerra, capace di sfregare «a terra le sue mille costole in preghiera» e prendere paziente quel che può.

lunedì 15 aprile 2013

Ilaria Vitali, "La casa ai confini del tempo"


La casa ai confini del tempo
Ilaria Vitali

0111 Edizioni, 2012
pp. 153
14,50


Tutti coloro che si sono accostati a “La casa ai confini del tempo” di  Ilaria Vitali, hanno parlato di romanzo di formazione, di fine dell’infanzia e, soprattutto, di mimesi perfetta del linguaggio infantile, così come si ritrova, ad esempio, nei libri di Niccolò Ammaniti o della scrittrice partenopea Ida Verrei. A nostro avviso, invece, si tratta di un’operazione molto più letteraria. Lo stile del testo, nella sua semplicità artefatta, è assolutamente, squisitamente, ricercato, non c’è realismo né aderenza al parlato o pensato infantile, bensì un surrealismo ricco di simboli, di allegorie: una forma studiata nei minimi particolari, che non lascia niente al caso, poetica e per nulla puerile.

#PagineCritiche: La narrazione fantastica nel Novecento italiano

Cose dell'altro mondo. Percorsi nella letteratura fantastica italiana del Novecento
di Silvia Zangrandi
Archetipo Libri Editore, 2011

cartaceo € 14
ebook Kindle € 7,99


Il presente studio di Silvia Zangrandi, pur non ambendo all’esaustività, si inserisce a buon diritto entro i validi contributi dedicati al fantastico. L’opera si distingue per un approccio plurimo alla materia: teoria della letteratura, critica tematica, gender studies e analisi stilistica, in un percorso volto a dimostrare la specificità dell’esperienza italiana novecentesca.

domenica 14 aprile 2013

Pillole Di Autore - Gabriele D'Annunzio, Di me a me stesso


Gabriele D'Annunzio, che nelle Faville aveva sostenuto di dover affrontare l'«orrore di essere Gabriele D'Annunzio», ci regala pagine di assoluto autobiografismo, ma anche di perspicace e acutissima indagine del mondo e della letteratura contemporanea. Sono l'ennesima testimonianza di quanto la scrittura, per D'Annunzio, sia insopprimibile, anche in situazioni estreme, come le esperienze belliche: 
«Nel volo tra le acque di Grado e il campo di San Pelagio non interruppi la mia consuetudine. scrissi. si scrive nell'acqua, si scrive nell'arena, si scrive nella cenere, si scrive nel vento? non importa» (dal Libro segreto)
Nell'edizione presente, la Andreoli riordina le carte non sempre cronologicamente, per quanto il lasso di tempo di composizione sia compreso tra il 1921 e il 1937, ad eccezione di una parte minoritaria di appunti sulle opere. Sono dunque coevi alle Faville, al riordino degli scritti bellici e al Libro segreto. Interessantissimo è constatare i punti di tangenza e gli intrecci intertestuali. Da notare anche il titolo, Di me a me stesso, che punta sulla centralità dell'io e, d'altro canto, sul dialogo privato con un io destinatario (destinatario critico, aggiungeremmo). 
Visto che era impossibile ordinare cronologicamente i frammenti, Andreoli ha scelto la suddivisione tematica, molto utile per il lettore che si accostasse per la prima volta al D'Annunzio autobiografo.

sabato 13 aprile 2013

CriticaLibera: “Dove un tempo regnava Pontiac”


Lake George (New York)

«Lago George, colonia di New York, 8 settembre 1755». Dal prologo di “Manituana”. Del collettivo Wu Ming. Fui costretto a fermarmi praticamente subito perché alzai gli occhi e vidi esattamente quel lago. Erano passati secoli, la colonia era diventata uno dei tredici Stati fondatori, la Union Jack era stata sostituita da un’altra bandiera a stelle e strisce. L’unica cosa immutata, insieme alle foreste delle Adirondack che lo circondano, il Lake George. Un villaggetto rivierasco porta lo stesso nome. Qualche negozio di souvenir e un minigolf. Mi sentivo già adeguato al contesto grazie alla lettura fra New York e Long Island di “Revolutionary Road” di Richard Yates. Adesso, tra la Pennsylvania e il Vermont avevo deciso di passare a “Manituana”. Quando si dice la fortuna!

venerdì 12 aprile 2013

Edmondo De Amicis, " Cuore"


Cuore
Edmondo De Amicis
Garzanti , 1968




“Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla sezione Baretti a farmi iscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna, e andavo di malavoglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s’accalcava tanta gente, che il bidello e la guardia civica faticavano a tener sgombra la porta.”

No, non siamo in Diagon Alley. No, non ci sono Harry, Ron e Hermione che, frettolosamente, fanno gli ultimi acquisti di bacchette e scope magiche prima di prendere il treno per Hogwarts.
Eppure la sensazione è la stessa: il formicolante inizio di un nuovo anno scolastico che sarà pieno di novità, di promesse, ma anche di difficoltà. Enrico Bottini non è Harry Potter e Torino non è Londra ma anche lui, per crescere, dovrà scontrarsi con una realtà non sempre piacevole, non sempre corrispondente a quelli che sono i sogni di un bambino.

La sfida intellettuale del crimine: "Borges e gli oranghi eterni" di Luis Fernando Verissimo

La copertina dell'edizione italiana

Luis Fernando Verissimo
Borges e gli oranghi eterni
Trad. di Amina Di Munno
Editore Atmosphere Libri, 2012


Uno dei generi letterari che negli ultimi anni ha sempre più conquistato terreno è quello del noir. Confesso che ancora devo capire quali siano le sue coordinate, ovvero cosa lo differenzi da un poliziesco. Probabilmente cambiano le atmosfere, gli ambienti e l'inchiesta non è condotta con modalità strettamente codificate come quelle utilizzate da Sherlock Holmes, Maigret, Pepe Carvalho o Montalbano. Il mistero che avvolge il morto e la sua relazione con l'assassino è forse più fitto, e il ricorso all'uso di linguaggio scurrile e scene di sesso più tollerato. Non voglio entrare nel merito, queste sono impressioni di chi ha il demerito di iniziare a considerare seriamente uno scrittore solo dopo la sua morte, fatte salve alcune rare eccezioni. Talmente rare che ci potrebbe dire, alla De Andrè, che ho "poche idee, ma in compenso fisse".

giovedì 11 aprile 2013

Editori In Ascolto - Il Foglio Letterario



Editori in Ascolto
- intervista a Gordiano Lupi di Il Foglio Letterario ed Edizioni Il Foglio -




Quando è nata la vostra casa editrice e con quali obiettivi?

Nel nostro sito abbiamo un capitoletto narrativo intitolato Storia: http://www.ilfoglioletterario.it/storia.htm. In ogni caso siamo nati nel 1999, con la rivista Il Foglio Letterario, che nel 2003 si è trasformata in casa editrice, usando la rivista come veicolo promozionale in occasione di eventi. L’obiettivo è scoprire giovani autori che abbiano qualcosa da dire. Tutto è relativo, certo, ma insieme ad altri scrittori ho messo su un’azienda che non è un’azienda, ma vorrebbe produrre cultura, senza badare al profitto. Utopia, certo, ma è bello sognare, altrimenti si lavora in banca e festa finita, ché quello è il mio lavoro vero, come scrissi un po’ di tempo fa su Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura e Nemici miei (Stampa Alternativa). Tutto questo è nato per contrastare la moda dell’editoria a pagamento, ma ironia della sorte e invidia di chi non ce l’ha fatta, ogni tanto mi capita di rispondere ad accuse diffamatorie che spesso provengono da soloni dell’overground e da persone stimate…

Come è composta la vostra redazione? Accettate curricula?

Sandro Bonvissuto, “Dentro”

Dentro
di Sandro Bonvissuto

Einaudi, 2012
pp. 170


Il carcere, la scuola, l’amicizia, l’infanzia. E la paternità. Sopra tutto la scrittura, sintetica, chiara, e il tempo della narrazione risolto con misura. Esordio notevole che spiazza e fa riflettere. Che scava e rimane… Dentro. L’autore è Sandro Bonvissuto.
Il racconto sul carcere è il primo, certamente il più ambizioso. È un tema abusato dal giornalismo d’inchiesta, c’è chi ne ha fatto il cavallo di battaglia nell’ultima campagna elettorale. Ma se uno crede che per affrontare un tema delicato come questo si debba per forza ricorrere al linguaggio della cronaca o della politica, si sbaglia. La narrativa possiede ben altra forza e questo libro sta qui a dimostrarlo.
“Dentro” il quotidiano carcerario come reagisce l’essere umano? Momenti classici, l’alba che uno si sforza comunque di apprezzare, il coro che si allarga dalla condizione di lupo solitario, nella tua cella, a una condivisione forzata, riemerge perfino la categoria della regola, sembra paradossale in un ambiente dove vengono rinchiuse persone che hanno infranto le regole.

mercoledì 10 aprile 2013

#IlSalotto - Intervista a Mattia Signorini

© Ivan Cerullo

Mattia Signorini è nato a Rovigo nel 1980. Ha pubblicato Lontano da ogni cosa, La sinfonia del tempo breve (Premio Tropea 2010) e Ora. I suoi romanzi sono tradotto in otto paesi. 



[Leggi anche la nostra recensione di Ora]


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Il ritorno a casa è un asse portante della struttura narrativa di Ora, il tuo ultimo romanzo, ma anche esperienza che hai da poco vissuto. Ci spiegheresti meglio il significato di questo tema nella tua produzione e nella vita?

Ritornare a casa è un guardare con occhi diversi il proprio passato. Con Ora è successo proprio questo. Quando ho finito la prima stesura del libro, e ho riletto la storia di Ettore, ho iniziato a guardare indietro anch’io, e quello che ho visto del mio passato ha acquistato forza e valore. Così ho deciso di tornare in Veneto, vicino alla campagna e agli argini. Ora è un romanzo che ha anticipato la biografia, in un certo senso.

Heinrich Böll. Il sorriso amaro di un clown


Opinioni di un clown
di Heinrich Böll
Mondadori, 2001


Nel 1963 Heinrich Böll, premio Nobel per la letteratura nel 1972, pubblica “Opinioni di un clown”. Dietro una trama apparentemente scarna, si nasconde una delle opere sicuramente più significative della letteratura contemporanea. Fin dalle prime pagine, non è difficile intuire il motivo per cui il romanzo abbia destato scalpore, non solo in ambito letterario.

Muovere una critica così aspra a tutto il sistema politico-sociale non è certamente un’impresa da poco. Si rischia di urtare i poteri forti e di smuovere pericolosamente le coscienze, di scadere nel qualunquismo o di essere tacciati di demagogia. Ed è probabilmente questo il motivo per cui Böll scelse di formulare la sua spietata arringa servendosi della figura dell’artista, un personaggio “neutrale” e, almeno in teoria, libero da qualunque forma di condizionamento. Ma Hans Schnier, questo è il nome del protagonista, non è un artista qualsiasi. Hans è un clown, l’uomo che, dietro la sua candida maschera di biacca, calca il palcoscenico alla ricerca dei sorrisi del suo pubblico. Un artista che si presenta così:
“Sono un clown. Definizione ufficiale: attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama “arrivo e partenza”: una (quasi troppo) lunga pantomima in cui lo spettatore fino alla fine confonde arrivo e partenza”.

martedì 9 aprile 2013

Aldo Dalla Vecchia, "Rosa Malcontenta"



Rosa Malcontenta
Aldo Dalla Vecchia

Sei Editrice, 2013

pp 111
8,00



Rosa Malcontenta" di Aldo Dalla Vecchia, caso letterario nato sul web, poi riadattato per il teatro, e infine approdato al cartaceo grazie al premio In Primis della Sei editrice, ti afferra fin dalla prima riga e ti fa precipitare in un niente apparente. Un niente dal quale non esci più, fino a che non hai esaurito l’ultima parola. Capoversi, frasi che iniziano e poi finiscono come in una poesia. Dentro c’è tutto, la vita di ognuno di noi, la vita di Rosa e di suo marito Martino, nella provincia veneta di qualche decennio fa.

Elena Tomaini, Maschere respiratorie

Maschere respiratorie
di Elena Tomaini
Bébert edizioni, Bologna 2013

pp. 127
€ 12,00.

         L’esordio letterario della giovane Elena Tomaini (nata nel 1984, sempreché vada presa per buona la laconica e sfilacciata nota biografica della quarta di copertina) andrebbe rubricato sotto la dicitura “racconti”.Tenuto conto, però, della particolare natura della scrittura e, per la maggior parte di essi, dell’esile o inesistente traccia narrativa, sarebbe, a mio parere, più opportuno parlare di brevi prose letterarie. Si tratta di nove “pezzi” accomunati da un’originalissima percezione e registrazione del mondo esterno, che lo stile, i temi e le ambientazioni comunicano in una forma quasi immediata, quasi saltando a piè pari l’elaborazione intellettuale o la ricerca di un’espressione linguistica meditata (di qui anche l’esilità o l’assenza di una dorsale narrativa che l’avrebbe costretta ad una maggiore artificiosità).

lunedì 8 aprile 2013

Antonio Steffenoni, Il silenzio sulle donne


Il silenzio sulle donne
di Antonio Steffenoni
Barion, 2013

149 pp.


L’incipit di questo romanzo psicologico è affidato ad un’amara riflessione di Antonio Lopez, io narrante che ripercorre le tappe salienti della sua quarantennale amicizia con Santiago Conte, regista ultraottantenne deceduto poche ore prima, in seguito a un tragico volo dal balcone della stanza della clinica milanese in cui era ricoverato. Neppure la sua fervente immaginazione di scrittore convertitosi alle logiche rassicuranti di un guadagno sicuro, che solo la sua brillante carriera di pubblicitario avrebbe potuto garantirgli nel corso del tempo, sarebbe mai riuscita a generare un epilogo così tragicamente assurdo. Il Natale si sta avvicinando a grandi passi in quella gelida sera di dicembre imbiancata dalla neve che cade copiosa fuori dalla finestra di quella saletta per il ricevimento dei parenti, dove ora Antonio siede al cospetto di un ispettore di Polizia che lo interroga per far luce sulle reali dinamiche di questo singolare suicidio. Cosa può aver scatenato repentinamente in Santiago Conte l’insano proposito di porre fine alla sua movimentata esistenza? E com’è possibile che tale proposito sia maturato pochi istanti prima che Antonio si dirigesse precipitosamente verso l’uscita della clinica? Ma, soprattutto, com’è possibile che un uomo dalla salute ormai irrimediabilmente compromessa e che a stento si reggeva in piedi, abbia trovato l’energia necessaria per issarsi sul parapetto del balcone (senza peraltro lasciare le sue impronte) e lasciarsi cadere nel vuoto?

Antonio Lopez appare poco propenso a volersi confrontare con i malcelati sospetti dell’ispettore, che sin dal primo istante lo ha additato come l’unico potenziale assassino o, in “extrema ratio”, come colui che ha aiutato Santiago Conte a morire.

Una raffinata grammatica di simboli: invito alla lettura del "Garofano rosso"


Il garofano rosso
di Elio Vittorini

Mondadori (1948)

184 pp.
9 €



Quella del Garofano rosso fu una vera e propria via crucis compositiva causata dalla censura fascista. Il romanzo scritto tra il 1933 e il 1934 apparirà in volume solo nel 1948. Vittorini ne accompagnerà l’uscita con una lunga prefazione nella quale ripudierà il romanzo stesso. Siamo, quindi, di fronte a un caso particolare a cui si aggiunge un paradosso: prendere le distanze dal proprio romanzo, esattamente nel momento in cui viene dato alle stampe. Atteggiamento ambiguo sì, ma non ingiustificato. Tra la stesura e la pubblicazione passano anni densi e decisivi, e non mi riferisco ai cambiamenti epocali della storia o ai mutamenti ideologici di Vittorini ma alla sua Bildung letteraria, alla sua evoluzione come prosatore. Accade che Vittorini si trovi a guardare al romanzo da una prospettiva falsata, e a valutare le modalità del racconto , la veridicità della storia partendo da Conversazione in Sicilia, dal romanzo del nòstos per eccellenza. Il Garofano rosso viene eclissato dalla maturazione a cui è giunta la sua parola. Vittorini , attraverso la prefazione, un vero e proprio capolavoro di poetica, si sente in dovere di chiarire e giustificare il fatto che il libro non si sia evoluto con lui: